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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Per chi si chiedesse come potesse funzionare TI RIPRESENTO I TUOI alle orecchie di un francese, arriva in soccorso l'immancabile remake made in Italy, che sostituisce ai piccardi i pugliesi rendendo a noi subito chiaro l'incrocio linguistico. L'effetto comico diventa pienamente comprensibile anche in Italia insomma, e accentuato da interpretazioni più tendenti al farsesco permette all'operazione di avvicinare in un certo senso gli intenti originari.

Valentino Rocco (Scamarcio) è il talentuoso designer che insieme alla moglie Costanza (Puccini) è titolare di un importante marchio di interior...Leggi tutto design, VR ValeRocco. Vive a Milano da tempo e nasconde le proprie origini meridionali spiegando in pubblico di essere orfano, ma a un party organizzato per festeggiare l'acquisizione della ValeRocco da parte dei francesi giunge in massa la sua famiglia direttamente da Monopoli, convinta che la festa sia in onore della madre (Zero) di lui, che proprio quel giorno compie gli anni. E così, in una sorta di mix tra BENVENUTI AL NORD e POVERI MA RICCHISSIMI (sequel "milanesi" di successi ricavati a loro volta da modelli d'Oltralpe), in cui la diversità territoriale si somma a quella di ceto sociale, si consuma il primo fragoroso impatto tra le due antitetiche culture. A farne le spese maggiori è il suocero (Storti) di Valentino, che da padre padrone del marchio (era stato lui ad aver finanziato il progetto, inizialmente) già si fregava le mani per i soldi in arrivo. Invece no, tutto sembra precipitare: Costanza ha pronte le carte del divorzio, la famiglia di Valentino crea scompigli tra i giornalisti presenti al party e l'acquisizione finanziaria è appesa a un filo.

Le cose peggiorano ulteriormente quando Valentino viene violentemente investito da un'auto perdendo la memoria: non ricorderà nulla di quanto accadutogli dopo i vent'anni, quando ancora viveva a Monopoli, era innamorato della donna (Schiavo) poi finita in sposa a suo fratello Nicola (Gerardi) e si esprimeva con pesante inflessione pugliese. Sarà necessaria una rieducazione veloce... La sceneggiatura (come ben chiarito fin dai titoli) è presa di peso dal non irresistibile modello francese, al quale la maggiore simpatia e vivacità del cast italiano fa però per molti versi preferire il remake.

La madre, il fratello, sua moglie e pure la loro figlioletta Gaga (Di Benedetto) sono un quartetto affiatato, e dopo una prima parte di attesa (in cui si pongono le basi della storia usando un approccio meno spassoso del previsto), la farsa accelera dal momento dell'incidente in poi con l'entrata in scena del "nuovo" Valentino, uno Scamarcio che sorprendentemente si mostra più naturale e brillante di quanto non lo fosse Boon, di lui ben più navigato nella commedia. Realmente pugliese di origine, coadiuvato da un Gerardi impeccabile (di Potenza, ma la zona è quella), Scamarcio non ha che da sfuttare la conoscenza del dialetto e sfruttare la propria buona versatilità. Credibile come serioso designer, lo è altrettanto nel “retrocedere” culturalmente riacquisendo spontaneità e amore per la famiglia.

Esaurita la fase più divertente, tuttavia, si rientra nella "normalità" per agganciare una commedia dai tratti rosa che si sarebbe potuta ampiamente accorciare senza perdere nulla. Umanamente centrato il personaggio della madre, più banale quello del padre rimasto a Monopoli per aver rotto da tempo col figlio "milanese", al quale tuttavia Pappalardo regala discreto spessore. Peccato che le scene che lo riguardano, separate da quelle girate a Milano e piuttosto posticce, siano quelle che più appesantiscono un ritmo già non speditissimo. Il messaggio legato al "possiamo ricominciare", incorniciato dall'ovvia riproposizione "live" della storica hit di Pappalardo in tema, potrà scaldare qualche cuore ma è di rara banalità, un po' come l'intera struttura sulla quale si basa il film, simile all'originale transalpino al punto da riproporne i nomi dei personaggi negli identici ruoli.

Bebo Storti ci mette un po' del suo inconfondibile cinismo milanese sposandosi meglio di tutti al contesto da high society con la puzza sotto il naso, la Puccini è incantevole e in parte, Sassanelli come portiere del Bosco Verticale (il celeberrimo grattacielo milanese dove abita Valentino e che sua madre vorrebbe trasformare in "orto" verticale) si concede qualche intervento azzeccato da pugliese doc. Poco incisiva invece la regia di Carteni, che tradisce un certo imbarazzo nei frangenti potenzialmente più comici (gestiti tuttavia altrettanto modestamente nel film francese), ma come facile adattamento nel suo piccolo il film funziona, accusando difetti imputabili perlopiù allo script dell'originale da cui attinge.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/10/22 DAL DAVINOTTI
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Markus 9/10/22 21:05 - 3702 commenti

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Ennesimo rifacimento di una commedia d'Oltralpe, stavolta di Ti ripresento i tuoi. Bisogna dar atto che il mero copia-incolla dà frutti migliori rispetto alla versione originaria, che peccava di scarsa qualità nella scrittura volta alla risata e che invece, in questa italica versione, può contare - specie nella parte centrale - di qualche felice intuizione. Il film convince meno quando prende una piega sentimentale. Scamarcio fa del suo meglio, ma la Puccini appare più a suo agio, anche nel contesto di caratteristi che la circondano. Inutile Pappalardo (non ce ne voglia).

Capannelle 31/01/23 23:40 - 4439 commenti

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Era partito anche bene, con uno Scamarcio brillantemente inserito nella Milano modernista e pervasa dalle sue (orrende) creazioni di design. Lo scontro improvviso con la sua famiglia al party, assimilabile a un incontro tra masse d'aria fredda e aria calda, rappresenta il picco del film. Da lì inizia una lenta ma inesorabile discesa verso le gag più banali e la solita storiella di rivalsa mediterranea, all'insegna del sole, delle cime di rapa e di altre amenità tricolori. Si perde per strada il grottesco iniziale per dare spazio ai buoni sentimenti e alle coppie ritrovate. Melassa.

Galbo 21/03/23 10:29 - 12440 commenti

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Ci si tenga lontani se ci si aspetta un film originale. Qui tra remake e citazioni il nuovo è rigorosamente bandito e la vicenda è quella del meridionale trapiantato al nord, che rinnega le proprie radici salvo tardivo ripensamento. A rendere il film comunque piacevole a tratti concorre la simpatia del cast, ben scelto sia nei ruoli principali (Scamarcio ormai passa con naturalezza dai ruoli drammatici a quelli brillanti ed è buona l'intesa con la Puccini) che in quelli secondari (Gerardi e la Schiavo, un po' meno Pappalardo). Fatta salva la durata eccessiva, il risultato è discreto.

Jandileida 3/04/23 19:24 - 1577 commenti

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Uscito qualche anno fa dalla penna di Dany Boon, il soggetto di questo remake è quello ormai solito: nord contro sud. La secolare contrapposizione sembra ormai aver detto non solo tutto, ma anche di più: come reagire infatti all'ennesima riproposizione di milanesi cinici stressati e pugliesi con gamella piena di cime di rapa? Tolto qualche discreto momento da commedia ci si ritrova infatti davanti alla solita solfa che condurrà all'inevitabile volemose bene finale. Per fortuna gli attori, soprattutto Scamarcio e Puccini, offrono buone prove riuscendo a salvare la baracca. Superfluo.

Ira72 27/05/24 14:01 - 1321 commenti

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Ennesima messa in scena "macchiettistica" meridionali contro settentrionali, in cui i primi sono dipinti come impacciati, calorosi e impetuosi pugliesi, dediti al cibo e alla famiglia, mentre gli ultimi risultano freddi, distaccati e indefessi lavoratori milanesi, sempre molto bon ton. Banale e vetusto. Non fosse per le interpretazioni di Scamarcio che passa sempre con disinvoltura da un ruolo all'altro e per la Puccini, convincente, difficilmente si riuscirebbe a trovare un senso a questa pellicola che di nuovo apporta ben poco al panorama cinematografico. Pappalardo evitabile.

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