...E ora parliamo di Kevin - Film (2011)

...E ora parliamo di Kevin

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/11/11 DAL BENEMERITO JANDILEIDA
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Jandileida 19/11/11 19:58 - 1418 commenti

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Film molto intenso dalla tematica non facile e dallo svolgimento non scontato. L'inizio sembra uno dei soliti film in cui lo stile "indie" è usato per coprire la mancanza di idee; ed invece l'uso di diversi piani temporali che s'intrecciano è un bel espediente per raccontarci la storia dura del rapporto conflittuale, ed è dire poco, tra una madre ed un figlio. Bello perché permette di riflettere su tanti aspetti della vita e, più in generale, della società che si atomizza e si frammenta in tante schegge. Maestosa, come spesso capita, la Swinton.
MEMORABILE: I testimoni di Geova: "Signora sa dove andrà nell'aldilà? " "Sì, andrò dritta all'inferno".

Mdmaster 13/02/12 12:16 - 802 commenti

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La Ramsey riprende i silenzi eccezionali di Morvern Callar e li sposa con una storia intensamente drammatica, una madre con la vita disintegrata da questo figlio un po’ difficile. La Tilda è naturalmente perfetta per il ruolo della mamma disfunzionale, la classica persona che non avrebbe mai dovuto avere un figlio perché non pronta. Intelligentemente il film, però, non se la gioca neanche con la faciloneria del “tutta la colpa è dei genitori” né tantomeno di Kevin. Pone delle complesse domande, fa riflettere, tira fuori emozioni viscerali.

Greymouser 15/02/12 23:41 - 1458 commenti

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C'è un colpevole per lo sviluppo della personalità mostruosa di Kevin e dei suoi scopi inumani? Forse la madre (una nevrotica Tilda Swinton), col suo iniziale atteggiamento respingente nei confronti del figlio? Il padre (il sempre bravo Reilly), bovinamente cieco di fronte a tutti i segnali? L'orrore assoluto che viene compiuto alla fine poteva essere evitato? Non c'è risposta e, forse, nemmeno innocenti. Un film cupo e straniante che lascia un senso raggelante di inquietudine e disagio, lasciando nel mistero l'origine e la natura del male.

Rebis 24/02/12 17:38 - 2204 commenti

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L'avvento del Mostro secondo la genitorialità materna. L'idea di esplicare l'esistenza del Male alludendo a motori ancestrali (i rituali orgiastici) persuade; ma per quanto Ramsey cerchi di tenere a bada il sovrannaturale sterzando verso istanze mentali, esso si fa tanto macroscopico quanto insufficiente a sostanziare le pretese del dramma. I segni si formalizzano (il rosso) e il film si arena davanti allo sconcerto materno per un figlio infernale. Horror codardo o cinema sociale d'azzardo? Il prima, il dopo e il durante s'inanellano in un montaggio fluido e sensoriale. Swinton rigorosa.

Cotola 23/02/12 19:48 - 8450 commenti

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Durissima pellicola che tocca temi importanti e lo fa con uno stile personale, impreziosito da un gran bel montaggio e dall’idea della sceneggiatura di osservare le vicende dal punto di vista della madre. Sconvolge, mette a disagio e si rivela molto respingente probabilmente poiché rifiuta, anche nel finale, le facili spiegazioni e rinuncia a dare risposte giustificatrici e consolatorie, negando (forse) ogni forma di “catarsi” ed approdando a degli ultimi fotogrammi molto potenti e coraggiosi. Monumentale la prova delle Swinton. Da non perdere.

Mickes2 28/02/12 14:59 - 1669 commenti

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Ambiguo indecifrabile silenzioso insolubile orrore primordiale che trae la sua forma da due facce della stessa medaglia. Per approccio e struttura narrativa accostabile a Paranoid Park, il film della Ramsay, tramite un montaggio strabiliante, stringe inesorabilmente lo spettatore in una morsa descrivendo con toni cupi e raggelanti attraverso la psicologia di una madre (una grandissima Tilda Swinton) i comportamenti e le reazioni di fronte al male e la sua presumibile e altrettanto ermetica natura. Dolente e folgorante per intensità.

