L'uomo che verrà

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Anno: 2010
Genere: drammatico (colore)
Note: In dialetto emiliano con sottotitoli in italiano. I protagonisti del film sono personaggi immaginari, l vicende narrate invece sono invece realmente accadute. Trattasi, infatti, delle stragi compiute dai nazi-fascisti nel territorio di Monte Sole e che sono tristemente note come l'eccidio di Marzabotto.
Numero commenti presenti: 20

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 29/01/10 DAL BENEMERITO COTOLA
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Caesars 15/02/10 08:56 - 2909 commenti

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Ammetto che per me è stata una mezza delusione, forse avevo aspettative troppo alte ma il film non è riuscito a convincermi pienamente. Giusta la scelta di Giorgio Diritti di usare uno sguardo quasi documentaristico nel mostrare la vita contadina dell'epoca (che però ricorda un po' troppo L'albero degli zoccoli) e di non "partecipare" troppo emotivamente alle crudezze della guerra, ma il ritmo è molto lento e si rischia di arrivare estenuati all'interminabile finale. Un po' ovvie alcune scelte; rimane comunque un buon film.

Cotola 29/01/10 18:25 - 7807 commenti

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Grande film italiano degli ultimi anni. Era tantissimo tempo che non si vedeva una pellicola con una regia così forte & coraggiosa. Tante le idee notevoli, due su tutte pur non essendo del tutto di primo pelo: la prima (ripresa da Olmi ma comunque ardita visti i tempi che corrono) è quella di far parlare i protagonisti il loro dialetto; la seconda è quella di affidare agli occhi della ragazzina muta (straordinaria) il dipanarsi della vicenda. Il tutto narrato in modo sobrio, privo di retorica e con un rigore morale (la violenza è quasi sempre fuori campo) degna del miglior Bresson. Imperdibile

Rebis 30/01/10 17:54 - 2110 commenti

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Per maneggiare un calderone ribollente occorrono determinazione e tempismo. Diritti, invece, temporeggia e imbastisce, fa i convenevoli del caso, cerca alternative, sguardi inediti e strategie: poi, si ostina a scodellare una zuppa ormai rappresa quando tutti i commensali hanno già perso l'appetito. Perché «la paura mangia l’anima», e così i (pochi) difetti dell'esordio (oleografia e didascalicismo) si radicalizzano. L'emozione terrifica è legata indissolubilmente ai fatti storici, ma lo sguardo che si sottrae all'orrore è artificioso e non amplifica. Inopportuna la "soluzione" del mutismo.

Fabbiu 5/02/10 14:02 - 2003 commenti

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Ottima prova registica; storia vera (eccidio di Marzabotto), storia di partigiani e fascisti, raccontata senza ricorrere necessariamente alla crudezza della violenza e dell'impressione fine a se stessa; storia invece alquanto riflessiva, fredda, con una ricostruzione impeccabile del contesto e la resa degli ambienti. Eccellente l'idea del dialetto, unica pecca (a mio parere) è la sostanziale mancanza di ritmo, in alcune scene, ed in lunghi piani sequenza che finiscono talvolta con lo spazientire. Ma merita senza dubbio di essere visto.

Didda23 16/12/10 16:29 - 2310 commenti

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Giorgio Diritti, dopo il bellissimo ed emozionante Il vento fa il suo giro, si conferma regista abile nel rappresentare l'umanità (con tutte le sue peculiarità) attraverso l'uso di piccole comunità. Il dramma della guerra e della violenza è trattato in modo garbato, distaccato, senza pregiudizi o campanilismi. Bella la prova del cast e la scelta dell'uso del dialetto è corretta e funzionale. Assolutamente consigliato. Emozionante.

Capannelle 11/05/10 11:25 - 3838 commenti

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Peccato, due passi indietro rispetto al film d'esordio nonostante la fotografia d'autore e certe espressioni incantevoli di vecchi e bambini (citazione per Greta ZM). Non pagano la scelta di utilizzare continuamente il dialetto e la lentezza di fondo. Non discuto la tragica importanza del contenuto storico, che raggiunge il culmine nella scena dell'eccidio che ti trafigge come una lama nel cuore (nel resto del film Diritti si mantiene distaccato, non cede alla facile retorica), ma nell'insieme i suoi intrecci non hanno reso come mi aspettavo.

