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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Un'idea che poteva andar bene per un corto viene diluita in un lungometraggio in cui le lunghe pause sono riempite grazie all'impostazione fortemente surreale che lo caratterizza. Uno dei non pochi figli del Sessantotto, in cui la forza della metafora (evidente la critica al consumismo) si stempera tra scenografie futuristiche dai colori sgargianti che mantengono il film quasi interamente all'interno di uno stesso studio, quello in cui si esibisce il mostro chiamato “Mister eat it”. Ma cominciamo dall'inizio, da quando cioè il suddetto mostro, una sorta di cavernicolo che non spiaccica mai una parola (le fattezze sono quelle di Frank Wolff) viene ritrovato sottoterra da un contadino (Albertini) e da suo figlio: lo riporteranno alla vita...Leggi tutto e lo ciberanno con la carne in scatola “Eat it”, dopo aver fatto incetta della quale la bestia si dedica a scatenarsi sessualmente (sempre fuori campo, ovvio). Il padrone della “Eat it” (Frank Wolff stesso), venuto a conoscenza dello strano essere, ne intuisce le potenzialità pubblicitarie e lo porta in azienda facendogli divorare quintali della sua carne in scatola davanti alle telecamere per poi dargli in pasto donnine compiacenti. Lo slogan spinge sul fatto che chi mangia “Eat it”... funziona, ma purtroppo per l'azienda la cosa non continuerà per sempre. Tutto qui o quasi, anche se in un film così la trama pare solo un ornamento, un canovaccio su cui imbastire dialoghi e situazioni paradossali a cui partecipa anche un giovanissimo Paolo Villaggio nel ruolo di uno degli assistenti di Wolff. Le ambizioni sono alte e la colonna sonora affidata a Morricone ne è la conferma, ma il risultato, per quanto a tratti suggestivo come molte delle opere girate con lo stesso stile anarchico (che si vorrebbe avanguardistico) figlio di quegli anni, visto al giorno d'oggi fa al massimo sorridere prima di stimolare una forte sonnolenza; perché gli interminabili balletti delle vedette nei momenti in cui “mister eat it” si esibisce in trasmissione mangiando le sue scatolette di carne sono solo una delle fasi in cui il regista Casaretti perde completamente il senso della misura. Si insiste spesso sui primi piani di Wolff (in entrambe le sue due incarnazioni), si gioca con il non detto e le frasi enigmatiche, specie se in scena c'è Villaggio coi suoi due colleghi assistenti. Le giovani sorelline (la Dionisio e la Herfert) si fanno notare per la minigonna nera al funerale della nonna...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/04/08 DAL BENEMERITO IL GOBBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 16/05/12
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Il Gobbo 9/04/08 19:37 - 3011 commenti

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Un contadino rinviene un irsuto ominide dagli smodati appetiti: di lui si interessa un'azienda produttrice di carne in scatola... Debutto cinematografico di Paolo Villaggio in questo apologo anticonsumista sessantottino (prodotto da Zaccariello che ci infila il figliolo) in classico stile fanta-grottesco-pop, con scenografie coloratissime di Giorgio Giovannini, consueta musichina di Morricone, e metafore di prammatica. Doppio ruolo per Wolff doppiato da Rinaldi; accreditato Orso Guerrini - senza Maria - in quota c.s.c.! Non male.

Ronax 22/11/10 00:56 - 899 commenti

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Un'altra scheggia impazzita del cinema sessantottino, nonchè esordio cinematografico di Paolo Villaggio. Il tema è, manco a dirlo, la critica del consumismo e della manipolazione pubblicitaria, mentre la forma è quella, consueta in quel periodo, dell'apologo. Le allegorie e i simbolismi, farraginosi e infantili nello stesso tempo, girano però a vuoto senza mai graffiare veramente. Di prammatica le squillanti scenografie pop, mentre Morricone fa un po' il verso a se stesso. Scoloritissimo Wolff, insignificante Villaggio, simpatico Albertini.
MEMORABILE: La Dionisio e la Herfert nei panni delle gemelline che danzano in cantina come odalische servendo carne al "troglodita".

Dusso 13/03/14 17:49 - 1533 commenti

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Lo ricordavo discreto e in effetti è il tipico film sessantottino con idee curiosissime, scenografie all'avanguardia e splendide musiche (quelle non le ricordavo così belle), ma riesce a essere interessante e a tenere discretamente. Immenso Wolff, la Longo (qui Maria Luisa Longo) fa la presentatrice. Non ricordavo Alicia Brandet e infatti nella versione super 8 non compare, mentre in quella integrale si vede in una sensuale esibizione.

