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TITOLO INSERITO IL GIORNO 12/08/07 DAL BENEMERITO RENATO
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Renato 12/08/07 13:28 - 1511 commenti

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Bellissimo. Come nel precedente Accattone, Pasolini riprende il suo discorso sui sottoproletari romani. Qui ci narra la storia di questa ex prostituta, la Mamma Roma del titolo, che ha cambiato vita per amore del figlio Ettore. Ma le cose si metteranno male, col ritorno del suo ex pappone... Il film è davvero toccante, la rappresentazione "sacra" di argomenti decisamente terreni funziona perfettamente, in più Pasolini ha un indubbio talento visivo che, sommato al resto, rende quest'opera ciò che è: un capolavoro.

Cotola 22/12/07 00:38 - 7392 commenti

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Il secondo, commovente e intenso, film di Pasolini riprende molto da vicino temi e personaggi del suo capolavoro d’esordio Accattone. La mamma Roma del titolo (interpretata da una strepitosa Magnani), infatti, ricorda il personaggio della prostituta Maddalena, mentre il personaggio di Ettore è una filiazione di Accattone da cui comunque si distacca notevolmente sotto certi aspetti. Splendidi e funzionali alla trama, i richiami alla pittura rinascimentale fra cui resta nella memoria la citazione del capolavoro del Mantegna: il Cristo Morto.

Pigro 8/06/08 16:47 - 7694 commenti

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L’emancipazione negata del sottoproletariato romano: prostituta lascia il marciapiede per lavorare e dare un futuro al figlio che rischia una deriva delinquenziale. Torna la visionarietà e la poesia di Accattone, ma qui Pasolini è paradossalmente “frenato” dall’energia di una strepitosa Anna Magnani. Ne esce fuori un film ibrido, strano, a metà fra Pasolini e neorealismo “di ritorno”, comunque potente e indimenticabile. Belle le atmosfere pittoriche (Masaccio, Mantegna, Caravaggio...). Intenso ed emozionante il finale (che non svelo).

Galbo 10/10/08 05:41 - 11305 commenti

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Oltre che un bellissimo film, è un documento dal grande valore morale sulle condizioni del proletariato "borgataro" romano. Lo stesso Citti, bravissimo nei panni del protettore del personaggio della Magnani (splendida la sua interpretazione) venne letteralmente preso dalla strada da Pasolini. Il film si segnala per il suo toccante realismo, disgiunto da qualsivoglia effetto lacrimevole, ad alto rischio visto il tema trattato.

Rickblaine 17/10/08 16:09 - 635 commenti

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Pasolini richiama il valore della vita che ritrova una madre ex prostituta che cerca di trasferire anche al figlio. Una storia triste e leggermente cruda. Un rapporto materno fortemente sentito che dopo varie vicissitudini si allenta. Grande la Magnani e molto espressiva. Peccato gli spezzoni in silenzio nei momenti di non dialogo.

Matalo! 1/04/09 17:43 - 1368 commenti

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Il rapporto tra il regista e la Magnani fu difficile, dato che i capricci della diva mal si incontravano con le esigenze del regista. Ma Mamma Roma resta uno dei vertici di Nannarella, attrice immensa anche nei suoi vezzi talvolta irritanti. Pasolini prosegue e centra meglio il discorso sul proletariato, qui con velleità di riscatto piccolo-borghese; velleità disfatte dalle vicende. Riferimenti puntuali a Masaccio e Pontormo (Pasolini studiò con Roberto Longhi). Nonostante sia un film molto stilizzato è sempre commovente e coinvolto.
MEMORABILE: La risata roca e triste della Magnani durante il pranzo di nozze.

Blsabbath 27/01/10 09:23 - 46 commenti

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Una prostituta fa di tutto per liberarsi dalla propria condizione ma ogni tentativo è vano: non c'è riscatto sociale per il sottoproletariato, non ci sono i mezzi. Pasolini aggiunge al solito cast di reietti un'attrice professionista (e che attrice!) e ne viene fuori un piccolo capolavoro di neorealismo. Un'immensa Anna Magnani condita da facce felliniane di imberbi comparse. Bellissimo.
MEMORABILE: Il prete che dice: "Su niente non si costruisce niente".