Gestarsh99 1/03/12 15:17 - 1393 commenti

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Un figlio poco "programmato", desideri di libertà tarpati, una donna forse impreparata, forse troppo fredda e un disastro maturato in 16 anni. Ha il colore scarlatto della colpa questo tragico racconto sul malessere generazionale, epiditticamente costruito a tesi, con una stizzosa disposizione al grottesco crudele e una narrazione ad incastro, che giostra tra presente e passato legando con un fil rouge le memorie del complicato rapporto madre-figlio e l'avvilente stato di frustrazione cui la donna si autocondanna "a giochi fatti". Disperazione inesplosa nel volto irreale della Swinton.
MEMORABILE: Kevin che dispone sul tavolo del parlatorio carcerario le unghie delle mani tagliate coi denti, il tutto davanti agli occhi rassegnati della madre...

Paulaster 8/03/12 09:58 - 3769 commenti

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Poteva essere un thriller di genere, o un film sociologico. Il girato si snoda sull’inadeguatezza di fronte a ciò che la natura umana dovrebbe perseguire (l’amore reciproco tra madre e figlio), e invece avviene l’inconcepibile. La Swinton ha gli sguardi ossuti adatti a descrivere visivamente l’inferno di ogni giorno e lascia aperti gli spiragli per intavolare discussioni sulla genetica alle quali il film non dà le risposte. Merito alla tematica da tabù e a una tensione che rimane alta, costante e senza pietà.
MEMORABILE: Le parole del collega alla festa.

Capannelle 19/03/12 13:32 - 4105 commenti

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Il rosso colore della follia che si annida e cresce nel pargolo, specchio della propria insicurezza, il marito che è sempre presente ma che non aiuta. Un dramma materno volendo non così inusuale ma reso dalla Ramsay con stile originale e pungente, con un Ezra Miller luciferino e senza concessioni alla retorica. A tratti la pellicola eccede in silenzi o fissità ma ti rimane comunque dentro e acquista valore dopo la visione. Attori, stile e qualità visiva i punti di forza.

Belfagor 20/03/12 08:35 - 2660 commenti

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Film fortemente simbolico, incentrato su un rapporto madre-figlio sempre più snaturato, in cui la protagonista Eva (una splendida Tilda Swinton) è l'unica a scrutare nell'abisso della vera natura del sociopatico Kevin, senza però avere la capacità di contrastarlo. Sulla natura del crimine, altro tema fondamentale del film, la regista non cerca la risposta facile, ma nemmeno scivola in sciocchezze metafisiche sul "male puro", spingendo invece a considerare tutte le possibili cause. I lunghi silenzi rendono l'atmosfera ancor più raggelante.
MEMORABILE: "Sa dove andrà dopo la morte?" "Sì, andrò dritta all'inferno."; La sequenza finale.

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Neapolis 13/06/12 23:35 - 181 commenti

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C'è qualcosa a cui non è possibile trovare una spiegazione. Il male che si annida dentro la psiche umana è il vero protagonista di questo film, dove la paura dell'inevitabile sembra già affiorare nella madre fin dai primi vagiti del figlio. Non ci sono mai colpevoli in questi casi perché certe situazioni sono difficili da capire e risolvere in qualsiasi modo le si affronti. Merito della regia aver saputo far risaltare questi aspetti senza avventurarsi in disquisizioni psicologiche e merito soprattutto della grande interpretazione della Swinton.

Lupoprezzo 16/08/12 23:52 - 635 commenti

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La sceneggiatura sembra un po' incerta sulla strada da percorrere: thriller luciferino o dramma socio/familiare, con tanto di colpe che ricadono sui genitori? Detto questo, il lavoro della Ramsay si fa apprezzare in particolar modo per la sua vena thrilling, decisamente suggestiva (l'annichilente scena in giardino) e con una sua originalità autoriale, scansando per quanto possibile le facili e retoriche risposte. Ottimo l'apporto di una sofferente Tilda Swinton, completamente svuotata dagli accadimenti. Misurato, come da copione, Reilly.

Galbo 12/09/12 19:55 - 11933 commenti

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Di sicuro non fa nulla per rendere il film convenzionalmente "gradevole" la regista Lynne Ramsay, anzi utilizza uno stile volutamente urticante che procede senza indugi verso il bersaglio che è quello del (tormentato) rapporto genitrice/figlio. Da questo punto di vista, l'opera è efficace ed originale (grazie ad azzeccate scelte stilistiche) nel contempo. Fantastica la prestazione della Swinton, ma il giovane protagonista non è da meno. Da vedere.

