Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/06/08 DAL BENEMERITO AMMIRAGLIO
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Ammiraglio 27/06/08 15:31 - 150 commenti

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Cinque prigionieri in una prigione parigina programmano la loro fuga attraverso la realizzazione di un buco dalla loro cella fino alla fognatura. Nessuna musica accompagna le oltre due ore di pellicola. Nella sua semplicità "Le trou" è uno dei più affascinanti film della storia del cinema. Non annoia mai, malgrado la "banalità" della trama. Le sue immagini, in un perfetto bianco e nero, sono un vero tributo all'arte cinematografica. Inoltre le scene finali sono in grado di generare un grado di aspettazione inusuale per un tal film.

Cotola 6/08/08 14:25 - 8982 commenti

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L'ultimo film di Becker è anche uno dei suoi lavori migliori oltre che uno dei prison-movie più belli di sempre. Semplice e privo di fronzoli, riesce ad evitare tutti i patetismi ed clichè che diventeranno poi tipici di questo genere di film. Inoltre il ritmo narrativo, teso e serratissimo, coinvolge lo spettatore dall'inizio alla fine (tanto amara quanto beffarda). Ottima anche la scelta di evitare la musica e di far scandire le varie scene dai "rumori ossessivi della vita carceraria" (mereghetti). A mio parere splendido e quindi imperdibile.

Matalo! 7/01/09 16:48 - 1378 commenti

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Film immortale, teso, freddo, implacabile; imbattuta storia di evasione recitata da un cast di attori sconosciuti (alcuni come Leroy e Constantin faranno fortuna con questo film). La fuga come metafora del destino come muro che si cerca di abbattere e che riserva un finale amaro. A tutt'oggi nessuno, nemmeno Siegel è riuscito a superare il primato del grande Becker. Per essere cinema di papà (come dicevano certi critici dei Cahiers) è molto più moderno come stile di certo Godard.

Saintgifts 12/05/09 13:01 - 4098 commenti

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Evasione dalla prigione, un tema classico per un film. Questo però è veramente speciale, insuperato. Gli interpreti sono perfetti oltre ad avere il classico "fisique du role" e la regia strepitosa. L'atmosfera creata è da apnea di due ore e non c'è nemmeno la musica ad aiutare. Il film è essenziale come il suo titolo ma riesce comunque a evidenziare il carattere e la personalità di ognuno dei cinque compagni di cella e della forte unione che si crea, anche tra individui diversi, quando c'è un progetto importante in comune.
MEMORABILE: Il tombino che si solleva sulla rue al di fuori delle mura del carcere, nella fredda atmosfera mattutina.

Rebis 5/02/10 15:16 - 2324 commenti

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Con venti anni di carcere da scontare le serrature cedono, le pareti si sfaldano, le inferriate divellono. Nessuno è colpevole davanti alla propria libertà; semplicemente, è un eroe. Girato con un'economia di mezzi narrativi esemplare ed euclidea (cinque facce, una cella, un solo obiettivo, niente musica) ma capace di generare una tensione emotiva inestinguibile, Le Trou è un capolavoro di sobrietà filmica. Perfetta, calibratissima la scansione dei tempi; geniale la "sequenza presagio" in parlatorio che anticipa senza rivelare. Il silenzio, qui, è un'apnea. Miracoloso.

Pigro 8/01/11 08:24 - 9608 commenti

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Lo scavo di un buco per l'evasione: c'è praticamente solo questo in un film che non sgarra dal suo obiettivo, e per non lasciarsi distrarre prosciuga il plot (concentrandosi sul ritmo incalzante), annulla le psicologie, ignora gli orpelli a cominciare dalla musica. Solo una cella e il lungo scavo in muri fatiscenti. Una storia di ostinazione, scandita da calcinacci, grimaldelli e sudore, che scavalca perfino le motivazioni, la cui labilità nel finale non indebolisce, anzi rafforza il carattere quasi da epica arcaica e assoluta che ha il film.

