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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Sorrentino guarda dentro di sé e alla sua Napoli per portare in scena la storia di Fabietto (Scotti), che nella metà degli Anni Ottanta vive poco la città e più la famiglia, rinchiuso in una timidezza che lo lascia al di fuori della sfera sociale comune agli adolescenti suoi coetanei ("Quali amici, papà?"); vicino al fratello, ai parenti nei rari momenti di comunione, alla sensualissima zia Patrizia (Ranieri), magari a un contrabbandiere conosciuto per caso; una vita alla ricerca di una difficile collocazione, che si aggrappa al sogno di veder giocare Maradona nella squadra partenopea, quel messia atteso da tutta Napoli che ancora non si capisce se davvero arriverà o meno. Non ha ancora le...Leggi tutto idee chiare, Fabietto. Vuole diventare regista, pur senza aver visto troppi film ma certo di avere qualcosa da raccontare, come lo spinge a dire Antonio Capuano (Capano), autore locale autentico che nel capoluogo campano localizzò il proprio cinema. Tutta la prima parte, animata da una varia umanità profondamente legata alle radici partenopee, porta in scena con impareggiabile stile e ironia un mondo che bisogna intimamente conoscere per saper trasporre tanto bene. I personaggi sono vivi, vari, estrosi come papà Saverio (Servillo) e a suo modo mamma Maria (Saponangelo), che si dedica a imprevedibili scherzi pur avendo personalità matura e sguardo dolce. O come il fratello Marchino (Joubert), il quale appena saputo che a Napoli è sbarcato Fellini si presenta a un provino ricevendone in cambio una sentenza inappellabile: "Mi ha detto che ho la faccia troppo convenzionale, da cameriere di Anacapri". E' sempre e ancora la famiglia il centro gravitazionale di ogni scena, con una Luisa Ranieri altamente seducente che sfoggia l'abbondante seno (e non solo) in maliziose pose che richiamano alla mente la Antonelli e Momo. Sostenuto da una qualità tecnica che in Italia ha pochi eguali, il film intrattiene mantenendo un alto profilo costante, alternando a gioiosi simposi di famiglia e corali sortite in mare diversi momenti in cui l'occhio del regista si sofferma a cogliere istantanee significative di un quotidiano che, anche attraverso una impeccabile ricostruzione storica, restituisce il senso di un tempo marchiato a fuoco dal regno di Maradona, quella “mano di Dio” (non manca una riproposizione televisiva del gol "di rapina" più famoso di ogni epoca) che, a parere dello zio Alfredo (Carpentieri), ha salvato la vita al protagonista stesso secondo un ragionamento che una sua logica ce l'ha. E se Maradona idealmente si appropria anche del titolo significa che per un napoletano era impossibile vivere quegli anni senza entrare almeno parzialmente in simbiosi con un mondo devoto al campione argentino come a un'autentica divinità. Maradona s'insinua nella storia solo lateralmente ma scandisce gli intervalli, contrappunta i momenti chiave di un film in cui non tutto è perfetto, in cui le pause si fanno sentire e si avverte di tanto in tanto quanto si sarebbe potuta facilmente accorciare (quando non eliminare) più di una scena; nel complesso, tuttavia, commuovono l'autenticità del quadro, la "grande bellezza" di una città che forse nelle riprese sul golfo alla luce calante durante l'incontro risolutivo con Capuano raggiunge il massimo della sua poeticità, esplicitando la precisa volontà di tributare a Napoli i giusti onori da parte di chi ne ha saputo cogliere da sempre l'unicità. Come se, in quello che per più versi è un evidente ritratto autobiografico, Sorrentino abbia eletto Napoli tutta, nei suoi scorci e nella singolarità della sua gente, a compagna ideale della prima parte della sua vita, conclusa silenziosamente nello scompartimento del treno in viaggio per Roma. La caratterizzazione buffa di personaggi curiosi (l'anziano con l'apparecchio per modulare la voce ad esempio, ma anche lo strano outsider cui dà il volto Lino Musella), la cura scenografica degli interni testimoniano di un lavoro studiato in ogni sua componente, al quale si possono anche faclmente perdonare i titoli di coda sulla solita "Napule è" di Pino Daniele.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 26/11/21 DAL BENEMERITO VICE POI DAVINOTTATO IL GIORNO 4/12/21
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Zampanò 16/12/21 16:14 - 368 commenti

