L'eclisse

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MMJ Davinotti jr
Anno: 1962
Genere: drammatico (B/N)
Note: E non "L'eclissi".
Numero commenti presenti: 20
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Il quartiere romano dell'EUR, moderno, freddo, quasi sempre deserto, si presta meglio di qualunque attore a comunicare l'incomunicabilità che Antonioni porta in scena ancora dopo L’AVVENTURA e LA NOTTE chiudendo così la sua celebre trilogia. Non è un caso che il momento migliore coincida con gli ultimi dieci minuti, in cui il panorama di alberi e cemento prende definitivamente il sopravvento accompagnato dalle musiche minimali di Fusco: Antonioni si abbandona completamente allo stile annientando dialoghi e protagonisti e permettendo solo a fugaci apparizioni di figure umane d’introdursi nei suoi...Leggi tutto quadri. La Vitti, fin lì, si era guadagnata il centro dell'attenzione con le sue imperscrutabili crisi sentimentali. Lasciato il suo uomo a inizio film (in una lunga scena in cui la presenza più significativa è quella di un piccolo ventilatore acceso), conoscerà un pimpante agente di borsa (Delon), così lontano dal suo carattere contemplativo… Insieme parleranno (poco), passeggeranno per le vie semiabbandonate (molto) mentre lui cercherà di interpretare le mezze frasi di lei. Potrebbe annoiare decisamente, il film, ma la splendida messa in scena di Antonioni riesce invece a mascherare la modestia della sceneggiatura confondendola nella scenografie e nelle belle aperture paesaggistiche. Meno interessanti invece le estenuanti parentesi semi-documentaristiche alla Borsa. Intrigante.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 12/05/07 DAL BENEMERITO IL GOBBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 5/10/10
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Il Gobbo 12/05/07 12:47 - 3011 commenti

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Giovane donna in rotta col suo amante intellettuale si innamora di un rampante agente di borsa... Antonioni chiude in sordina il trittico sull'incomunicabilità: forse ne bastavano due. Le caratteristiche dei film precedenti cominciano a diventare stilemi, clichè pronti per la parodia. Naturalmente non mancano cospicui pregi formali e di sostanza, ma stavolta la noia arriva prima e più forte. Con questo film Antonioni chiude col bianco e nero. Hit per Mina con la canzone dei titoli. Da vedere per completezza.

Homesick 18/05/08 09:39 - 5737 commenti

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L'eclisse è quella dei sentimenti, materializzata attraverso lunghi silenzi - interrotti soltanto dai rumori della società industriale - e un paesaggio arido e freddo, ben fotografato dal biancore dominante. Il finale vale l'intero film, con la città che si spegne a poco a poco esprimendo un senso di completa desolazione. La Vitti recita a tutto tondo: appare assorta, malinconica, avvilita, ma anche fanciullesca e giocosa; si esibisce persino in una danza tribale con mise da selvaggia. Delon, cinico affarista, ha il suo opposto carattere.
MEMORABILE: La frenesia alla Borsa; "Vorrei non amarti... o amarti molto meglio".

Ammiraglio 17/11/08 18:25 - 150 commenti

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Grande capitolo conclusivo della trilogia dell'incomunicabilità del maestro Antonioni. Vi ritroviamo una spettacolare Vitti ed un eccellente Delon che interpretano il loro ruolo alla perfezione. Per tutta la durata dell'opera troviamo immagini toccanti e profonde che non mancheranno di colpire lo spettatore.

Saintgifts 22/05/09 23:59 - 4098 commenti

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È un film fatto di immagini: ogni fotogramma è una bellissima foto che può vivere anche da sola. È quello che preferisco dei tre che compongono la famosa trilogia di Antonioni. La Vitti, bravissima e bella sa rendere perfettamente ogni suo stato d'animo che diventa il nostro. Piero (Delon) non sa amare, è troppo immerso nel concreto più materiale e ha tutto, bellezza, giovinezza, intelligenza, anche se per un attimo sembra abbia capito il valore di un vero amore. Le scene in Borsa non si dimenticano. Le immagini finali possono essere solo tristi.
MEMORABILE: ...Quando arriviamo là ti dò un bacio (Piero dice a Vittoria all'inizio della loro brevissima relazione).

Pigro 10/11/09 08:56 - 7822 commenti

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Lascia un intellettuale di sinistra e si mette con un superficiale agente di borsa: è la parabola dell'eclisse dei sentimenti, che rispecchia l'eclisse di una società che volge verso un rozzo capitalismo: e lei è la coscienza della crisi in atto. Lo schematismo si combina con una calligrafia cinematografica e un gusto visivo raffinatissimo (le scene finali d'attesa sono esemplari). Vitti eccellente: è la vera chiave di volta dell'opera. Ma il ritmo sfiancante non ha ragion d'essere se non come vezzo manieristico del regista, e la noia dilaga.

Il Dandi 28/09/10 18:05 - 1819 commenti

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Potrebbe essere visto anche solo come un documentario sulla nascita di un moderno quartiere residenziale (l'Eur, di lì in poi un set naturale plurisfruttato) ancora in fase di edificazione: qui, nel contrasto tra le tetre impalcature edili e una campagna circostante ancora vergine, sta il senso profondo della sua poetica alienata. Eppure il cemento non è quello delle periferie pasoliniane, non c'è la sua nostalgia: solo la necessità, nonostante tutto, di continuare a vivere, come un oggetto tra gli oggetti.
MEMORABILE: Il rumore assordante del ventilatore (con apparizione del Fungo dietro la tenda), mentre i due (ormai ex) amanti non hanno più niente da dirsi.

Enzus79 30/10/11 10:32 - 1827 commenti

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Terzo ed ultimo capitolo dedicato all'incomunicabilità. Meno riuscito de L'avventura ma più interessante de La notte. Come al solito i momenti migliori sono i silenzi dei personaggi e le immagini del lungo finale. Forse eccessivamente prolungate le scene girate alla Borsa.

Roger 10/01/12 18:56 - 143 commenti

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Tra la nevrotica, artificiosa vitalità nel guadagnare o perdere denaro in borsa e l'impossibilità di un ritorno ad una vitalità selvaggia, primordiale (l'esperienza "africana" dell'amica), la protagonista vive in un luogo simbolo di modernità e benessere (l'EUR) che nel finale, senza dialoghi e attori, interpreta esso stesso la desolazione e l'assenza di vitalità nella vita moderna. A tratti qualche lungaggine di troppo, ma gli ultimi 10 minuti sono poesia pura.

Rebis 26/01/12 16:17 - 2088 commenti

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Piaccia o meno, il cinema di Antonioni impone ancora il valore di uno sguardo autoriale, il pregio della parzialità, di una visione critica capace di sondare la densità del quotidiano, di trascendere nello stile l'ideologismo contingente spalancandosi alla modernità. Un cinema geometrizzante, concettuale, reiterato (le sequenze in Borsa) in cui gli oggetti, le forme, gli spazi, l'architettura urbana esprimono l'universo emotivo dei personaggi; in cui il silenzio si fa materico, sostanziale; l'alienazione epifanica e il tempo sospensione dell'essere. Ipnotizzanti i vagabondaggi di Monica Vitti.

Delfo 6/03/13 16:35 - 4 commenti

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A fare da cornice alla povera storia d'amore tra la Vitti e Delon una Roma desolata desolante. Roma nel pieno dell'estate che non viene vista dai turisti, la periferia degli affetti (la Borsa, l'aeroporto, l'Eur) che è specchio dei rapporti tra loro e gli Altri. Nel più intellegibile, per non dire semplice, dei film della famosa trilogia Antonioni esagera nel tendere i fili che avevano sostenuto le altre due opere, facendo risultare L'eclisse in alcuni punti troppo ritrito. Poi, 10 minuti di capolavoro.

Nancy 25/11/13 15:05 - 774 commenti

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Un film di maniera ma necessario al completamento di un cerchio. Dopo il primo in cui ha scandagliato la natura e il secondo in cui ha esplorato la mondanità, Antonioni si concentra adesso sul niente, sul vuoto della borghesia che si accartoccia in se stessa, senza riuscire a superarsi, con la superficialità di chi prende le vesti di tribù primitive senza coglierne l'essenza. Monica Vitti perfetta, inutile e imprescindibile. Regia (neanche a dirlo) eccezionale, raggiunge vette d'intelligenza che si avranno solo in Deserto rosso.
MEMORABILE: Le scene in Borsa; L'irrequietezza di Delon; La staticità della Vitti.

