Deserto rosso

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MMJ Davinotti jr
Anno: 1964
Genere: drammatico (colore)
Note: Aka "Il deserto rosso". Leone d'oro al miglior film alla 29^ Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Numero commenti presenti: 17
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

L’esordio nel cinema a colori di Antonioni è da togliere il fiato: grazie anche alla fotografia sensazionale di Carlo di Palma (la spiaggia di Budelli, in Sardegna, così ripresa pare poco meno che l'Eden) il film si apre spesso in scenari incredibili e interni contrastati che colpiscono in un lampo l'immaginazione: anche lo scorcio di un vicolo assume connotati unici, quasi surreali, fornendo l'ambientazione ideale per un racconto che ancora una volta pone al centro l'incomunicabilità, la difficoltà della protagonista (Vitti) a interagire “correttamente” col mondo intorno a lei. Pur non appartenendo alla trilogia riconosciuta sul tema, DESERTO ROSSO non se ne allontana poi molto,...Leggi tutto faticando tuttavia più degli altri a coinvolgere o a farsi intrigante. Non esiste una vera storia quanto piuttosto un collage di situazioni in cui Giuliana si accorge (e più di lei chi la accompagna) di essere costantemente a disagio (celebre la frase con cui si lamenta di sentire dolore dappertutto, a cominciare dai... capelli). Antonioni tuttavia si dimostra palesemente più interessato a scegliere con la consueta abilità le inquadrature, esaltando la natura che nelle scene alla spiaggia esplode in una bellezza tramortente. Complesso il rapporto di Giuliana col figlio come, a dire il vero, quello con tutti i personaggi in scena.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 22/05/08 DAL BENEMERITO HOMESICK POI DAVINOTTATO IL GIORNO 2/12/14
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Homesick 22/05/08 09:44 - 5737 commenti

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Antonioni perfeziona le sue analisi sulla crisi esistenziale della civiltà borghese, che qui tocca livelli patologici. Contributi decisivi provengono dalla febbrile interpretazione di una Vitti al suo meglio e dal malessere evocato da un’ambientazione astratta, nebbiosa, industriale, fotografata con colori sempre freddi e spenti, che si illuminano soltanto nelle solari immagini della favola raccontata dalla Vitti al figlio. Stranianti suoni elettronici di Gelmetti.

Galbo 25/05/08 08:55 - 11639 commenti

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Primo film a colori di Antonioni, elemento importante perchè le tonalità assumono un ruolo guida per esprimere i vari momenti del film, incentrato sulla crisi esistenziale della società borghese. Anche il contesto (una città industriale fotografata quasi come un'entità astratta, metafisica) è fondamentale per la narrazione così come l'elemento elettronico predominante nella colonna sonora. Bella l'interpretazione della Vitti, sideralmente lontana dai toni della commedia per la quale è spesso celebrata. Non per tutti.

Piffetti74 20/10/08 22:55 - 8 commenti

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Indescrivibilmente sopravvalutato e inesorabilmente datato; a livello personale l'effetto è quello della kriptonite su Superman con conseguente impulso a sciacquarsi gli occhi con Pasolini o Scorsese. Uno dei prodotti che vive unicamente in funzione del culto delle personalità del regista e dell'attrice protagonista.

Guru 18/07/10 23:14 - 348 commenti

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Questo film non è solo uno specchio della crisi della società borghese dell'epoca, ma anche una geniale previsione futurista di ciò che poi sfocerà nel degrado ambientale causato dall'inquinamento industriale. La scena del bambino su quei terreni fumanti è altamente rappresentativa. Si può ancora definirlo un film pesante, ma Antonioni rimane sempre un grande regista.

Cotola 25/07/10 22:51 - 7930 commenti

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Uno dei film di Antonioni invecchiati tanto e male. Le tematiche del suo cinema ci sono tutte, dall'incomunicabilità alla crisi della società in generale e della coppia nello specifico. Peccato che siano sviluppati attraverso un narrato noioso che oggi non intriga e interessa se non in pochi casi. Restano però in mente i cromatismi (è il primo film a colori del maestro) che sono funzionali alla trama e vengono esaltati dallo splendido lavoro alla fotografia di Carlo di Palma.