Graf 7/11/11 15:38 - 708 commenti

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Il miglior film sulle evasioni che abbia mai visto. Becker ci dona un'opera di assoluto rigore, intransigente nell’evitare cliché, convenzioni e stereotipi. Solo azione, gesti, sguardi taglienti, solo rumori d’ambiente, pochissimi dialoghi, niente commento musicale, nessun approfondimento psicologico e rifiuto totale di qualsiasi compiacimento tecnico. Cinema della trasparenza in massimo grado, inarrivabile e cristallina purezza di linguaggio. Un gelido ed implacabile referto diagnostico. Un film dalla preziosità e dalla durezza di un diamante.
MEMORABILE: Il senso di spaesamento che provoca l'improvvisa illuminazione dei sotterranei del carcere con la torcia ad olio e il loro successivo oscuramento.

Mickes2 18/12/11 18:24 - 1670 commenti

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Immenso dramma carcerario centrato sulla ricerca della libertà, l’amicizia virile, l’opportunismo e l’egoismo dell’essere umano. Regia minimale, tesa, con una spiccata attenzione per i dettagli: inquadrature fisse su mani che scavano, spaccano, preparano con foga e violenza, sistemano oggetti con delicatezza e minuziosa cura. Pochissimo spazio alla spettacolarizzazione in favore di una calzante progressione psicologica. Cupo, sobrio, votato al realismo e dal ritmo sempre incalzante. Il finale trasmette un orgoglio e una nobiltà d’animo dal sapopre epico.
MEMORABILE: "Povero Gaspard..."

Caesars 6/03/12 09:10 - 3766 commenti

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Quasi un documentario, per lo stile asciutto ed esenziale con cui è stato girato. La storia è semplice: si seguono le vicende di cinque galeotti che vogliono tentare la fuga dal carcere, scavando un buco che li porti alla libertà. Alle fasi di esecuzione del piano (molto lunghe e dettagliate) si alternano brevi momenti dedicati alla vita carceraria, dove guardie e detenuti sono soggetti a regole codifcate anche se non scritte. Sicuramente un buon film, che supera di una spanna tanti e più blasonati film dedicati all'argomento. Da vedere. ***!

Vitgar 19/06/14 13:40 - 586 commenti

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È uno di quei rari film che si potrebbe tranquillamente rivedere per 20 volte senza annoiarsi. Tipica produzione degli anni '60, in bianco e nero, senza commento musicale; tutto è sostenuto dal racconto incalzante di come si organizza una fuga dal carcere. Dialoghi essenziali che contribuiscono a mantenere il giusto grado di tensione narrativa. Cast sconosciuto, all'epoca, ma assolutamente all'altezza. Film sicuramente da vedere.

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Cangaceiro 10/12/14 16:55 - 982 commenti

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Agli albori del cinema carcerario, è incentrato sul cardine principale del genere: la fuga, la riconquista della libertà. Film asciutto e molto scorrevole, ci presenta una galera d'altri tempi, dove c'erano ancora un pò di morale e di rispetto umano. Ci si affeziona subito al drappello di Papillon transalpini tifando spudoratamente per loro lungo le realistiche e ruspanti fasi di attuazione del piano. Il finale è secco e frustrante, arriva come un fulmine a ciel sereno. Credibilissimi gli attori, tra cui spiccano il vigoroso Leroy e l'ex galeotto Keraudy.
MEMORABILE: La rappresaglia contro gli stagnini; Le rapide battute finali.

Tarabas 26/08/15 11:38 - 1878 commenti

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Fin dall'inizio Keraudy aka Roland Barbat ci avverte: è una storia vera. O meglio, ispirata a una delle sue evasioni. Becker filma la prigione (non l'idea di prigione), il tedio, la vita sempre uguale scandita dalle ronde. Ma nella cella di Manu, Roland e gli altri c'è un buco che porta alla libertà. Senza accompagnamento se non quello dei rumori, senza luoghi comuni del genere, con un abile gioco di prospettiva che costringe a immedesimarsi nei galeotti, il regista scolpisce claustrofobicamente volti e corpi in spazi angusti dai quali vorremmo fuggire.

Lythops 19/09/15 15:43 - 1019 commenti

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Quando ancora il genere carcerario non esisteva, nacque "Le trou", squisitamente francese in tutto, con una sceneggiatura caratterizzata dalla volontà dell'approfondimento dei caratteri dei personaggi e del loro passato. Basato su una storia vera, è purtroppo l'ultimo film di Becker, che ci regala la prima interpretazione di Leroy e Constantin. Fedele alla realtà nei tempi, ben scritto, con un grande senso dell'inquadratura e dei movimenti di macchina, è un film-manuale emozionante e tragico che può entrare a pieni voti nella storia del cinema.

