Happiness - Felicità

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Happiness
Anno: 1998
Genere: commedia (colore)
Note: e non "Happyness". Con un sequel: "Perdona e dimentica".
Numero commenti presenti: 22
Papiro: cartaceo

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Deepred89 4/07/07 10:40 - 3390 commenti

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Notevole. Gli attori sono ottimi, la regia è acida e pungente e la sceneggiatura, nonostante qualche lentezza, regge per tutta la durata e si chiude con un finale davvero indimenticabile. Sconsigliato al pubblico mainstream, consigliatissimo a tutti gli altri.

Xamini 16/07/07 01:40 - 1057 commenti

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Happyness vive in un permanente stato di ironia, per parafrasare il personaggio di Lara "Twin Peaks" Flynn Boyle. Lo si comprende subito, attraverso la prima di tante situazioni che Solondz si prende la libertà di descrivere al meglio, senza le ansie temporali tipiche del cinema americano moderno. E pur immerso in questo chiaro atteggiamento anacronistico, il film risulta ampiamente godibile, a tratti divertente, ma senz'altro acre. Poiché non si risparmia in amarezza ed è preciso nell'uso dei termini, specie nella bocca dello psicanalista Bill.
MEMORABILE: Il finale ha il suo perché, ma come non menzionare le inquadrature e le musiche alla Disney quando Bill nota il ragazzino alla partita?

Renato 7/11/07 13:42 - 1648 commenti

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Buon film. Il talento del regista si vede specialmente in come sviluppa storie apparentemente insensate o comunque poco interessanti tenendo ben desta l'attenzione dello spettatore... Resta, dopo la visione, l'idea di un film triste, con personaggi solitari alla deriva in una società che ormai non sembra nemmeno accorgersene più. Ottimo il cast, da Ben Gazzara in giù.

Galbo 13/02/08 07:47 - 11644 commenti

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Bel film frutto del talento del regista Solondz e che si caratterizza per la forte connotazione "politicamente scorretta". Volutamente disturbante e spiazzante, ma anche parecchio divertente l'opera è una feroce (ma in fondo realistica) immagine critica della moderna società che ha accantonato con disinvoltura il concetto di morale a favore di comportamente assolutamente spregiudicati che contemplano i gesti spesso più abietti in nome del raggiungimento di uno scopo. Ottimo il cast.

Supercruel 30/11/08 21:30 - 498 commenti

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Todd Solondz si prende decisamente i suoi tempi (lenti) e architetta un canovaccio che piano piano riesce a insinuarsi nello spettatore e a coinvolgerlo. Gli attori dimonstrano un buon talento (Hoffman, al solito, davvero maiuscolo) e vengono diretti con classe, tra momenti drammatici e altri altrettanto ironici, senza dimenticare un tono di fondo assai tagliente. Consigliato.

Daniela 7/09/09 12:48 - 10477 commenti

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Uno dei film più angosciosamente divertenti ed emotivamente spiazzanti che mi sia capitato di vedere. Si oscilla fra il disgusto e la pietà, fra lo sberleffo e l'imbarazzo, nell'osservare, come sotto vetro, questi personaggi nel loro vano agitarsi, con intrecci dominati dal caso o dalla follia. Cast perfetto, con punte di diamante: Flynn Boyle aguzza e stronzissima, Baker pedofilo (la sua confessione al figlioletto lascia interdetti) e Hoffman, maniaco telefonico imbranato. Nel finale non succede niente, ma è indimenticabile lo stesso.
MEMORABILE: "Ma tuo figlio ha 11 anni..." "Si, ormai è troppo tardi" - Questo delitto ci riguarda tutte. Tutte facciamo uso della pellicola per alimenti...

Cotola 24/10/09 18:49 - 7941 commenti

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Crudele e controversa, ma riuscita, galleria di personaggi estremamente sgradevoli attraverso i quali il regista Solondz mette in scena la solitudine che attanaglia l’uomo contemporaneo e le sue fobie e lo fa senza luoghi comuni, scena madri e senza edulcorare temi e problemi molto scottanti. Stile asciutto, sobrio e spietatamente lucido. Bello, controverso e discutibile.

