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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/03/07 DAL BENEMERITO B. LEGNANI
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B. Legnani 3/03/07 22:32 - 4674 commenti

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Lolitesco, per l'epoca. La polizia, che non ha mani legate, preme su sospetti e testimoni, non importa l'età. Il film ha immagini di ricchi e di poveri, fa uno spaccato sociale in linea coi tempi e presenta una Georgia Moll, pure in reggicalze, di una bellezza incredibile (la sorella è Erna Schurer!). Germi ripete l'asciutto Ingravallo (ma qui si chiama Fioresi) di Un maledetto imbroglio: è straordinario nel recitare non-recitando, rivestito di piacevole rudezza. Sceneggia Zavattini. Da vedere.

Homesick 4/03/07 09:12 - 5737 commenti

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Dramma in un contesto poliziesco con numerosi intenti di denuncia sociale, nel tipico stile del regista. Ritratto di un’Italia ormai lontana, quando era considerato imperdonabile per una tredicenne mettersi il rossetto (cosa che oggi fa assai ridere, se si pensa anche a film come Thirteen o Melissa P). Punto di riferimento è Un maledetto imbroglio, da cui si recupera Pietro Germi nel ruolo del commissario accusatore. Buone le prove di Pierre Brice e di Laura Vivaldi.

Mark 13/05/08 13:54 - 264 commenti

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Noir essenziale e crudo come una pagina di cronaca strappata da un settimanale, come un graffio che, raschiando l'anima, costringe a tirare avanti ugualmente. Non siamo ancora alla ferocia ufficiale e facilmente identificabile dei banditi più moderni, quella che ciascun cittadino onesto impara a riconoscere e a temere; qui la ferocia si nasconde dietro una faccia pulita, l'orrore diventa impercettibile perché si insinua, con la complicità delle crepe culturali e delle incorostazioni pregiudiziali della società, dietro una facciata di rispettabilità.

Cotola 17/07/08 15:26 - 7404 commenti

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Ottimo esordio di Damiani, che dà vita ad un finto-giallo, in cui ad interessare non è tanto la scoperta del colpevole (abbastanza prevedibile) quanto lo spaccato dell'Italia dell'epoca, che viene dipinta come ipocrita e perbenista, nonché luogo in cui cominciava ad insinuarsi sempre più prepotentemente il dominio del "dio denaro". Semplice, asciutto e senza fronzoli, grazie anche alla sceneggiatura di Zavattini. Bravi gli attori ed ancora una volta bella la prova di Germi nel ruolo di commissario. Piccolo film che merita di essere riscoperto.

Renato 12/03/09 13:26 - 1513 commenti

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Gran bel giallo di Damiani, che lascia lo sviluppo della situazione sullo sfondo per descrivere con mano felice l'ambiente dell'Italia dei primi anni '60, in cui mettersi il rossetto a tredici anni bastava per essere considerata una "poco di buono". Anche il rapporto tra Pierre Brice e la Vivaldi è tratteggiato con estrema delicatezza, e c'è l'ottimo commissario di Pietro Germi, che riprende paro paro il suo Ciccio Ingravallo visto l'anno prima ne Un maledetto imbroglio. Bel film davvero.

R.f.e. 6/03/10 11:10 - 817 commenti

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Secondo mio personale giudizio - andrò come al solito controcorrente! - molto meglio di Un maledetto imbroglio. Damiani dirige, con mano già ferma, un bel dramma "sociale", uno spaccato d'epoca travestito da giallo d'investigazione. Ottima la prova di Germi (a mio parere migliore che nel film citato tratto da Gadda, da lui anche diretto...) e intrigante per l'epoca la "lolitina" Laura Vivaldi. Azzeccati anche gli attori di contorno, fra i quali spicca una deliziosa Giorgia Moll. Da riscoprire.