Pinhead80 9/09/16 18:32 - 4707 commenti

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Non è solo un film carcerario che racconta la storia di un gruppo di uomini che cerca di evadere, ma è un film sull'uomo e sulle dinamiche relazioni che si vengono a creare nel piccolo gruppo. La tensione è tanta e, per tutta la durata dell'opera, si soffre all'idea che il gruppo venga scoperto da un momento all'altro. I volti sono quelli giusti, quelli di gente navigata che nonostante ciò che ha commesso ha dentro di sé un codice morale che li rende ancora esseri degni di rispetto. Bellissimo.

Rufus68 28/07/17 11:52 - 3808 commenti

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Eccezionale per la tenuta della tensione sulla lunga durata, per il senso profondo della lealtà e del cameratismo, per il realismo minuzioso (ma essenziale allo sviluppo della trama) con cui viene descritta la routine dei controlli carcerari; un impasto che fa risaltare con calda evidenza l'umanesimo di alcune scene: la visita del padre a Geo, il crollo della galleria, la complicità di una guardia dopo il furto subito dai protagonisti. Perfette le caratterizzazioni, indimenticabile la galleria dei volti.

Daniela 2/10/17 08:13 - 12579 commenti

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Trama basilare, poche stanze e corridoi spogli, dialoghi scarni accompagnati dai soli rumori ambientali, un pugno di personaggi di cui sappiamo poco o nulla, interpretati da volti allora ignoti: sono gli ingredienti con cui Becker dirige uno dei prison-movie più belli di sempre, destinato a fare scuola per l'asciuttezza della messa in scena, la tensione costante, la cura semi-documentaria con cui viene descritta la preparazione della fuga. In chiaroscuro il giudizio sull'animo umano: c'è il tradimento e la vigliaccheria, ma anche l'amicizia, la lealtà, lo spirito di sacrificio. Capolavoro.
MEMORABILE: La prima escursione nel sotterraneo; La sbirciata dal tombino

Lamax61 15/11/17 18:49 - 30 commenti

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Gran bel film. Asciutto, essenziale. Credo abbia fatto scuola nel genere (vedi La grande fuga per esempio); si ricorda lo specchietto a periscopio nella scena top conclusiva. Ma cosa è capace la mente umana quando in gioco c'è la libertà? Gli ostacoli diventano tutti superabili. L'unione fa la forza, ma basta un anello debole della catena eil lavoro se ne va in fumo in pochi istanti. Bravi tutti gli attori.
MEMORABILE: Il regolamento di conti con i due stagnini ladri di sigarette e francobolli.

Rocchiola 26/04/18 14:13 - 947 commenti

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Il miglior film di genere carcerario di tutti i tempi. Becker al suo ultimo film adotta uno stile realistico e asciutto di melvilliana memoria, rinunciando anche alla musica. Ma pur concedendo pochissimo allo spettacolo riesce a creare un clima di tensione inarrivabile nel quale basta un rumore di troppo o una mossa al momento sbagliato per essere scoperti. La disperata voglia di libertà dei protagonisti è un pessimistico atto d’accuso verso una società sempre più globalizzata. Forse solo l’Alcatraz di Don Siegel ha eguagliato tali vette.
MEMORABILE: "Povero Gaspard..."; La mosca data in pasto al ragno dai secondini; La fugace visione della libertà dal tombino fognario; Il foro nel pavimento.

Magi94 13/09/19 12:48 - 938 commenti

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Cinema classico, freddo e perfetto. Cinque uomini di cui non sappiamo un granché nella stessa cella cercano di scavarsi una via di uscita. Eppure uno di loro è un novellino; avrà davvero le stesse forti motivazioni per oltrapassare quel buco? La regia sceglie di non inserire musiche, di pesare ogni singolo dialogo e inframmezzarlo con lunghi silenzi rotti solo dal suono degli attrezzi da scavo, con primi piani di volti, pensieri nascosti. Glaciale nello svolgimento e ancora di più nel finale secco, che infrange il sogno del buco ormai nostro.

