Miss violence

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/11/13 DAL BENEMERITO XAMINI
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Xamini 7/11/13 23:58 - 1021 commenti

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Violento fino al midollo. Di una violenza che sta nelle ossa, nei modi, nella privazione della più elementare libertà, anzitutto, che fa immediatamente il paio con una regia di talento, precisa nell'inquadratura e nella messa in scena dei personaggi, sino al centimetro dei loro movimenti (alcuni piano sequenza sono esemplari). Fa inorridire sin nel modo in cui è strutturato, ma in particolare nella totale assenza di un significato, di una motivazione, di una redenzione. In sostanza, di un lato umano. Per questo è difficile levare lo sguardo.
MEMORABILE: Un albero, due alberi, tre alberi... L'italiano di Cutugno in un contesto straniante

Viccrowley 10/11/13 10:43 - 803 commenti

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"L'orrore... l'orrore" esclamava Kurtz in Cuore di Tenebra, frase che calza a pennello per questa discesa nell'abisso del male e della violenza. La vita come schiavitù, come sottomissione, come negazione della fanciullezza. Vista attraverso la lente di una famiglia contorta, incestuosa, malsana e dominata da un nonno/padre/orco tanto asettico quanto terrificante. Quasi monocromatico nei tenui toni fotografici, con camera spesso fissa a sondare stati d'animo imperscrutabili e celanti disperazione e rassegnazione. Raggelante e Hanekiano fino al midollo.
MEMORABILE: Un albero, due alberi, tre alberi, quattro alberi...

Mickes2 10/11/13 12:43 - 1668 commenti

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Come nel fratello maggiore Dogtooth, le molteplici facce della violenza e dell’oppressione vengono rappresentate attraverso un realismo squallido e alienato. Ognuno può (potenzialmente) crearsi una propria società, l’abisso (a)morale è propulsione per attuare le repressioni in un’esistenza costrittiva e paurosamente succube. L’effimero settimo continente per Avranas è l’allegoria di un paese in disfacimento, che stupra i propri figli, strumentalizza le coscienze, annulla il calore, dimentica il futuro, sopprime l’amore, strazia il cuore. Duro.
MEMORABILE: Schiaffi a ripetizione; Violenze sessuali speculari: exploitation e fuoricampo, due randellate dietro la nuca!

Cotola 11/11/13 23:41 - 7564 commenti

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Sconvolgente e disturbante discesa agli Inferi all'interno di una famiglia greca: la violenza cresce gradualmente, per diventare sempre più inesorabile ed insostenibile, raggiungendo una parte finale terribile come poche volte si vede. Si assiste impotenti a ciò che accade sullo schermo. Il tutto raccontato con un tono glaciale sublimato da una fotografia dai colori freddi e spietati come la morte. Eccellente Themis Panou la cui prova mette i brividi e tira fuori il peggio dello spettatore. Da vedere, ma pronti a ciò che sta per succedere sullo schermo: non per tutti.

Capannelle 23/04/14 10:19 - 3732 commenti

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Qualche merito che giustifica i premi vinti nei festival di mezzo mondo il film ce l'ha senza dubbio. La storia riprende i canoni della discesa agli inferi, di un supposto pater familias testimonial ideale delle campagne progresso a favore di nonni e nipotini. La particolarità è lo stile freddo, geometrico e alla fine raggelante di racconto. Che trae linfa dai visi tremendamente in tono degli attori e dalla fotografia poco vivida. Nel complesso però appare anche un tantino esagerato come intrecci e attendista nello sviluppo.

Daniela 29/04/14 08:44 - 9531 commenti

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Inquadratura dall'alto del corpo di una bambina riverso sull'asfalto: si apre così, con programmatico distacco, uno dei film più desolati e desolanti degli ultimi tempi, il quadro di una violenza patriarcale devastante, tutta chiusa all'interno delle pareti domestiche, con le donne vittime/complici: complici perché si rassegnano al loro ruolo di vittime. Il padre-padrone interpretato da Panou è destinato a restare impresso come uno dei personaggi più laidi e moralmente ributtanti del cinema del nuovo millennio. Film cattivo, film necessario
MEMORABILE: Moglie e marito a tavola: lui mangia il gelato, lei continua a pulire le posate (sono stata colta da una voglia terribile di entrare nello schermo)

Bizzu 7/05/14 01:06 - 210 commenti

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Già Dogtooth bastava e avanzava, ora spero non debba nascere un nuovo filone greco di film fotocopia sulla falsariga di "famiglia degenere-freddezza-violenza-debole critica sociale" perché siamo già oltre il limite dell'accettabile. Qui la povertà di idee e la sciatteria nell'esecuzione (perché nella prima ora non succede veramente nulla e non si mettono le basi per niente di quello che succederà dopo) trovano una via d'uscita solo nello squallore e nella provocazione piu bieca e ricattatoria. A questo punto meglio Spasojevic.

Giùan 28/05/14 11:19 - 3017 commenti

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Inizialmente a indurmi disagio è stata, a dire il vero, piuttosto la plateale filiazione haenekiana che non la apparentemente fin troppo esplicita provocatorietà della pellicola. C'è da dar atto però a Avranas della volontà (disincantatamente luciferina) di minare progressivamente il laido territorio filmico e narrativo con una dose di understatement grottesco capace di ricordare il cinismo "familistico" del miglior Ferreri. Al di là dunque delle contingenti metafore (dal fiato corto) sullo stato della nazione greca, resta un'opera di fastidioso malessere.
MEMORABILE: Panou che segnala al nipotino (in realtà figlio) che la nonna soffre da tempo del suo "mal di testa"; La danzaal ritmo de "L'italiano".

Gestarsh99 26/07/14 19:40 - 1330 commenti

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Piccoli Haneke (de)crescono. Figlio settimino di un cinema-diagnosi algido e necroscopico, Avranas prova a refertare l'istituto patriarcale (ancora...), i despoti paterni privi di umanità (un classico...), i figli svuotati e inerti al dolore (che strazio...). Ma non basta avere la camera fissa sulla solita quotidianità ossessiva e reticente per disaminare in profondità gli sfaceli sottaciuti, lo squilibrio intraducibile e l'incapacità di reagire di una famiglia (e di una nazione) intera. Senza un discorso solido alla base né autonome capacità motorie ci si impaluda solo nel torture "autistico"
MEMORABILE: "Chiudi la porta".

Paulaster 15/09/14 10:25 - 2831 commenti

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Lavoro in chiaroscuro per rappresentare la miseria umana che può rintanarsi tra le mura domestiche. Stile registico con annessa fotografia che ricalcano stilemi già visti e che non aggiungono pathos né sobbalzi emotivi. In aggiunta un manierismo nell’esprimere la violenza (eccesso di ceffoni) e nei dialoghi con terze persone, oltre a una chiusa incolore. Ruolo del protagonista abietto ma che produce solo un leggero fastidio. In positivo lo svelamento dei rapporti familiari, il mostrare pian piano qualche scena secca come la carta vetrata.

Schramm 14/04/15 15:41 - 2418 commenti

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A grecian film? Eh magari. Qua tra canini avvelenati e i lasciti testamentari mal esauditi di Haneke e Dumont non ci si cavano le gambe: per illustrarci che le radici del male peggiore sono quelle dell’albero genealogico si ricorre a quell’estetica più algida e fastidiosa di una lampada scialitica e quel rigore formale che a chiamarlo col suo nome (ovvero ristagnante immobilismo) fa brutto. Tempi morti a rispecchiare la morte della famiglia, incuranti di quella dello spettatore, che sperava in cause ed effetti più trainanti e sostanziosi di questo ingessato gruppo di famiglia in un inferno.
MEMORABILE: L'incipit.

Deepred89 17/04/15 01:14 - 3293 commenti

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Pellicola che gioca la carta degli abusi familiari creando, grazie a una regia sapientemente reticente, un buon senso di attesa. Purtroppo la sceneggiatura non riesce a celare psicologie un po' approssimative o a distribuire con la giusta oculatezza le poche svolte narrative e quando verso la fine Avranas decide di passare all'esplicito o cade nel goffo (la prima scena, con quella palese controfigura) o nel gratuito (la seconda, elegante e perversa ma priva delle giuste basi) fino a un finale che scontenta un po' tutti. Occasione sprecata.

Didda23 22/04/15 11:44 - 2288 commenti

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Avranas ha una concezione di cinema lontana anni luce dalla mia; non tanto per le tematiche (un altro regista avrebbe tirato fuori un film molto più partecipato e doloroso), quanto per la freddezza e la glacialità della messinscena che inibisce totalmente l'empatia verso la storia e i personaggi. Si assiste quindi a una vicenda molto forte ma che non sfiora nemmeno l'epidermide. Coerente la fotografia dai colori tenui; interpretazioni attoriali così così. Trovo molto più interessante sia il cinema di Dumont sia la poetica di Haneke.
MEMORABILE: In negativo: la scena dello stupro con evidentissima controfigura.

Taxius 19/08/15 21:55 - 1643 commenti

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Che ci sia qualcosa che non va lo si capisce fin da subito e quel qualcosa lo si intuisce solo verso la fine; quella strana sensazione dovrebbe essere la scintilla che incolla lo spettatore allo schermo in un crescendo di ansia e orrore che puntualmente arriva, ma solo alla fine, mentre durante i primi tre quarti di film l'unica cosa che regna è la noia. Il difetto principale è di essere poco coinvolgente e lento. Per quel che riguarda gli shock movie c'è di meglio.

Ryo 9/03/16 22:03 - 2169 commenti

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Inizialmente non si sa bene cosa si stia guardando. C'è un suicidio: non si sa chi, né perché sia stato compiuto, ma man mano che il film procede vengono inseriti ancora più elementi di confusione (anche se i più maliziosi già intuiscono cosa c'è sotto) mentre ogni personaggio vive il lutto a modo suo e solo dopo metà film le ragioni del gesto e raccapriccianti e sconvolgenti misteri vengono a galla. Una particolare regia che spesso inquadra ad altezza gambe, tagliando i volti dei protagonisti. Disturbante e cinico.
MEMORABILE: Il bimbo inerme fatto schiaffeggiare dalla bambina; Gli agghiaccianti "affari" del padre/nonno.

Lythops 9/04/16 15:56 - 975 commenti

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Si arriva a stento alla fine del film. L'unico motivo risiede nella sua verità, nel modo in cui è mostrata, con una violenza psicologica estrema e rara che ti colpisce perché vera, possibile. Lo stupore di fronte all'inconsistenza così potente del padrone di casa insensibile, schiavo delle proprie meschinità e quindi di se stesso, ferisce e tormenta dopo poche sequenze e ben presto si capiscono le ragioni di un suicidio inevitabile, ripreso con un distacco alla Hanecke e narrato con lucidità simile. Bellissimo, ma difficilmente rivedibile.

Pinhead80 27/05/19 15:05 - 3970 commenti

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Dalle parti di Lanthimos o giù di lì, l'atmosfera è quella. L'incipit è di quelli che non ti puoi scordare e il resto del film mostra come una famiglia che viene vista all'esterno come esemplare sia invece marcia fino al midollo. Il padre di famiglia è una delle peggiori persone che il cinema mondiale abbia mai visto, tanto scioccante è il suo modo di intendere il concetto di famiglia. Un film che fa profondamente arrabbiare: un demerito o un pregio?

Bubobubo 20/08/19 13:44 - 1223 commenti

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Antiborghese per necessità, iperrealistico per scelta, l'attacco alla famiglia media greca perpetrato da Avranas è tra i più repellenti e claustrofobici del cinema greco del nuovo millennio, anche per una vicenda di cui, nella prima mezz'ora, non si colgono sino in fondo i particolari. Tanto supremo e gelido disprezzo, però, congela le vicende in un non luogo inaccessibile, spegne ogni tipo di empatia compensatrice verso i personaggi femminili (di una passività atavica e a tratti esasperante) e indebolisce il finale aperto. Formale, distante.
MEMORABILE: La legge non scritta degli 11 anni non vale per Alkmini.

Hackett 2/02/20 10:34 - 1728 commenti

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Un terribile pugno allo stomaco, questo film. Un importante ma crudele atto d'accusa contro il tremendo fenomeno della violenza domestica, narrato scrutando all'interno di un deformato e ambiguo nucleo famigliare tiranneggiato da un padre/nonno padrone interpretato con lucida e metodica malvagità dal bravo Themis Panou. Un film difficile da tollerare a tratti, non per ciò che mostra ma per ciò che lascia sospeso. L'assenza quasi totale di un commento musicale aumenta il senso di oppressione della situazione narrata.

Il ferrini 23/06/20 01:14 - 1704 commenti

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Agghiacciante affresco su un vero e proprio mostro sociopatico, efficacemente interpretato da Panou. I colori freddi, la pressoché totale assenza di colonna sonora (c'è "L'Italiano" di Toto Cutugno ma fa parte della scena) e le inquadrature fisse amplificano la sensazione di angoscia e puntano chiaramente a disturbare lo spettatore, peraltro riuscendovi più volte. Unico movimento di macchina, circolare, quando la bambina viene costretta a picchiare suo fratello, per il resto la pellicola è una serie di simmetrici e raggelanti campi e controcampi. Potente. 

Pigro 18/09/20 09:39 - 7831 commenti

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Suicidio di una undicenne in una famiglia in cui governa un padre (e nonno) padrone (e orco). Lo svelamento a tappe dei rapporti parentali è il tratto più suggestivo di un film che procede per elisioni, immobili piani sequenza e una freddezza devastante. L’osservazione di questo "rispettabile" nucleo borghese è spietata e affonda nelle ipocrisie e nelle violenze sotterranee, diventando agghiacciante ritratto di una società svuotata di morale. Ma mancano la visionarietà o il senso apocalittico di Lanthimoms o Haneke, modelli fin troppo evidenti.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Gestarsh99 • 18/08/19 20:12
    Scrivano - 14792 interventi
    Schramm ebbe a dire:


    ahahaha che memorie mi ridesti! ricordo un epic flame tra buio e didda nel quale quasi mi scottai anch'io, per colpa di sto dumont deteinato! :D


    Eh... tempi "anarchici" in cui ci si scannava allegramente su quasi ogni film :)

    Di tanto in tanto una rilettura ai vecchi thread gliela si dà volentieri (memorabili quelli di Prometheus e C'era una volta in America).
  • Discussione Didda23 • 19/08/19 13:56
    Comunicazione esterna - 5722 interventi
    Discussioni entrate nella leggenda.
  • Discussione Schramm • 19/08/19 15:24
    Risorse umane - 6712 interventi
    Gestarsh99 ebbe a dire:
    (memorabili quelli di Prometheus

    non avevo mai compreso cosa potesse aver spinto grey a menare le tolle. ora finalmente so. grazie.
  • Discussione Didda23 • 19/08/19 15:29
    Comunicazione esterna - 5722 interventi
    In realtà ti sbagli schramm. Scrisse ancora dopo quella discussione. Almeno un paio di anni.
  • Discussione Schramm • 19/08/19 15:47
    Risorse umane - 6712 interventi
    non scavo oltre o si fa detonare un OT da sincope zenderiana, ma ieri mi sono arenato a pag 5 o 6, dove il suo proclama sembrava abbastanza perentorio. il caso resta quindi aperto..
  • Discussione Gestarsh99 • 19/08/19 17:34
    Scrivano - 14792 interventi
    Schramm ebbe a dire:
    non scavo oltre o si fa detonare un OT da sincope zenderiana, ma ieri mi sono arenato a pag 5 o 6, dove il suo proclama sembrava abbastanza perentorio. il caso resta quindi aperto..

    No, fu una sua comprensibile reazione d'impulso; poi gli animi si placarono senza nessun abbandono.

