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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/09/21 DAL BENEMERITO DEEPRED89
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Leandrino 16/11/21 09:09 - 295 commenti

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Body horror cronenberghiano ispirato a una visione violenta e disperata dell'amore intra-specie; Titane è un'opera estrema nelle sue declinazioni sia estetiche che tematiche. Un ermetismo di fondo limita il posizionamento della parabola trasformativa della protagonista, disperdendo quel che sembravano un tema e un'aspirazione iniziale. Ma focalizzarsi (solo) su questo lederebbe le potenzialità di un testo che reprime il racconto per aprirlo a sensazioni sfuggenti, figlie di un transumanesimo alle soglie del possibile.

Rebis 2/10/21 15:25 - 2159 commenti

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Lei cerca un padre e lui un figlio. Li troveranno, l'una nell'altro, in uno schianto di metallo e fuoco. Il cuore di Titane è un melodramma familiare transumano, che anela una nuova umanità fuori dalla logica binaria e dal determinismo sociale. Ducournau fonde i generi nel gender attraverso un flusso sensoriale che si dibatte tra estasi e orrore. La sua forza politica non sta nel fazioso cyberqueer femminista a latere, ma nella sfida alla ragione incredula, nella grammatica di corpi frantumati, mutanti, potenziati e sublimati come un teorema nell'agnizione finale.
MEMORABILE: Il naso fratturato; L'olio nero che fuoriesce dalla vagina; Le iniezioni di Lindon; Il ventre in fiamme.

Deepred89 1/09/21 23:37 - 3429 commenti

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Fanta-horror leccatissimo nella forma ma indigesto, uno stucchevole cocktail di violenza gratuita, revival musicali alla Tarantino, scopiazzature a metà filmografia di Cronenberg, cripto-videoclip per teenager degni del peggior Xavier Dolan, il tutto ricoperto da una patina LGBT che, in tale oceano di ammiccamenti e compiaciute farneticazioni, sortisce l'effetto di una colata di maionese rancida. Qualche miglioramento con l'entrata scena di Lindon, volto carismatico che ridà speranza dopo una sconfortante prima mezz'ora a tu per tu col volto anticinematografico della protagonista.

Vice 30/09/21 10:46 - 29 commenti

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Un film che essenzialmente non vuole dire nulla e lo fa alla stragrande. Inutilissimi gli elementi (pansessualismo, gender fluid, gravidanza vissuta come una colpa) buttati a casaccio per dare una patina di modernità e che non risultano mai incisivi. Inspiegabili le derive che il film prende senza alcuna costruzione e analisi, donandoci personaggi privi di spessore e lasciati a metà nella caratterizzazione. Assolutamente incomprensibile la Palma d'oro ricevuta a Cannes.

Stringer 6/10/21 11:25 - 1 commenti

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Una delusione. Un film che si attorciglia su se stesso attraverso una narrazione lenta, ingiustificata (e ingiustificabile) e piuttosto triviale. Il conflitto su cui si basa tutto l'assunto, la mancanze del padre/figlio, è debole e farraginoso, la regia è volutamente pretenziosa e alla ricerca della facile provocazione senza essere mai pungente. Rousselle totalmente respingente, salva qualcosa Lindon ma ormai la frittata era fatta soprattutto per il modo, abbastanza indecente, in cui entra in gioco.

Blade75 9/10/21 16:41 - 5 commenti

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La rappresentazione di un'epoca fluida, in cui si può passare da un genere a un altro ma anche da un dominio all'altro, da animale a minerale, da donna/uomo a macchina. Certo, reminescenze dalla storia del cinema (Cronenberg su tutti, e Tsukamoto, e Thelma & Louise), ma riattualizzate con potenza. Di transazioni e trasformazioni Ducournau non mostra la teoria ma il corpo.
MEMORABILE: Il corpo spessissimo nudo e compresso di Agathe Rousselle.