Didda23 11/10/12 13:20 - 2360 commenti

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La Ramsay, soprattutto per incapacità registica, opta per scelte discutibili che sprizzano codardia da tutti i pori (le parti violente sono omesse). Struttura narrativa irritante che attraverso l'utilizzo di flashback suggerisce impossibili concatenazioni causa-effetto. Alcune scene, soprattutto quelle con protagonista il piccolo Kevin, sono imbarazzanti per la scarsa attinenza con il reale. Dimenticavo, il tutto è girato con una concezione del ritmo pari allo zero assoluto, perdipiù ingiustificatamente (totale assenza du lirismo). Pessimo.

Nando 17/07/13 10:27 - 3670 commenti

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Una narrazione poco convenzionale che presenta notevoli fatti inquieti e appare disturbante. Il continuo ricorrere a flashback è valido ma alcune situazioni appaiono forzate, quasi a voler creare repulsione nello spettatore. L'indagine psicologica della protagonista e della sua controversa famiglia è efficace. Brava la Swinton e finale personalmente poco apprezzato. Lodevole la scelta di non mostrare mattanze varie.

Daniela 25/11/13 10:00 - 11777 commenti

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Ci sono domande che non possono avere risposta, comportamenti che non possono avere giustificazioni. La protagonista ha vissuto la maternità come una menomazione e non è mai riuscita ad amare il figlio sempre più problematico ed ostile. Il suo comportamento inaffettivo può spiegare la strage? No, ma intanto la inchioda ad un calvario di sofferenza: una scorticata viva che tenta inutilmente di far scomparire le tracce di rosso riaffioranti sulle pareti della case e, più ancora, nei ricordi. Tilda Swinton perfetta, film che inquieta e disturba.

Pigro 5/02/14 09:25 - 8920 commenti

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All’inizio sembra uno di quei film indy/trendy che, con narrazione frammentata e immagini preziose, racconta il tragico conflitto madre-figlio. Ma poi si cade nel ridicolo: una storia sopra le righe, forzata, con bimbo demoniaco alla Presagio scatenato in arzigogolate bastardaggini alla Piccola peste. Macché analisi psicologiche o sociologiche, macché poetica underground: qui siamo in pieno kitsch da b-movie, che non mancherà di divertire lo spettatore come nei più esagerati splatter o parodie. Peccato che la comicità sia involontaria...

Pinhead80 15/02/14 10:31 - 4340 commenti

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Un film angosciante sul senso di colpa e sull'incapacità  di gestire situazioni familiari che finiscono per degenerare. La Swinton regala un'ottima interpretazione, mentre il figlio ce lo ricorderemo come una discreta "faccia fredda". Gli interrogativi del dopo visione rimangono senza risposta ma il male, si sa, è più facile rappresentarlo che spiegarlo.
MEMORABILE: Il ritrovamento in giardino.

Enzus79 10/02/15 22:30 - 2395 commenti

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Film (tratto da un romanzo) che racconta la storia conflittuale, senza un determinato motivo, fra una madre e suo figlio. Buon film dopotutto, anche se la lentezza si fa abbastanza sentire. Tilda Swinton eccezionale in ruolo molto drammatico. Così così John C. Reilly.

Anthonyvm 15/07/18 23:57 - 4172 commenti

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Buon dramma psicologico a tinte horror, che non lascia un attimo di respiro allo spettatore immergendolo in un complesso sistema di angoscia e oppressione. Forse si esagera pure da questo punto di vista, dato che la cattiveria di Kevin, mai spiegata, è spesso sopra le righe (specie nella prima parte, quando è ancora piccolo) e tenta in ogni modo di colpire lo spettatore con risultati quasi estenuanti. Comunque la confezione è ottima, seppur un po' pretenziosa e la Swinton è davvero formidabile. Un film senz'altro non per tutti, ma meritevole.

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Giùan 31/08/22 11:03 - 3855 commenti

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Dallo sguardo pervasivamente ammonitore ma non esente da calore, preciso e tagliente proprio in virtù delle sue tonitruanti ellissi, il film della Ramsay si configura come uno degli studi più profondi dell'abisso di anafettività che si cela e radica dietro ogni strage vendutaci come inesplicabile. Il rapporto tra Kevin e sua madre, filmato con precisa sperimentalità (appena guastata da eccessi di sfrangiamento), restituisce uno dei quadri più mostruosi eppure strazianti della genitorialità contemporanea. La Swinton "macchia" l'opera con una recitazione capace di immaginabili colori.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Jandileida • 5/02/14 20:46
    Addetto riparazione hardware - 418 interventi
    Pigro ebbe a dire:

    (non ditemi che non siete scoppiati a ridere quando il neonato piange in braccio alla madre e non al padre, e che lei lo porta vicino al martello pneumatico!!!)