B. Legnani 16/02/15 01:30 - 4694 commenti

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Apologo anti-consumistico ben più curioso che riuscito, e diretto con molta approssimazione. Nonostante non arrivi ai novanta minuti, mostra il fiato corto, perché sono poche le idee messe in pista per reggere il respiro del lungometraggio. Cosicché il film è più piacevole in alcuni momenti e per alcuni ruoli che per il suo valore complessivo, piuttosto scarso. Cast divertente (Villaggio, Badessi e Marano, vestiti in modo identico e differenziati solo da un oggettino colorato, ricordano Qui Quo e Qua), ma sfruttato spesso in modo insufficiente.
MEMORABILE: Il Commendatore che tiene discorsi duceggianti.

Panza 16/07/15 18:51 - 1488 commenti

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Bene prendere in giro il consumismo e la smania di guadagnare (efficaci in questo senso l'indagine-interrogatorio con il consumatore medio o la scelta degli sponsor), ma se lo si fa in questo modo dispersivo il risultato non può che essere deludente. Impossibile non stufarsi dopo la continua proposizione di lunghi balletti o di monologhi di Wolff. Efficace il tema di Morricone, simpatici invece i titoli di testa sia nei disegni sia per come sono stati scritti (Questo film... s'intitola...). Esordio per Villaggio, già in un ruolo da sottoposto.

Didda23 4/02/16 11:27 - 2282 commenti

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Folle e impagabile stramberia post-sessantottina, l'opera di Casaretti colpisce per l'ingenuità e per il coraggio di talune scelte narrative. La ripetitività degli assunti genera quasi subito tedio, soprattutto nei balletti dal vago sapore surreale. La critica al consumo è tutto fuorché ficcante e il povero Wolff, perfetto nei panni dell'industriale dai modi fascistoidi, si cimenta pure in un cavernicolo di rara tristezza. Del lotto il più a fuoco è Villaggio. Un film bruttarello, ma carico di quell'atmosfera che non esiste più.
MEMORABILE: I titoli di testa; Lo strano suono emesso dal cavernicolo, in grado di conquistare qualsiasi donna.

Bubobubo 8/07/19 23:58 - 1187 commenti

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È rurale e futuristica, popolare e pop, terrigna e avanguardistica l'Italia in cui convivono le smisurate ambizioni imprenditoriali del proprietario della ditta Eat It (Wolff), il cui doppio è un muto selvaggio mosso dagli istinti primordiali della fame e del sesso. Casaretti gioca sul filo del surrealismo makavevejeviano senza, tuttavia, debordare nell'eccesso grafico: il risultato è uno scombiccherato ma gioiosamente anarchico j'accuse anticapitalista, che paga solo lo scotto di certe lungaggini coreutiche. Villaggio a tratti già fracchiano.
MEMORABILE: I magnifici titoli animati di testa; La nonna che guarda le pecore del Carosello su una poltrona gonfiabile; "La Cina è piccina! ".

Il Dandi 11/07/19 15:42 - 1747 commenti

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La carne in scatola (prodotto tanto sofisticato nei processi di produzione quanto modesto nel gusto del target), Wolff nel doppio ruolo del proprietario dell'azienda e del primitivo ominide usato come testimonial, futuribili marchingegni impiegatizi (su tutte la sedia allarmata da cui non ci si può alzare) sono le trasparenti allegorie di un apologo grottesco sul consumismo, sospeso tra fantascienza (le scenografie) e fiaba (i titoli di testa animati). Più curioso che buono, scontata la morale (l'uomo è ciò che mangia, per dirla con Feuerbach).
MEMORABILE: Il carosello finale.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Dusso • 13/03/14 16:51
    Segretario - 1617 interventi
    La versione da super 8 dura 4 minuti circa in meno della versione "integrale". Nella versione super 8 manca un minuto e mezzo circa della scena in cui Villaggio e Albertini osservano dalla finestra il "marziano" Wolff mangiare e quindi manca tutta la scena con Silvia Dionisio e Monica Herfert che ballano in modo molto sensuale allietandolo (qui sotto 2 fotogrammidella scena mancante):




    Nella scena in cui Villaggio e Wolff osservano la creatura dall'inferriata mancano una trentina di secondi circa di quello che vedono e alcuni dialoghi. La scena dove Wolff "gioca" con il "marziano"(sempre interpretato dallo stesso Wolff) tramite una canna è accorciata di una ventina di secondi.

    Manca totalmente (1 minuto e 20 secondi) la scena con Alicia Brandet che ingaggia uno spettacolino sexy con il marziano uscendo da una gigantesca scatola di carne (qui sotto 3 fotogrammi della scena):



    Ultima modifica: 13/03/14 17:38 da Zender
  • Musiche Lucius • 8/06/15 12:51
    Scrivano - 8334 interventi
    Direttamente dalla prestigiosa collezione Lucius, il 45 giri originale:

    Ultima modifica: 8/06/15 14:03 da Zender
  • Discussione Bubobubo • 8/07/19 23:19
    Call center Davinotti - 214 interventi
    Sebbene la qualità della copia sia sfortunatamente pessima, già da qualche anno, dopo un lungo periodo di semiclandestinità, abbiamo la possibilità di guardare il film completo: https://www.youtube.com/watch?v=U_I30dxJrks&t=1747s