T. hermill 10/10/21 12:03 - 16 commenti

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Alexia è stata una bambina vittima di un grave incidente a cui è stata innestata una placca di titanio nel cranio. Ora, da adulta, è una sexy ballerina dalle tendenze omo e pansessuali ma è soprattutto una lucida serial killer. È tanta la carne al fuoco in questa ultima Palma d'Oro a Cannes, ma la Durcounau la cuoce bene e la sua storia mantiene viva l'attenzione dello spettatore fino alla fine: l'ordine viene ristabilito e il postumano prende definitivamente il sopravvento. "Scandaloso", ma non più di altri del suo genere.
MEMORABILE: Il finale dai toni quasi messianici.

Bubobubo 12/10/21 22:53 - 1545 commenti

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Carne e metallo, maschile e femminile, figlia degenere e figlio perduto: Alexia (Rousselle) è mutevole volto e corpo sinuoso della fluidità postmoderna, capace di racchiudere in sé l'istinto omicida e la carnalità primitiva. Il secondo lungometraggio della Ducournau, piuttosto ambizioso nella sua visione olistica, in più punti rischia tuttavia di fare la figura dello spompo mash-up, tanto meno eversivo quanto solidamente ancorato ad una narrazione controculturale oramai dominante: fuori luogo certi eccessi grafici (massacro in villa), insapore tutta la seconda metà, piatto il finale.
MEMORABILE: Un fermacapelli tuttofare; Metodi artigianali per confondere la fisionomia.

Cotola 19/10/21 23:53 - 8115 commenti

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Non ci fossero già stati Cronenberg e Tsukamoto su tutti, si sarebbe potuto capire un grido meravigliato o scandalizzato. E invece si ha l'impressione di trovarsi dinanzi a un film in cui tutto è estremamente calcolato e poco sincero, con in più l'aggravante di una certa spocchia da parte della regista. Che i numeri li ha - sia ben chiaro - ma che farebbe bene a metterli al servizio di storie migliori, magari con uno stile meno leccato, e tutto sommato meno banali. Non mancano esagerazioni e cadute nel trash. Brava la protagonista; spiace invece vedervi Lindon coinvolto.

Herrkinski 24/10/21 15:19 - 6169 commenti

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Dopo l'interessante Raw, la regista francese prosegue nel suo tentativo di diventare una Cronenberg al femminile, con questo lavoro che deve molto alla filmografia del suo mentore canadese, Crash su tutti; ma il film è comunque carico di influenze dal cinema estremo degli ultimi 30 anni e si predilige lo shock-value (con molti nudi e una violenza grafica elevata) allo storytelling, seguendo un plot a tratti delirante e poco chiaro, surreale e che va preso col beneficio del dubbio. I messaggi sociali passano in secondo piano a fronte dell'atmosfera lurida; gran prova della Rousselle.

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Paulaster 5/11/21 10:14 - 3372 commenti

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Serial killer resta incinta di una Cadillac. Inizio con la protagonista imbronciata che senza grande motivo (i genitori? Pare pochino) fa piazza pulita di chi s'avvicina. Poi arriva il folle Lindon che casca nell'inversione Teena Brandon/Brandon Teena e accetta pure il patto del silenzio. Quando arriva il momento sembra nasca il figlio di Tetsuo e invece si resta delusi. In ordine sparso ci sono ralenti con musiche glam che richiamano Refn, ammiccamenti di sesso fluido che fan tanto moderno e lesioni viste in Lanthimos. La sostanza? Non pervenuta, e si poteva azzardare di più.
MEMORABILE: La macarena; Il balletto sul camion dei pompieri; Il capezzolo quasi strappato a morsi.

