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TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/02/13 DAL BENEMERITO MICKES2
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Mickes2 24/02/13 00:24 - 1668 commenti

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L’uomo è un animale che caccia le sue prede attraverso la parola; quest’ultima ha il potere di elargire verità e falsità con in mezzo il sospetto – potenzialmente infinito - che le stesse siano taciute o espresse. Fulgido affresco di una società governata dal pensiero, che preferisce facilmente puntare il dito - come il cacciatore punta il fucile - sulla preda, ferendola senza porsi domande. Perché ci si sente più sicuri nel modellare un mostro per poi scacciarlo brutalmente che dissotterrare le cause che hanno portato alla sua creazione.
MEMORABILE: L'amarissimo finale; Lo scontro al supermarkt; Markus a casa del migliore amico di Lukas; La finestra di casa rotta...

Cloack 77 12/03/13 09:33 - 547 commenti

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Uno dei punti fondamentali del film è cercare di scoprire dove Vinterberg voglia arrivare; perché oltre a poter immaginare una strage, si fa fatica a credere che possa trovare soluzioni diverse. Invece l'autore e regista conclude con una scelta di intelligenza sopraffina, illude e concede, fa credere e sposta la realtà in primo piano, ponendo la società di fronte alla propria ipocrisia e il protagonista, al quale era stato concesso "l'abbraccio", di fronte al fuoco del sospetto che continua a covare sotto la cenere.

Puppigallo 13/03/13 10:49 - 4509 commenti

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La morale sembra essere "non dare confidenza ad alcun bambino o bambina e mantenersi a un minimo di cinquecento metri di distanza", soprattutto se si vive in una cittadina piena di pecoroni pronti a muoversi compatti contro la "minaccia". Il problema sorge se di mestiere si fa il maestro d'asilo. La pellicola funziona, col crescente sospetto, che diventa una certezza per chi si erge a giudice e giuria. Gli attori, diligenti, sopperiscono quasi sempre a una sceneggiatura senza particolari pretese; e il finale fa capire che ciò che viene espresso in pubblico è un conto, ma poi...
MEMORABILE: Il protagonista caccia la sua donna dandole giustamente della cretina; La sfuriata del figlio a casa della bambina.

Cotola 8/04/13 23:47 - 7525 commenti

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Libero e depurato dalle "tossine" dogmatiche, Vinterberg firma un film solido e robusto che fa ottimamente il suo lavoro. La discesa negli Inferi del protagonista è sobria, graduale e ben calibrata: non sferra mai colpi bassi allo spettatore nè lascia spazio ad inutili e patetiche scene madri. La misura è quasi sempre il punto di forza di un film che, pur non volando altissimo da un punto di vista registico, riesce a coinvolgere, emozionare, scuotere poiché è difficile non empatizzare con Mikkelsen. Molto bello l'amaro finale che rimette nuovamente in discussione le certezze acquisite.
MEMORABILE: Il finale

Daniela 23/05/13 08:44 - 9399 commenti

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Nel meno riuscito Festen, V. era andato giù pesante col mazzuolo, qui lavora con la carta vetrata e fa più male: lo scorticato vivo è un uomo mite, ben inserito nella sua comunità, amatissimo dai bimbi della materna in cui lavora, che da un momento all'altro, colpito da una sospetto infamante nato da una "innocente" bugia infantile, si trova additato come mostro da amici e conoscenti, umiliato, pestato a sangue. Una via crucis tanto più coinvolgente perchè verosimile, interpretata magistralmente da Mikkelsen, volto sofferto e sguardo disperato, con un finale amarissimo che lascia attoniti.
MEMORABILE: La sepoltura sotto la pioggia - La messa di Natale - il finale nel bosco

Paulaster 31/05/13 10:13 - 2783 commenti

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Come poche parole possano distruggere rapporti di fiducia e propagarsi senza più controllo. Vinterberg rappresenta la situazione dando spazio agli sguardi o curando bene la fotografia (specie nel bosco). Mikkelsen è in parte, ma il contesto mi ha lasciato perplesso: le prime reazioni che sono seriose ma senza l’impeto umano, vari vuoti di intensità (l’assenza della polizia o la ex-moglie) e la scena nella Chiesa a Natale.