Deepred89 8/05/14 23:12 - 3292 commenti

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Gli ingredienti sono quelli classici dell'Antonioni solitudine & incomunicabilità, ma stavolta il boccone è digeribile e appaga pure. Dove va a parare il soggetto lo si capisce già leggendo i nomi dei titoli (a proposito: notevole l'Eclisse twist!), ma stavolta la Vitti non stucca, i dialoghi colpiscono a dovere evitando l'aria fritta e l'atmosfera (complice l'ambientazione e alcuni intermezzi insoliti) riesce a farsi veramente suggestiva e intrigante. Delon fuori parte e sequenza alla Borsa sfiancante, ma il film convince e resta impresso.

Paulaster 3/12/14 10:19 - 2825 commenti

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Più che analizzare i silenzi del distacco viene illustrata la vuota cornice, con gli amanti che tornano a essere sconosciuti l'uno all'altra. Inizio sulle inquadrature a rendere l'uomo minuscolo, a far chiasso con un telefono o col ventilatore. Dopo il lungo intermezzo in Borsa si riaffacciano i lati umani, con la Vitti che dispensa sorrisi nell'incuria sentimentale o familiare. Delon è frizzante ma acerbo per un ruolo da partner. Conclusione densa di idee e significati che ipnotizza come un thriller di desolazione e che sembra senza fine.

Myvincent 29/12/16 14:56 - 2575 commenti

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Il grande Antonioni in un'opera difficile sulla incomunicabilità umana che ha come sfondo una Roma duplice: da un lato la claustrofobica Borsa di piazza di Pietra, dall'altro la metafisica e deserta architettura dell'Eur. Entrambi non-luoghi anti-tradizionali. In particolare, Vittoria dopo un naufragio sentimentale incontra Piero, un cinico agente di cambio da cui sembra attratta, pur provando disprezzo. L'Italia borghese alle soglie del boom economico è ritratta con tutte le sue ambiguità.
MEMORABILE: Il doppiaggio riuscito di Alain Delon.

Daniela 10/06/18 01:21 - 9518 commenti

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Cominciamo dai lati positivi: fascinoso bianco e nero smaltato di Gianni di Venanzio, Vitti dalla pelle nivea in abitino nero è molto bella, Delon lo è ancora di più, le sequenze di borsa ben trasmettono il clima di frenesia mentre quelle finali nella città semi deserta non potrebbero rappresentare meglio la solitudine e l'assenza di calore umano, la colonna sonora è adeguata anche nei suoi silenzi. Lati negativi: tutto il resto è di una noia micidiale ed è davvero difficile provare interesse per gli amorazzi della protagonista.

Cotola 2/07/18 16:53 - 7556 commenti

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L'ultimo capitolo della trilogia dell'incomunicabilità è il meno riuscito ma non per questo trattasi di brutto film, tutt'altro. Le caratteristiche del suo regista ci sono tutte e, forse, si iniziano però ad intravedere allo stesso tempo anche i suoi difetti. La storia lascia un po' il tempo che trova, non certi temi che essa tratta. Al solito magistrale l'uso del paesaggio urbano, così come la fotografia di Di Venanzo. Interessante la colonna sonora. Bellissimi gli ultimi muti, quasi "inquietanti", minuti.

Xabaras 5/08/18 05:39 - 189 commenti

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Antonioni continua a gettare luce sulle asperità e sugli sbadigli del vivere borghese: in un elegantissimo bianco e nero i vagabondaggi della protagonista tra una relazione conclusa e la scoperta di un nuovo amore, che si fermerà là dove si fermava Doinel nel finale de i 400 colpi; in riva alle onde del dubbio e dell'inquietudine per il futuro. Il regista punta tutto sull'amplificazione dei silenzi per trasmettere il senso dell'incomunicabilità ma sceglie un coprotagonista (un Delon con vago accento romanesco) che risulta poco credibile come amante della tormentata protagonista.

Matalo! 3/01/20 21:19 - 1368 commenti

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Rivisto oggi conferma il suo grave punto debole: il personaggio della Vitti, la quale vaneggia con mollezze antonioniane. Peccato, perché lei resta brava e così il resto del cast, in particolare un Delon disincantato e vitale. All'attivo le scene in borsa, davvero realizzate con maestria anche se pure lì il compiacimento aleggia. Poi il finale, parafantascientifico, continua a colpire, ma è difficile a eliminare il senso di snobismo che fa capolino. Comunque a tratti vale ancora la visione.

