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TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/09/08 DAL BENEMERITO HOMESICK
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Homesick 24/09/08 18:13 - 5737 commenti

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Dramma esistenziale diretto da Petri, utilizzando gli schemi semplici derivati dal neorealismo per introdursi in una dimensione intimista: il disorientamento dell’uomo di mezza età, minacciato dalla solitudine e dalla morte improvvisa, nella vana ricerca della giovinezza perduta e di un nuovo senso da dare alla propria vita. Implicita la responsabilità della società capitalistica. Amaro e pessimista, anche in virtù dello stile secco ed essenziale e della sobria interpretazione di Salvo Randone.
MEMORABILE: La morte sull'autobus.

Ercardo85 19/12/08 23:52 - 81 commenti

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Miglior film di Petri ed uno dei migliori italiani degli Anni Sessanta. Un idraulico di 53 anni, nel vedere un uomo morire di infarto sul tram, diviene ossessionato dall'idea della morte, smette di lavorare e si trasforma a poco a poco in un esistenzialista. Finiscono i soldi da parte, è coinvolto da un conoscente in un imbroglio ma all'ultimo momento desiste e, rassegnato, ricomincia a lavorare. Sarebbe il meno schematico dei suoi film se solo non fosse per il finale, in puro stile Petri, che rivela l'artificiosità della vicenda.

Giuliam 29/09/09 10:56 - 178 commenti

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Elio Petri utilizza una filosofia "proletaria", come lo è il nostro protagonista. Idraulico, che mentre conduce la sua vita nella normalità, una mattina assistendo al decesso di un uomo (suo coetaneo) in un tram, decide di cambiar vita radicalmente. Di conseguenza nasce anche una paranoia. Quella paranoia orribile di morire all'improvviso, senza aver goduto nemmeno un grammo della vita. Film scettico e politico. Il finale è bellissimo.

Rickblaine 29/09/09 10:51 - 635 commenti

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Uno dei primi film del genio Petri, che prendendo spunto dalla storia del padre ci racconta di un uomo che lascia il posto di lavoro a cinquanta anni per un miglioramento del proprio animo personale in seguito ad un'esperienza scioccante. Quindi l'ottimo Salvo Randone va alla ricerca di quella felicità interiore che lo possa poi portare alla morte con il sorriso. Questa favola neorealista ci pone il problema emotivo delle persone di una determinata età e periodo e forse ci convince che la vita la si apprezza anche nelle piccole cose.
MEMORABILE: Il protagonista davanti al semoforo che lo invita ad andare avanti.

Enzus79 29/09/09 12:26 - 1797 commenti

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Uno stagnaro, dopo aver visto un uomo morto sul tram, decide di lasciare il lavoro e vivere i suoi giorni con i soldi che gli sono rimasti, dando più peso al senso della vita e del vivere, dato che la morte diventa una paura, così come la solitudine. Solo dopo si accorgerà che sta sbagliando. Il lavoro è il tema principale del film (averlo o no?). Elio Petri con questo film, pur non privo di difetti, dà la sua impronta sul cinema italiano.

Sabryna 14/05/10 16:35 - 225 commenti

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Drammatico ed intimista. Visione di un uomo di mezz'età che mette in discussione se stesso dopo esssere stato scioccato dalla morte improvvisa di un altro uomo. A quel punto la vita vissuta fino a quel momento e trent'anni di duro lavoro da idraulico non contano più. Petri accompagna lo spettatore attraverso un iter di rinascita del protagonista, una sorta di sentiero a ritroso incentrato sulla vita del passato e quella del presente, entrambe tese a un sentimento di morte ineluttabile a cui Cesare (Salvo Randone) non può sottrarsi.
MEMORABILE: Le riflessioni sulla vita e sulla morte.

B. Legnani 4/05/10 23:29 - 4718 commenti

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Lugubre. Se fosse un dipinto sarebbe una "vanitas". Il film è decisamente interessante, ma un po' troppo lento, tutto teso al "ruit hora" (fino ad un finale tanto scontato quanto inevitabile). A portarlo in fondo ci sono un grande Randone (che non può evitare allo spettatore un po' di noia) e qualche figura di contorno interessante, come il curioso e truffaldino personaggio reso benissimo da Paolo Ferrari. Da non dimenticare che Randone fa lo stagnaro/idraulico, come in Indagine, dello stesso Petri.

Mdmaster 19/07/11 09:36 - 802 commenti

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Riflessione esistenzialista di Petri, fluttuante tra Godard ed esasperato realismo. Il povero stagnaro se ne va girando per una lurida Roma a cercare una risposta al suo ennui, ma troverà solo la conferma che la positività viene solo da se stessi, mai dagli altri. Bravissimo e simpatico Salvo, così così la Bianchi, adeguato il resto del cast. Arricchito da una bella fotografia, è un film che lascia l'amaro in bocca per la straniante mancanza di una risposta. Interessante anche per diversi aspetti della società italiana di allora.
MEMORABILE: La borgata Gordiani e le zecche; il mercante professa l'arte e poi invita l'idraulico per sturargli il lavandino.