Stefania 29/01/10 05:52 - 1600 commenti

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La ricerca della felicità... fondamentale diritto umano, questi sono normali esseri umani, con sentimenti normali: anormali sono i loro comportamenti, tanto sono abili, nella loro nevrosi, a spingersi in vicoli ciechi, tanto è radicata, in loro, la convinzione di non meritare alcuna felicità. Una famiglia americana, una serie di eventi tra il tragico e il farsesco, un finale talmente paradossale da risultare poetico. Ottimo, film, è ciò che American Beauty avrebbe dovuto essere, è "American Beauty" senza svolazzi e senza catarsi.

Rebis 27/04/10 20:11 - 2134 commenti

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Peyton Place alla soda caustica. Ci sono personaggi e situazioni deflagranti (la confessione del padre al figlio è potente), altre, un po' facili, rivelano la parzialità di uno sguardo cinico sul mondo: ma il film di Solondz riesce a mantenere sotto le immagini ripulite e composte un'eversione polita bruciante e incontenibile che, quando riesce ad ovviare alla prevedibilità (la love story con il ladro russo), lancia sferzate tragicomiche destabilizzanti. La costruzione soap-operistica avvolge e intrattiene fino in fondo; gli interpreti - coraggiosissimi - sono sempre all'altezza del pericolo.

Giacomovie 26/07/10 00:03 - 1365 commenti

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Il sarcasmo amaro e beffardo inizia dal titolo: se questa dev'essere la "felicità", siamo messi male. Cosa si nasconde dietro le belle apparenze del vicino gentile? o del professionista rispettoso? Ce lo dice questo film, che mostra cose spudorate ed anormali con semplicità, con la naturalezza delle cose dette col sorriso sulle labbra, ma con la profondità di chi sa dove vuole colpire. Anche per questo assume maggiore impatto. L'acida analisi non riguarda solo la borghesia americana, ma l'altra triste faccia della medaglia del benessere. ***!

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Pigro 24/11/10 11:14 - 8440 commenti

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Inventario delle anomalie dell'amore, del desiderio, del sesso, cioè di ciò che dovrebbe dare felicità e che qui, con toni tragici, comici, caustici o patetici, è fonte pura di infelicità. Tre sorelle e i loro incontri offrono una coralità di disperazione descritta con perfidia per raccontare lo sfacelo dei rapporti umani e la solitudine sostanziale nella quale viviamo: esemplare la scena dell'annuncio della morte di uno dei lavoratori del call center, che nessuno ricorda. Tanto schematico quanto illuminante. Ottima orchestrazione attorale.

Mickes2 25/07/11 23:40 - 1668 commenti

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Quant’è alienata e controversa l’America(n) di Solondz. Toglie il filtro da quella "beauty" di Mendes e ci regala uno spaccato corale, pregno di humour nero, capace di cesellare ed analizzare i suoi personaggi con cura maniacale; rispettoso di essi, ma allo stesso tempo cinico, spietato, trasgressivo, ironico, beffardo nel raccontare l’apparente assurda e patetica normalità, celando l’orrore di gesti e vicende – piccole o grandi, decorose o luride – tutte affette da un male impaziente ed isterico: la voglia di felicità. Gelido e tagliente.
MEMORABILE: Il respiro affannoso di Allen; il dt. Maplewood che spiega al figlio cos'ha fatto con i due ragazzini; Joy che canta Happiness.

Rullo 29/07/11 17:53 - 388 commenti

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Happiness, è questo ciò che cercano i protagonisti del film un po' controverso di Solondz. Ognuno con la propria storia da raccontare, ognuno collegato ad un altro tramite un sottile filo di trama che alla fine li rende tutti uguali. Ognuno con le proprie paure, perversioni ed incertezze celate in ognuno di noi. A volte un po' grottesco e con qualche spruzzata di humour nero. Le musiche davvero belle sono un inno alla gioia di personaggi non troppo baciati dalla fortuna; interessante il montaggio che saltella tra una vita e l'altra.