Nando 26/04/10 01:58 - 3450 commenti

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Il neorealismo Pasoliniano, cominciato con Accattone, prosegue con questo spaccato proletario di grande impatto visivo. La presenza di Nannarella aumenta il pathos e la sua interpretazione è magistrale: si pone come donna che cerca l'emancipazione dalla strada e desidera un futuro migliore per il caro figlio. Il pessimismo è latente e la figura del sinistro Citti cerca di evidenziarlo, ma la poesia sceneggiativa alla fine emerge.

Rebis 29/06/10 18:03 - 2088 commenti

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L'obbiettivo spalancato sui volti, sulle strade, come un occhio avìto, che inquisisce, insaziabile, ogni cedimento, esitazione o ripensamento inane. Roma (in)sorge tra le sue rovine immersa in un dilagare panico di luci abbacinanti, liquide, contrastanti. Schegge al rallentatore definiscono il presagio, catturano l'attimo indisposto a retrocedere. Il repertorio classico innalza lo sguardo ad una ieratica solennità che traduce il vivere degli umili in un maestoso canto dell'ineluttabile. Mastodontica, Anna Magnani, incede, calpestando quelle strade che nutrono figli e màrtiri.

Enricottta 22/06/10 15:33 - 507 commenti

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Se si fanno accostamenti ad altri maestri del cinema ci si rende conto della grandezza di Pasolini. Gli accostamenti a Bergman, per alcune inquadrature, ad Antonioni per certe atmosfere, alla capacità di destrutturare, scarnificare ed infine di svelare completamente le facce che filma. Non si sottrae nessuno, neppure una grandissima Anna Magnani a questo esercizio di stile che sembra più il segreto di un mago, che non solamente abilità (o sensibilità se si preferisce). Sospeso tra lirismo e coattitudine, Pasolini crea un capolavoro.
MEMORABILE: Il finale.

Giùan 8/08/11 10:58 - 2857 commenti

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Dopo Accattone era difficile per Pasolini ritornare ai temi del sottoproletariato romano con uno sguardo originale. Per farlo infatti chiamò Annarè e se il rapporto umano tra i due fu falsato da aspettative troppo alte, la resa che fortunatamente ci rimane sullo schermo è appassionata quanto folgorante: la Magnani attrice fu "svuotata" da Pasolini, che in lei tratteggia un personaggio pre-storico, incarnazione di un popolo alla disperata ricerca di un'emancipazione per i propri figli, costretti invece a pagare le tare dei loro geni(tori). Struggente!
MEMORABILE: La gara delle stornellate in apertura; il fantasmagorico carrello sulla "passeggiata" notturna della Magnani che monologa un formidabile "delirio".

Capannelle 17/10/11 10:30 - 3686 commenti

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Un film pasoliniamente acerbo ma che mette in mostra bellissimi personaggi. Si dice che la Magnani recitasse in maniera troppo borghese rispetto a quanto le chiedesse Pasolini, ma la sua prova è da incorniciare. Garofalo è un principiante da ricordare e anche gli altri, dalla verace Bruna al ragazzo della bancarella accanto, sanno rimanerti dentro. La pellicola non vuole commuovere, ha sicuramente qualche momento di stanca ma regala alcune inquadrature notevoli.

Smoker85 2/05/12 13:37 - 384 commenti

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Nonostante la mia stima per Pasolini, penso che questo film senza Anna Magnani avrebbe detto poco o nulla... È un po' come Uccellacci e uccellini, che senza il magistrale Totò non ricorderemmo nemmeno, forse. La storia è amara, gli interpreti efficaci, il dramma narrato purtroppo credo sia attuale ed estendibile anche a realtà di altri luoghi italiani. Ma il valore aggiunto è proprio la Magnani, che trasforma una trama tutto sommato media in una pellicola memorabile.
MEMORABILE: Il ballo sulle note di "Oh violino zigano".

