Il buco

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: El hoyo
Anno: 2019
Genere: fantascienza (colore)
Note: Aka "The platform". Presentato al XXXVII Torino Film Festival nella sezione After Hours.
Numero commenti presenti: 29
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Il successo del CUBO di Natali ha inaugurato un filone ancor oggi saltuariamente alimentato da film la cui discendenza è fatalmente riconoscibile. C'è sempre il protagonista (solo o con altri) che si risveglia in una stanza preferibilmente in penombra senza sapere dove si trova. Gli ci vuole un po' per cominciare ad apprendere i meccanismi che regoleranno il "gioco" entro cui è finito chissà come (in questo caso però la colpa è sua, visto che lo vediamo in un flashback accettare di accedervi pur senza poter immaginare nulla o quasi di cosa gli sarebbe accaduto). Ambientatosi, cercherà il prima possibile di evadere o, quando gli va male, di sopravvivere. Nel BUCO (che in Italia han...Leggi tutto già pensato di avvicinare al classico di Natali anagrammandone il titolo) la struttura in cui Goreng (Massagué) è imprigionato è verticale: centinaia di stanze identiche sovrapposte l'una all'altra al cui centro sta un buco attraverso il quale passa come un ascensore una piattaforma che è una grande tavola imbandita. Al piano zero la riempiono di ogni ben di Dio e questa scende fermandosi per un certo tempo ad ogni piano permettendo che i due "inquilini" di ogni stanza se ne cibino a proprio piacimento. Naturale quindi che più la piattaforma affonda verso il basso meno cibo vi resti, con la conseguenza che chi abita giù rischia di non mangiare nulla... Su quest'idea semplice e indubbiamente efficace, che favorisce elementari metafore destinate purtroppo a concretizzarsi in un finale incapace di darvi forma compiuta, si sviluppa l'avventura di Goreng, il quale si ritrova come compagno di stanza un uomo (Eguilor) dal fare enigmatico ma che pare saperla lunga (al punto da ripetere incessantemente "è ovvio" alla maggior parte delle domande postegli). Le aspettative si alzano: i dialoghi sembrano ottimamente studiati, le interpretazioni li sorreggono in modo eccellente e il desiderio di capire di più su quanto sta accadendo si fa pressante anche in chi guarda. Col tempo però, nonostante qualche buona invenzione che saltuariamente arricchisce... il piatto, si ha la sensazione che il meglio stia alle spalle. Ci viene rifilata la solita dose di action violento e selvaggio (d'altra parte se permetti a chi entra di portarsi dietro ciò che preferisce...), si crea l'atmosfera colle solite luci verdastre che fanno molto prigione futuristica, si ricorre a facce truci e tenerezze evitabili, si fa riferimento a "messaggi" dall'alto e missioni da compiere... insomma, si saccheggia l'intero armamentario di genere per esser certi di non sbagliare il colpo, ripercorrendo così vie banali che solo la bontà dell'assunto di partenza permette di far rientrare nel progetto senza troppi drammi. Poi però, quando nella parte centrale si avverte con chiarezza che la sceneggiatura arranca, la sensazione è quella del film che procede per inerzia, fiacco come i nuovi personaggi che entrano in scena; oltre al protagonista, l'unico che mostri forte personalità è il primo che incontriamo. Per mantenere viva la tensione e l'attenzione, in casi così, bisogna saper variare di molto; altrimenti non ci si può poi lamentare se ti accusano di aver dilatato senza costrutto il materiale buono per un cortometraggio. Peccato, perché con un po' di fantasia in più e una regia meno convenzionale si sarebbe potuto volare alti.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 10/12/19 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 23/05/20
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Rambo90 3/04/20 02:03 - 6444 commenti

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L'ingordigia e la bulimia dell'essere umano sviluppata in una parabola (tale è se vogliamo anche contare le citazioni bibliche e il richiamo a figure messianiche) non esente da difetti ma avvincente, ben diretta e con un incedere teso e incalzante. La location affascina da subito, richiama Cube ma con maggior crudeltà forse e sprazzi improvvisi di violenza piuttosto inquietenti. Bene il cast, con un plauso particolare per Eguilor la cui figura è terrificante e comica allo stesso tempo. Notevole.

