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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Bisogna dare atto a Maccio Capatonda di perseguire una personale via alla comicità che in Italia nessun altro ha le capacità (o il coraggio, se vogliamo) di tentare. Incurante di quanto possa apparire ingenuo, addirittura insopportabile per molti, Capatonda prende spunto dai temi che l'attualità offre soprattutto nel campo dei media per stravolgerli e parodizzarli utilizzando l'arma del demenziale. Un'arma da sempre poco usata in Italia, spesso non capita, lontana dalla nostra tradizione fatta prima di tutto di interpretazione, di espressività, di volgarità sbracata o di timidezza e rassegnazione. Maccio no: studia le sue storie, i dialoghi, le singole battute talvolta anche senza saper eliminare ciò che scade troppo nello scontato (la...Leggi tutto "banda larga" di internet confusa con la banda di paese) ma proponendo altresì intuizioni sorprendenti (la figura sacra di San Ceppato). Si sdoppia e si moltiplica (l'onorevole corrotto che sfoglia sullo smartphone i colleghi da "comprare subito" come su ebay e il mite padre di famiglia oppresso da moglie e figli) facendosi affiancare dall'inseparabile Herbert Ballerina e piazzandosi nel solito improbabile paesino del centro Italia (Acitrullo) abitato da vecchi mezzo rincretiniti, autentico topos della nostra commedia recente. L'idea è quella di rendere Acitrullo importante mèta turistica seguendo l'esempio di Cogne o Avetrana, teatri di efferati delitti al centro delle cronache. Qui la vittima è la filantropa locale (o meglio "licantropa", come vuole il non così felice gioco di parole), soffocatasi in salotto con un dolcetto davanti agli occhi di sindaco (Capatonda) e vicesindaco (Ballerina), lì per implorare l'ennesimo finanziamento. Dopo aver assistito alla disgrazia, i due decidono di fingere sia stata ammazzata e la accoltellano “a distanza”. Subito la trasmissione "Chi l'acciso" (condotto da una Ferilli in versione vamp) accorre e il caso si fa nazionale, con tutte le immaginabili (ma anche inimmaginabili) conseguenze comiche che ne derivano. L'argomento e l'ambientazione non sono così originali, come detto; è il trattamento ad esserlo. La ricercata idiozia dei protagonisti produce situazioni insolite, con gag e situazioni a loro modo memorabili (oltre all'improbabile dialetto che storpia l'ultima lettera delle parole si veda la fuga a Campobasso, sempre immaginata come la metropoli al centro dei sogni più proibiti nemmeno fosse Las Vegas). Purtroppo manca ancora una regia in grado di organizzare al meglio il materiale, di amalgamarlo per dargli un'accettabile forma cinematografica. E' anche questo a provocare talvolta una sorta di imbarazzo in presenza di freddure che altrimenti risulterebbero semplicemente trascurabili. Non un film per tutti, quindi; in molti storceranno il naso come accadde per ITALIANO MEDIO, ma la spiazzante forza di alcune intuizioni colpisce, si stacca da tutto ciò che produce di norma la commedia nostrana e si sistema in un limbo grottesco e surreale che vien voglia di capire meglio, di studiare magari riconoscendo al Capatonda attore qualità non comuni. Al punto che l'incontro con Frassica, solitamente abituato a dominare la scena estraniandosi dal contesto, diventa qui al contrario un momento in cui riflettere su una indubbia comunità d'intenti. Certo, la sensazione è di procedere per sketch (simpatici i “Viaggi sventura” proposti da Ninni Bruschetta), di incappare in tempi comici sballati, di osservare qualcosa che il vicino al cinema probabilmente troverà sciocco e disgustoso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/03/17 DAL DAVINOTTI
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Markus 4/03/17 11:40 - 3254 commenti

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Se in Italiano medio parlavo di occasione mancata per via di qualche momento di stanca, con questo secondo lungometraggio tiro giù il cappello per la quantità di situazioni comico/demenziali spalmate su tutta la durata senza un attimo di sosta. L'idea di coniugare la smania della cronaca nera in tv con una vena di intelligente satira appare convincente, così come le interpretazioni di un cast evidentemente collaudato che apporta, ognuno il suo, valore aggiunto ai personaggi. Una risata forse non per tutti: questo l'unico limite del film.