Schramm 11/11/21 17:07 - 2639 commenti

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Rawhide. Là il cannibalismo come adito identitario, qua l'identità omnidirezionale che tutto/i cannibalizza, cinema critica spettatore inclusi. Vende Carax la pelle, Juliessa: firma tanto di assegni in bianco all'estetica, rende fissile il fossile del significato, non differenzia tra commuovere e sconvolgere, divertire e disturbare. Sa che la più indeperibile bellezza vive dell'incrociata contaminazione di tutto quanto (af)fonda l'esistenza, la sprigiona nel nome della lega più solida alla corrosione. Cine-abduzione più titanica che al titanio. Lindon e Rousselle incommensurabili.
MEMORABILE: Nessuno mi può giudicare; Macarena; Light house
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Schramm • 25/10/21 16:24
    Controllo di gestione - 6970 interventi
    Herrkinski ebbe a dire:
     l'impatto è lurido e restituisce un vero senso di sporcizia (paradossalmente amplificato dalla confezione leccata)
    che è poi lo stesso contrappunto che rese incuneante il doppio un serbian film. quindi partiamo già benone.
     i sottotesti sociali a mio avviso sono la solita fuffa che vedono solo certi critici che devono per forza dare significati impegnati a tutto (e la regista senza dubbio ci marcia su). 
    qua andrebbe capito se ci marcia su programmaticamente, cioé per irridere i sottotesti stessi e i critici che devono vederceli a tutti i costi per dar pompa alle penne, e per farsi beffe della semiotica tutta e del citazionismo stesso che la fomenta, e in tal caso onore e gloria a lei, già adoro il film a priori. viceversa se si è ammalata di quella brutta refnite neondemoniana che fa prendere il proprio armamentario segnico tematico ed estetico stramaledettamente sul serio alla "ve lo do io l'esoterismo" temo di dovermi fin d'ora raccogliere le nespole da sotto la sedia...
    ci potrebbe anche essere una terza possibilità: che le siano sfuggite di mano le redini perché il cavallo è impazzito al punto da farsi indomabilissimo e da una certa non sia stata più capace di gestire il proprio intendimento estetico e contenutistico, non sapendo più lei in primis dove andare a calciare e a parare e lasciando il film in balia di se stesso. ma in generale non credo granché nell'autore così sprovveduto e impreparato e in particolare non mi sembra sicuramente il caso di un artifex che non sa quello che fa.

    la mia idea è comunque che dopo un raw, che era sì più canonico ma al contempo comunque un gran bel sabotaggio e refresh segnico e strutturale al genere tutto, era inevitabile che alla seconda prova la nostra avrebbe più che ambiziosamente alzato il tiro con una sorta di raw alla quarta...


  • Discussione Herrkinski • 25/10/21 16:42
    Capo scrivano - 2381 interventi
    Schramm ebbe a dire:
    qua andrebbe capito se ci marcia su programmaticamente, cioé per irridere i sottotesti stessi e i critici che devono vederceli a tutti i costi per dar pompa alle penne, e per farsi beffe della semiotica tutta e del citazionismo stesso che la fomenta, e in tal caso onore e gloria a lei, già adoro il film a priori. viceversa se si è ammalata di quella brutta refnite neondemoniana che fa prendere il proprio armamentario segnico tematico ed estetico stramaledettamente sul serio alla "ve lo do io l'esoterismo" temo di dovermi fin d'ora raccogliere le nespole da sotto la sedia...
    ci potrebbe anche essere una terza possibilità: che le siano sfuggite di mano le redini perché il cavallo è impazzito al punto da farsi indomabilissimo e da una certa non sia stata più capace di gestire il proprio intendimento estetico e contenutistico, non sapendo più lei in primis dove andare a calciare e a parare e lasciando il film in balia di se stesso. ma in generale non credo granché nell'autore così sprovveduto e impreparato e in particolare non mi sembra sicuramente il caso di un artifex che non sa quello che fa.
    Da qualche intervista, la regista ha effettivamente detto di aver creato alcune scene per sfocare i confini tra l'identità di genere e mettere i personaggi maschili e femminili sullo stesso piano, al di fuori dei costrutti sociali. Si nota certamente in alcuni frangenti del film e sono argomenti ormai all'ordine del giorno, anche se solitamente più nei lavori americani, però rispetto a questi ultimi dove spesso sono messi più per seguire un protocollo che per esigenze di copione, qui non li ho trovati particolarmente forzati o fuori contesto. Diciamo che ho trovato l'insieme estetico e di narrazione più importante degli eventuali messaggi sociali, che pur ci sono; non è rivoluzionario in quel senso ecco, perlomeno non più di quanto avesse già fatto Cronenberg con Crash e affini (penso alla scena omo, ad esempio), tra l'altro film con cui ha diverse affinità elettive. Comunque mi saprai dire quando riuscirai a vederlo.