Nando 29/03/11 12:07 - 3564 commenti

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In una Ravennna funerea ed industrializzata si rappresenta il dramma dell'incomunicabilità della protagonista, un'intensa Vitti che vive tristemente il suo iter depressivo. Provvista di colori accesi, la pellicola mostra dell'eccessiva lentezza in alcuni frangenti ma rimane interessante nella sua interezza.

Luchi78 23/06/11 09:33 - 1521 commenti

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Mattonata di Antonioni, che si fa apprezzare per la fotografia "inquinata", per la scelta delle location così antropicizzate in senso negativo, ed infine per il contrasto con le immagini girate nella splendida isola di Budelli. Monica Vitti è strepitosa nella sua interpretazione, ma il suo personaggio così travagliato rappresenta il fulcro di una storia che porta con sè paranoie e ansie, suicidio e ricerca di affetto...

Enzus79 18/10/11 15:16 - 2042 commenti

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I disagi di una donna in un contesto che va sempre più progredendo e che forse non le appartiene. Il film va considerato per le numerose immagini (città, nebbia, natura inquinata...) che fanno riflettere sulla "patologia" della protagonista. La Vitti è super. Sottotono Richard Harris.

Deepred89 3/02/12 12:23 - 3390 commenti

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"La solitudine, l'incomunicabilità, poi quella cosa, quella che va de moda oggi: l'alienazione". Antonionismo purissimo. Stavolta si aggiunge pure un'ambientazione spoglia e degradata, che però risulta anch'essa un'allegoria della già citate parole chiave del regista. Trama essenziale e in fin dei conti prevedibilissima, condita con dialoghi quasi risibili nel loro voler apparire introspettivi a tutti i costi. In soccorso arrivano inquadrature di gran classe, una stupenda fotografia e la notevole, straniante colonna sonora. Tedio d'autore.

Aguirre88 22/11/12 20:00 - 10 commenti

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Un film sul disagio, nel quale alcune persone di estrazione borghese vagano senza meta in un mondo in cui un foglio di giornale è già carta straccia il giorno stesso dell’uscita e l’orizzonte non esiste più. Tanto è cambiato da L’avventura e soprattutto tanto è cambiato da quell’inquadratura alle spalle di Monica Vitti, nella quale i nostri occhi si riempivano di mare e di sole. Qui, in un’inquadratura speculare, la Vitti guarda il nulla, la nebbia, il fumo, le navi. Non c’è il sole, non c’è orizzonte, non c’è futuro.

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Nancy 4/05/13 20:09 - 774 commenti

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Grande film, il primo a colori per Antonioni, suggestivo nelle sue atmosfere quasi post atomiche di una Ravenna industriale e disumana e quasi fuori dal tempo (grande lavoro di fotografia da parte di Carlo Di Palma!), vive del volto ricco di sfumature di Monica Vitti, intenso come forse mai più lo sarà. Un film sulla depressione di una persona ma anche di tutta una società, un profondo lavoro estremamente filantropo da parte del regista che rende bello l'austero, step secondo me spesso banalmente scambiato per autoreferenzialità.
MEMORABILE: Monica Vitti che esclama "Mi fanno male i capelli".

Didda23 21/07/14 18:00 - 2320 commenti

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Visivamente si assiste a un prodigio di tecnica (clamorosa la fotografia di Carlo Di Palma), con una Ravenna industrializzata che mette i brividi e fa riflettere sulle ripercussioni ambientali dell'inquinamento. La sceneggiatura si perde in pretestuosi dialoghi semi-filosofici, ma ha il gran merito di cogliere la crisi del ruolo della donna dovuto alla modernizzazione (la famiglia sta incominciando a non essere di tipo patriarcale). La Vitti è il ritratto di una generazione tormentata che è spaesata dinanzi alle novità, in cerca del proprio destino. Pesante nel ritmo e nella narrazione, ma indiscutibilmente interessantissimo.