Cotola 10/12/19 18:44 - 7634 commenti

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Una prigione verticale in cui una piattaforma fornisce il cibo ai reclusi: chi sta sopra mangia, chi sta sotto... Notevolissima opera prima che sfrutta alla perfezione ogni suo minuto e che si impernia su un'idea semplice e geniale. La sceneggiatura crea un'angoscia e una tensione che crescono col passare dei minuti e si mantengono alte fino alla fine. Tutto concorre alla riuscita del film: regia, sceneggiatura, scenografie, fotografia, attori principali. Tutto è funzionale al narrato. La metafora è chiara; il grido di allarme pure. Riuscirà "Don Chisciotte" a piegare i mulini a vento?

Rufus68 18/04/20 23:22 - 3155 commenti

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Molto buoni i primi venti minuti: attanagliati dalla sorpresa siamo divorati dalla curiosità di sapere dove questo Urrutia voglia andare a parare. E dove vuole andare? Da nessuna parte. Simbologie, allusioni metafisiche, cadute nel volgare action procedono a casaccio e rilevano solo per scioccare lo spettatore. Il messaggio di speranza finale è generico e quindi insipido, mieloso e inconcludente. Il problema è che non c'è nessun vero pensiero forte sotto tali apparenze da supermaket distopico-utopista. Discreti, invece, gli attori.

Herrkinski 22/03/20 15:07 - 5304 commenti

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Il film è figlio di quel tipo di survival claustrofobico che fa capo a cult moderni quali Cube, The experiment ed epigoni vari dei '00; non risulta quindi del tutto innovativo, ma le poche variazioni inserite nell'idea di base risultano riuscite e la messinscena è realistica e opprimente al punto giusto, senza lesinare in scene/concetti disgustosi e nello splatter. Il film si fa vedere con interesse e mantiene la tensione fino a un finale che può piacere o meno, di certo allegorico su molti livelli ma anche non completamente soddisfacente.

Anthonyvm 20/03/20 14:45 - 2149 commenti

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In una prigione verticale con centinaia di piani ogni carcerato può mangiare solo gli avanzi dei suoi superiori. Idea semplice ed efficacissima per un classico racconto allegorico con più livelli (non a caso) d'interpretazione (dal sociale al politico, dal religioso al filosofico), in un contesto di sci-fi distopica con contaminazioni horror che ricorda il primo Cube di Natali. Perfetta la prima parte, mentre il finale presenta qualche debolezza logica, perdonabile però se si opta per una lettura del tutto metaforica. Sequenze d'impatto a iosa.
MEMORABILE: Il primo pasto antropofago; Il nero si becca una defecazione in piena faccia dai piani alti; "La panna cotta è il simbolo"; Lotta splatter con katane.

Hackett 9/04/20 10:25 - 1748 commenti

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Film filosofico a sfondo sociale che mantiene le promesse e, nella sua semplicità di base, riesce a portare avanti un messaggio profondo e sfaccettato, sostenendolo con le armi di una tesa e claustrofobica storia dai contorni horror. L'ambientazione e l'idea di prigionia deriva concettualmente da Cube, ma quel tavolo imbandito, preparato con amore e cura (dalla natura?) che potrebbe sfamare tutti e invece viene depredato dalle prepotenze di pochi, rappresenta un elemento di novità efficace e metaforicamente potente. Comprensibile a tutti.

Mickes2 3/04/20 18:56 - 1668 commenti

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Traendo spunto dalla messinscena di Cube, il regista spagnolo pone su pellicola la propria idea di società odierna in salsa distopica, non risparmiando venature horror e incursioni violente. Una società impotente che non può far altro che assistere e aspettare - inerme - a cosa i "mostri" dall'alto gli preserveranno. La pellicola senza dubbio intrattiene, ma a mente fredda manca qualcosa sia narravativamente che nella forza degli snodi principali.

Didda23 21/03/20 22:50 - 2298 commenti

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Un ottimo spunto di partenza viene completamente avvilito da una sceneggiatura avara di emozioni con espedienti di totale incomprensibilità (il protagonista che di sua spontanea iniziativa partecipa) e con un finale - con la scusa di appartenere a un'opera metaforica - che semplicemente non ha alcun senso. Nel mentre qua e là qualcosina da salvare soprattutto in termini di violenza e sporcizia. Però il senso di déjà vu è forte ed è impossibile non pensare al cubo di Natali o a certe atmosfere della saga dell'enigmista. Un disastro quasi totale.
MEMORABILE: La meticolosa preparazione del banchetto; Il libro; Il nero con la corda.

Harrys 21/03/20 12:46 - 682 commenti

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Debitrice di un'altra formidabile opera prima (Cube), la prigionia come postulato sociologico e politico commisurato alle unità di narrazione rese pure dagli elementi di spazio, tempo e azione. Rifugge da meccanismi particolarmente truculenti; li si aspetta, ma non arrivano, a discapito di una tendenza messianica neanche troppo velata (si fa espressamente riferimento al Cristo). Martirizzato, salvifico, redento, monito di quel riscatto teorizzato dall'amministrazione del capitale alla ricerca della ricetta del socialismo reale.

Galbo 21/03/20 06:58 - 11454 commenti

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Metafora della follia e delle diseguaglianze sociali, Il Buco sta a metà tra un horror e un thriller distopico, sgradevole visivamente e portatore di un “messaggio” fin troppo didascalico. Un’opera caratterizzata da un tensione crescente ma in fondo supportata da un’unica idea narrativa che viene reiterata e non trova un finale all’altezza. Il comparto tecnico (dalla fotografia, scenografia ed effetti speciali) è curato, così come la recitazione degli attori.

Daniela 21/03/20 08:51 - 9664 commenti

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Un pozzo di stanze, ciascuna con due soli occupanti, una piattaforma mobile con una tavola imbandita da cala dall'alto verso il basso, via via sguarnendosi di cibo: idea scenografica semplice ma efficace per una micro rappresentazione della nostra società dove chi sta sopra consuma (e spreca) tutte le risorse, condannando chi sta sotto alla fame. Come accadeva in The Cell, il concept visivo d'impatto non sempre è sorretto da una adeguata struttura narrativa ed i nodi vengono al pettine nel finale, ma l'idea è originale, la metafora potente, lo spettacolo intriga, disgusta, stimola.
MEMORABILE: L'unico oggetto da portare con sé (avrei scelto un romanzo o un miracle blade?); La lumaca umana messa a spurgare; "Salvate la panna cotta!"

Il ferrini 22/03/20 02:29 - 1736 commenti

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Davvero notevole. Se le atmosfere livide e la coercizione alla violenza per sopravvivere ricordano Saw, la struttura della prigione ha invece debiti evidenti con Cube, mentre l'allegoria dei piani come classi sociali riporta alla mente i vagoni di Snowpiercer. Ottimo anche il cast, che dà vita a personaggi brutti, sporchi e cattivi, nessuno escluso. La tensione è da subito alta e non fa che salire, in un crescendo di scene cruente fino a un finale che - pur plausibile - non è all'altezza del resto, altrimenti parleremmo di un capolavoro.

Pigro 25/03/20 10:30 - 7924 commenti

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La geniale idea narrativo-simbolico di Next floor viene ampliata e inserita in un contesto distopico-carcerario per un escape-film alla Cube. Notevole la tensione ansiogena, che si accresce di numerosi dettagli cruenti (che sconfinano nel grandguignolesco), rispetto alla condizione di reclusione nel pozzo infinito dove il cibo cala per gradi. Purtroppo l’intrigante allegoria sullo spreco e sul conflitto sociale non solo è aperta ma dichiarata, e questo ne appiattisce la profondità e l’intuizione artistica. Comunque apprezzabile.
MEMORABILE: “La panna cotta è il messaggio!”

Pesten 25/03/20 11:48 - 646 commenti

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Un tremendo e violento trattato sociologico e politico, una dura accusa alla società moderna, il tutto travestito da mostro horror/thriller/sci-fi. C'è poco da fare, gli spagnoli quando ci si mettono d'impegno sanno tirar fuori lavori di altissimo livello; e questo film, seppur debitore nello schema di alcune pellicole uscite qualche anno fa, verrà certamente ricordato. Ci sono violenza, sangue, disperazione, isolazionismo, follia, tristezza: c'è l'intera vita umana, nonostante sia girato in una stanza.

Pinhead80 25/03/20 16:32 - 4008 commenti

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Una sorta di prigione verticale vede quelli che stanno più in alto avere a disposizione ogni ben di Dio come cibo. Mano a mano che ci si abbassa di livello agli altri detenuti restano gli avanzi. Idea di base pregevolissima e originale che disorienta perché presenta un mondo a parte con regole ben precise che però non si capisce da chi siano stabilite. La lotta tra classi sociali (determinate dal livello) viene descritta come un homo homini lupus destabilizzante e disgustante. Una galleria degli orrori che diventa tripudio della carne.