    Ultima modifica: 25/10/21 16:44 da Herrkinski
  • Discussione Schramm • 25/10/21 17:00
    Controllo di gestione - 6970 interventi
    Herrkinski ebbe a dire:
    Comunque mi saprai dire quando riuscirai a vederlo.
    probabilmente, o almeno spero, domani ;)
  • Discussione Bubobubo • 26/10/21 12:08
    Addetto riparazione hardware - 254 interventi
    Caro schrammy, per colpa di limitazioni varie ed eventuali sono costretto a risponderti succintamente. Parto da una premessa: ho sempre pensato che Raw fosse un esordio gagliardo e meritevole d'attenzione ma a tratti ancora piuttosto acerbo e, soprattutto, in debito di una logica 'circostanziale' di cui naturalmente negli horror ci si può strafregare, ma che, se non ricostruibile dal contesto più ampio né dichiarato o inferito altrimenti dall'inizio, lascia pur sempre una certa quale impressione di stonatura (vd. il finale). Mi sono quindi avvicinato a Titane con la curiosità, invero neutra, di chi ama alla follia Cronenberg e Tsukamoto (un po' meno Carax, per niente l'ultimo Refn).

    La prima impressione che ho avuto, terminata la visione, è che la Ducournau abbia puntato tutto sulla scrittura di un soggetto anche mediaticamente 'forte' (per quanto affatto 'nuovo'), ma che a conti fatti non abbia saputo come gestirlo (sono quindi un sostenitore della tesi 'le sono sfuggite le redini'). Dal mio punto di vista il film ha tre grandi difetti: 1) un disordinato e a tratti incoerente accumulo di influenze grafiche e tematiche che, a dispetto del fluidity manifesto di cui la protagonista si fa sponsor vivente, sembrano spesso ammonticchiarsi per compartimenti stagni; penso qui all'impressione di slegatura olistica che ho avuto di certe esplosioni di violenza casalinghe della prima parte (no spoiler); 2) una seconda parte narrativamente debole a dispetto dei tanti temi messi sul piatto (memoria e sua reinterpretazione; responsabilità e colpa della gravidanza; attrazione erotica filio-genitoriale; attrazione erotica cameratesca etc.); 3) un finale anticlimatico e, almeno per me, davvero loffio (con l'aggravante che, data la piega intrapresa dalle vicende, era forse anche l'unico possibile).

    Poi, certo, se uno va in cerca della logica, in bocca al lupo e grazie per tutto il pesce. Però qui le carte vengono svelate entro i primi cinque minuti, e la sottile carica ludica e (auto)ironica di cui sono permeate certe scene, per quanto manifestamente camp (il rapporto su una cadillac con sospensioni idrauliche à la Eddie Guerrero...), è un elemento certamente importante.
    Ritengo che a non funzionare sia la storia nel suo insieme. Ma sono curioso di leggere, a tempo debito, cosa ne pensi tu.