Stefania 13/05/12 02:05 - 1600 commenti

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E' un eterno ritorno alla strada - per prostituirsi, per campare alla giornata di furtarelli - la vita di Mamma Roma e di suo figlio, la strada già segnata, la strada eterna dimora degli umili. Mater Dolorosa di un figlio crocefisso al lettino di contenzione, Mamma Roma ha la fisicità scultorea di una Madonna rinascimentale, è dannata e condannata da un amore primordiale, un amore furibondo e instancabile, in un film che racconta una storia eternamente vera.
MEMORABILE: Le "passeggiate" notturne della Magnani e i suoi monologhi, di un tragico fatalismo; "A coatti!" e il gesto della mano davanti alla faccia.

Mickes2 30/07/12 12:56 - 1667 commenti

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Il sentimento di protezione incondizionata di una madre, la voglia di una vita migliore, un futuro più roseo, per lei, ma soprattutto per suo figlio Ettore. Ancora una volta il sottoproletariato romano sotto lo sguardo partecipe ma pessimista di Pasolini; si rende palpabile tutta la sofferenza nell’assidua ricerca di un riscatto sociale e morale in quest’affresco neorealista con spiccati riferimenti religiosi e pittorici: Mamma Roma simbolo di una città intera, figura Maddaleniana; ed Ettore, crocefisso sul letto simbolo di morte e sacrificio.
MEMORABILE: L'indimenticabile prova di Anna Magnani.

Viccrowley 2/07/13 20:20 - 803 commenti

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Opera di straordinaria intensità, la "Mamma Roma" pasoliniana fonde in maniera inestricabile forme d'arte diverse, il cinema, la pittura e finanche la musica (Vivaldi in primis). L'epopea di una donna che vorrebbe diventare quello che non è, aspirare a un più alto livello esistenziale, ma può riuscirci solo superficialmente, a livello di facciata (come la società  stessa). Tutto intorno il cemento di un boom ancora in costruzione in una città  che prova a cambiar finalmente pelle. Bianco e nero da brivido, Anna Magnani da standing ovation.
MEMORABILE: L'incipit con la festa di nozze con inquadrature della tavolata che rileggono "L'ultima Cena".

Didda23 28/09/13 00:02 - 2280 commenti

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Oltremodo lodevoli e ammirabili certi momenti nella sceneggiatura e qualche momento registico (soprattutto l'inizio e la fine, con immediati accostamenti pittori). Nel mentre qualche passaggio eccessivamente forzato, in perfetta simbiosi con la prova della Magnani che stressa troppo facendo sì che la recitazione perda in naturalezza. Non so se questo contrasto con il realismo degli altri attori sia voluto, fatto certo è che stona decisamente. Andamento senza picchi emotivi.

Fafo1970 13/01/14 16:47 - 30 commenti

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Una delle ultime indimenticabili interpretazioni della grande Nannarella, che qui si "scontra" col mondo di Pasolini, più portato a sottrarre che ad aggiungere; ma il risultato è quello di un prodotto vincente ed emozionante, dove i contrasti si traducono in ricchezza e opportunità. Bellissima la fotografia, suggestiva la musica "alta" e i richiami al Mantegna.

Paulaster 23/01/14 10:22 - 2663 commenti

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Pasolini narra l’evoluzione degli accattoni: adesso han casa, i jeans, la motocicletta; ma restano ancora stritolati tra i quartieri in costruzione e sullo sfondo la cristianità di Roma. Contenuti da presa di coscienza, senza sconti in una redenzione ancora da venire, dove Garofalo è simbolo e vittima. A parte quando è sguaiata, la Magnani dà spessore. Regia migliorata che riesce a mettere in scena immagini come quadri solenni.