Cotola 3/08/13 10:57 - 7517 commenti

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La paura di morire porta un uomo a riconsiderare il suo modo di vivere. Inizierà un girovagare in cui conoscerà una variegata umanità. Un film quasi “esistenzialista”, con diversi momenti e riflessioni riuscite ed interessanti (si parla anche e molto di alienazione, ma in modo diverso dal solito), pur con qualche lentezza. Ma forse il segreto per fruirne al meglio è proprio godere di questo suo lento fluire, seguendo così le peregrinazioni del suo protagonista fino all’epilogo. Randone bravissimo nel ruolo di protagonista.
MEMORABILE: Sui quadri informali: "Non deve capire, si limiti ad osservare". Sulla presunta morte: "Niente, na fregnaccia, quello che doveva morire manco lo sapeva".

Albstef90 1/09/13 09:23 - 78 commenti

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Molto interessante. Secondo lungometraggio di Petri; vuol far riflettere lo spettatore sulla morte (che può essere lontana o addirittura prossima) e su come ingannare il tempo di attesa. Davvero in parte lo straordinario Salvo Randone che caratterizza il personaggio in maniera eccellente. Umile, semplice e mai banale, la pellicola ci racconta la vita di questo individuo e le sue esperienze di vita da "libero" senza alcun impegno. Piccola parte per Lando Buzzanca e Vittorio Caprioli. Lascia l'amaro in bocca. Ottimo!

Schramm 16/10/15 18:46 - 2414 commenti

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La presa coscienza della caducità della vita che rende psico-becchini, il cafard un tanto a minuto e l’ipocondria un tanto a respiro, l’oziosa recherche du temp perdu che rende vieppiù infelici, il paradiso dei se e dei ma: nell’illusione del vivere solo la morte è una realtà. Barometro e oscilloscopio di santità e dannazione, Petri divarica il suo antieroe tra il PPP di Accattone e quello del Vangelo a venire, incastonando il suo errabondare pallido e assorto in un neorealismo spinto oltre i margini, che pur senza impressionare e appassionare dà respirabilità a un'opera non sempre ben arieggiata.

Minitina80 27/02/16 13:04 - 2336 commenti

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I connotati sono quelli del neorealismo, a cui la pesante crisi esistenziale del protagonista aggiunge il carico rendendo il film impegnato e profondo, ma non sempre leggero. Una Roma così spoglia e deserta, ancora lontana dalla metropoli che diventerà, aggrava l’atmosfera di inquietudine e stranezza che dilaga sin dall’inizio. Molteplici sono gli spunti di riflessione che offre e che convogliano in un triste epilogo, rinunciatario e a suo modo pessimista.

Vitgar 14/04/17 22:32 - 586 commenti

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Buon film di Petri che in un'epoca non sospetta rappresenta una tematica oggi molto diffusa: la difficoltà dell'uomo di riconoscersi nel suo ruolo. Narrazione un po' lenta anche per l'interpretazione di un ottimo Randone che dimostra ancora di più di essere attore di teatro. Buono il cast con piccole gemme di Regina Bianchi. Finale un po' kafkiano. Comunque da vedere.

Rufus68 15/10/18 00:29 - 3083 commenti

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Un'incursione nel lato oscuro dell'animo postmoderno, del tutto inaspettato. Petri maschera l'ideologia sotto il vestimento di un esistenzialismo agghiacciante: il protagonista, di fronte alla morte, prende coscienza della nullità della propria vita (il figlio, un vecchio amore), della marcescenza della società (la truffa, l'utilitarismo di Caprioli) sino a riconoscere, paradossalmente, che l'alienante tran tran quotidiano è l'unica possibilità di dimenticare lo sfacelo dell'esistenza e il fatto che si è già morti dentro. Grandioso Randone.

Lou 20/07/19 23:05 - 957 commenti

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Il tocco d’autore di Petri e la bravura di Randone in un film che a 57 anni di distanza si rivela ancora molto interessante e moderno. Davvero apprezzabile la cura delle inquadrature e l’intensità dello sguardo sulla solitudine e sulle paure umane. Il protagonista si aggira per la città stranito e confuso, cercando di capire cosa gli succede intorno e cosa lo aspetta. Al di là degli aspetti artistici, è anche un prezioso documento sulla condizione del nostro paese a inizio degli anni Sessanta.

Noodles 24/06/20 16:39 - 845 commenti

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Il tempo perso non lo recupereremo mai più. È questa l'amara morale del secondo lungomentraggio di Elio Petri, solo apparentemente lontano dai film politici degli anni '70. C'è moltissimo infatti della nostra società, con le sue regole non scritte tanto scomode ma a cui purtroppo spesso bisogna arrendersi. Gigantesco Salvo Randone in questo suo viaggio alla ricerca del tempo perduto. Un viaggio sempre interessante, con una bellissima fotografia, che però ha un sensibile calo di ritmo nella seconda parte del film. Finale da interpretare. Film lucido, intelligente, da vedere.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Edo • 18/07/11 22:17
    Galoppino - 680 interventi
    Disponibile in dvd dal 31/08/2011
    Produttore : 01 Home Entertainment
    Distributore: Rai Cinema

  • Curiosità Columbo • 11/08/11 17:24
    Magazziniere - 1102 interventi
    Primo premio al Festival di Mar de Plata.
  • Curiosità Lucius • 28/12/18 12:03
    Scrivano - 8326 interventi
    Direttamente dall' archivio cartaceo Lucius, il flano originale del film: