Dogville

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MMJ Davinotti jr

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

C'è una sola cosa da salvare, in questa filosofeggiante opera sopravvalutata e pedante, ed è il set: l'intero film è girato sul palcoscenico d'un teatro dove mirabilmente Von Trier ha disegnato la planimetria di un quartiere (che sarebbe poi la città di Dogville, sulle Montagne Rocciose). Su Elm Street, la via principale, si aprono le case unidimensionali dei suoi quindici abitanti: non ci sono pareti, finestre, case ma solo linee di demarcazione come in una qualsiasi piantina catastale. I personaggi vi si muovono tra qualche arredo poggiatovi sopra, aprendo porte che scricchiolano ma non eistono. Un tocco di genio che amplifica la teatralità del film, già evidenziata dalla sua struttura a nove atti più il prologo. A Dogville arriva Grace...Leggi tutto (Nicole Kidman), in fuga dai gangster, e vi cerca rifugio. Sarà accolta con diffidenza ma grazie alla sua disponibilità conquisterà la fiducia dei quindici bizzarri abitanti. Finché... Una storia drammatica come tante, resa insopportabile dall'ampollosità dei dialoghi e dall'allucinante durata (ben 2 ore e 50 minuti, risotti al cinema, in Italia, di tre quarti d'ora recuperati nell'edizione in dvd), con un finale interminabile tremendo. La sceneggiatura, messa in scena con tale affanno, diventa quasi una sfida ala resistenza dello spettatore, Nicole Kidman appare spaesata, rapita, in estasi come il suo meditabondo amante, interpreti di un cinema che pare il teatro di cent'anni fa. E cambiare improvvisamente registro buttandola sul feroce/anticonformista pare proprio l'ennesimo colpo basso per attrarre capziosamente il pubblico.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Galbo 22/12/07 07:16 - 11387 commenti

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Singolare film del regista danese Von Trier, Dogville è l'antitesi del cinema di impostazione classico ma omaggia evidentemente il contenuto sopra il contenitore. L'abolizione di scenografie ed altri orpelli esteriori è conforme evidentemente alla scelta di puntare tutto su parola e dialoghi, affidandosi all'attore e trovando un riscontro positivo nel magnifico cast: Nicole Kidman è autrice di una delle migliori prove della carriera: il suo personaggio è il simbolo della redenzione ma anche (alla fine) del riscatto.Ottimo comunque tutto il cast

Capannelle 5/03/08 11:17 - 3721 commenti

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Originale opera di Lars Von Trier dai toni drammatici che raccontano di una donna cui viene tolta ogni dignità e speranza, nell'indifferenza generale del villaggio dove è capitata. Gli abitanti nascondono infatti una forte ipocrisia dietro ad un sorriso di facciata che permette loro di vivere in pace con sè stessi. Ho parlato non a caso di opera perché la scenografia è tipicamente teatrale e minimale. Bene la Kidman, intensa in tutte le sfumature del suo personaggio come gli altri attori. Finale apocalittico, forse poco logico ma liberatorio.

Pigro 27/06/08 09:52 - 7789 commenti

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Una donna arriva in una città dove prima è accolta e poi maltrattata. Finale biblico (la ragazza è in effetti una sorta di angelo negli Usa degli anni 30) alla Sodoma e Gomorra. Ancora un film che riporta in filigrana la presenza ultraterrena nei fatti inspiegabili della realtà. Che il film sia completamente allegorico è esplicito: la città è solo una mappa di segni bianchi tracciati sul pavimento di uno studio cinematografico, quindi nessun realismo scenico a favore di un iperrealismo narrativo in senso teleologico. Affascinante.

Matalo! 6/01/09 11:42 - 1368 commenti

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La supponenza di questo regista si associa alla superficialità dei suoi film; in questo caso ambientare questa storia (storia?) in un palco con solo i segni delle scenografie è un'idea adolescenziale e finto-autorale. Purtroppo molti, alla ricerca del cinema "elevato", ci cascano e plaudono a questa bagatella di un regista che ha smesso di dire qualcosa dopo il primo film. Kidman brava ma assolutamente spaesata; allora aridateme "Ore 10: calma piatta"!!!

Enricottta 28/05/09 15:28 - 507 commenti

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Dogville è una piccola cittadina americana degli anni 30. Una sera, una ragazza inseguita da alcuni spari di revolver ci si ritrova per caso o per combinazione e questo cambierà il corso della sua vita e il destino della ridente cittadina. Detta così è semplice, invece il film è un coacervo di emozioni contrastanti sempre in bilico tra il freddo dell'ambientazione, (decisamente beckettiana) e la tiepida rabbia dei dialoghi. Attori diretti molt bene, regista veramente furbo, tentativo di "affresco americano" non riuscito. Titoli di coda azzeccati.

Daniela 26/11/10 08:02 - 9397 commenti

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Grazia fuggiasca, finita in una città metaforica ai confini del nulla - prima spera poi dispera, infine si trasforma in Giustizia, umana quindi spietata, perchè gli uomini, a differenza dei cani, devono essere chiamati a rendere conto delle proprie azioni, subendone le conseguenze. Film che si può amare o detestare, oppure si può ammirare senza amarlo, Dogville ha tutta la pesantezza dell'apologo (im)morale, sottolineata dalla pedanteria della voce narrante. Non lo amo, ma subisco il fascino della messinscena e del sadismo che lo permea.

Giapo 1/10/09 10:06 - 232 commenti

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Feroce parabola sulla natura umana. Attraverso le pareti invisibili delle case scopriamo la meschinità, l'ipocrisia e i pregiudizi che si nascondono dietro le regole del buon vivere. Il potere corrompe l'animo senza distinzioni di classi sociali, alla fine i carnefici si confondono con le vittime. Agghiacciante, potente.

Pinhead80 2/10/09 20:30 - 3948 commenti

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Questo è un film che si può amare od odiare profondamente, non esistono mezze misure. A partire dalla concezione di film come teatro, dal paesaggio disegnato e dai confini che non esistono (almeno apparentemente, perché sociologicamente parlando di confini ve ne sono e molti). Grace (un'ottima Nicole Kidman) rappresenta lo straniero, l'altro di cui abbiamo paura e da cui cerchiamo di difenderci ad ogni costo. Ben congegnato anche il finale. Primo film di una trilogia. Da vedere!

Domino86 11/05/10 11:08 - 546 commenti

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Personalmente reputo il film sopravvalutato, o forse è un tipo di pellicola che non lascia spazio a mezze misure. Bella la scelta d'ambientazione, tutto avviene sopra un palco, non ci sono spazi né demarcazioni. Bravissima Nicole Kidman, ma il mio pallinaggio rimane basso.

Enzus79 23/07/10 16:44 - 1802 commenti

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Lo scenario di Dogville è il teatro: ed è questo il punto originale della storia. Poteva risultare negativo, ma invece il danese Von Trier sa fare il suo lavoro, sia per quanto riguarda la sceneggiatura che per quanto riguarda la regia. Non annoia, anzi. Sottovalutato.

Luchi78 2/08/10 14:19 - 1521 commenti

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Esperimento simil-teatrale che si dilunga davvero troppo fino a stancare lo spettatore. La voce fuori campo e la staticità della scenografia non aiutano a digerire il mattone, che è inoltre permeato da una forte critica sociale. Riscatto finale, addirittura con i titoli di coda che danno finalmente un contenuto realistico a quello che si è visto.

Nando 16/09/10 20:53 - 3476 commenti

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Von Trier presenta e gira questa pellicola singolarmente allegorica che traccia una certa linea di commistione tra film e dramma teatrale. Tutto è ambientato su un palcoscenico e la cattiveria ed il cinismo degli abitanti della cittadina è iperrealistico quanto inquietamente lucido. La Kidman mostra il suo lato teatrale con una convincente interpretazione.

Deepred89 5/10/10 11:16 - 3283 commenti

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Un esperimento originale ma poco riuscito, che fallisce a partire dalle tanto idolatrate scenografie (un palcoscenico), le quali, accostate ai bruschi movimenti di macchina tipicamente vontrieriani, creano una fastidiosa atmosfera da backstage che distrugge qualsiasi possibilità di empatizzare coi personaggi o di rimanere coinvolti dalle vicende. Vicende che a ben vedere sono quelle classiche del regista: il solito dramma ricattatorio e compiaciuto, stavolta chiuso da inutile ribaltamento conclusivo. Straniante la presenza della Kidman.

Cotola 25/03/11 00:21 - 7525 commenti

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Al danese più presuntuoso della storia del cinema non piacciono le cose semplici, si sa. E così anche stavolta si diverte a raccontare a modo suo, con la solita spocchia, i soliti tecnicismi e formalismi gratuiti (tanto per esempio la messa in scena), eppure riesce ad essere meno indigesto del solito (nonostante una durata di 135 minuti) ed anzi a tratti intriga ed interessa. In ogni caso fumoso come non mai, tanto che (ovviamente) la critica si è sbizzarrita ed “eccitata” nell’attribuirgli i più svariati significati.

Mickes2 12/06/11 17:52 - 1668 commenti

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Un’interminabile mattonata! Una pièce teatrale con toni alienati e drammatici priva di mordente. Sempre in bilico tra il compiaciuto e l'eccessivo, messa in scena interessantissima con le sole righe bianche a fare da confine materiale, che si contrappongono a confini ben più marcati all'interno di Dogville, ma la vicenda si dipana eccessivamente romanzata, soporifera e flebile; non estrapola emozioni, non ha quel respiro e quella verve necessaria per attecchire e sostenere i 178 minuti di pellicola. Finale del tutto sensazionalistico e fumoso.
MEMORABILE: Bella la confezione e la Kidman è davvero brava.

Almicione 4/08/13 02:45 - 765 commenti

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Devastante, aspro, penetrante, complesso, crudo capolavoro. Partendo dall'originale idea di una scenografia "finta" (rappresentante l'ipocrisia degli abitanti), propria di un "making of" e che ricorda un palco teatrale (anche grazie alla regia), Von Trier racconta in modo sublime la storia della giovane Grace arricchendola di una spietata, schietta, ineguagliabile critica all'umanità. Numerosissimi i pregi di questo film, tra cui la più veritiera rappresentazione dei sentimenti umani. Finale ottimo!
MEMORABILE: L'intero monologo finale del narratore.

Buiomega71 24/01/14 00:47 - 2263 commenti

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Dopo un primo tempo prolisso e senza mordente, Lars scatena tutta la sua furia: prima sul corpo vilipeso della Kidman (abusata e umiliata), poi nel liberatorio e allucinato finale (di cui mi sono beato e non ho avuto pietà nemmeno per i bambini - e qui sta la forza di Lars nel nome di una vendetta quasi biblica). Però resta il suo film meno riuscito, con una fastidiosa voce narrante e alcune stucchevolezze. Il martirio della Kidman, poi, è troppo simile a quello patito da Emily Watson ne Le onde del destino. Geniale il set teatrale e divina la fotografia.
MEMORABILE: La crudele rottura delle statuine; "Sterminateli tutti!"; "Young Americans" di David Bowie sui titoli di coda; La ripresa dall'alto velocizzata; Il cane.

Bergelmir 5/04/14 14:52 - 160 commenti

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Uno sperimentalismo a tutti i costi che, pur partendo da alcuni presupposti interessanti, finisce per diventare un gioco di maniera, noioso e inconcludente. Intendiamoci: l'idea di eliminare completamente la scenografia e di far recitare tutti in un quartiere immaginario, dove le abitazioni sono ridotte a striscie bianche sul pavimento è a suo modo geniale, ma questa trovata (anti)estetica non riesce a dare da sola l'impeto necessario a un film che altre ragioni d'essere non ha.

Rebis 1/05/14 12:08 - 2088 commenti

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La letterarietà della voce narrante, l'analisi dei rapporti umani, l'accurato disegno delle luci, danno forma ad un'allegoria biblica tanto apodittica e autoreferenziale da perdere ogni contatto con la realtà storica posta in esame: l'America ha distrutto "la grazia"? Peccato che tanta levatura morale non sia mai esistita e che la vacuità degli assunti vada a discapito della messa a fuoco sociologica. L'astrattismo scenografico perde gradualmente di significato e il finale è semplicemente infantile ed esorbitante. Solito artefatto vontrieriano che capitola in una provocazione fine a se stessa.
MEMORABILE: I titoli di coda con le foto - mute e attonite - che scorrono su "Young Americans" di David Bowie.

Jdelarge 14/10/14 02:00 - 874 commenti

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Dietro a una scenografia sicuramente originale e molto "aperta", utile a descrivere la vita di un minuscolo paese in cui nulla può essere nascosto, si cela una storia decisamente confusa, che Von Trier stesso non riesce a mettere a fuoco. L'arrivo di Grace (un'ottima Nicole Kidman) mette a nudo le debolezze degli abitanti di Dogville, che rappresentano gli abitanti del pianeta terra. Il finale, però, sconvolge tutto e dunque il vero senso della storia non riesce più a emergere in maniera limpida. Eccessivo.

Nexoe 18/07/15 17:25 - 1 commenti

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Altro che spocchia, onanismo formalistico e superficie. Questa è una splendida favola gnostica ricca di contenuti e che si muove tra coordinate molto precise: vi dice niente la grazia (Grace) misericordiosa del Nuovo testamento in antitesi al Padre vendicativo del Vecchio? Vi dice niente Mosé a guardia del villaggio? Lungi dall'essere un puro esercizio di stile, c'è solo bisogno di un quadro di riferimento entro cui interpretarlo: il cristianesimo. Un'allegoria filmica da leggere come un libro.
MEMORABILE: Il dialogo finale tra il Dio che tutto perdona (Grace) e il Dio della giustizia vendicativa (il Padre); I gangster (potenze malvage) mandati dal Padre.

Il ferrini 12/11/15 14:26 - 1685 commenti

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Un incubo. Una prolissa e soporifera rappresentazione teatrale in cui non succede niente per tre ore. Sì, avete letto bene: tre ore. Tre ore di nulla, con attori che recitano su un palco totalmente spoglio. Non so dire se è più presuntuoso nella forma o qualunquista nei contenuti. Dogville rappresenta in assoluto l'opera più brutta mai concepita da un essere umano nella storia.

Fauno 8/02/16 00:18 - 1919 commenti

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Encomiabile l'originalità pazzesca di un film che sembra girato sul plastico di un giocattolo in miniatura; se uno non lo pianta subito lì può vedere come tante persone mostrino i loro limiti e le loro debolezze, ironizzino perfino sulla loro arretratezza per poi pugnalare alle spalle e sfruttare nelle maniere più becere e meschine chi ha dato loro il meglio di sé. Tanto che per il finale - che rende giustizia dopo una disquisizione di filosofia pratica a dir poco divina - non finivo più di esultare... Von Trier conosce come pochi la bestia umana!
MEMORABILE: L'apologia di se stesso di Thomas, prolungata all'inverosimile; L'evidenza negata da Vera e la tortura mentale che compie verso il capro espiatorio.

Medicinema 23/01/17 21:27 - 89 commenti

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Girato in una sorprendente ambientazione teatrale, che valorizza al meglio le prove attoriali, l'opera di Von Trier è una condanna senza appello al genere umano, alle debolezze, alle pulsioni animalesche, agli impulsi atavici celati a fatica dietro le convenzioni sociali, che corrompono perfino l'innocenza fanciullesca. Che si ami o si odi, il regista danese non lascia mai indifferenti e qui si avvale di un cast in gran forma, che fornisce un'ottima prova corale. Menzione speciale per la Kidman e un'intenso Caan, insieme in una splendida scena.
MEMORABILE: Il duetto Kidman/Caan; L'inizio dell'incubo con protagonista il bambino.