    Ti assicuro che certe volte il mio gnomo mi faceva desiderare non solo la vicinanza di un martello pneumatico ma di un martello pneumatico usato in un aeroporto militare durante un concerto dei Mötorhead.

    Per dire che quella parte, che forse sì sembra un po' stile demoniaco adesso il film non lo ricordo benissimo ma all'epoca mi colpì abbastanza, io l'ho trovata particolarmente interessante perché mostra come la maternità (o la paternità) non sia sempre una allegra scampagnata con tanto di suoni di campane a festa ma possa nascondere uno stress psicologico non indifferente. Certo poi nel film è tutto molto "pompato" ma cose del genere, con intensità diverse e che per me erano addirittura divertenti e piacevoli, capitano più spesso di quello che uno immagina.
    Ultima modifica: 5/02/14 20:47 da Jandileida
  • Discussione Pigro • 6/02/14 10:57
    Consigliere avanzato - 1604 interventi
    Jandileida ebbe a dire:
    Per dire che quella parte, che forse sì sembra un po' stile demoniaco adesso il film non lo ricordo benissimo ma all'epoca mi colpì abbastanza, io l'ho trovata particolarmente interessante perché mostra come la maternità (o la paternità) non sia sempre una allegra scampagnata con tanto di suoni di campane a festa ma possa nascondere uno stress psicologico non indifferente. Certo poi nel film è tutto molto "pompato" ma cose del genere, con intensità diverse e che per me erano addirittura divertenti e piacevoli, capitano più spesso di quello che uno immagina.

    Sono d'accordo, ma il problema è che tutto è calato dal nulla, arbitrario. La madre è una stressata dall'inizio alla fine senza alcuna variazione, il bambino è diabolico dal primo vagito senza alcuna ragione. Non è un film sullo stress da maternità, ma un film su una donna stressata "a prescindere", che si ritrova un figlio che fin da neonato (!) la odia profondamente. Per questo cade ogni discorso psicologico: non c'è psicologia qui dentro. Sembra semmai una di quelle favole in cui i personaggi agiscono senza alcuna motivazione e fanno cose esagerate che appartengono a una fantasia stereotipata piuttosto che alla realtà.
  • Discussione Galbo • 6/02/14 19:51
    Consigliere massimo - 3924 interventi
    Buffo come le cose possano apparire differenti cambiando il punto di vista; a me il film è piaciuto parecchio e l'ho trovato realistico nell'assunto (la depressione materna e il sadismo del figlio) anche se ovviamente esagerato nello svolgimento. Le scelte cromatiche saranno anche scontate ma a mio avviso sono efficaci nel sottolineare il racconto.
  • Discussione Poppo • 25/06/18 22:54
    Galoppino - 443 interventi
    E' un capolavoro. Come tutti i film che disturbano vengono stroncati da chi del disturbo non vuole essere toccato.
  • Discussione B. Legnani • 25/06/18 23:48
    Consigliere - 14701 interventi
    Poppo ebbe a dire:
    E' un capolavoro. Come tutti i film che disturbano vengono stroncati da chi del disturbo non vuole essere toccato.

    Quindi i film che disturbano non possono essere giudicati in modo negativo?
    Ultima modifica: 25/06/18 23:50 da B. Legnani
  • Discussione Poppo • 26/06/18 00:47
    Galoppino - 443 interventi
    Ovviamente la questione è più complessa.

    Però noto una costante critica negativa nei riguardi di film che mettono in scena il disturbo relazionale famigliare. Nel nostro caso si noti anche la "censura" del titolo rispetto all'originale...

    Va da sé che il cosiddetto filone horror disturbante faccia invece uso di scene da macelleria per indurre fastidio nello spettatore.

    Sono generi diversi. Ma ci sono punti di contatto.

    Questo film possiede tratti da film horror, ossia trasmette inquietudine e ansia. E lo fa in maneira elegantissima, appunto senza mostrare nulla di banalmente disturbante. La bambina con la benda sull'occhio trasmette pura angoscia... E questa, a mio parere, è arte sopraffina...
    Ultima modifica: 26/06/18 00:48 da Poppo
  • Discussione B. Legnani • 26/06/18 08:40
    Consigliere - 14701 interventi
    Poppo ebbe a dire:
    Ovviamente la questione è più complessa.

    Però noto una costante critica negativa nei riguardi di film che mettono in scena il disturbo relazionale famigliare. Nel nostro caso si noti anche la "censura" del titolo rispetto all'originale...