Buiomega71 4/08/20 01:07 - 2282 commenti

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Inizio bellissimo (l'Eur quasi postatomico e spettrale, altro che L'ultimo uomo della Terra!), momenti cultissimi (la danza tribale della vita truccata da africana, il volo su Verona, l'auto rubata a Delon, poi ripescata con cadavere) e le scenografie degli interni (e degli esterni) che sono pura delizia per gli occhi. La parte roboante e frenetica della borsa andava scorciata, ma Antonioni immortala un finale di una meraviglia agghiacciante e inquietante, in cui pare che i due amanti non siano mai esistiti e c'è tutto il cinema dell'Argento che verrà. Inpnoticamente affascinante.
MEMORABILE: Delon che apostrafa la sua amante come "bestiolina"; Marta che, dal balcone dell'appartamento, spara al palloncino; Il bacio attraverso il vetro.

B. Legnani 9/09/20 17:27 - 4747 commenti

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Dopo l'ottimo L'avventura e il calo de La notte, si torna in quota. Peccato per la lungaggine dei primi 40' che, scorciati, sarebbero comunque riusciti a lanciare il messaggio e far "iniziare prima" il film. Vitti strepitosa, Delon solido (stupisce per inabitudine il secco doppiaggio di Antonini, ma è adeguato al personaggio, cinico, al punto di non sapere di chi è la veduta settecentesca che ha in casa!), Rabal qui è davvero un pesce lesso. Ultimo ruolo della Rory, unico (e autobiografico) della Ricciardi. Formalmente impeccabile (quei mattoni del cantiere che paiono una città!).
MEMORABILE: "La squillo sono io!"
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Musiche Il Dandi • 28/10/10 10:48
    Contratto a progetto - 1443 interventi
    Il brano cantato da Mina sui titoli è intitolato Eclisse twist, composto da Gianni Fusco con testo dello stesso Michelangelo Antonioni (sotto lo pseudonimo di Ammonio).
    http://www.youtube.com/watch?v=C9iIs0isA-g

    Uscì come singolo anche cantato in francese, mentre la versione italiana era uscita come B-side del 45 giri Renato.

    Eccolo (dirtettamente dalla prestigiosa collezione Lucius):

    Ultima modifica: 10/04/17 06:58 da Zender
  • Curiosità Zender • 5/10/11 12:22
    Consigliere - 43614 interventi
    Cosa Bruno (Gassman) pensa del film in Il sorpasso (1962), che quindi possiamo esser certi uscì dopo:

    Bruno (Gassman): "L'hai visto L'eclisse?"
    Roberto (Trintignant): "Sì, è un film..."
    Bruno: "Io c'ho dormito. Una bella pennichella. Bel regista Antonioni".
  • Musiche Lucius • 14/02/12 17:56
    Scrivano - 8319 interventi
    Direttamente dalla prestigiosa collezione Lucius due 45 giri originali giapponesi:





    e il 45 giri flexi-disc promozionale originale realizzato per la stampa per la prima del film:


    Ultima modifica: 14/01/16 16:00 da Lucius
  • Discussione Buiomega71 • 4/08/20 10:43
    Pianificazione e progetti - 22008 interventi
    Rassegna estiva: Italian Graffiti d'agosto  

    Straordinario tour de force antonioniano, con uno degli incipit più belli del nostro cinema anni 60 (la Vitti che esce dalla villa di Rabal e si incammina per un Eur spettrale e quasi post apocalittico, altro che quella poveracciata de L'ultimo uomo della terra!), dove le scenografie degli interni e degli esterni sono pura gioia per gli occhi, e diventano protagonisti assoluti.

    Una Vitti svuotata e sospesa (col ticchettio dei sandaletti con il tacco) che si barcamena tra una madre venale che gioca in borsa e pene d'amor perdute , un Delon piuttosto schifosetto e subdolo (che appella le sue amanti occasionali come "bestioline"), una Roma algida, ma al contempo quasi "futuristica", una sorvolata su Verona e Eclisse twist di Mina che brilla sui titoli di testa (e quando la Vitti ispeziona la funerea casa di Delon).