Ryo 16/03/17 02:36 - 2169 commenti

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Adoro Maccio Capatonda e il suo stile di comicità e questo film non delude le aspettative: una sceneggiatura irriverente e pungente, che fa il verso alla mercificazione mediatica degli omicidi mettendo in risalto e portando a conseguenze estreme tutti gli aspetti e le dinamiche che accadono nella realtà. Maccio stesso si ritaglia tre ruoli, interpretati tutti benissimo. Solito cast affezionato di contorno (gli immancabili Ivo Avido, Herbert Ballerina, Rubert Sciamenna) e un poco sfruttato cameo di Nino Frassica.
MEMORABILE: La troupe di chi l'acciso; Gli oggetti a metà di Frassica; Gli esempi di Herbert Ballerina.

Macbeth55 6/03/17 08:14 - 34 commenti

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In tempo di guerra ogni pertugio è porto, d'accordo, ma fino a un certo punto. Il film gioca la carta del demenziale a tutti i costi (persino lo storpiamento dei nomi tipo Guido La Vespa...) ed è ovvio che qualche risata la domenica sera ci scappa. Meglio sarebbe se i ben sei sceneggiatori fossero rimasti in quest'ambito tout court. La pretesa di satira al sistema mediatico dei paesi-teatro in cui sono avvenuti i più noti delitti dell'ultimo ventennio, paradossalmente involve il film e contribuisce a evidenziare le (poche) scene più volgari.

Gabrius79 8/03/17 23:27 - 1186 commenti

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Maccio Capatonda e l'inseparabile Herbert Ballerina sono i protagonisti di questa sagra del grottesco e del surreale che snocciola qualche battuta gustosa ma alla fin fine non c'è nulla per cui sbellicarsi. Una gradevole Ferilli ha il ruolo di una giornalista tv un po' vamp e un po' sadica. Il resto del cast si limita alla sufficienza, compresi Frassica e Bruschetta relegati a un semplice cameo. Questo genere di film o si ama o si odia. Riuscito? Insomma.

Taxius 10/03/17 13:22 - 1643 commenti

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Un film demenziale e solo all'apparenza scemo; è in realtà una forte critica alla televisione del dolore che specula sulle disgrazie della gente. Bersaglio principale è Barbara D'Urso (e il suo programma), parodiata ottimamente dalla Ferilli. Capatonda evidenzia come la caccia all'assassino sia solo un fattore di share in quanto ormai è tutto spettacolo, tanto che la polizia pare asservita ai media. Pieno di trovate geniali come quella di San Ceppato e del padre sottomesso a moglie e figli. Fa morire dal ridere.
MEMORABILE: I miracoli di San Ceppato; I vecchietti e la musica techno; I fratelli Pelosi.

Mtine 11/03/17 13:04 - 224 commenti

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Dopo un esordio originale ma schizofrenico nella qualità delle gag e negli spunti narrativi, Maccio Capatonda gira un film che riesce nell'impresa di far ridere per tutta la sua durata, pur mantendendosi fedele allo stile che lo ha reso celebre in televisione. La storia offre spunti interessanti, per quanto tenda a ripetersi nella fase centrale e si conclude con un inaspettato e riuscito epilogo thriller. Molto curata la caratterizzazione dei personaggi, eccellente l'interpretazione poliedrica del regista. Imperfetto ma sorprendente.
MEMORABILE: Maccio Capatonda padre e marito del Nord in una famiglia napoletana; Il sempre "illuminante" Rupert Sciamenna.

