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G.Godardi 21/08/07 17:27 - 950 commenti

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Germi è uno dei pochi registi italiani che aveva come fonte d'ispirazione il cinema classico americano. Ovviamente tali ispirazioni non possono non mischiarsi anche con la realtà italiana (neorealismo). Come questo film drammatico palesamente ispirato ai western di John Ford (per alcuni è addirittura il primo western italiano), sapientemente girato in uno splendido bianco e nero che valorizza gli scenari naturali siciliani. Vi sono ovvietà del tempo certamente (melodramma), ma la sapiente scrittura registica lo rende un film appetibile ancora oggi.

Caesars 13/09/07 08:32 - 3146 commenti

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Sembra quasi di vedere un film western, ambientato nella Sicilia del dopoguerra invece che nell'America del fine 800. Massimo Girotti interpreta uno sceriffo/pretore alle prese con un'ambiente che non accetta le regole della legalità imposta da un governo assai distante (sia chilometricamente che mentalmente) dal paese in cui si svolge la vicenda, preferendo affidarsi ad un "codice d'onore" gestito dalla "mafia" locale (e questa è una delle poche rappresentazioni diverse di tale fenomeno). Bel film che cede solamente in un finale con happy end.

Renato 20/04/09 01:21 - 1648 commenti

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Germi si conferma abile narratore, con questa storia che in alcuni punti fa respirare un'aria da classico western americano. Certo, c'è un'ambiguità di fondo sull'argomento mafia che può lasciare perplessi, ed il finale è senz'altro molto retorico: ma la capacità di portare avanti il racconto con classe e stile fa promuovere il film senza il minimo dubbio. In un ottimo cast, menzione speciale per il bravo Franco Navarra, che tornerà anche ne Il cammino della speranza in un ruolo non dissimile.

Nando 24/12/11 09:58 - 3599 commenti

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Un interessante affresco siciliano in cui un battagliero e coraggioso pretore cerca di sconfiggere l'ordine precostituito. Brulli scenari inframmezzati da neorealismo con il tipico tocco di melodramma del periodo. Il finale può apparire ambiguo e fu fonte di critiche: tuttavia Germi si mostra sempre un attento quanto veritiero narratore.

Cotola 1/01/13 23:36 - 8190 commenti

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Contaminando i moduli del western con quelli del neorealismo e il cinema di impegno e denuncia con quello spettacolare, Germi confeziona un buon film caratterizzato da una egregia confezione e ritmi elevati per quasi tutta la sua durata. Bravi Girotti (il pretore), Urzì (il maresciallo), Mastrocinque (il barone). E' vero però che c'è qualche schematismo di troppo nella descrizione della Sicilia e dei suoi abitanti (ma siamo nel '49) ed un po' di ambiguità nel descrivere le figure dei mafiosi, specie nell'ultima scena. Ma secondo me c'è anche il coraggio di girare un film così all'epoca.

Saintgifts 4/01/13 23:52 - 4098 commenti

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Chiaro l'intento di questo film di fare un ritratto della mafia del primo dopoguerra (1948), quando ancora la parola onore poteva avere un significato che passasse sopra anche ai più forti interessi. Fra le due giustizie, quella delle leggi dello Stato, rappresentato da un giovane e inflessibile pretore (Massimo Girotti) e quella della mafia, il cui capo locale (Charles Vanel) ne continua la tradizione più arcaica, c'è di mezzo la vera responsabilità dell'esistenza di quest'ultima (secondo il film), che è dei ricchi e nobili possidenti terrieri.

B. Legnani 19/05/13 13:56 - 5063 commenti

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Solido film di Germi, definito da Morandini come primo western del cinema italiano. In effetti i punti di contatto sono molti, ma assai probabilmente non sono voluti. Vero è che il finale non è del tutto convincente, ma resta interessante la descrizione di una mafia "arcaica" (e dei suoi perché), appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale. Girotti correttissimo, anche se non indimenticabile, ed ennesima prestazione di rilievo per Saro Urzì e per Charles Vanel.
MEMORABILE: Il pretore al maresciallo, prima di andare in luogo "proibito" per un arresto "proibito": "Se la sente?"