    Momenti di assoluto gran cinema (la Vitti e le sue due amichette nell'appartamento, con quest'ultima che, truccata da africana, improvvisa una danza tribale-con stoccate sui negri , chiamati "scimmie" che oggi non passerebbero-, l'Alfa Romeo cabrio rubata a Delon, poi ripescata con cadavere, Marta che, dal balcone del suo palazzo, tira una fucilata al palloncino, la Vitti che segue, silenziosa, un giocatore di borsa che ha perso 50 milioni tra farmacie e tavolini di un bar, i due negri fuori dal bar dell'aereoporto veronese, Rabal che tenta di entrare nel palazzo dove abita la Vitti, in una costruzione geometrica dell'immagine sacheggiata dai thriller nostrani a partire da Mario Bava).

    Le sequenze della borsa romana, forse, andavano un pò accorciate, ma è lì che si sente Delon pronunciare la parola "troia" , inusuale per un film dei primi anni 60.

    E tra incomunicabilità tanto cara all'autore di ferrara, Delon che apre il giornale e si leggono titoli di donne misteriosamente e brutalmente assassinate, appuntamenti che non avverrano mai, baci attraverso le vetrate, gelide seduzioni, cinismo e mal di vivere, ti arrivano quei cinque minuti finali che sono di una bellezza quasi agghiacciante e inquietante, dove, pare, che i due amanti non siano mai esistiti, dove sembra succedere un ecatombe di terrificanti proporzioni,  e dove c'è tutto il cinema del Dario Argento che verrà (il bus che si ferma, raccoglie un passeggero e riparte, tra gli alberi mossi dal vento, è presa di peso nell'intro di Phenomena).

    Antonioni ammalia, affascina, ipnotizza, lascia che siano le costruzioni, le strade vuote, i viali, i giardinetti, la maestosità del fungo dell' Eur,  i palazzi, gli irrigatori,  le location suggestive a costruire il racconto. Un racconto fatta di silenzi, caos (la borsa), amoretti superficiali, il mito di una terra lontana (l'africa), la sfuggente passionalità di una Vitti che fa telefonate mute, spia dalla finestra, girovagando per una Roma alienata e algida, silenziosa e quasi fantascientifica.

    Quello che può sembrare sfiancante e "noioso", e, in realtà, una raggelante manifestazione del vuoto interiore (gli incontri con le amiche, l'indifferenza verso l'ex, il cinismo di Delon- la sequenza delle cornette del telefono riagganciate valgono più di mille parole- la fredezza della madre, i clienti messi sul lastrico).

    Inaspettato il twist finale con la ragazza bionda di spalle che cammina sul marciapiede.

    Pura essenza del cinema antonioniano, con quella chiusa sull'accecante luce del lampione, che vale quanto una partita di tennis senza la pallina o la villa che esplode più volte a ritmo dei Pink Floyd.
    Ultima modifica: 4/08/20 14:50 da Buiomega71
  • Homevideo Buiomega71 • 4/08/20 11:00
    Pianificazione e progetti - 22008 interventi
    Ottimo il dvd francese della StudioCanal (con il titolo L' eclipse)

    Formato: 1.85:1

    Audio: italiano

    Sottotitoli: francese (NON removibili)

    Come extra: intervista (di 26 minuti, in francese) al critico Josè Moure che analizza il film di Antonioni.

    Durata effettiva: 2h, 00m e 53s

    Immagine al minuto 1.32.05. La bellezza estetica dell'inquadratura antonioniana: Vittoria (Monica Vitti) si ferma davanti al deposito di mattoni durante una delle sue tante passeggiate solitarie.

    [img size=424]https://www.davinotti.com/images/fbfiles/images53/PDVD-132.jpg[/img]
    Ultima modifica: 4/08/20 15:02 da Buiomega71
  • Discussione B. Legnani • 9/09/20 17:32
    Consigliere - 13912 interventi
    Visto. Colmata grave lacuna.
    Da ragazzo avevo visto gli ultimi due minuti, per tv. Dato che si fa buio e accendono le luci stradali, ero convinto che il film si chiudesse con la nota eclissi  di sole del 1961...
    https://it.wikipedia.org/wiki/Eclissi_solare_del_15_febbraio_1961 
    Ultima modifica: 9/09/20 18:07 da Zender