Redeyes 26/03/20 07:23 - 2164 commenti

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Eccellente la prima per Galder Gaztelu-Urrutia! Una piattaforma che scende fino agli inferi, alle sotto periferie con la possibilità di dare cibo, chance impedita quasi fin dai primi piani per il laido gozzovigliare nell'opulenza di chi sta ai vertici. Fin troppo evidente il parallelo con la nostra società che antepone lo spreco alla vita umana. Forse c'è qualche passaggio da migliorare ma di certo si ricorderà questa bella pellicola che non ha la veemenza per farci rivedere certe abitudini ma fa storcere il naso per la società in cui viviamo.

Gabigol 29/03/20 23:28 - 418 commenti

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La metafora del capitalismo cannibale attecchisce con inaudita efficacia in questa rivisitazione del cubo; ma stavolta è una piattaforma dal luculliano contenuto alimentare a distribuire disuguaglianze e sorprusi. La pellicola, di certo non ermetica a livello di poetica (esposta nei primi minuti), ridonda nel contenuto, ma conserva il fascino magnetico di un'ambientazione che titilla la morbosità dello spettatore. Debole la sceneggiatura, colpevole di incongruenze (funzione della struttura? volontari? velocità di risalita sul finale?).
MEMORABILE: "La panna cotta è il messaggio!".

Ryo 30/03/20 14:39 - 2169 commenti

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Un film fantastico per molti aspetti: gli attori sono favolosi e c'è poi un sottofondo sociale e spirituale più profondo; più che un vero horror, "Il buco" mostra semplicemente l'umanità nella sua attuale forma. Ricorda alla lontana Il cubo, ma mentre quello è più un'avventura e il messaggio stenta a salire, qui la trama è ben realizzata e fa riflettere. Un film che non mostra effetti speciali ma si concentra sullo sviluppo e la metafora della storia.

Jandileida 31/03/20 08:41 - 1277 commenti

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Chi sta sopra mangia a quattro palmenti, chi sta in mezzo raccoglie qualche briciola, chi sta in fondo si scanna: su questa allegoria abbastanza leggibile delle organizzazioni umane di ogni tempo e luogo Gaztelu-Urrutia costruisce un'opera fanta-horror che riporta velocemente chi guarda all'interno del Cubo. Di quest'ultimo mancano i tranelli e gli enigmi, ma si guadagnano una certa profondità del messaggio e anche una certa antropofaga brutalità, in alcuni frangenti. Nonostante una parte finale un po' fatoicosa, sicuramente un film da vedere.

Bubobubo 2/04/20 16:32 - 1231 commenti

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Manifesto della nuova coscienza di classe ai tempi della società liquida o, piuttosto, ascesa e declino di un falso messia che, come Quixote, lotta da solo contro i mulini a vento del sadico turbocapitalismo? Cinquant'anni fa un film del genere sarebbe stato ammantato di simbolismo: oggi, in un'epoca in cui i simboli sono invecchiati se non morti, il messaggio è esplicito al limite della pornografia. Forse è questo il problema principale del soggetto: scrivere a caratteri maiuscoli una tesi senza sfumature, che non smuove massa critica.
MEMORABILE: Ognuno ha il Messia che merita.

Magi94 7/04/20 22:57 - 705 commenti

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Ennesima visione distopica con ennesima idea molto fantasiosa alla base di tutto. L'intento di farne un film politico è chiaro, ma la metafora è così ingombrante e strillata che nasce in fretta il sospetto di un'operazione meramente commerciale, in cui ogni riflessione sociale sfocia nello slogan da bar. Anche la violenza viene utilizzata con una certa gratuità, come per cercar di conquistare il pubblico con un po' di "pornografia". Rimangono buoni spezzoni (il personaggio del vecchio), ma è brutto il finale, con gli sceneggiatori a corto di idee.
MEMORABILE: "Mi caracol".