Galbo 11/06/10 05:55 - 11574 commenti

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Si inserisce nella tradizione del neorealismo italiano questo film di Giorgio Diritti ambientato nell'appennino emiliano durante gli anni del secondo conflitto mondiale. Vista con gli occhi di una bambina muta, si dipana una vicenda tragica di ordinaria sopraffazione vissuta con grande dignità dai personaggi della vicenda. Il ritmo lento è funzionale ad una storia emozionante la cui veridicità è accentuata dalla scelta del dialetto. Buona la prova del cast.

Aal 13/08/10 14:21 - 322 commenti

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Sono andato a vedere questo film pieno di pregiudizi ma mi sono dovuto ricredere. Diritti confeziona un'opera convincente, estremizzando il concetto di realismo e spesso affidandosi a soggettive veramente riuscite. Emblematica in questo senso la scena dello "shell-shock" riprodotta anche a livello sonoro. Senza compiacimenti e con autentici tocchi di poesia questo film scrive una pagina importante del nuovo cinema italiano, che fa ben sperare per il futuro. La Rorwacher, poi, è meravigiosa.

Domino86 20/08/10 18:29 - 565 commenti

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Dopo un primo momento di titubanza, a causa dei sottotitoli, ho trovato questa pellicola veramente bella e toccante. Un pezzo tragico di storia viene rappresentato attraverso gli sguardi di una ristretta comunità contandina e soprattutto tramite la figura, veramente di ottima scelta, della piccola Martina. È grazie a questi film che il cinema italiano fa sentire ancora la sua voce.

Saintgifts 12/09/10 23:10 - 4098 commenti

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Diritti rende molto bene l'atmosfera della vita contadina di quegli anni e di quei luoghi: era proprio così, così si viveva e così si discuteva. Anche il rapporto con la Chiesa e la religione è descritto realisticamente. In modo "sommesso" ma deciso è poi raccontato il tremendo eccidio, senza prendere posizioni prevenute, ma dando ad ognuno, ad ogni fazione, le proprie colpe. Gli attori sono credibili e ben diretti, la scelta di filtrare tutto attraverso uno sguardo innocente, ma allo stesso tempo adulto, è buona. Fantastica la fotografia.
MEMORABILE: "Tanto ci sono i partigiani che ci difendono, no?" Lupo, il capo dei partigiani: "...colpire e andare via".

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Gugly 14/11/10 19:17 - 1025 commenti

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Rievocazione poetica degli eccidi nazisti nell'appenino tosco emiliano. I pregi: ottima fotografia, belle musiche, ottima l'idea della storia vista attraverso gli occhi di una bimba particolare, evidente il rimando a L'albero degli zoccoli di Olmi. I difetti: eccessiva lunghezza e troppo compiacimento nel raccontare la vita contadina. Comunque il giudizio è positivo: certe storie si ricordano solo attraverso foto in bianco e nero, invece si tratta di gente che è vissuta davvero, ed è morta così.
MEMORABILE: Il comandante tedesco che risparmia una donna solo perché questa gli ricorda sua moglie.

Giùan 30/05/11 17:06 - 3239 commenti

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Dopo il clamoroso esordio “montaner” de Il vento fa il suo giro, Diritti si misura con l’affresco storico–corale dimostrando d'aver fatto sua la lezione di Olmi ma (attenti) anche alcuni aspetti e tematiche del suo altro maestro/concittadino: Pupi Avati. Coraggiosa e coerente la scelta del dialetto (e del silenzio della piccola Martina) per raccontar con essenziale minimalismo l'eccidio di Marzabotto e la voglia di riscatto di chi alla vita crede e vi resta aggrappato con forza e senza disperazione. Paradossalmente però meno vero e umano de Il Vento.

Ariel 11/09/11 17:54 - 40 commenti

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Un film "composto" e lontano da banalizzazioni storiche più che mai odiose. La storia di tanti "invisibili" fondata su un'analisi approfondita: i contadini dell'Emilia Romagna nel'43, tra la Resistenza partigiana e gli eccidi nazifascisti. La narrazione è scandita dallo sguardo triste e invincibile di una ragazzina straordinaria, muta, ma ancora capace... di cantare. La scelta del dialetto è più che mai felice, anche se faticosa per chi è costretto alla lettura dei sottotitoli. "Realista" la ricostruzione della vita contadina di quegli anni. Ben fatto.