Paulaster 8/05/20 10:29 - 4353 commenti

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Cinque detenuti attuano un piano per evadere di galera. Trama essenziale che evita di parlare delle dinamiche carcerarie e si concentra solo sulla fuga. Ambientazione al minimo (con pagliericci al posto dei letti), niente musiche e montaggio invidiabile. Anche la regia, specie nel primo tempo, utilizza molte inquadrature ravvicinate a esaltare le tensioni dei singoli. La parte conclusiva perde qualcosa proprio quando ci si aspettava più drammaturgìa.
MEMORABILE: Gli scambi tra le grate; Il periscopio; Le botte agli stagnini; Fuori dal tombino all'aperto.

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Siska80 12/11/20 16:27 - 3675 commenti

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Da un reale fatto di cronaca vien fuori un prodotto assimilabile più a un documentario che a un film (complice la totale mancanza di una colonna sonora, a parte nei titoli di coda). Il suo difetto maggiore è l'eccessiva lunghezza, che spesso spinge alla noia. Si salvano tuttavia l'atmosfera claustrofobica, la fotografia, il cast (che annovera un giovanissimo Philippe Leroy) e il finale dannatamente cupo.
MEMORABILE: L'invidiabile aplomb di Roland nell'ultima sequenza.

Cerveza 8/12/23 17:28 - 340 commenti

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Una cella 3x3 con latrina "a vista" non può che far aguzzare l’ingegno a cinque carcerati bisognosi di più spazio. Claustrofobico e scarno, esibisce una certa credibilità, anche se certe trovate alla McGyver sono sicuramente semplificate per spianare gli eventi e rendere più fascinoso l'acume dei galeotti. Il cameratismo si materializza come reazione uguale e contraria al rigore cadenzato del carcere, ma gli equilibri sono labili. Fotografia cruda e battute essenziali sono tutto ciò che basta per lasciare che tutta la tensione venga risucchiata dall'agognato pertugio verso la fuga.
MEMORABILE: Il ragno nei sotterranei nutrito dal carceriere come un detenuto qualsiasi.
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  • Homevideo Rebis • 18/08/12 12:27
    Compilatore d’emergenza - 4419 interventi
    Da quanto si legge su dvdessential questo fatto della director's cut non è noto nemmeno a chi di competenza anche perché si è creata molta confusione tra le varie durate (cinema/home video - ntsc/pal) e gli stessi francesi ritengono la versione da 126 quella ufficiale indicata da Becker (che è invece sopravvisuta solo in Italia, essendo il film nato in coproduzione con il nostro paese). Comunque, sì, hai ragione, dalla Criterion è giusto aspettarsi il meglio del meglio.
  • Homevideo Zender • 18/08/12 13:03
    Capo scrivano - 47635 interventi
    In questo caso la si può perdonare allora...
  • Curiosità Tarabas • 25/08/15 09:23
    Segretario - 2069 interventi
    L'autore del romanzo da cui il film è tratto, lo scrittore e regista José Giovanni, era stato condannato a morte nel dopoguerra per aver partecipato a una rapina. Durante la detenzione - durata oltre 11 anni e terminata con una grazia presidenziale - aveva scritto "Il buco".

    Uno dei protagonisti del film, Jean Keraudy (vero nome: Roland Barbat) era stato compagno di cella di Giovanni ed era un detenuto piuttosto noto in Francia, essendo evaso molte volte da diverse carceri, tra cui proprio La Santé di Parigi.
    Il romanzo è ispirato a una delle sue tentate evasioni.

    Fonti: Wkipedia e Imdb
  • Homevideo Xabaras • 8/10/17 21:52
    Galoppino - 63 interventi
    Qualcuno ha acquistato il dvd Titanus appena uscito con la durata di 140 minuti? Non sarà una ciofeca come quello di Mr Klein spero..
  • Homevideo Rebis • 9/10/17 13:21
    Compilatore d’emergenza - 4419 interventi
    Ho letto che il dvd Titanus contiene la versione "estesa" a differenza di quello A/R, ma non ha lingua originale e sub, qualità video sufficiente.
  • Homevideo Rebis • 9/10/17 13:31
    Compilatore d’emergenza - 4419 interventi
    Qualche info in più:

    http://www.dvdessential.it/cult-classici/il-buco-1960-di-jacques-becker-a-r-t36499-50.html
  • Homevideo Rocchiola • 26/04/18 14:43
    Call center Davinotti - 1231 interventi
    Il film a causa dello scarso successo di pubblico venne scorciato di circa un quarto d'ora, abbreviazione ottenuta tagliando in particolare una delle scene iniziali dove si vede Gaspard nella sua cella originaria prima del trasferimento durante il quale gli viene contestato il possesso dell'accendino che lo porterà ad essere ricevuto dal direttore del carcere.
    Quindi la versione proiettata nelle sale durava circa 131 minuti, contro i 146 dell'edizione integrale presentata la Festival di Cannes.
    Le edizione home-video attuali e del passato si sono spesso basata sulla versione cinematografica più corta. Attualmente in Italia esistono due versioni in DVD. La prima quella curata dalla A&R che propone la versione corta che nel passaggio al DVD si riduce a 126 corrispondenti ad i 131 cinematografici, la seconda quella della Titanus/01/Rai che invece propone la versione integrale che in DVD dura 139 minuti contro i 146 cinematografici.
    Tra le due vince per KO tecnico la A&R, in quanto la versione della 01 presenta un video dalla qualità a dir poco pessima e dalla definizione scandalosa, nonché pieno di imperfezioni. Mentre la A&R ha un video decisamente più definito e con poche e quasi trascurabili imperfezioni, anche se sulla provenienza del master non sappiamo come al solito nulla (mentre quello della 01 parrebbe chiaramente derivante cineteca televisiva della vecchia e cara Rai). Inoltre anche nel formato video è preferibile la A&R che opta per un classico 1.85 anamorfico, mentre la 01 sceglie un 1.66 un po' sbilenco e non ben centrato. Ora è vero che l'originale aspect ratio del film era 1.66 e che pertanto nell'1.85 c'è un lieve taglio dell'immagine ai margini superiore ed inferiore dello schermo, ma vi assicuro che l'impaginazione dell'edizione 01 è davvero pessima.
    Pertanto pur con il taglio di 15 minuti summenzionato, consiglio vivamente l'edizione A&R che vince anche sul versante audio con un italiano potente e chiaro.
    Come al solito all'estero ci hanno superati grazie all'edizione Uk in bluray della Studio Canal uscita nel 2017 nella serie "Vintage World Cinema" e che ho personalmente visionato. Video perfetto nel corretto formato anamorfico 1.66 con una definizione che straccia qualsiasi precedente versione in DVD ed un audio purtroppo solo in francese con sottotitoli inglesi davvero ottimo. Unica pecca: anche questa è l'edizione di 131 minuti non integrale.
    Ultima modifica: 27/04/18 10:48 da Rocchiola
  • Discussione Rocchiola • 26/04/18 14:58
    Call center Davinotti - 1231 interventi
    Certo che è lei all'esordio cinematografico ed anche per Leroy e Costantin si tratta del film d'esordio.
    Né approfitto per segnalare che il film è tratto da una storia vera che ebbe per protagonista Jean Keraudy nome d'arte di Roland Barbat criminale francese noto per le sue molteplici evasioni dal carcere. Proprio la sua vicenda ha ispirato il personaggio del romanzo Le Trou (1957) di José Giovanni che conobbe Keraudy in quanto suo compagno di cella. E il regista Jacques Becker lo scelse per recitare nel film dove improvvisandosi attore per un giorno interpreta se stesso (anche se nella trasposizione cinematografica il personaggio si chiama Roland Darbant), come confermato dal protagonista stesso che nel prologo si rivolge direttamente al pubblico dicendo "Buongiorno, il mio amico Jacques becker ha ricostruito in tutti i dettagli una storia vera, la mia....".
  • Discussione Zender • 26/04/18 16:41
    Capo scrivano - 47635 interventi
    Fonte delle notizie, Rocchiola?
  • Discussione Rocchiola • 27/04/18 10:56
    Call center Davinotti - 1231 interventi
    I principali dizionari del cinema ed in genere i libri sui migliori film della storia che includono questo titolo, citano queste informazioni che ho voluto puntualizzare per chi non né fosse a conoscenza !!!