Il Dandi 16/06/10 13:06 - 1732 commenti

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Ottimo. Non un giallo nel classico stile "chi è stato", bensì "come lo incastro". Germi malinconico e ruvido è sempre fantastico, anche se già visto. Bene anche tutto il cast. Le morbosità e i moralismi che ruotano intorno alla vicenda sono invecchiati (per fortuna) ma restano come credibile documento d'epoca, da conoscere assolutamente. Affascinante bianco e nero per un film lontano dai ricchi e corrotti palazzi antichi di Un maledetto imbroglio, che mostra invece squarci di una Roma periferica e pasoliniana, piccolo (ma piccolo) borghese.
MEMORABILE: Gli incalzanti interrogatori, ancora densi di ansia e pressione.

Graf 11/07/11 15:07 - 678 commenti

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L’esordiente Damiani sfiora il capolavoro. La storia del film si divide tra un calibratissimo plot noir, un prudente accenno di lolitismo d’antan e l’acuta descrizione di un preciso ambiente sociale cittadino all’inizio del boom economico. Tutto gli elementi del film magicamente si fondono in una rappresentazione implacabile ma allo stesso modo ricca di pietas dell'eterna condizione umana. Il neorealismo di dieci anni prima diventa realismo antropologico. Germi è perfetto nella parte del commissario Fioresi.

Saintgifts 14/01/12 01:05 - 4098 commenti

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Impressiona vedere oggi come fosse l'Italia 52 anni fa. Soprattutto come agivano la polizia e la stampa (tremendi i paparazzi) nei confronti di una minore e di come lasciassero fare i genitori. Il giallo non è di quelli classici di "chi è l'assassino?" ma un pretesto per scavare in una società piccolo borghese, dai ragionamenti da bar alle arrampicate sociali. Sceneggiatura e regia notevoli e di conseguenza anche le interpretazioni, dove si vede la mano di chi dirige. Germi si ripete nel personaggio e ancora non sbaglia.

Dusso 14/03/12 19:07 - 1533 commenti

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Importante film di Damiani specchio di una realtà dell'epoca. Ottima prova degli attori Pierre Brice e la debuttante Laura Vivaldi in particolare. Vicenda narrata e diretta bene dal regista. Un film da vedere, senza ombra di dubbio; oggi i tempi sono decisamente cambiati...

Stefania 6/05/12 18:53 - 1600 commenti

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Il rossetto macchia, in maniera quasi indelebile, la reputazione di una tredicenne; il rossetto sporca le labbra di una ragazzina quasi come il sangue sporca le mani di un assassino: è barbarico, il perbenismo anni '60. Un delitto è un dramma che mette a nudo altri drammi umani, piccoli e grandi - fidanzate illuse, giovani arrivisti, adolescenti solitarie, madri distratte, cronisti con etica da avvoltoi- in questo noir all'italiana, in questa periferia romana da poco arricchita, da poco imborghesita, un cimitero di sepolcri imbiancati.
MEMORABILE: L'interrogatorio della ragazzine e delle sue amiche, alla presenza delle madri sconvolte; l'assalto dei cronisti alla piccola accusatrice.

Nicola81 28/02/16 20:33 - 1905 commenti

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Convincente esordio di Damiani che, pur non sfociando ancora nella denuncia vera e propria dei suoi film successivi, getta comunque uno sguardo impietoso sul nostro paese in cui, dietro la facciata perbenista del cosiddetto boom, dominano avidità, cinismo, ipocrisia e pregiudizi. Buone le prove di Brice e della giovanissima meteora Vivaldi, mentre Germi, nei panni del commissario, è ancora più bravo che nel suo maledetto imbroglio. La trama gialla è decisamente all'acqua di rose, ma la sceneggiatura di Zavattini aveva altri obiettivi.

Rufus68 8/08/16 09:03 - 3013 commenti

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Damiani sceglie la struttura del giallo (colle virtù della suspense) per parlare di altro, ovvero dei cambiamenti del costume italiano dopo la guerra (i fotogrammi sui titoli iniziali) quando la tradizione, pur forte, cedeva lenta il passo allo strapotere del nuovo edonismo a base di sesso e denaro. Perfetto lo studio dei caratteri psicologici e bravi gli attori, dalla piccola Vivaldi sino a Germi, sbirro ostinato dai modi spicci e sarcastici. L'avesse girato Fuller ai nostri critici si sarebbero accesi gli special e invece...

Daniela 27/05/17 14:28 - 9099 commenti

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Parente stretto del Commissario Ingravallo, il commissario Fioresi indaga sull'omicidio di una prostituta. Fra i vicini di casa della morta, c'è un trentenne di cui si è infatuata una ragazzina che potrebbe metterlo nei guai con la sua testimonianza... Bell'esordio di Damiani con un giallo d'ambiente riuscito soprattutto nel ritratto della protagonista, colta alle soglie dell'adolescenza, con le sue ingenuità ma anche con le sue piccole astuzie di ricattatrice innamorata. Ottimo Germi, a cui i panni investigativi, rivestiti con una umanità brusca ed asciutta, calzano a pennello.
MEMORABILE: Silvana ascolta la telefonata della madre all'amante; lo "scandalo" del rossetto

Myvincent 12/04/18 07:53 - 2502 commenti

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Damiani affronta il tema del delitto "di strada" descrivendo i mali italiani di allora, universali a ben vedere: i sogni borghesi di un nullafacente, l'adolescenza pruriginosa, la periferia romana ancora così provinciale. Infatti l'assassino si delinea sin dalle prime fasi, raccogliendosi attorno elementi che ne tratteggiano la sagoma di delinquente senza scrupoli, contrastata da quella di un commissario intuitivo, sbrigativo, ma efficace. Due modi diversi di recitare, quello francese di Brice e quello italiano di Germi.
MEMORABILE: Gli elementi orrorifici come la scarpa della zoppa sul finire del film.

Minitina80 12/03/20 19:24 - 2272 commenti

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Sorprende quanto l’Italia sia cambiata in così pochi anni e quanto clamore suscitasse un rossetto sulle labbra di un adolescente. Non è l’unico particolare degno di nota in quanto l’attenzione è rivolta a precise dinamiche sociali capaci di far passare in secondo piano le indagini per scovare l’assassino. L’interesse risiede proprio nel mettere sotto la lente alcuni comportamenti e modi di pensare, alcuni dei quali si mantengono inalterati nel tempo, mentre altri sono semplicemente mutati in qualcosa di differente. Merita un’occasione.

Zampanò 1/06/20 15:48 - 100 commenti

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Tredicenne s'innamora di un bellimbusto, frequentatore di una prostituta trovata morta. La polizia indaga. Esordio in giallo di Damiani, intrigante e scorrevole benché mezzo telefonato nella risoluzione. Nel cast tiranneggia un ottimo Pietro Germi commissario, confermato nel ruolo dopo il gaddiano Ingravallo di Un maledetto imbroglio. Il perno è però una lolita, Silvana Vivaldi, angioletto furbo che fa girare il mondo come vuole. Tondo personaggio zavattiniano, da ricordare in un'antologica sul cinema italico al femminile.

Giùan 15/06/20 07:08 - 2877 commenti

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Giallo sociologico e di “contesto” per Damiani, il cui esordio risente evidentemente del pedinante script di Zavattini. Il quadro d'ambiente è, oltreché gia saldamente tratteggiato, molto “spinto” per l'epoca sia sul piano della rappresentazione visiva che per la disinvolta sottolineatura dei comportamenti: dall'ipocrisia affettiva della madre alla “febbre” borghese di Gino, dall'ondivagare della polizia alla perversa ingenuità di Silvana (perfettamente resa dalla Vivaldi). Peccato il finale posticciamente moraleggiante. Bene Brice e sempre splendido il non recitare di Germi.
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