Homesick 30/09/11 17:58 - 5737 commenti

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L’osservazione documentaristica della ritualità contadina devota alla terra, alla famiglia e a Dio deriva dalla scuola olmiana, di cui onora l’adozione del dialetto (qui l’emiliano) e una fotografia umbratile e intensa. Non eguagliabile è invece la purezza lirica del Maestro lombardo, contaminata dall’impronta didascalica e da un quid di forzoso che deviano il tragico precipitare degli eventi verso inaspettati lidi melodrammatici; ma, dato l’argomento, tale rischio era forse difficilmente evitabile. Molto brava la piccola Zuccheri Montanari a far propri espressività e pathos del mutismo.
MEMORABILE: I rastrellamenti nazisti.

Pigro 14/10/11 22:43 - 8318 commenti

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Per raccontare la strage di Marzabotto Diritti sceglie uno sguardo “oggettivo” e “dal basso”, quello di una famiglia di contadini e di una bambina simbolicamente muta, con un’ispirazione alla Olmi che concilia un’adesione accuratamente veristica (perfino nel rigoroso dialetto) con una poesia dell’immagine e del ritmo narrativo. Un film sentito, a tratti fulminante a tratti struggente, sempre sospeso in uno spazio-tempo tanto arcaicamente reale quanto allusivamente alieno dal nostro mondo. Un po’ tirato per le lunghe, ma merita la visione.

Macguffin 17/10/11 16:41 - 124 commenti

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Ben realizzato sotto molti aspetti (recitazione dialettale, fotografia, ricostruzione degli ambienti) non mi ha però emozionato come avrebbe potuto. Forse la conoscenza anticipata del tragico finale nuoce: avrebbe potuto essere un'ottima carta per caricare di pathos la conoscenza di protagonisti e luoghi, invece trova nel ritmo lento un alleato fatale nell'annacquare l'effetto drammatico.

Nando 28/11/11 16:18 - 3534 commenti

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L'ignobile strage di Marzabotto vista con gli occhi di una bimba che non parla per scelta e che sarà, suo malgrado, costretta a crescere. Un affresco emiliano di buon impatto visivo ed emotivo con una valida ricostruzione contadina e personalmente con un'eccessiva caratterizzazione degli aguzzini teutonici. Finale poetico.

Luchi78 13/02/13 11:08 - 1521 commenti

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Difficile, almeno per me, rimanere imparziale di fronte a un film del genere. Una rappresentazione così realistica dell'orrore subito da migliaia di persone durante quei tragici anni deve rimanere come testimonianza imperitura per le generazioni a venire. La scelta del dialetto bolognese e della vita contadina ci proietta in una realtà che ci appartiene profondamente; non è un racconto di eroica resistenza, ma di dolore inferto che sconvolge l'anima, come quella di una piccola bambina che ritroverà comunque un motivo per andare avanti.

Schramm 1/10/13 15:36 - 2532 commenti

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Diritti redige a tavolino il classico supertema da primo della classe pensato appositamente col David di Donatello nel cuore, e infatti lo vince. Diritti prende debite e nobili distanze dal cinema italiano castrato e smidollato supino a una bellezza a misura di stato, e in ciò l'onore è salvo e il tema della Resistenza raddoppiato, ma per converso nuoce al film un'insincerità di fondo che lo raffredda man mano che scorre, un'algida e quasi arida programmaticità che tutto impregna, all'insegna del "come ti resuscito i Taviani, sbaragliandoli", tenendosi meno scomodo e intenso del suo esordio.

Paulaster 23/02/21 11:10 - 3062 commenti

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La guerra nelle campagne bolognesi porta i tedeschi a compiere la strage di Marzabotto. Cronaca del periodo della Resistenza in cui ogni tassello viene descritto: dai bambini agli adulti, dai partigiani agli invasori. La vita contadina è tratteggiata bene con la giusta connotazione dialettale. I tragici fatti non vengono enfatizzati nella loro violenza e il clima di paura è reso in tutta la sua drammaticità. Lo stile di Diritti viene affiancato a quello inarrivabile di Olmi e lo relega a un gradino inferiore, ma è pur sempre capace di dare forti emozioni.
MEMORABILE: I bambini che giocano alla finta fucilazione; I partigiani che respingono i tedeschi; L'omicidio della Rorhwacher.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Undying • 5/05/10 19:00
    Scrivano - 7618 interventi
    Rebis ebbe a dire:
    Undying ebbe a dire:
    Rebis ebbe a dire:
    (...) devo riconoscere che sa imporsi sul pubblico: in una sala stipata di ragazzini tra i 14 e i 18 anni, nonostante i sottotitoli e il dialetto bolognese strettissimo, nessuno ha fiatato per tutta la sua durata... (...) Comunque resta un'opera importante nel nostro cinema e senz'altro deve essere vista...

    Tieni conto del fatto che il fattore "territorialità" in questo caso incide: ogni bolognese conosce probabilmente le location del film.


    beh, sì, però considera che il film è ambientato tutto a Montesole, dove è avvenuta la strage... Credo che pochi di loro siano stati in loco...


    Io non l'ho ancora visto, purtroppo, ma appena avrò occasione una scappata sui posti dove hanno girato il film credo la farò: la maggior parte del girato ha visto protagonista la piccola frazione di San Chierlo nel comune di Monte San Pietro (BO).
    A due passi da Bologna.
    Ultima modifica: 5/05/10 19:02 da Undying
  • Discussione Cotola • 7/05/10 20:20
    Consigliere avanzato - 3661 interventi
    Vincitore di 3 David di Donatello:

    Miglior Film
    Miglior Fonico in presa diretta
    Miglior Produttore (ma che premio è? Boh!)
  • Curiosità Capannelle • 11/05/10 11:29
    Scrivano - 2586 interventi
    Segnalo un sito interessante per chi volesse approfondire i fatti storici e, soprattutto, le testimonianze degli abitanti di Monte Sole.
    http://www.montesole.org/ricerca.html
  • Discussione Gugly • 14/11/10 19:20
    Segretario - 4668 interventi
    Sarà stato premiato il coraggio del produttore per aver creduto in un'idea del genere, credo....
    Ultima modifica: 14/11/10 19:20 da Gugly
  • Discussione Gugly • 14/11/10 19:33
    Segretario - 4668 interventi
    Lentissimo....
  • Discussione Gugly • 14/11/10 20:41
    Segretario - 4668 interventi
    A botta calda, ho avuto l'impressione che la bambina possa essere una sorta di personaggio speculare al Giosuè de La vita è bella di Benigni: in un certo senso, anche lei ad un certo punto passa inosservata nel corso degli avvenimenti, forse per consegnare un finale veramente prevedibile (io ci sono arrivata mezz'ora prima della fine) ma con uno spiraglio di speranza.
  • Discussione Cotola • 15/11/10 22:20
    Consigliere avanzato - 3661 interventi
    Circa il film, vorrei rivederlo per capire se il
    mio primo giudizio (molto positivo) è confermato
    Spesso mi accade che i film "crescano" o si "sgonfino" col passare del tempo.

    Circa il premio al produttore: mi ha meravigliato poichè in genere (agli oscar ad esempio) il premio per il miglior film va al
    produttore. E' probabile che come dici si sia
    premiato il coraggio.
  • Discussione Gugly • 15/11/10 22:22
    Segretario - 4668 interventi
    E' troppo lungo....
  • Discussione Rebis • 16/11/10 11:37
    Gestione sicurezza - 4300 interventi
    Sì, lungo è lungo, e lento anche, ma come scansione di un tempo agreste, antico, come attesa di un eccidio inevitabile ci può anche stare... Per me il problema è che, a fronte dell'importanza dei fatti storici, si avverte troppo "l'autore", non tanto come cifra stilistica, quanto come paura di sbagliare, come induzione, ipercontrollo formale, impaginatura... Non lascia mai che i fatti parlino da soli, e potrebbero farlo ampiamente, sono sempre "filmati", anche nel silenzio, anche quando decide di distogliere l'obbiettivo dalla violenza, non c'è spontaneità, ma calcolo. In questo senso per me, il finale è emblematico e inaccetabile, perché impone alla storia una quadratura del cerchio, impone agli eventi un fine, una poeticità che sono esclusivamente appannaggio del regista...
    Ultima modifica: 16/11/10 16:25 da Rebis
  • Homevideo Columbo • 22/12/10 10:32
    Magazziniere - 1102 interventi
    Eccolo:



    DATI TECNICI
    Formato video
    16/9 2.35:1
    Lingue / Formato audio
    Originale (dialetto emiliano) / Dolby Digital 5.1
    Sottotitoli
    Italiano Italiano per non udenti-Inglese

    CONTENUTI EXTRA
    > Backstage
    > Galleria fotografica con intervista di Giorgio Diritti a cura di Barbara Sorrentini
    > Trailer