Kinodrop 15/04/20 18:42 - 1605 commenti

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Una sorta di carcere stratificato a piani comunicanti in cui i prigionieri assistono al salire e scendere di una tavola apparecchiata ma sempre più sguarnita verso il basso. Dato per scontato il "messaggio" di metafora politico-sociale (piuttosto elementare) ben poco passa allo spettatore, anche per la povertà ideologica di cui i protagonisti sarebbero portatori, cosicché si assiste soltanto all'iterazione dello stesso modulo, con aggiunta di fame e crudeltà, sangue e violenza che non porta a nessuna soluzione se non a una sospensione tanto per.
MEMORABILE: La lumaca umana; Spostati da un piano all'altro senza un perché; "Huck" e "Tom" sul tavolo/zattera; Il risibile "Graal" con la panna cotta dentro.

Fabbiu 20/04/20 09:26 - 1958 commenti

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Notevole meccanismo di coinvolgimento diretto dello spettatore catapultato anch'egli nella fossa di cui cerca di capire le logiche; l'angusta fotografia si sposa con il senso di angoscia e disperazione che sono costantemente alimentati. Peccato che all'eccesso ci si arrivi quasi senza gradualità narrativa, adottando metodi didascalici e diretti. Nulla è evocato o lasciato a intendere, dalla metafora della vita sociale al concetto di sovvertimento tutto è apertamente dichiarato. Ma il film coinvolge e inquieta a dovere.

Giùan 25/04/20 12:16 - 3056 commenti

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Lo snowpiercer Bongjoonhoiano si traduce nella piattaforma in salsa spagnola, ammannendoci l'ennesima metafora oversize sulla iniqua distribuzione delle risorse. Intendiamoci: non che il piatto sia insipido, perché fin quando resta in scena con Massaguè lo spiritato vecchietto di Eguileor il manicaretto mantiene un certo gusto, poi però precipita verso una sbobba non rancida ma certo "allungata". Insomma, come bocconcino può andar bene ma per riempir pancia e occhi riveder La grande abbuffata o un Don Luis d'annata.
MEMORABILE: L'amato coltello del vecchietto Trimagasi (Zorion Eguileor).

Jdelarge 29/04/20 11:41 - 886 commenti

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Discreto film diretto da Galder Gaztelu-Urrutia, caratterizzato dall'ottima prova di Ivan Massagué. Nel complesso la storia non presenta grandi spunti di originalità, ma viene confezionata con un certo stile. Interessante il fatto che il protagonista scelga volontariamente di entrare nella fossa, quasi a simboleggiare il patto che intercorre tra cittadino e società. Efficaci le musiche, che contribuiscono ad alimentare la dimensione grottesca del film.

Taxius 24/06/20 12:07 - 1651 commenti

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Bella metafora sulle disuguaglianze sociali in cui chi sta in cima alla piramide ha tutto e consuma tutto il consumabile e chi sta sotto invece deve vivere con le briciole che gli lascia (se gli lascia) chi sta sopra. Il Buco è la classica oasi nel deserto delle produzioni horror targate Netflix, ovvero una delle poche davvero ben fatte. L'atmosfera che si respira è cupa e morbosa e la sensazione di schifo e disgusto (in senso positivo) è a tratti insopportabile. Criptico e spiazzante il finale, ma non per questo deludente. Davvero notevole!

Zoltan 12/07/20 12:06 - 201 commenti

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Film di altissimo impatto metaforico, in cui più dell'impatto visivo (a parte un paio di flashback ci si trova sempre nello stesso claustrofobico ambiente) conta quello filosofico, con la metafora della lotta di classe che per certi versi segue la scia tracciata da Parasite. Non si eccede in spettacolarismi, la visione non è consigliata a tutti (per parti violente e per l'emergenza della sopravvivenza che sfocia in situazioni da stomaci forti), ma l'ottima cura della sceneggiatura permette al film di non diventare monotono e ripetitivo. Anzi, è facile empatizzare col protagonista.
MEMORABILE: "La m***a è più efficace della solidarietà umana".

Capannelle 14/08/20 17:48 - 3747 commenti

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Idea intrigante, metafora possente ma quando scegli un'ambientazione così ristretta sai già che attori e sceneggiatura devono lavorare di cesello per portare in fondo la durata del film. E questo accade per i primi 40 minuti, caratterizzati dall'ambiguità crescente e dalla presenza del vecchio. Poi la storia si sfilaccia, proponendo qualche buono spunto ma anche cose che non tornano o che conducono a un finale abbastanza fiacco. Adeguate fotografia e regia.