Daniela 18/05/15 09:25 - 11075 commenti

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In un paesino della Sicilia, un pretore deve fare i conti con i loschi interessi dei possidenti locali e con la mafia che amministra la giustizia secondo le proprie regole, coperta da un clima di omertà complice... Originale western siculo neorealista di grande impatto dal punto di vista visivo, ma assai discutibile dal punto di vista morale: nell'epilogo la mafia è presentata come supplente "necessaria" di uno Stato lontano e/o assente. Nel cast, il meno convincente è Girotti, ingessato nel ruolo, mentre offrono una grande prova Vanel e Urzì.
MEMORABILE: Al suono delle campane, tutti gli abitanti del paese si radunano davanti alla chiesa

Nicola81 11/11/16 12:03 - 2299 commenti

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Da un romanzo del magistrato Giuseppe Guido Lo Schiavo, il primo film italiano a occuparsi della mafia. La denuncia non può avere il vigore e l'efficacia che troveremo invece nei successivi film di Damiani e simili (come dimostra l'ambiguo e cerchiobottista epilogo), ma resta uno spettacolo di buon livello a metà strada tra etichetta neorealista e toni da film western. Accanto a un bravo Girotti spiccano Vanel (il capomafia), Urzì (il maresciallo) e il regista Mastrocinque (l'odioso barone) in una delle sue rarissime prove da attore.

Vitgar 14/05/17 09:09 - 586 commenti

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Notevole e coraggioso film di Germi che descrive la Sicilia del secondoguerra ancora feudale e soggiogata dalla mafia. Buoni dialoghi, ambientazioni aspre, il film ha un buon ritmo narrativo. Buona descrizione del contesto sociale con i vari sterotipi dei personaggi. Il finale è però debole perché devia decisamente da quella che era l'accusa sociale. Resta comunque un film consigliabile, tenuto conto che ha 69 anni. Si facessero ancora film così...

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Rufus68 19/11/18 22:52 - 3421 commenti

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Poco realista e parecchio melodrammatico, il film si fa notare proprio per l'esasperazione dei toni, non sempre ben amalgamati (la storia d'amore, la questione mafiosa). A Germi interessa poco la denuncia e molto la spettacolarità popolare di derivazione americana: Girotti pare uno sceriffo di frontiera e Vanel un desperado che si accorda con la legge sulla base di un patto di lealtà virile tipico del western. I protagonisti si muovono, però, al ritmo di una drammaturgia troppo manichea e semplicistica. Turgido commento musicale.

Alex1988 16/12/19 18:19 - 728 commenti

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Terzo lungometraggio di Pietro Germi, coadiuvato in sceneggiatura (tra gli altri) da Federico Fellini e Mario Monicelli. Qui siamo ancora lontani dallo stile graffiante che caratterizzerà le opere successive del regista e che lo consacreranno a livello internazionale. La narrativa è molto simile a un western che non a un film di "denuncia"; Massimo Girotti è lo sceriffo senza macchia in un paese dominato dalla violenza e dall'omertà. Interessante, comunque.

Pessoa 1/06/21 23:56 - 1877 commenti

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A guardare l'anno di uscita quasi non ci si crederebbe: mai prima (e raramente anche dopo) il cinema italiano aveva parlato di mafia in modo così esplicito. Germi mette in scena una storia fra neorealismo e western in cui la denuncia sociale si avverte forte e chiara, grazie anche a una sceneggiatura scritta con vigore, che non rinuncia a uno stile quasi letterario (nel senso migliore del termine). Molto buona la prova del cast, con un inedito Mastrocinque che rende perfettamente l'ambiguità del suo personaggio e un ottimo Girotti che sa prendersi la scena da grande attore. Merita!
MEMORABILE: Il botta e risposta fra pretore e capomafia nella piazza del paese, dopo l'omicidio del ragazzo.

Myvincent 26/11/21 08:31 - 3050 commenti

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Un prefetto siciliano arriva in uno sperduto paesino della sua regione dove regna la mafia e, come straniero nella sua terra, dovrà scontrarsi contro tutti. Un'agghiacciante rappresentazione di come una mentalità perversa diventi una gabbia di convenzioni, usanze e regole, tutte schiave della paura. Germi come sempre ne fa un film intelligente di analisi e di denuncia, con in più il privilegio di grandi interpreti, in primis Girotti, Urzì, Spadaro.
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