    Va da sé che il cosiddetto filone horror disturbante faccia invece uso di scene da macelleria per indurre fastidio nello spettatore.

    Sono generi diversi. Ma ci sono punti di contatto.

    Questo film possiede tratti da film horror, ossia trasmette inquietudine e ansia. E lo fa in maneira elegantissima, appunto senza mostrare nulla di banalmente disturbante. La bambina con la benda sull'occhio trasmette pura angoscia... E questa, a mio parere, è arte sopraffina...



    Ora mi è più chiaro.
    Grazie.
  • Discussione Poppo • 26/06/18 12:06
    Galoppino - 443 interventi
    Pigro ebbe a dire:


    Sono d'accordo, ma il problema è che tutto è calato dal nulla, arbitrario. La madre è una stressata dall'inizio alla fine senza alcuna variazione, il bambino è diabolico dal primo vagito senza alcuna ragione. Non è un film sullo stress da maternità, ma un film su una donna stressata "a prescindere", che si ritrova un figlio che fin da neonato (!) la odia profondamente. Per questo cade ogni discorso psicologico: non c'è psicologia qui dentro. Sembra semmai una di quelle favole in cui i personaggi agiscono senza alcuna motivazione e fanno cose esagerate che appartengono a una fantasia stereotipata piuttosto che alla realtà.




    Provo a spiegarmi meglio ancora, commentando il commento di Pigro.

    Abbiamo una vicenda che narra di una madre e un figlio, di una madre appunto "stressata" e di un figlio. Che il figlio sia "diabolico" è una proiezione fantastica arbitraria dello spettatore che non vuole accettare l'idea che una madre stressata, incapace di far fronte alla maternità, riduca il figlio in quello stato.

    Il titolo originale richiama l'attenzione dello spettatore sul caso critico psicologico: "dobbiamo parlare di" è imperativo e non consolante come la traduzione arbitraria "... e ora parliamo di"

    [C'è un film che narra una storia simile ma all'opposto, ossia una madre amorevole e attenta che cresce un figlio al massimo delle sue possibilità terrene: Io Sono Con Te]

    In sostanza questo è un film tutto incentrato sul disagio psicologico di una famiglia, di un padre idiota che non si rende conto di quel che accade e di una madre che purtroppo odia il figlio per come l'ha ridotto.

    Ma è anche un film sulla espiazione della colpa.

    Tecnicamente è peraltro girato in maniera superba, direi.
    Ultima modifica: 26/06/18 12:14 da Poppo
  • Discussione Capannelle • 26/06/18 15:20
    Scrivano - 2911 interventi
    Sì i pareri sono discordanti, anche in rete non tutti accettano la deriva che prende, però da lì ad affibbiargli un voto ultrabasso ce ne passa.

    Madri stressate dal primo giorno e lasciate sole a gestire il "mostriciattolo" non è che siano rare. C'è tutta una cortina fumogena sociale (parenti, regali, sacramenti) che tende a ovattare il problema ma alla lunga il conto si presenta, non dico sotto forma di stragi ma in altre vesti.

    Concordo con Poppo che col titolo non abbiano fatto un buon servizio: "dobbiamo" rendeva meglio l'idea, "..e ora parliamo di Kevin" mi fa pensare al maestro che riceve i genitori. Non credo sia censura ma solo miopia.

    PS vado a monopallinare un inedito ah ah.
    Ultima modifica: 26/06/18 15:40 da Capannelle
  • Discussione Daniela • 26/06/18 15:56
    Gran Burattinaio - 5843 interventi
    Per quanto riguarda il titolo, anche io non penso sia stata censura, ma piuttosto comune sciatteria, come spesso avviene quando si tratta di appiopparne uno alla versione italiana. Invece di limitarsi alla traduzione più corretta possibile, che mi sembrerebbe la scelta più saggia e rispettosa, si oscilla fra l'inventato di sana piana a scopi di specchietto commerciale e la riproposizione del titolo originale (al 99& anglosassone), anche quanto di non immediata comprensione per chi non mastica bene la lingua (un esempio: "I don't feel at home in this world anymore"), oppure, peggio ancora, si mette un titolo fintamente originale in inglese, ma diverso da quello vero, che è pure in un altra lingua (altro esempio: "Our day will come" per il francese "Notre jour viendra").
    E c'è anche il doppio titolo: l'originale in inglese seguito da uno esplicativo in italiano.

    Insomma, nessuna regola in questo campo e al bel film di Lynne Ramsay poteva andare anche peggio...