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Da quando Sorrentino ha iniziato a scegliere ciò che gli piace fare e non ciò che deve fare si è smarrito un po'. Così con Loro e in parte qui, dove comunque gioca bene sul campo della storia vera-troppo-vera. La divisione netta dolce-amaro porta punti, stranamente, alla commedia che dovrebbe suonare meno empatica. Il dramma resta invece inchiodato al suolo, assimilabile più al disorientamento che all'elaborazione del lutto. Venusiana la Ranieri, usuale Servillo, di classe la Pedrazzi. Troppa sintesi, la forma serie tv avrebbe forse ridato fiato ai personaggi evitando scorciatoie.
MEMORABILE: L'inattesa nave-scuola della baronessa.

Muttl19741 19/12/21 10:21 - 139 commenti

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Bella storia intima e dolorosissima ma che lascia ampio spazio alla speranza nel futuro. Bel racconto di Napoli degli anni Ottanta, con scorci inediti, ricchi dell'elemento principale che compone la vita degli esseri umani, l'acqua, di volti e di personaggi più o meno bizzarri, comici, tragici, in cui il sottofondo costante dell'arrivo e della gesta (anti)sportive di Re Diego campeggia come l'icona di un Santo che veglia sulle gesta e le vicende virtuose e viziose dei comuni mortali, qui palesati con tutti i loro enormi limiti, con tutte le gioie e le immense sofferenze.

Vice 26/11/21 10:50 - 30 commenti

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Dopo i precedenti film esteticamente perfetti, ma un po' senza anima, Sorrentino torna con un film intimo e ricco di sentimenti e di vita, lasciando da parte gli sfarzi tecnici e presentandoci una commedia tragica o una tragedia mascherata da commedia che fa affiorare come non mai la sua capacità caleidoscopica autoriale. Difficile descrivere a parole il bagaglio emozionale che questo film ci lascia in mano; "Si muore un po' per poter vivere" diceva qualcuno, ed è essenzialmente quello che viene rappresentato: la libertà e la voglia di vita che nascono anche da un dolore immenso.

Rambo90 3/12/21 01:06 - 6952 commenti

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Un Sorrentino autobiografico, che mette da parte i silenzi e i tempi prolungati per raccontare una storia di più facile empatia, e azzecca probabilmente così il suo film migliore. Tra siparietti di vita familiare comuni a tanti, momenti di napoletanità che fanno sorridere e una seconda parte dolorosa che difficilmente non potrà toccare lo spettatore. Il cast è diretto benissimo, con i caratteri secondari che di prepotenza entrano nell'immaginario e lo solleticano. Bella Napoli ripresa in varie forme e colori, un po' vuota la colonna sonora. Un film molto valido.

Myvincent 3/12/21 07:12 - 3050 commenti

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Sorrentino racconta di sé e delle sue tragedie familiari ripartendo seminalmente da lì per per descrivere le ragioni della vita di uomo e regista, scavando dentro e fuori il suo mondo interiore. Ne consegue il ritratto di un giovane solitario e ricco di stati d'animo ed esperienze significative. Se la prima parte assume i toni di una "farsa" napoletana un po' convenzionale, dalla seconda si sviluppa la parte migliore, forgiata da un dolore che il protagonista non sa come affrontare. Ottimi tutti gli interpreti, anche quelli meno in luce, in una direzione corale riuscitissima.

Markus 5/12/21 12:27 - 3465 commenti

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Napoli, Anni Ottanta. Il ritorno di Sorrentino è basato su un film di ricostruzione di un biennio connotato dall'arrivo di Maradona al Napoli e conseguente bramato scudetto. In questa cornice così suggestiva e a tratti leggendaria si insegue la storia di un adolescente che si scontra con gioie e soprattutto dolori della vita. Un film, diviso tra commedia amara e dramma, che parla di faccende basiche, già viste, ma confezionate con cura nei dettagli e una più che buona interpretazione del nutrito cast.