Paulaster 18/09/14 10:11 - 3202 commenti

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Parallelismo tra l’ipocondria depressiva umana e gli effetti locali di una industrializzazione che semina petrolio e inquinamento. Tutto basato sui dialoghi, sovente risulta faticoso per l’irrealtà di una confidenza troppo intima tra i protagonisti, dove la Vitti funziona a tratti mentre Harris è privo di emozioni. Fotografia a pastello che disegna come un dipinto a olio, di impatto specie all’inizio, con varie inquadrature post-industriali efficaci più di qualsiasi ragionamento politico o produttivo.

Lythops 14/03/15 19:42 - 980 commenti

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Ci si chiede a che serva un film a colori, premio alla fotografia per la sperimentazione, quando il film è girato in modo tale da far sentire il desiderio, che si fa sempre più prepotente col passare (lentissimo) del tempo, del bianco e nero. Grigio negli ambienti, nella sofferenza mentale della protagonista e nel vuoto degli altri personaggi, nelle aree industriali che mal fagocitano una natura brutta, vecchia e malata, "Deserto rosso" è tutto qui. Soporifero anche se visto con una scorta di caffè. Grande Monica Vitti.
MEMORABILE: La nebbia; I suoni delle navi.

Daniela 9/06/18 15:48 - 10461 commenti

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Ad una recente visione, non posso dire di averlo trovato invecchiato, perché mi sembrò vecchio già la prima volta che lo vidi: un film deprimente sulla depressione, con personaggi inconsistenti e/o forzati, dialoghi sotto vuoto spinto che lambiscono più volte l'umorismo involontario ("Mi fanno male i capelli", "Vorrei tutti quelli che amo qui attorno a me"), un irritante compiacimento della propria raffinatezza formale, certo innegabile grazie ai cromatismi di De Palma che giustificano da soli la visione, ma quasi sprecata per un film così drammaticamente noioso.
MEMORABILE: Il carretto tutto grigio (omino, legno, cesti, contenitori e contenuto), con la protagonista che fa macchia di colore con cappotto e capelli rossi

Thedude94 19/04/20 23:58 - 710 commenti

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Antonioni gioca con i colori in questa splendida rappresentazione schietta e sincera di una donna alle prese con diversi problemi psicologici. Difatti è la Vitti a brillare per tutto il film in una performance davvero eccezionale, che ha la sintesi nel suo sguardo perso nel vuoto di un'esistenza afflitta da un malessere. Le scenografie hanno il loro fascino principalmente nella variazione del colore, che cambia come l'umore della protagonista. Un racconto di una Italia industriale, tra nebbia e navi, che non si può dimenticare.

B. Legnani 18/06/21 15:27 - 4950 commenti

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Micidiale opera d’un Maestro che ripete sé stesso, crea un tedio forse ineguagliabile, obbliga i personaggi a dialoghi spesso irreali o surreali, ricevendo (sia di conseguenza, sia per scarsa professionalità di base) recitazione mediocri, talora imbarazzanti, Monica Vitti compresa. Si dà ragione a Bruno Cortona. Impeccabile la stroncatura di Rondolino: “cristallizzazione degli elementi più vitali e originali delle opere precedenti” che produce “un manierismo (…) che mina alla base il valore del discorso poetico”. Difatti è nato male, non male invecchiato. Clamoroso fiasco di incassi.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Cotola • 8/12/09 13:00
    Consigliere avanzato - 3668 interventi
    Esiste una discrepanza in merito al titolo: il film è generalmente conosciuto come Deserto rosso, e così è in effetti indicato sulla locandina originale e sul Dizionario dei film Morandini, mentre il titolo corretto dovrebbe essere Il deserto rosso, come indicato nei titoli di testa e riportato dal Dizionario dei film Mereghetti e dall'Internet Movie Database.

    Fonte: Wikipedia
  • Homevideo Mco • 22/04/13 18:36
    Scrivano - 9794 interventi
    In DVD per Mustang Entertainment a partire dal 24 Aprile 2013.