Capannelle 13/10/13 15:00 - 3721 commenti

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Notevole affondo che mi fa ripensare a fatti di cronaca (l'asilo di Rignano Flaminio) e alle cacce alle streghe che si annidano potenzialmente dietro a persone ignoranti e annoiate. Vinterberg gestisce bene personaggi e dialoghi, Mikkelsen è perfetto nel ruolo. Anche se il film ogni tanto rallenta come incisività ha il grosso merito di colpire nel segno senza ricorrere ai soliti cliché e dipingendo il quotidiano come qualcosa di estremamente amaro e sconvolgente.
MEMORABILE: L'avvilente personaggio di Grete (fosse il solo...), summa della codardia umana.

Greymouser 10/12/13 17:24 - 1458 commenti

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Eccezionale affresco sociologico su una vicenda di calunnia infamante che mette un uomo tranquillo nel tritacarne della maldicenza e della malevolenza di una comunità che è abituata a considerare l'infanzia come un bene sacro da tutelare. Cosa buona e giusta, intendiamoci, ma il problema è che - nella per altri versi civilissima Danimarca - per un "sospetto" del genere viene imposto all'accusato una barbara inversione dell'onere della prova. Mentre è sufficiente a suo carico l'incontrollata chiacchiera di una bambina. Coinvolgente ed amaro.

Bizzu 16/01/14 00:16 - 210 commenti

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Il sospetto come un virus che si propaga nella comunità. A Vinterberg piace vincere facile: con un soggetto del genere è difficile far uscire un film non interessante e lui è bravo a rendere tutto credibile e a tenere il tempo del racconto; non ci sono praticamente momenti morti. Mads Mikkelsen ottimo nella parte.
MEMORABILE: Tensione alle stelle per un'azione apparentemente scema: Lucas prende in braccio la bambina.

Jandileida 28/03/14 10:07 - 1253 commenti

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La piccola comunità e il tremendo sospetto: gli ingredienti non sono poi così originali. Ma Vinterberg, aiutato da un magistrale Mikkelsen, riesce a utilizzarli e a dosarli con sapienza e acume dando vita a un film intenso e trascinante, soprattutto nella prima parte costruita in maniera molto intelligente. Non banale è la riflessione sulla capacità umana di sospendere il raziocinio per ripiombare, anche nell'evoluta Danimarca, in un seicentesco clima di caccia alle streghe in cui l'ipocrisia domina incontrastata. Cast solido e regia attenta.

Pigro 14/04/14 16:09 - 7789 commenti

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Un insegnante è ingiustamente accusato di pedofilia e condannato dalla vox populi anziché dal tribunale: Vinterberg torna ai suoi temi caldi, spostando la prospettiva e ribaltando il mito della sincerità infantile. Il film è ben fatto, importante, anche se gli algidi meccanismi sociali scandinavi disattivano pathos e inquietudini a favore di una narrazione cristallina e fin troppo schematica. Con un finale scialbo, che non rende giustizia a un’opera comunque capace di stimolare attenzione e tensione, in modo originale, su un tema scottante.

Rullo 25/04/14 16:45 - 388 commenti

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Una struggente disamina del carattere umano, della sua spietatezza, della sua memoria corta. Vinterberg mette in scena la vita di Lukas, prima amato da tutti poi rinnegato per una colpa che non ha mai commesso. Gli attori sono così bravi che non si può non provare ciò che provano loro: rabbia, tristezza, gioia, il tutto incorniciato da una fotografia fredda - del resto siamo in nord Europa - e un gusto estetico molto ricercato.

Giùan 11/05/14 07:20 - 2991 commenti

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Su un tema cinematograficamente già sviscerato (nei due film di Wyler tratti da Lilian Hellman, ma anche dal recente Il dubbio), Vinterberg non ciurla nel manico della morbosità (lo spettatore ha fin dall’inizio tutto chiaro) concentrandosi invece su una comunità la cui ipocrita, coesa tolleranza frana di fronte non a un'ambiguità ma al cospetto di una letterale fantasia infantile, utilizzata perniciosamente per fare il vuoto intorno a un cristologico Mikkelsen. La forzata ricomposizione della frattura è contraddetta dal fulminante finale venatorio.
MEMORABILE: Mikkelsen barcollante e con la fronte spaccata che torna alla carica al Supermarket; La direttrice della scuola che scappa come se Mikkelsen fosse il lupo delle fiabe.

Nando 19/05/14 11:56 - 3476 commenti

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Un solido dramma su uno dei reati più abietti dell'umanità. Una vicenda narrata con lucidità in cui il clima malsano e diffidente della comunità avanza lento per poi deflagrare in maniera devastante. L'inquietudine è sovrana e il finale ambiguo lascia più di qualche "sospetto". Eccelso Mikkelsen ben coadiuvato dal resto del cast.

Ilcassiere 3/06/14 18:49 - 283 commenti

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Gran bel lavoro di Vinterberg, impreziosito anche da una notevole interpretazione del protagonista. È un pregevole ritratto di una piccola comunità in cui tutto scorre in grande armonia fino a che un sospetto terribile non si diffonde come un virus. Ed è qui che il regista sale in cattedra: la quiete lascia il posto alla paura, alla caccia al colpevole e freddo e umidità diventano all'improvviso pungenti. È la parte migliore del film, quando tutto precipita, lentamente ma in modo inarrestabile. Molto apprezzabile anche il finale.

Gestarsh99 8/08/14 17:17 - 1322 commenti

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Un tempo schiavo di pre(con)cetti e verità unilaterali, Vinterberg scioglie finalmente i polsi al suo cinema. "The hunt" è una storia sfuggente di abusi - subiti e non - in cui vittime e rei, innocenti e "stupratori" sono labili ombre irrisolte, perse nel buio d'una cecità forcaiola e pregiudizievole che annulla la distanza tra ipotesi e certezza, induzione e deduzione, sospetto e colpevolezza. Film che condanna la leggerezza violentissima di certe reazioni umane, terebrando al nucleo l'indole comunitaria del branco. I plausi maggiori vanno all'encomiabile scrittura e al superlativo Mikkelsen.
MEMORABILE: L'inquietante e per nulla riappacificante epilogo...

Deepred89 28/08/15 18:04 - 3283 commenti

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Incorniciato da una confezione senza sbavature, il film di Vinterberg si snoda in maniera amara e ineluttabile. Ad un certo punto l'incedere dell'incubo persecutorio quasi sfiora la scontatezza, ma poi subentra una serie di sequenze memorabili (dalla messa in poi) che spinge a rivalutare il tutto secondo un'ottica più ampia e allo stesso tempo più sinistra e minacciosa. Finale forse un po' troppo brusco, ma inquietante nel suo nichilismo. Buono il cast.

Galbo 16/06/17 05:50 - 11387 commenti

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Colpisce duro lo spettatore Vinterberg, e non fa sconti a nessuno, con una storia esemplare nella sua plausibilità. La vicenda dell'insegnante accusato di pedofilia è raccontata in maniera fredda e distaccata ma la storia ha di per sé un non comune impatto drammatico e non è possibile per lo spettatore non provare empatia per il personaggio principale. La tensione cresce progressivamente anche attraverso momenti apparentemente banali sottolineati da gesti ed espressioni di un magnifico protagonista. Bello il finale. Da vedere.