    P.S. Ma perché mai i cinema di madre ecclesia non dovrebbero dare il beneplacito? Alla fin fine è pure un grande spot prolife! :D
  • Discussione Schramm • 27/10/21 12:32
    Controllo di gestione - 6970 interventi
    come volevasi dimostrare, strano forte. a caldissimo entusiasma visceralmente e son cuori fluttuanti e straripanti. ripensato un po' più a freddo si rischia di stroncarlo maleducatamente. ma per il sottoscritto resta una ducournau che non tradisce se stessa, perfettamente in linea con il proprio esordio, del quale titane sembra essere una versione 5G. mi ritiro per deliberare e rispondervi con più calma più tardi.
  • Discussione Rebis • 29/10/21 00:47
    Contatti col mondo - 4325 interventi
    Se non avessi visto prima Raw penso avrei giudicato il film in modo più severo, ma il fatto di sapere che la regista è stata così rigorosa nel dirigere una storia tutto sommato lineare e persino troppo chiara sul piano del significato mi ha permesso di apprezzare questo deragliamento nell'anarchia sensuale e visiva... ha un ché di liberatorio e visivamente potrà non piacere ma è calibrato al millimetro. È uno di quei film per cui si può cambiare radicalmente opinione nel tempo, ad una seconda visione. In entrambi i sensi.
    Ultima modifica: 30/10/21 11:29 da Rebis
  • Curiosità Capannelle • 29/10/21 12:47
    Scrivano - 2665 interventi
    Il film ha vinto la Palma d'oro al 74º Festival di Cannes.
  • Discussione Schramm • 5/11/21 21:42
    Controllo di gestione - 6970 interventi
    tardivamente (perdonatemi tutti), vi rispondo in solido dopo una lunga digestione critica alla quale avrei voluto far seguire una seconda visione per ricalibrare il tiro, purtroppo mancata per la tirannide del tempo: premettendo che il film fa sìsìsì con la testina a tutto quanto avevo presagito in fase hype e ci avevo visto giusto quando ai tempi dell'esordio chiosavo che in futuro avrebbe dato grosse soddisfazioni; a caldo e di pancia ho apprezzato molto (e non solo con gli occhi: ha molti passaggi che sono emozione delle più pure, maiuscole e ribollenti; quindi il buon herr non mi trova concorde quando parla di estetismi vacui alla stregua di certo epaterismo orientale), facendogli il torto di lasciarlo sedimentare tra i gangli della ratio ne posso per sommi e semplicistici capi concludere che è una sorta di raw così all'ennesima che la regista stessa sembra (ma sembra soltanto: la sa lunghissima, la nostra - anche troppo) faticare a tenere il calcolo, come se avesse preso raw, l'avesse messo in mezzo a due specchi deformanti per lasciarci a decrittarne i punti più lontani della messa in abisso. Là l'identità labile e indecidibile in zona coming of age che trovava approdo riscatto balzo evolutivo sensualità e ragione esistenziale in un cannibalismo indiscriminato tanto figurato quanto letterale. Qua curvando di un (bel) po' il compasso, è la stessa hybris identitaria a cannibalizzare e metabolizzare - mano a mano che il divenire si fa molteplice, non assestandosi davvero mai – tutto, tutti, lo stesso film, noi con esso e qualsiasi cosa se ne possa dire o provare a ipotizzare. Son pronto alla sassaiola, ma personalmente trovo che le pietre di paragone tsukamotiane e ballardian-cronenberghiane siano pomice e stringi stringi nulla più che grossi equivoci dati da somiglianze sì evidenti, ma epiteliali - e volutamente tutte abbandonate all'en passant. rispetto a crony, forse più in generale la docournau ha abbracciato una poetica della neo-nuova carne, ma se delle parentele vanno cercate, è nel Carax di holy motors che andrebbe forse riconosciuta l'adottiva paternità (yes, pun intended) dell'opera. Non tanto per i temi, che pore sono affini, quanto per il lasciarci cadere nel baratro senza mai tenderci la mano (tutt'al più un rametto secco e friabile), fare di ogni chiave di lettura una porta blindata a prova di ossidrica, snobbare la propedutica e perculare la semiotica, abbandonandosi a una quasi autistica incodificabilità; e nella scena (se autoparodistica o meno juliessa non si scomoda granché a farcelo capire, ma mi piace pensare di sì) dell'amplesso con l'auto, non credo sia fuori luogo trovare almeno un mezzo cromosoma comune con carpenter - ma dopotutto, solo in quella. Che tutto sia (in) tutto, che tutti siano tutti, che il film sia quel che gli pare - noi tutti in primis.
    Il che però non lo rende così inaccessibile, incomprensibile o farneticante come vorrebbe essere o sembrare. Dice bene il buon rebis: la storia, che pure se ne sbatte di bruttissimo di essere verosimile tenendo il piede in una scarpiera intera (ed è giusto che sia così: lo spettatore ha da essere a sua volta artista, non un federato di Popper) è tutto sommato lineare come lo era a suo laterale modo raw, per certi versi anche di più. Juliessa fa persino il favore di farti credere abbia un adamantino significato fisso anziché fissile che funga da prisma concettuale, nel frattempo si prende tutte le libertà del cosmo, compresa anche quella di far diventare il corpo narrativo e visivo  “incoerente, narrativamente debole, slegato e anticlimatico”, certa come è che possano essere più forze che limiti - e il cosmo, si sa, è organizzato da un caos mai a caso. Stessa cosa il film, che da eretico che non teme alcuna inquisizione sovverte ardimentoso ogni regola creandone delle proprie, anche estetiche (anche in tal senso trovo sviste le parentele tracciate con tsuka e david), è sì anarchico (anche rispetto a se stesso) ma mai gratuito. Se ne fotte del concetto di tabù, di doverlo rispettare come anche infrangere, mai intende scandalizzare, se mai stupire e commuovere. E se è vero che all'estetica firma tanto di assegni in bianco, siamo vivaddio lontani galassie da quell'estetismo senza cauzione e senza ritorno di cui refn è innamoratissimo in un neon demon, che fin troppo bene ci rende noto cosa stiamo guardando, anziché fomentare interrogativi in tal senso.