Saintgifts 13/11/11 22:33 - 4098 commenti

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La felicità del titolo non appartiene a nessuno. Non appartiene ai "brutti" ma non appartiene nemmeno ai "belli", anche se alla fine qualcuno felice c'è (ma è facile immaginare che non lo sarà per molto). Tentativo di filmare non le apparenze ma quello che di solito ognuno di noi tiene dentro, ossia gli istinti peggiori. C'è anche qualche episodio che fa parte della realtà, tanto per completare il quadro. Un paio di volte si sorride ma per lo più si rimane attoniti di fronte ad un grottesco che però non porta a nulla. Onore agli interpreti.

Luchi78 22/06/12 15:11 - 1521 commenti

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Un racconto che "osa" dove altri non avrebbero nemmeno lontanamente immaginato di affacciarsi. La sconvolgente storia dello psicologo-pedofilo, dove nulla si vede e tutto si dice, è qualcosa di molto disturbante ma anche segno di una notevole apertura mentale. Le altre storie si muovono anch'esse sul filo di un pericoloso equilibrio al limite tra solitudine e disperazione, una sorta di inventario delle condizioni di non felicità della borghesia americana odierna. Un'opera audace e riuscita ma non per tutti.

Nancy 1/02/14 17:07 - 774 commenti

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Un buon film, per molti versi anticipatore di American beauty, anche se più dissacratorio di quello, più audace ma meno poetico. La trama si sviluppa intorno a svariati personaggi tutti in qualche modo tra di loro legati, tutti in cerca di una felicità che sono incapaci di trovare (solo uno di loro, nel finale, sembrerà riuscire...) a causa dei loro approcci, malati in qualche caso (Baker) o più spesso soltanto disturbati (il grande Seymour Hoffman), attraverso i quali cercano di carpire una pienezza che in realtà li rifugge sempre di più.
MEMORABILE: Il discorso tra il pedofilo Baker e il figlioletto undicenne.

Bizzu 4/03/14 23:57 - 210 commenti

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Film genuinamente anni '90, con quella tipica tensione sociale e voglia di sparare a zero sul sogno americano. Vista oggi rimane leggermente stucchevole questa cattiveria gratuita verso tutto e tutti, ma a patto di stare al gioco devo ammettere che c'è da divertirsi, a guardare questa famiglia allargata di mostri.
MEMORABILE: Il "nonno" che esagera con il sale nel finale è semplicemente geniale!

Paulaster 23/07/14 09:44 - 3208 commenti

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Prima parte come un fiume in piena tra cinismo e ipocrisia, dove ogni dialogo affonda il colpo e lascia sorpresi (tra padre e figlio è lucida follia). Temi come la pedofilia, la masturbazione, le molestie, a raccontare il lurido che gli Usa tengono sotto il tappeto mentre tutti vendono un’immagine di autorealizzazione. Nel seguito l’effetto corale scema, anche perché Solondz non è Altman e alle chiusure spara a salve. Ultima scena prevedibile con un’ideuzza che sfiora il sublime. Buoni gli interpreti, anche se il ruolo di Gazzara è incolore.

Didda23 3/12/15 11:15 - 2320 commenti

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Le situazioni stranienti, estreme nel linguaggio e nella caratterizzazione donano, al film di Solondz un'atmosfera unica che se da un lato non permette l'immedesimazione dall'altro, mette alla berlina la borghesia americana. Sfacciato e irriverente con tocchi grotteschi meravigliosi e con punte di vero Cinema (la confessione di Baker è un qualcosa di indescrivibile). Solondz (che sceneggia con dialoghi di una ferocia pungente) mostra tutto ciò che serve (non scadendo nella gratuità fine a sè stessa) e dirige impeccabilmente un cast (strepitoso) con personaggi complessi da interpretare.
MEMORABILE: Le chiamate di Hoffman; Il custode notturno; La famiglia di Baker.