Reeves 5/12/21 18:00 - 856 commenti

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Grande ritorno di Paolo Sorrentino alle storie private: mette da patte il linguaggio troppo immaginifico e riprende a raccontare un storia vera in modo non convenzionale. C'è ancora molto Fellini (l'ingorgo iniziale...), ma la storia funziona e commuove. E Teresa Saponangelo è davvero bravissima, coinvolgente e mai sopra le righe, mentre Servillo con Sorrentino riesce sempre a dare il meglio.

Lou 8/12/21 00:44 - 1059 commenti

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Grande bellezza in salsa napoletana, stavolta con approccio intimamente autobiografico. A una prima parte pirotecnica, brillante, corale, intrisa di spirito partenopeo, ne segue una più sofferta e delicata, forse meno riuscita. Ottima la prova di tutto il gruppo di attori, in primis il protagonista, alter ego del regista, Filippo Scotti con Servillo e Saponangelo nel ruolo dei genitori.

Bubobubo 12/12/21 17:27 - 1601 commenti

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Da alambicco felliniano (silhouette nell'ombra che rifiuta un ruolo da comparsa al fratello del protagonista) a struggente madeleine: la preadolescenza napoletana di Fabietto (Scotti), sotto il segno conturbante della fragile e sensualissima zia Patrizia (Ranieri), è segnata dall'arrivo di Maradona, dalle fughe via mare dei contrabbandieri, dalla drammatica morte dei genitori e dalle oniriche reprimende del mentore Antonio Capuano (Capano). Per quanto non privo di luoghi comuni (il finale) e di qualche inutile virtuosismo, un Sorrentino così in forma non lo si vedeva da dieci anni.
MEMORABILE: Zia Patrizia, il munaciello e san Gennaro; Napoli illuminata; Scherzo telefonico; Una sorella chiusa in bagno; Incontro tra Fabietto e Capuano.

Il ferrini 12/12/21 17:58 - 1929 commenti

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Non serve essere napoletani per godere di questo tragicomico 1984, ricostruito in modo certosino nei costumi, nelle auto, le insegne, e quelle tv - ancora sprovviste di telecomando - che annunciano l'arrivo di Maradona. I parenti serpenti che lontanissimi dall'odierno politically correct sbeffeggiano obesi e disabili. Servillo impeccabile ma grandiosa anche la Saponangelo coi suoi scherzi perfidi, mentre Luisa Ranieri è la zia di cui ci siamo innamorati tutti. In mezzo a tutto ciò una fotografia scintillante e uno score che culmina con il più bel pezzo di Pino Daniele. Gran film.

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Giufox 15/12/21 23:15 - 236 commenti

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Al netto dell'ottimo lavoro di D'Antonio e della passeggiata notturna/dantesca di Fabio con Capuano (tra i momenti più ispirati della sua carriera), un film meno artificioso dei precedenti - senza cadere negli stessi vezzi estetizzanti che lo rendono ostile agli occhi di un pubblico più esigente. Nel complesso funziona un po' tutto, dalla zia alle metafore calcistiche, dai motoscafi alle spazzole, ma manca - soprattutto nella prima parte - quella semplicità di fondo che renderebbe tutti i suoi film più "moderni". E' il meglio che il cinema italiano offra e ce lo teniamo stretto.

Dzekobsc16 18/12/21 00:07 - 32 commenti

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C'è un qualcosa di magico nella Napoli di Sorrentino: niente vicoli, sparatorie o sangue. Il dramma del giovane protagonista viene inghiottito da un'eterea bellezza. Tuttavia, se non si trovano difetti nella parte stilistica - eccezion fatta per la banale "Napule è" sui titoli di coda - qualche perplessità sullo sviluppo della storia resta. Il bildungsroman alterna momenti drammatici intensi ad altri un po' scialbi; Scotti è bravo, Servillo fa il suo ma il suo lavoro è breve, il resto del cast si difende. È un buon film, ma sembra che manchi un centesimo per fare un euro.
MEMORABILE: I paesaggi; La scena con Capuano e il dialogo sul cinema.