Darkrain 15/03/17 22:52 - 4 commenti

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Divertentissima, demenziale e folle commedia realizzata da un Maccio in gran forma. Se Italiano medio risultava troppo acerbo, spesso farraginoso, lento, slegato e con tempi comici altalenanti, qui Maccio azzecca tutto: battute, gag, ritmo, tempi comici... Anche la regia è nettamente migliore rispetto all'opera precedente, più solida e meno "televisiva". La migliore commedia di quest'anno e uno dei migliori film comici italiani degli ultimi 10 anni: fa ridere (tanto) e riflettere. Bravo Maccio, continua così!

Puppigallo 22/03/17 22:20 - 4497 commenti

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Meglio del precedente, perché qui si assapora di più il Maccio puro, con le sue assurdità demenziali, i giochi di parole e i personaggi non terra terra, sottoterra terra (il livello medio è quello). Certo, non tutto funziona; e le cadute non mancano. Ma se si è estimatori del protagonista e della sua inseparabile spalla, ecco che si potranno apprezzare i duetti verbali e le loro uscite con gli sfortunati che li incroceranno, come la poliziotta, che avrà a che fare con l'amarone, che fa sembrare dopo tutto buono. Nota di merito per San Ceppato, di nome e di fatto. Non male, dopotutto.
MEMORABILE: Il cartello "Strada di merda"; "Qual è il numero del 112?"; La perquisizione della paglia con: forcone, pistolettate e fuoco; La lana "Marinos".

Dusso 21/06/17 13:33 - 1533 commenti

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La scritta sui titoli di testa è una trovata simpatica ma il film, che parte da una buona idea, non mi ha soddisfatto: alcune volgarità non fanno ridere e Ballerina (molto meglio in Quel bravo ragazzo) poche volte riesce a dare il meglio di sé; insomma, a livello di comicità non va oltre la sufficienza. Simpatica la Ferilli in ruolo alla Barbara D'Urso mentre ricordare Lorenza Guerrieri come una bella donna e vederla ingrassata e invecchiata (nel ruolo della contessa) fa male agli occhi.

Galbo 12/07/17 07:53 - 11343 commenti

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La comicità di Maccio Capatonda non irresistibile nel primo film da lui realizzato, trova miglior compimento in questo secondo lavoro. L'autore si cimenta in una sceneggiatura ben strutturata che colloca gag e battute in un preciso contesto abbandonando le facilonerie di un certo cinema comico e non disdegnando riferimenti facili ma tutto sommato godibili allo spettacolo mediatico imbastito dalla "TV del dolore". Ben scelti gli attori, con una Ferilli particolarmente efficace e un protagonista che interpreta più ruoli con efficacia.Non male.

Il ferrini 14/07/17 01:12 - 1661 commenti

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Sebbene ancora piuttosto lontana dalla grammatica cinematografica, questa seconda fatica di Capatonda convince più della prima, forse per la maggiore organicità o magari per il bersaglio satirico meglio definito: lo sciacallaggio mediatico sugli omicidi di provincia. La Ferilli, qui nel ruolo d'una sorta di Barbara D'Urso, è molto convincente, esilarante anche l'agente di viaggi Duccio Patanè. Certo, alcune battute fanno cadere le braccia, ma è innegabile che la pellicola nel complesso non disattenda le aspettative. Non male.
MEMORABILE: Il tentativo di distruggere il foglio dell'autopsia lanciandolo dal campanile.

Redeyes 7/09/17 10:22 - 2130 commenti

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Maccio amplifica i suoi improbabili personaggi in questa pellicola che ha buoni spunti, ma manca del ritmo necessario per definirsi ben riuscita. Si apprezza la povertà intellettuale dei personaggi, anche se Ballerina fatica e non poco, finendo per risultare fondamentale per la storia ma poco incisivo comicamente parlando. Di contorno buoni caratteristi e una Ferilli in gran forma. Non me la sento di condannarlo in toto, ma ad oggi continuo a preferire i classici cortometraggi del comico.
MEMORABILE: Sciamenna/San Ceppato; Il navigatore iniziale; Marinos.