    Tornando a Miss violence: non credi che la sua obsolescenza stilistica (che lo rende - come già detto - coevo ad un film di ben 8 anni precedente come La grande estasi di Robert Carmichael) sia da valutare pesantemente nel complessivo giudizio critico sulla pellicola?

    Nel senso: fosse stata girata nei primi anni 2000, nel pieno della hanekemanìa, si sarebbe anche potuto comprendere un certo entusiasmo valutativo nei suoi confronti. Ma qui parliamo di un'opera formalmente vecchia di 10 anni, che vorrebbe trarre valore unicamente dal sadismo psicologico artificioso delle proprie provocazioni messe in scena col righello e il goniometro di un'impassibilità gratuita, derivativa e appiccicaticcia.

    Vorrebbe stagliarsi a pieno torace come un indelebile tatuaggio familiar-nazionale del dolore, dell'orrore e del disastro greci ma, per come la vedo io, fa solo la figura del trasferello ricalcato a matita sul mignolino di Haneke, per l'appunto.
  • Discussione Schramm • 19/08/19 18:03
    Risorse umane - 6712 interventi
    esattamente. lo scoppio così ritardato (entro il quale non si ritrova solo soletto: vedi anche gli insopportabili 90 minutes e oslo, di poco precedenti) ne aggrava la chiamiamola "malafede". la maniera, che già infastidiva allora, non è più un sospetto, è un calco del conio clinicamente calcolato, quasi una categoria dello spirito, e ascrive il film a quella cine-schiatta dove l'artificioso sopravanza il film (e lo spettatore). per me è proprio enno o grande C O S Ì.
    Ultima modifica: 19/08/19 18:06 da Schramm
  • Discussione Didda23 • 19/08/19 21:08
    Comunicazione esterna - 5722 interventi
    Lo stesso Haneke per il sottoscritto non è riuscito a rinnovare con vigoria le proprie tematiche. Amour è un macigno intollerabile che accomuna tutta questa ondata greca.
    Il giocare con le emozioni e con l'empatia è esercizio necessario per raggiungere livelli di eccellenza ( per la mia visione di cinema e di intrattenimento)
    L'artificiosità affossa la valutazione e la glacialitá è un qualcosa di fortemente respingente.
  • Discussione Schramm • 19/08/19 21:47
    Risorse umane - 6712 interventi
    Didda23 ebbe a dire:
    Lo stesso Haneke per il sottoscritto non è riuscito a rinnovare con vigoria le proprie tematiche

    si e no. haneke è sempre stato instabile e a corrente alternata. diciamo che le sovratensioni di un funny games e di un settimo continente non le ha sempre ottenute con pari folgorante voltaggio, però a mio avviso, pur senza quasi mai esporci a scoperti cavi bagnati, si è rinnovato anche troppo.

    per motivi che rimanderei alle rispettive DG non sono per l'accorpare amour a un dogtooth. non ho visto happy end (come neanche il catsello, a dire il vero) ma era dal 1997 che michelone non faceva il bucato a mano con le mie viscere. personalmente quanto a letale peso specifico ho avuto molti più problemi con il nastro bianco, quello sì ostentatamente bergmanoide, coagulatissimo, rappreso.
    Ultima modifica: 19/08/19 21:48 da Schramm
  • Discussione Gestarsh99 • 20/08/19 17:56
    Scrivano - 14792 interventi
    Per quanto riguarda questa peculiare "corrente artica" cinematografica che vede raggruppate le opere di Haneke e quelle dei suoi vari emuli/discepoli greci, inglesi e austriaci, il mio livello di tollerabilità si ferma al 2009: tutto quel che viene dopo e che riutilizza allo sfinimento la medesima impostazione ghiacciata e asettica, lo gradisco meno di un brufolo gigante sotto il tallone.

    Oltre Lourdes e Il nastro bianco (entrambi del 2009, per l'appunto) la mia pazienza critica lascia il posto alla scure del boia scarlatto :D

    È un po' come il discorso sul cinema "splendide et vrai" di Godard: ne vedi uno, ne vedi due, ne vedi tre di film, ma dopo 'na certa han già scassato 3/4 di uàllera.