Thedude94 18/12/21 00:46 - 775 commenti

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Si può tranquillamente dire che con questo film Sorrentino termina una fase del suo cinema decisamente calante per tornare ai fasti iniziali, aggiungendo quanto basta della sua storia personale per realizzare quella che è la sua opera forse definitiva. Dal punto di vista registico la bellezza è ineccepibile, così come emozionante è il modo in cui riesce a inquadrare Napoli e i momenti clou degli anni '80. Inoltre, grazie a un cast composto da attori formidabili e ben assortito, non mancano quella sana ironia e il divertimento che fanno passare liscia tutta la prima parte. Da vedere.
MEMORABILE: La "superfessa".

Pigro 19/12/21 16:04 - 8628 commenti

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L’amarcord adolescenziale del regista, tra simpatiche schermaglie amico-familiari e profondi dolori individuali, procede per segmenti che tendono all’aneddotico piuttosto che a un intenso romanzo di formazione: sketch calligrafici dall’ottima fattura, tecnicamente curati (col rischio della stucchevolezza) come una serie di scene ammiccanti, costruite appositamente come fossero da antologia, ma che rivelano una sceneggiatura frammentata e allontanano dall’empatia: come guardare un presepe da museo. Un po’ riuscito, un po’ noioso: sopravvalutato.

Galbo 21/12/21 19:43 - 11768 commenti

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Il film più autobiografico di Sorrentino è un racconto di formazione su un adolescente che affronta la più terribile delle prove. Una prima parte esemplare che vede sulla scena due attori magnifici come Servillo e la Saponangelo, e una seconda meno efficace che soffre dell'assenza degli stessi e di una sceneggiatura meno incisiva. Rimangono immagini struggenti della città di Napoli e il lavoro magnifico dei caratteristi scelti. Suggestioni anche dalla colonna sonora. 

Didda23 23/12/21 10:34 - 2343 commenti

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Paradossalmente, visto la moltitudine di riferimenti autobiografici, è l'opera meno sorrentiniana, soprattutto nello stile visivo e per il mancato utilizzo di una colonna sonora di stampo elettronico. Nonostante ciò si respira sempre grande Cinema con una cura smisurata per l'immagine (fotografata meravigliosamente Napoli) e con un cast scelto egregiamente (la Ranieri sempre più bella). Prima parte di folgorante napoletanità con tableaux vivants di immarcescibile efficacia, mentre nella seconda la narrazione si sfilaccia indebolendo il racconto. Un ritorno alle origini.
MEMORABILE: L'incontro con San Gennaro e il munaciello; La gita di famiglia in barca; La reazione di Capuano in teatro.

Cotola 23/12/21 20:09 - 8190 commenti

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La prima parte è pienamente riuscita: ha ritmo e riesce a divertire alla maniera della commedia all'italiana di una volta, compresa la capacità di creare gallerie di variegata (dis)umanità di cui è lecito ridere di gusto, con buona dose di cattiveria. Peccato che nella seconda il film si sfaldi a causa di un eccesso di didascalismo condito da dialoghi altisonanti che vorrebbero essere profondi ma sono in realtà banali. E la troppa carne al fuoco non permettere di sciogliere al meglio i nodi narrativi e quelli esistenziali di Fabietto, rifugiandosi in soluzioni banalmente rassicuranti.

Gabrius79 23/12/21 22:30 - 1291 commenti

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Buon film di Sorrentino che riesce a dare il meglio nella prima parte grazie alla coralità di tutto il cast e a un buon ritmo scandito tra sorrisi ed emozioni. La seconda parte, con l’assenza di Servillo e della Saponangelo, fa fatica a carburare e ci lascia fra le mani un Filippo Scotti che, nonostante la sua bravura, cerca di destreggiarsi in una sceneggiatura talvolta piatta.