Graf 7/07/14 01:03 - 677 commenti

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Mamma Roma, una prostituta romana sprovvista di qualsiasi radice storica, esecra se stessa e il suo ceto sottoproletario e cerca forsennatamente il riscatto sociale attraverso suo figlio Ettore, ma costui, un buono a nulla, la disingannerà dolorosamente. Tra tragedia e ironia Pasolini racconta, in cifra elegiaca, una moderna e disperata Via Crucis senza Resurezione finale, ambientata tra la stupenda bruttezza della periferia romana brulicante di “pezzenti” che anelano inutilmente a divenire “gente perbene”. Film potente e stilizzato.

B. Legnani 20/07/14 18:52 - 4671 commenti

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Il messaggio è potente e molteplice (cito al volo solo l'urbanizzazione forzata e il passato che, inesorabile, ritorna) e permette di far passare in secondo piano alcune cose, come un finale un po' forzato nella sua genesi. Paradossalmente mi hanno convinto di più le recitazioni dei non professionisti (alcuni restano indimenticabili: Bruna, Biancofiore, il ragazzo del banco) che la Magnani, eccellente quando si frena, ma sguaiata, innaturale e distraente quando eccede.
MEMORABILE: "Ha chi ha messo le corna?" "Al popolo di Roma!"

Deepred89 12/05/15 00:09 - 3253 commenti

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Melodrammone postneorealista pomposo e prevedibile, tronfio quanto una Magnani a briglia sciolta o un Vivaldi sparato in loop, ricattatorio come l'immagine di un ragazzino in stato di agonia che invoca la mamma. Abbastanza pesante, anche se la troupe di assoluti professionisti copre con tocchi raffinati le imperfezioni registiche. Le bellissime ambientazioni salvano il film, troppo poco umile per risultare potabile, troppo poco ingeguo (se non registicamente, anche se si punta a citare Mantegna!) per risultare simpatico. Pura sopravvalutazione.

Victorvega 15/03/16 16:07 - 289 commenti

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Sulla scia di Accattone Pasolini tratteggia il sottoproletariato (in questo caso il tentativo di affrancarsi da questa condizione) alla sua maniera. Anticipando Uccellacci e uccellini si serve di un attore di spicco che con la sua recitazione cannibalizza il film e crea contrapposizione con la spontaneità e il realismo del cast. I primi piani, i movimenti apparentemente "dilettanteschi" della mdp... Tutti marchi d'autore. Accanto a questi le citazioni pittoriche che avranno il suo apice ne "La ricotta". Notevole anche per il valore storico.

Alex75 18/03/16 09:36 - 659 commenti

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Dopo Accattone, Pasolini dà un altro contributo originale, popolare e solenne al tempo stesso, al neorealismo italiano, ispirandosi al mondo delle borgate romane, con suggestivi riferimenti religiosi e pittorici, raccontando aspirazioni a una condizione migliore frustrate dalla tragica consapevolezza che “su niente non si costruisce niente”. A segnare il film è la vitale e verace interpretazione della Magnani, ma restano impressi anche Franco Citti e Garofolo, tipici volti di borgata.
MEMORABILE: “Violino tzigano”; Il dialogo tra Roma e il parroco; L’agonia sul lettino di contenzione; Il finale.

Gabrius79 24/06/16 20:44 - 1182 commenti

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Film di chiara e inconfondibile impronta pasoliniana, con una intensa e straordinaria Anna Magnani che interpreta degnamente il ruolo di mamma/prostituta con la valida spalla di Ettore Garofolo nella parte del figlio. Uno spaccato di vita che ha come scenografia una Roma ancora incontaminata e di borgata.

Rufus68 7/10/16 22:04 - 2994 commenti

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Le aspirazioni (frustrate) del proletariato urbano, alle soglie del "genocidio culturale" operato dal consumismo. Pasolini rende questo tragico momento di passaggio ricorrendo a potenti contrapposizioni: i nuovi quartieri e i ruderi romani, il dialetto e le musiche di Vivaldi; in tal modo ingenera un diffuso e lancinante senso di nostalgia e perdita. Debordante e indimenticabile la Magnani, commovente Garofolo; grande Citti con la sua miscela di vittimismo e sopraffazione, ma anche la Loiano e la Corsini disegnano personaggi di rara purezza.
MEMORABILE: Le sequenze con la Magnani prostituta; Le apparizioni del persecutore Citti; Le invocazioni di Garofolo sul letto di morte.

Myvincent 23/11/17 16:38 - 2495 commenti

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Dopo Accattone continua il viaggio di Pasolini nelle periferie romane e negli orrori di un'umanità disumana. Il lirismo prende piede e l'incontro con una stella del momento come Anna Magnani funziona benissimo, in sintonia con i volti, i vestiti, i gesti della gente del popolo. Casalbertone, il Quadraro, il Parco degli Acquedotti, Don Bosco sono gli sfondi di una città nuova nata già in disfacimento, in linea coi sogni borghesi che Mamma Roma investe su Ettore, il suo amato figlio, ma inutilmente.

Magi94 26/11/17 21:15 - 648 commenti

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Un film importante, che dimostra l'atipicità di Pasolini nello scenario cinematografico mondiale, con il suo oscillare tra personaggi del sottoproletariato e toni aulici con numerose citazioni artistiche. Mamma Roma è uno di quei personaggi tragici che non si scordano, Pasolini la dipinge con autenticità e la Magnani si erge con tutto il suo spirito istrionico a creare una figura disperata (meravigliose le scene tra mille lampioni). Bianco e nero strepitoso, riflessioni proletarie importanti. Soffre forse di una narrazione un po' sfilacciata.

Pinhead80 16/03/19 22:45 - 3819 commenti

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Una donna che ha sempre fatto la vita mantenendo un pappone da quattro soldi cambia lavoro per poter inserire nel miglior modo possibile il figlio nella società. Anna Magnani interpreta un ruolo impegnativo e lo fa con bravura immensa. E' lei la regina incontrastata della vicenda, non solo come una mamma che tiene in piedi una famiglia, ma come donna che regge una città intera. Mamma Roma è di tutti e allo stesso tempo di nessuno.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Didda23 • 28/09/13 00:54
    Comunicazione esterna - 5713 interventi
    @ Gugly Riprendendo la curiosità che hai scritto inerente alla poca soddisfazione di Pasolini del risultato della Magnani, mi trova sostanzialmente d'accordo. Nel senso che la sua prova non mi ha convinto per niente( del fatto politico sociale non mi frega nulla). È la classica attrice che si vede lontano un chilometro che sta recitando e per me stride con l'area neorealista che si respira. Per me ha inciso molto sulla valutazione.
  • Discussione Gugly • 28/09/13 08:46
    Segretario - 4679 interventi
    Didda23 ebbe a dire: @ Gugly Riprendendo la curiosità che hai scritto inerente alla poca soddisfazione di Pasolini del risultato della Magnani, mi trova sostanzialmente d'accordo. Nel senso che la sua prova non mi ha convinto per niente( del fatto politico sociale non mi frega nulla). È la classica attrice che si vede lontano un chilometro che sta recitando e per me stride con l'area neorealista che si respira. Per me ha inciso molto sulla valutazione. Ciao Didda, ho capito che cosa vuoi dire: in questo senso probabilmente hai ricavato la stessa impressione che ebbe il regista: gli altri recitavano la propria vita, la Magnani recitava una parte; per di più, se è vero che interpretava la parte di una prostituta che aspirava ad un innalzamento di livello sociale, dei modi sguaiati e popolari della medesima che dovevano essere percepibili "di base" non aveva molto.
    Ultima modifica: 28/09/13 08:47 da Gugly
  • Discussione Raremirko • 11/07/14 01:23
    Addetto riparazione hardware - 3440 interventi
    Curiosamente nella parte finale un personaggio cita "il girone della merda", che il regista renderà indimenticabile, 13 anni dopo, in un altro film...
  • Discussione Raremirko • 11/07/14 01:26
    Addetto riparazione hardware - 3440 interventi