Deepred89 17/08/20 00:57 - 3312 commenti

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Le disparità sociali messe in scena con uno stile e un intreccio alla Vincenzo Natali: ambientazione claustrofobica e misteriosa, una manciata di personaggi, via con le regole del gioco e scatta la violenza. Buona estetica e bellissima idea di base, pure sviluppata degnamente, ma con troppi spiegoni atti a palesare metafore già chiarissime, fortunatamente bilanciati da una serie scorci violenti e splatter. Rispetto al tematicamente simile Parasite, contenuti meno assolutori ma più didascalici. Curiosa somiglianza della OST con quella di L'assassino è ancora tra noi.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Cotola • 20/03/20 17:21
    Consigliere avanzato - 3646 interventi
    Speriamo Daniela, speriamo.

    P.s.

    Trovare un titolo migliore, no? ;)
  • Discussione Herrkinski • 20/03/20 18:06
    Vice capo scrivano - 2305 interventi
    Ce l'ho in coda da vedere, commento a breve.
  • Discussione Didda23 • 20/03/20 20:00
    Comunicazione esterna - 5733 interventi
    Visto nel primo pomeriggio. Dire che mi ha deluso è un tenero eufemismo.
    L'idea non è nemmeno male, ma più consona per un cortometraggio che un lungometraggio.
    Registicamente nulla di eccezionale, la fotografia ricorda molto altre opere dalle ambientazioni simili ed il finale è di una pochezza di idee davvero disarmante (che ha confronto il primo Saw è un capolavoro inscalfibile).
    Nel mentre qualcosina qua e là si salva (le interpretazioni attoriali), me per il sottoscritto un filmaccio senza se e senza ma.
  • Discussione Galbo • 21/03/20 06:52
    Gran Burattinaio - 3777 interventi
    Visto anch’io, un film che fa il suo dovere (più che mai di questi tempi) di “portatore d’angoscia”. Non mi è dispiaciuto ma concordo con Didda sul finale debole. Sono convinto che venga parecchio ridimensionato ad una seconda visone ma non credo che mi cimenterò a breve......
  • Discussione Daniela • 21/03/20 09:58
    Consigliere massimo - 5298 interventi
    Didda23 ebbe a dire:
    Visto nel primo pomeriggio. Dire che mi ha deluso è un tenero eufemismo.

    Didda, a questo punto sorge spontanea una domanda, in quanto questo potrebbe avere influenzato in maniera decisiva la tua valutazione: ma a te piace o non piace la panna cotta? ;o)
  • Discussione Didda23 • 21/03/20 11:30
    Comunicazione esterna - 5733 interventi
    In realtà mi piace da impazzire.
  • Discussione Caesars • 21/03/20 14:41
    Scrivano - 11352 interventi
    Daniela ebbe a dire:
    Didda23 ebbe a dire:
    Visto nel primo pomeriggio. Dire che mi ha deluso è un tenero eufemismo.

    Didda, a questo punto sorge spontanea una domanda, in quanto questo potrebbe avere influenzato in maniera decisiva la tua valutazione: ma a te piace o non piace la panna cotta? ;o)


    non ho visto il film, e non so se li vedrò mai, ma la domanda di Daniela mi ha incuriosito parecchio...
  • Discussione Daniela • 14/04/20 14:15
    Consigliere massimo - 5298 interventi
    Soprattutto chi ha apprezzato il film, suggerisco la visione di un'altra metafora incentrata sul cibo con annesso sprofondamento nell'abisso, ovvero il cortometraggio Next Floor diretto da Denis Villeneuve, visibile qui:
    https://www.youtube.com/watch?v=t60MMJH_1ds
  • Discussione Bubobubo • 15/04/20 11:20
    Call center Davinotti - 223 interventi
    Grazie mille Daniela, lo guardo subito!
  • Discussione Rambo90 • 20/04/20 02:43
    Pianificazione e progetti - 330 interventi
    Daniela ebbe a dire:
    Soprattutto chi ha apprezzato il film, suggerisco la visione di un'altra metafora incentrata sul cibo con annesso sprofondamento nell'abisso, ovvero il cortometraggio Next Floor diretto da Denis Villeneuve, visibile qui:
    https://www.youtube.com/watch?v=t60MMJH_1ds


    L'ho appena visto, ti ringrazio mi è piaciuto. Molto più criptico del Buco, anche perchè è un corto, ma ugualmente penetrante come metafora. E poi Villeneuve girava già molto bene.