Gippal 20/04/17 15:43 - 86 commenti

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Grezzo, per scelta; si sgretola alla vista, informe, sparpagliandosi fino a perdersi, chissà dove, chissà perché. E allora mancano i set tradizionali, tra scene teatrali e parche. La cinepresa si sposta e ondeggia, senza fine, fastidiosamente, mentre tu spalpebri e maledici, chiedendoti se un passante avrebbe fatto di meglio. Ma una storia, per essere raccontata, ha forse bisogno della perfezione? No! Impossibile non uscirne trafelati, boccheggiando, mentre sensazioni ti sconquassano. Preghi di uscirne vivo. Fino al finale, fino alla buglia.

Bubobubo 13/08/18 14:34 - 1199 commenti

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Se lo spunto narrativo è abbastanza convenzionale e lo svolgimento in sé non riserva grosse sorprese, sono la messa in scena astratta e poveristica (un teatro che si fa mondo) e la subdola bidimensionalità di tutti i personaggi coinvolti (grandiosi Patricia Clarkson e Paul Bettany) a risaltare e conquistare. La mano di Von Trier porterebbe a gioire della risoluzione finale del dramma anche il più garantista dei suoi aficionados. Durata monstre, ma non fiaccante.
MEMORABILE: La sadica punizione di Vera verso Grace, rea di averle sedotto il marito Chuck.

Paulaster 8/11/18 10:00 - 2783 commenti

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Ragazza in fuga verrà nascosta da una comunità. Confezione iperteatrale (buone alcune intuizioni come lo scivolo per le macchine e le inquadrature da lontano) per una storia di ordinaria ipocrisia. Von Trier spazientisce con un narrato fuori campo continuo e per prendersi gioco di star di Hollywood che aprono finte porte. La Kidman regge in una recitazione frustrata a dir poco e il resto del cast sembra finto come le disegnate scenografie. Chiusura neutra nonostante il clima da gangster.
MEMORABILE: Il figlio Giasone che spinge la culla; La campana sospesa; Lo stupro; La Kidman sul camion tra le mele inquadrata dall’alto.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Rebis • 28/04/14 19:58
    Comunicazione esterna - 4283 interventi
    Sarà, ma messa così, il film mi sembra ancora più fumoso e superfluo...
  • Discussione Buiomega71 • 28/04/14 20:27
    Pianificazione e progetti - 21907 interventi
    Rebis ebbe a dire:
    Sarà, ma messa così, il film mi sembra ancora più fumoso e superfluo...

    Non male discuterne (piacevolmente) a lungo di un film "superfluo" ;)
  • Discussione Rebis • 28/04/14 20:31
    Comunicazione esterna - 4283 interventi
    Già, ma si parla spesso e a lungo di cose superflue :)
    Ultima modifica: 28/04/14 20:31 da Rebis
  • Discussione Buiomega71 • 28/04/14 20:33
    Pianificazione e progetti - 21907 interventi
    Rebis ebbe a dire:
    Già, ma si parla spesso e a lungo di cose superflue :)

    Non mi pare questo il caso :)
  • Discussione Rebis • 28/04/14 21:08
    Comunicazione esterna - 4283 interventi
    Lasiamo ai posteri l'ardua sentenza :)
  • Discussione Pigro • 29/04/14 09:52
    Consigliere avanzato - 1485 interventi
    Concordo sull'arbitrarietà delle foto dei titoli, ma d'altra parte è un'arbitrarietà relativa: l'America diventa più che altro una proiezione ideale. Sempre per rimanere in tema biblico, è un po' come la "Babilonia" che ritorna spesso al di là della realtà oggettiva e storica di quella città: luogo mitico (anche se assolutamente concreto e reale) per alludere al massimo dell'abiezione. O, al contrario, "Gerusalemme", completamente dematerializzata dalla propria concretezza. Forse non sono paragoni perfetti, ma possono far intuire cosa possa voler essere la "America" per Von Trier. I titoli dicono: adesso vi parlo della storia dell'America; ma poi si parla dell'America ideale che è luogo simbolico della perdita dei valori. Uno scarto che poggia non sull'asse della storia, ma dell'etica.