Orson 24/12/21 11:31 - 80 commenti

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Un film abbastanza modesto per Sorrentino, quasi sottotono, docilmente autobiografico, tra il dramma e la commedia. Ma nessuna delle sue parti o anime è veramente incisiva, tutto scorre in maniera abbastanza pigra e innocua. Il che dimostra che nel cinema di Sorrentino la forma non solo prevale sul contenuto, ma è il contenuto stesso. Eliminati dunque gli svolazzi e il tripudio estetico, il surrealismo e la visionarietà, la caricatura grottesca e la lente deformante, cosa rimane? Un racconto dolceamaro che scorre piano e senza guizzi. Bravo e somigliante il giovane protagonista.
MEMORABILE: L'incontro con Capuano, unico momento di bel cinema.

Jandileida 25/12/21 21:25 - 1368 commenti

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Prima o poi ci cascano tutti: chi va per fragole, chi va alle terme, chi ne spara 400. Sorrentino si addentra per i suoi sentieri della memoria con il suo solito stile. Uno stile che, diciamocelo, può essere qua e là baroccheggiante ma che, vivaddio, trasuda cinema da tutti i pori. La prima ora e un quarto ha anche un suo rigore narrativo, sospeso tra Napoli e il resto del mondo. Dopo lo snodo centrale, nonostante un accorato avvertimento, il film un po' si disunisce e rifà capolino la tendenza del regista a ricercare la maniera dove invece ci vorrebbe più concreta passione.

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Belgazzara 29/12/21 15:55 - 26 commenti

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Sorrentino torna a Napoli per il suo Bildungsroman e compie il miracolo di realizzare un film "di trama" pur senza dismettere i panni dell'estetizzatore filosofico con cui si è reso noto al mondo intero. Un Amarcord partenopeo in cui tutto è perfetto: la ricostruzione dell'epoca, gli interpreti principali (la Saponangelo è magistrale, Filippo Scotti di un reale splendore) e i formidabili caratteristi, il sublime equilibrio fra grottesco e reale, fra esilarante e drammatico. Si omaggiano figure tradizionali (o munaciello), mitologiche (Maradona) e ingiustamente sottovalutate (Capuano).

Gottardi 29/12/21 17:44 - 173 commenti

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Autobiografia del regista nella sua fase adolescenziale, narra i piccoli e grandi eventi della famiglia restatigli nella memoria. Pur scavando nel sentito più profondo e anche tragico dell’autore, il film all’insegna dell’amarcord si solleva solo a tratti da un personale vissuto che non sempre assume interesse per lo spettatore e spesso si risolve in episodi slegati di poco conto. Pur col dovuto rispetto a un’opera che ha nella sincerità la sua dote migliore, nell’ampia galleria di situazioni e personaggi non mancano momenti fini a sé stessi. Napoli fortunatamente poco oleografica.

Xamini 8/01/22 11:40 - 1093 commenti

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Un bel racconto, un bel dramma, un bel sapore. Si potrebbe riassumere con il nome della città, Napoli, tanto è l'amore e il senso che trasuda dai ricordi ancora vivi di Sorrentino. Ma funziona in modo eccellente anche la citazione a Maradona, figura al limite del divino che sfiora la storia facendo da sfondo e la impregna. Comincia allegro, colorato, comico (eccezionale Dora Romano, in questo senso), continua con una carica di sofferenza, a completare il percorso di crescita del protagonista. Puntellano momenti surreali, felliniani, senza i quali il film non sarebbe completo.
MEMORABILE: Il monacidd e la zia; Il pranzo di famiglia con la signora impellicciata; Il nuovo fidanzato; Il nudo; L'arrivo di Maradona; Gita a Capri; Il golfo.

Paulaster 10/01/22 09:54 - 3415 commenti

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Ragazzo napoletano diviene orfano e culla i suoi desideri di regista. Sorrentino scava nelle vicende familiari mostrando dapprima vari bozzetti casalinghi per poi divenire intimista. Divertente e vario, accosta la presenza della "divinità" Maradona con un affetto che non scade nell'eccesso. Si fa preferire di più quando il quadro si stringe e emerge la napoletanità. Chiusura non brillantissima a richiamare piccoli particolari de I vitelloni. Regia che evita stilemi ridondanti, anche se si nota una grande cura stilistica, più ficcante nelle scene singole che come insieme.
MEMORABILE: San Gennaro; Il promesso sposo con l'apparecchio per la voce; Le punizioni di Maradona; Al pronto soccorso.
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