    Il ragazzo legato al letto rimanda al dipinto Cristo morto di Andrea Mantegna
  • Discussione Graf • 11/07/14 01:39
    Call center Davinotti - 914 interventi
    Raremirko ebbe a dire: Il ragazzo legato al letto rimanda al dipinto Cristo morto di Andrea Mantegna Vero. E' tipico della poetica di Pasolini nobilitare la materia "bassa" con richiami artistici e stilistici "alti". Conformare l'inquadratura alla pittura del Rinascimento o usare come colonna sonora la musica barocca di Vivaldi permette la "lievitazione" di una storia brutale e disperata in una dimensione atarassica, pacificata e quasi fuori dal tempo.
  • Musiche Alex75 • 23/08/16 17:31
    Call center Davinotti - 592 interventi
    La versione di Joselito di "Violino Tzigano", brano scritto nel 1934 da Cesare Andrea Bixio e Bixio Cherubini. Serafino Murri, nella monografia de Il Castoro dedicata a Pasolini definisce "raccapricciante" la voce di Joselito. Non gli do torto. https://www.youtube.com/watch?v=H2G7cr_Tmh8
  • Musiche Alex75 • 25/08/16 17:41
    Call center Davinotti - 592 interventi
    L'autore classico utilizzato per la colonna sonora qui è Vivaldi. La direzione d'orchestra è di Carlo Rustichelli, che avrebbe collaborato con Pasolini anche per "Ro.Go.Pa.G" https://www.youtube.com/watch?v=ElSfBz8kreQ
  • Discussione Rufus68 • 9/10/16 22:36
    Gestione sicurezza - 193 interventi
    Quando il protettore di Biancofiore legge la carta d'identità del malcapitato proprietario del ristorante Ciceruacchio, egli dice: "Abitante in via Capecelatro 15". Nel 1962, quando fu girato il film, questo era un errore: a quel tempo si doveva parlare di Piazza Alfonso Capecelatro (una piazza di Primavalle). L'errore, tuttavia, è scusabile: la denominazione toponomastica "Piazza Alfonso Capecelatro" fu istituita il 25 febbraio del 1948. Dal 5 giugno 1941 (delibera 1749 del Comune di Roma) ad allora il termine esatto era proprio "Via Alfonso Capecelatro". Magari gli sceneggiatori hanno compulsato un dizionario toponomastico anteriore al 1948.
  • Discussione Pigro • 11/10/16 00:09
    Consigliere avanzato - 1477 interventi
    Rufus68 ebbe a dire: Quando il protettore di Biancofiore legge la carta d'identità del malcapitato proprietario del ristorante Ciceruacchio, egli dice: "Abitante in via Capecelatro 15". Nel 1962, quando fu girato il film, questo era un errore: a quel tempo si doveva parlare di Piazza Alfonso Capecelatro (una piazza di Primavalle). L'errore, tuttavia, è scusabile: la denominazione toponomastica "Piazza Alfonso Capecelatro" fu istituita il 25 febbraio del 1948. Dal 5 giugno 1941 (delibera 1749 del Comune di Roma) ad allora il termine esatto era proprio "Via Alfonso Capecelatro". Magari gli sceneggiatori hanno compulsato un dizionario toponomastico anteriore al 1948. No, Pasolini (e non "gli sceneggiatori") non leggeva la toponomastica sulla carta, ma la "viveva" andando in giro e riportando i nomi che sentiva dalla gente. E lui ha scritto proprio "via Capecelatro 15". Magari il proprietario del ristorante non aveva rinnovato la sua carta d'identità per anni, e quindi questa riportava ancora la denominazione vecchia... A parte le battute, è che forse nel parlato normale della gente che abitava da quelle parti tra la fine degli anni 50 e gli inizi degli anni 60, quel posto era chiamato ancora con il nome vecchio: càpita spessissimo. C'è gente che ancora traduce l'euro in lire, figuriamoci se gente che per una vita ha chiamato una strada in un certo modo smette per delibera comunale. A Bologna si continua a chiamare "Piazza Santo Stefano" quella che in realtà sarebbe "via Santo Stefano", per dire...