    >>> Raw fosse un esordio gagliardo e meritevole d'attenzione ma (...) in debito di una logica 'circostanziale' di cui naturalmente negli horror ci si può strafregare
    lo si dovrebbe fare di più se i risultati sono questi. Di quanto horror si può davvero dire che sia colto, raffinato e che vada in contromano rispetto al genere e ai propri topoi al punto da non essere quasi più nemmeno horror ma sempre qualcos'altro?

    E poi sapete cosa?, nella scelta e nell'uso che fa della musica la ragazza procura orgasmi multipli. Se ne avevano pochi dubbi nell'esordio (penso anche solo all'inno alla troiaggine delle Orties durante l'agnizione allo specchio di chi vuole crescere in fretta incenerendo prematuramente ogni tappa), ma qui si è superata. Come risignifica, rendendole organiche e giocose e grandangolari Nessuno mi può giudicare e la Macarena senza scadere nella gratuita e paracula gag postmoderna che fa tanto strapulp, beh ci vuole ciò che differenzia il talento dal genio.
    E poi alla festa danzante in ralenty con light house dei future island vi giuro che non ce l'ho potuta fare, ho lasciato andare le lacrime, per una commozione inconoscibile, che poi è tra le più enormi che si possano sperimentare, e che al cinema accadono di rado. Anche solo per il magico amplesso tra quella ipermalinconica scena piena di gioia contratta che non scoppia veramente mai (dove è nascosto probabilmente il positivo senso ultimo di tutto il film) e la musica, mi sento di tenere il film in palmo di mano guantata di raso.

    E non ho ancora proferito sillaba per i due protagonisti, per i quali la parola immensi è poca cosa.

    >>>È uno di quei film per cui si può cambiare radicalmente opinione nel tempo, ad una seconda visione. In entrambi i sensi. se dovesse capitarmi, ciò non farebbe che confermare la potenza dell'opera, e partirebbe un grazie dei più grati.