Jena 24/02/18 19:02 - 1315 commenti

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Apoteosi del cinema di Solondz con un'ineguagliabile galleria di perdenti e "mostri normali": lo sfigato erotomane (un Hoffman di una bravura sovrumana), il buon padre di famiglia pedofilo (Dylan Baker nell'interpretazione della vita), la sfigatissima perdente (bravissima Jane Adams) solo per citare i principali. Insostenibile e durissimo in alcune parti (la confessione del padre pedofilo al figlio), spassosissimo in tante altre (le telefonate oscene di Hoffman), rimane il più frontale attacco di sempre al sogno americano.
MEMORABILE: il prologo con un bravissimo Jon Lovitz; I dialoghi padre figlio sulla sessualità"; La cicciona violentata dal portiere Pedro; La canzone del titolo

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Beffardo57 10/03/18 20:28 - 262 commenti

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Quasi coevo di American beauty, ne condivide il tono sarcastico e grottesco della rappresentazione; i personaggi sono studiati alla stregua di insetti da un distaccato entomologo che ne analizza comportamenti e riti sociali. Allegramente impietoso e ferocemente divertente, raggiunge anche qualche momento di pathos (la stanchezza di vivere del personaggio di Ben Gazzara; la confessione dolorosa e lucida dello psicoanalista pedofilo); predomina comunque un senso angoscioso di vuoto. Ottimo tutto il cast di interpreti.

Bubobubo 1/01/19 15:14 - 1478 commenti

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È a dir poco esilarante, ma di quell'esilarante così assurdo, nero, nichilista e politicamente scorretto (a partire già dalla primissima scena a due al ristorante) che ci si vergogna ogni istante di ammettere a sé stessi che ci si sta divertendo un mondo (roba che persino un Visitor Q ne viene ridimensionato). Lodi sperticate a un cast che non solo accetta di interpretare un canovaccio così ardito, ma lo fa pure con una professionalità vista raramente prima d'ora: la tenera e sciagurata Adams e il maniaco Hoffman su tutti. Finale salomonico.
MEMORABILE: Il primo deialogo al ristorante; Quello tra Hoffman e Manheim; L'assurda confessione di Baker; L'algidità della Flynn Boyle.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Didda23 • 3/12/15 11:21
    Comunicazione esterna - 5755 interventi
    Buio, se non ricordo male questo lo hai visto ed un giorno me ne hai parlato.

    Spoiler

    Avevi ragione, la confessione di Baker è Cinema allo stato puro.

    fine spoiler

    Solodz mi ha rapito sin dai primissimi fotogrammi e questo caledoscopio di personaggi più o meno deviati ha messo in luce le problematiche della borghesia americana.
    Dialoghi scritti meravigliosamente, Solodz che non ha paura di risultare scomodo e ardito che mostra tutto il necessario, attori in stato di grazia (coraggiosi come scrive giustamente Rebis), una regia che ha una propria dimensione e un proprio stile.
    Una delle punte della cinematografia made in USA di fine millenio...
    Ultima modifica: 3/12/15 11:22 da Didda23
  • Discussione Buiomega71 • 3/12/15 19:11
    Pianificazione e progetti - 22878 interventi
    Didda23 ebbe a dire:
    Buio, se non ricordo male questo lo hai visto ed un giorno me ne hai parlato.

    Spoiler

    Avevi ragione, la confessione di Baker è Cinema allo stato puro.

    fine spoiler

    Solodz mi ha rapito sin dai primissimi fotogrammi e questo caledoscopio di personaggi più o meno deviati ha messo in luce le problematiche della borghesia americana.
    Dialoghi scritti meravigliosamente, Solodz che non ha paura di risultare scomodo e ardito che mostra tutto il necessario, attori in stato di grazia (coraggiosi come scrive giustamente Rebis), una regia che ha una propria dimensione e un proprio stile.
    Una delle punte della cinematografia made in USA di fine millenio...


    Uno dei mie film del cuore in assoluto, davvero felice che tu abbia apprezzato questo capolavoro perfido e feroce, che si meriterebbe *****