    .......e comunque l'Infinito come idillio sulla miopia è un'idea magnifica!!!
  • Discussione Rebis • 29/04/14 10:33
    Comunicazione esterna - 4283 interventi
    Grazie Pigro, d'altra parte la miopia di Leopardi è suffragata da dati certi :)

    Tornando a Dogville... il problema però rimane sempre storico: Babilonia e Gerusalemme sono diventati dei luoghi mitici perché vi sono accaduti dei fatti paradigmatici e specifici, tramandati e consolidati. E sono città, non nazioni. Ora, trascendere l'"America" nel luogo in cui la grazia è stata violata e corrotta mi sembra un generalizzazione assoluta - lo stesso si potrebbe dire di molti altri paesi - tutto si riduce a una blanda provocazione che non aggiunge, spiega o puntualizza alcunché... E' come proiettare il mito dell'eden su un'aiuola calpestata: non c'è proporzione, sono due pesi e due misure.
  • Discussione Pigro • 29/04/14 12:05
    Consigliere avanzato - 1485 interventi
    Sì, certo, d'altra parte stiamo pur sempre parlando di un film e di un regista cinematografico, non di un trattato scientifico scritto da uno storico... Voglio dire, certamente Von Trier può infiorettare quel che fa con tutte le teorizzazioni che vuole, dopodiché si tratta pur sempre di fare un film. E' come mi capita non raramente (scusate se mi sposto sul mio campo) quando leggo presentazioni di spettacoli teatrali scritte dai registi, in cui vedo analisi pazzesche di sociologia, filosofia, antropologia... poi vedi lo spettacolo e non c'è nulla di tutto ciò: solo uno spettacolo, che quindi sarà meglio giudicare in quanto tale, a prescindere dalle elucubrazioni spesso masturbatorie dei suoi autori. Ora, uno studioso di Von Trier dovrà sicuramente analizzare le parole del regista in rapporto a questo film, ma in quanto spettatore io vedo il film e quello giudico. E per me l'America qui compare come entità simbolica, e questo è a mio avviso convincente (l'America è il "nuovo mondo", che però si rivela essere come il "vecchio mondo": sembra la nuova Gerusalemme e invece è la vecchia Sodoma e Gomorra).
    E comunque, ricorda che Von Trier è quello che ha teorizzato Dogma e non l'ha praticamente mai applicato... e questo la dice tutta su come le sue dichiarazioni costituiscano spunti intriganti, ma sconnessi rispetto alla materia delle sue opere.
  • Discussione Rebis • 29/04/14 15:03
    Comunicazione esterna - 4283 interventi
    Guarda Pigro, hai assolutamente ragione quando dici che a volte bisogna rilevare le discrepanze tra intenti dell'autore e opera fatta e finita per poi ignorarle e godersi quello che c'è, ma in questo caso le premesse (una trilogia sulla società americana) non mi sembrano né pretenziose né complesse (anzi lasciano margini molto ampi) ed è l'autore stesso a (ri)metterle in campo alla fine del film: io sarei stato anche ben disposto a dimenticarle quelle premesse, e invece se c’è una cosa che non scorderò mai di Dogville sono proprio quelle foto (materia del film) che dopo tre ore di avvicendamenti scorrono restando più mute e attonite che mai.
    Ultima modifica: 29/04/14 15:16 da Rebis
  • Discussione Gestarsh99 • 29/04/14 15:56
    Scrivano - 14491 interventi
    Questa dibattito sugli intenti autoriali più o meno pretestuosi mi ha riportato alla mente un binomio più reticente e delirante: Jack Torrance e il genocidio degli indiani d'America.