    Sbrodolato ciò, se titane m'è piaciuto quel mezzo punto in meno rispetto all'esordio, è per la troppo evidente autoindulgenza e la programmatica freddezza con cui juliessa ha cambiato specifico solo per renderlo uguale al precedente, che mi fa temere una coazione a ripetersi anche per quella che sarà la terza prova.
    Ora le chiedo di cambiare totalmente traiettoria derapando rispetto a un assalto al calor bianco all'identità quale che sia (e al suo essere concettualizzata) e non far battere un sentiero che ripercorso una terza volta sarebbe un po' troppo rassicurante per lei come per noi. In sostanza, se farà un raw III che mi fa sentire troppo garantito, mi gireranno forte.
    Ma mi sembra autrice troppo scaltra, lungimirante e generosa perché ciò avvenga.

    >>>P.S. Ma perché mai i cinema di madre ecclesia non dovrebbero dare il beneplacito? Alla fin fine è pure un grande spot prolife! :D forse proprio perciò. Del pari su cosa poggia l'immaginario cattolico, se non su senso di colpa morte sacrificio e una fratellanza universale ma che per l'amor del clero tenga conto delle distinzioni di genere?! Tutte cose che in quest'opera sono sia spernacchiate che rivendicate in quanto beatitudine senza peccato.
    Di certo, premi o non premi, e al di là degli ipotizzabili perché e percome, le opere meno allineate alla logica del gastronomico (penso per esempio a suspiria, climax, la casa di jack) qua non ci arrivano manco per sbaglio. Moretti, siine certo, capirebbe.
    Ultima modifica: 5/11/21 22:25 da Schramm
  • Discussione Herrkinski • 5/11/21 22:53
    Capo scrivano - 2381 interventi
    Schramm, abbiamo un problema che avevamo anche prima: a me piace Neon Demon, a te piace Climax :-D
    E a questo punto su questo genere di film non so più nemmeno se c'è un giusto o uno sbagliato: o ti lasciano qualcosa oppure "fin lì", oppure per niente.
    In questo caso specifico in realtà non siamo totalmente in disaccordo perchè il film non mi è dispiaciuto del tutto, però sono lungi dal considerarlo un grande esempio di cinema, potevo arrivare a tre palle a esser generoso, per i motivi già elencati. I gusti poi son gusti; l'unico appunto che ti farei è sull'utilizzo delle musiche, che non ho nemmeno citato in sede di recensione (per quanto le abbia notate; da italiano era difficile non notare quantomeno la scena di Nessuno mi può giudicare) perchè ormai quel genere di contrasto "musica melodica/scena ultraviolenta" è tutto tranne che innovativo, anzi ho anche sbuffato leggermente quando l'ho visto, del tipo "seh vabbè dai". E' proprio un escamotage para-autoriale che inizia a stancare (tutta colpa di Tarantino eh).
    Per il resto, visivamente per me molto efficace, ma non mi ha lasciato molto a livello emotivo; credo dipenda anche dal modo in cui si percepisce la vita in fondo, e questo è un tipo di film che affronta tematiche che non mi tangono minimamente.
    E a proposito, non ho ben capito cosa ne pensi di tutto il tema gender fluid e di come viene inserito nel film/quanto sia importante, ecc. ... Perchè tolto quello, non c'è altro significato all'interno del film al di fuori dell'impatto visivo e dell'elogio al weird.

  • Discussione Schramm • 6/11/21 01:07
    Controllo di gestione - 6970 interventi
    Herrkinski ebbe a dire:
    l'unico appunto che ti farei è sull'utilizzo delle musiche, che non ho nemmeno citato in sede di recensione (per quanto le abbia notate; da italiano era difficile non notare quantomeno la scena di Nessuno mi può giudicare) perchè ormai quel genere di contrasto "musica melodica/scena ultraviolenta" è tutto tranne che innovativo, anzi ho anche sbuffato leggermente quando l'ho visto, del tipo "seh vabbè dai". E' proprio un escamotage para-autoriale che inizia a stancare (tutta colpa di Tarantino eh).
    il punto non è se è innovativo o quanto, perché giocare d'antifrasi rivoluzionario e originale non lo è almeno a partire da singin in the rain in arancia meccanica o prima ancora da mondo cane (se proprio vogliamo incolpare qualcuno).