Nando 6/01/18 23:20 - 3458 commenti

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La mirabile comicità demenziale di Maccio esplode notevolmente con questa pellicola di denuncia che attacca il sensazionalismo, la stampa e certe becere abitudini italiche. Una parodia che ha il pregio di strappare la risata e suscitare talvolta interessanti riflessioni. Ottimo il cast con numerosi caratteristi e una Ferilli perfetta nella parte. Una piacevole sorpresa.

Piero68 12/01/18 14:59 - 2754 commenti

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Continua il viaggio dissacrante di Macchia all'interno della TV mainstream e dei suoi programmi ma anche all'interno della politica. Meno geniale del precedente e sicuramente meno comico, almeno da un punto di vista delle gag, ha però il pregio di alzare il livello della satira diventando molto più diretto ed esplicito. L'incestuoso rapporto tra organi di polizia e (falsa) Tv sociale sottolinea come, spesso, la seconda sia costretta a fare il lavoro della prima giungendo però a soluzioni di comodo in nome dell'audience. Veritiero!
MEMORABILE: L'amaraccio e il babbacchione.

Il Dandi 14/01/18 00:21 - 1744 commenti

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Alla sua seconda fatica cinematografica Maccio riesce a congegnare una vicenda più compatta dove convogliare i suoi sketch. La critica sociale (all'invadenza della tecnologia e alla spettacolarizzazione morbosa della tv-verité) non è troppo originale, ma l'ambientazione paesana è sincera. Come sempre è nei dettagli (il bambino con la maglietta di "Gomorra" nell'agenzia di viaggi di Ninni Bruschetta) che Maccio si dimostra autore, mentre tra i suoi travestimenti di contorno si staglia dallo sfondo la caricatura del ministro Minniti.
MEMORABILE: San Ceppato (sic!).

Lythops 2/03/18 20:35 - 972 commenti

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Beh... se si superano i primi quindici minuti di smarrimento, si iniziano a intuire le ragioni che hanno portato alla realizzazione del film e si scopre che, dopotutto, per dire qualcosa di diverso o denunciare alcuni modi di vivere e intendere, la demenzialità e le caricature portate all'eccesso possono funzionare. Gradevole e naturale la Ferilli, che interpreta un personaggio migliore rispetto alla D'Urso cui evidentemente fa il verso, interessante la Truppo. Tutto sommato gradevole, anche se non mancano cadute di tono.

Bubobubo 3/10/18 13:13 - 1183 commenti

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Un'intuizione comica (San Ceppato) è assolutamente al livello del grottesco demenziale tipico di Maccio. Il resto, duole dirlo, è davvero deboluccio. Il problema è sempre lo stesso: giochi di parole paradossali e freakkerie situazionistiche non dissimulate hanno una portata dirompente sulla breve o brevissima distanza, ma tendono a smarrire tutto il loro potenziale con l'avanzare del minutaggio. Anche qui, alla fine, si ride pochino, ed è abbastanza tedioso (per non dire velleitario) l'inserimento narrativo del carrozzone mediatico. Peccato!
MEMORABILE: L'apparizione conclusiva di San Ceppato.

Rambo90 13/11/18 03:06 - 6317 commenti

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Capatonda azzecca il film mischiando la sua stravagante parodia dei generi (qui giallo e thriller) con una non stupida satira sul potere dei media e i suoi effetti. Prima parte nettamente migliore della seconda, veloce e divertente, poi il meccanismo si inceppa in una certa ripetitività pur riservando ancora un paio di bei momenti. Ottimo Macchia in tre ruoli, ma anche la Ferilli mentre Frassica è del tutto esornativo. Nel complesso buono.