    il problema è appunto se lo si fa così tanto per fare il ruffianaccio cool senza magari nemmeno porsi troppo il problema se sia una sparata gratuita o meno o se nel farlo siamo davvero in presenza di un vettore segnico che traccia un solco emotivo mnemonico e di significato e di una prospettiva centrata nella scelta dei brani a fini rappresentativi.
    e al di là degli anni che questo modus contrastandi porta sul gobbo, e che indisponga o meno vederlo usato nel 2021 solo perché due tardivi epigoni di tarantino ne han fatto un birignao vuoto, che la docournau abbia oculatissima contezza di che musica usare (si veda anche l'incipit, nella scena dell'incidente) e soprattutto come usarla in rapporto al tessuto visivo (basti pensare a ma che freddo fa nel finale di raw o, di nuovo e più ancora, a come è capace di commuovere profondamente facendo convolare a nozze pagane i future island e una scena che probabilmente, al di là del falso problema gender no gender, è la chiave di tutto il film nel dire che non importa chi cosa come sei o di chi o cosa sei incinta, l'importante è vedersi riflesso negli occhi di chi darà la vita per proteggerti e sentir rintoccare "casa!") è proprio l'ultima cosa che le si può contestare o biasimare.

    avresti ogni ragione se il film fosse unicamente contrassegnato da giochini usurati e contrasti rodati come quello che ti ha fatto sbuffare (e del quale l'antitesi in sé è proprio l'ultima cosa che interessava alla d., secondo me molto più attenta alla forza ipertestuale delle lyrics del brano), riducendo la violenza a mera gag cabarettara. ma qui l'uso della musica è molto diverso e peculiare da scena a scena, pensato per essere una sceneggiatura parallela e non solo un ornamento appiccicato con la coccoina.
    e questo è un tipo di film che affronta tematiche che non mi tangono minimamente.
    il punto come dicevo anche nell'intervento precedente non sono tanto le tematiche in sé, per quanto in finale trovo sacrosanto il messaggio se si vuole anche molto spicciolo di fondo ("siamo anzitutto persone, creature, entità che hanno tutto il diritto di essere ibride e solo in seconda istanza maschi o femmine"), il problema è il coraggio e l'ardimento con cui vi fa fronte, estetico o contenutistico che sia, sparigliandole e contaminandole, senza preoccuparsi di dover piacere o dispiacere ma più di secernere un cinema anche imperfetto ma libero e che colpisca sempre sopra od oltre quel che ti aspetteresti.

    E a proposito, non ho ben capito cosa ne pensi di tutto il tema gender fluid e di come viene inserito nel film/quanto sia importante, ecc. ... Perchè tolto quello, non c'è altro significato all'interno del film al di fuori dell'impatto visivo e dell'elogio al weird.
    no non sono d'accordo che il film sia liquidabile al solo tema gender fluid e il serraglio di tematiche che incamera e accatasta le ha magnificamente enumerate bubolone nel suo intervento. e non sono neanche d'accordo che tolto quello questo sia un film che appaga solo gli occhi. anche ipotizzando che il film vive di solo gender fluid, il tema mi trova poco sensibile e mi è passato in secondo piano rispetto ad altre valenze (e tuttavia il film mi ha emozionato ugualmente tantissimo commuovendomi su altri piani, basterebbe quello interpretativo a elevarlo al quadripalla), o meglio l'ho vis(su)to come punto di partenza per applicare quella fluidità a tutto: ai rapporti con l'arte, col mondo, con la vita, con la morte, con la famiglia con il cinema stesso.

    ti svelerò infine un segreto: io non l'ho nemmeno trovato così weird. l'ho trovato capace di sorprendermi a ogni minuto, questo sì. e non potevo chiedere di più o di meglio. dammi un film come questo al mese e troverò un po' più sopportabile la vita. 

    Ultima modifica: 6/11/21 01:18 da Schramm