Pinhead80 24/11/18 15:45 - 3887 commenti

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Questa volta il nostro Maccio Capatonda si cimenta in una parodia scanzonata e divertente delle trasmissioni che cannibalizzano le notizie derivanti dagli omicidi per accrescere a dismisura lo share televisivo. C'è sempre un unico difetto ed è la lunghezza dell'opera che non si confà con quelli che sono i ritmi comici dell'artista, che funziona meglio negli sketch. Detto questo si ride di gusto, soprattutto quando Herbert Ballerina capisce alla lettera con la sua solita faccia svampita rispondendo le cose più ignobili.

Pigro 20/10/19 10:32 - 7730 commenti

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Ancora una graffiante satira sociale mediata da una comicità surreal-grottesca, inconfondibile marchio di fabbrica di Maccio Capatonda. Per la sua divertente e graffiante opera seconda, ci trasporta nel paesino sperduto dove viene messo in scena un finto delitto. L’egoismo dei personaggi è talmente radicale e meschino da scavalcare l’etica per approdare a una dimensione etologica. La retorica dello spopolamento si intreccia poi con quella dei media e lo sfruttamento cinico del dolore e della cronaca. Divertente, implacabile, feroce.

Daniela 7/08/19 09:18 - 9206 commenti

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Quando una contessa muore di morte naturale, il sindaco di Acitrullo simula un delitto per ottenere l'attenzione del media e rilanciare le sorti del paesino che si va spopolando... Secondo lungometraggio per Capatonda, migliore del primo per una sceneggiatura più coesa in cui le gags si innestano in una satira niente affatto stupida sulla morbosità della gente nei confronti dei fatti di cronaca nera su cui speculano i giornali e la "tv del dolore". Comicità demenziale non per tutti i gusti, spesso sgangherata o banale, ma nel complesso le occasioni per ridere amaro non mancano.
MEMORABILE: L'agenzia che propone i viaggi nella sventura: tour nei campi rom, crociera sui barconi degli immigrati, gite sulle scene del crimine

Kinodrop 27/11/19 16:14 - 1458 commenti

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Capatonda ridicolizza i tanti cliché della tv più invasiva con una commedia comico-amara che vede un finto omicidio organizzato per ripopolare un paesino ormai in agonia. Una sfilza di personaggi certamente sopra le righe ben caratterizzati per dar risalto alle bassezze e agli egoismi nazional-popolari, tra cui spicca la verve della Ferilli ipertelevisiva alla caccia senza freni di scoop e colpi di scena. Non da meno il regista stesso in triplice veste, insieme al suo "vice" Ballerina con uno slang assurdo e brillante. Imperfetto ma pungente.
MEMORABILE: Le manovre per l'accoltellamento; Le interviste della troupe; San Ceppato; La famiglia turista "del dolore".
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Daniela • 7/08/19 13:13
    Consigliere massimo - 5068 interventi
    Il film è ambientato nell'immaginario borgo abruzzese di Acitrullo, 16 abitanti, alcuni dei quali in procinto di trasferirsi altrove, magari nella mitica Campobasso.
    A prestare il "volto" ad Acitrullo è Corvara in provincia di Pescara, che di abitanti ne conta ben 236.


    Fonte: https://www.cinematographe.it/rubriche-cinema/omicidio-allitaliana-dove-e-stato-girato-location-film/
  • Discussione Pigro • 20/10/19 10:37
    Consigliere avanzato - 1480 interventi
    Nei titoli, il film è firmato da Maccio Capatonda. Ma qui è segnato direttamente Marcello Macchia, al contrario degli altri titoli presenti sul Davinotti, dove è riportato "Maccio Capatonda (Marcello Macchia)". Direi di mettere anche qui lo stesso pseudonimo+nome.
    Pure la serie "Mario (18 episodi)" riporta solo il nome senza lo pseudonimo, e quindi anche quella andrebbe uniformata.