Magi94 27/11/17 22:36 - 679 commenti

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Non sono un amante del minimalismo registico danese, ma bisogna dire che in questo ottimo film l'asciuttezza di Vinterberg funziona alla grande. Le attese, la regia silenziosa e mai invadente, le rare musiche soffuse ricreano per ossimoro una grande partecipazione al dramma narrato e, per l'appunto, la forte atmosfera di sospetto (si veda la potente scena del cane ammazzato). Anche il tema raccontato è coraggioso, quasi tabù nel modo di parlare di pedofilia rinunciando alla direzione usuale e scagliandosi contro la colpevolezza a priori.

Lou 30/05/18 18:27 - 960 commenti

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Cronaca di un caso di presunta pedofilia in terra danese: un insegnante deve fronteggiare un'ingiusta e infamante accusa, con tutto quello che ne consegue, all'interno della sua comunità. Vinterberg colpisce la coscienza dello spettatore mostrando in modo dettagliato, pur con algido approccio scandinavo, le devastanti conseguenze dei sommari giudizi popolari, fino a un finale scioccante molto significativo.

Bubobubo 13/09/18 00:36 - 1199 commenti

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Il capolavoro di Vinterberg gioca su un crinale scivolosissimo contornato da estremità che definire taglienti è un eufemismo: fino a che punto può un bambino dire a priori la verità, specialmente se in ballo c'è un'accusa pesante e bannatoria quale l'abuso sessuale? La discesa psicologica e sociale del protagonista spaventa e inquieta tanto più nella misura in cui ci si rende conto che ciascuno di noi potrebbe, per uno sfortunato incastro di coincidenze, essere al suo posto. Location mozzafiato e beffardo finale aperto.

Anthonyvm 11/09/19 14:58 - 1938 commenti

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Un pugno diretto alla bocca dello stomaco. Il film ha la straordinaria capacità di rendere lo spettatore partecipe della sofferenza del protagonista, una sofferenza ineluttabile che non lascia spiragli di speranza o barlumi di fini liete. La pedofilia è uno dei grandi tabù della società; chi si trova accusato di un crimine tanto scabroso, che sia innocente o colpevole, è destinato all'ostracismo. Lucas non ha fatto nulla, l'ingiustizia lo perseguita, ma siamo consci quanto lui che non c'è via di scampo. Il finale, geniale, ne è la prova.
MEMORABILE: Le foto pornografiche mostrate alla bambina; La caccia al cervo; Il figlio di Lucas si sfoga contro Klara; Lucas picchiato al supermercato; La messa.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Schramm • 2/12/13 20:01
    Risorse umane - 6710 interventi
    non saprei. quest'approccio sacrificale da martire mi sembra abbastanza implausibile. così come, per quanto sciaguratamente vero che da tempo c'è una furibonda isteria che porta a trasformare chiunque in un pedofilo e che quando si tratta di bambini scattano dei dagli all'orco assai superficiali, mi sembra assurdo che nessuno dei bambini venga minimamente sottoposto a esami più approfonditi. chiaro che vinterberg gioca sull'atavismo, sul provincialismo e su logiche del branco fattesi istanze societarie e comunitarie comuni a qualsiasi collettività, tuttavia il fatto che sia andato giù piatto su questi due aspetti mi ha lasciato abbastanza perplesso. poi è anche vero che il titolo originale significa "battuta di caccia" e questo spiega in che ottica vivere le caratterizzazioni scelte dal regista, però se posso credere che un genitore ritenga sacro qualsiasi cosa un figlio gli dica senza alcun beneficio del dubbio, mi sembra abbastanza improbabile che si possa reagire così seraficamente davanti a simili accuse.

    sono comunque pulci, il film è superbo.
    Ultima modifica: 3/12/13 15:10 da Schramm
  • Discussione Daniela • 10/12/13 09:56
    Consigliere massimo - 5131 interventi
    A chi ha apprezzato questo film consiglio la visione di un'altra pellicola, Présumé Coupable
    (qui schedato col titolo internazionale Guilty) una coproduzione franco/belga che affronta una tematica simile, quella di un uomo innocente accusato di abusi su minori, questa volta ispirandosi a fatti realmente accaduti.
  • Discussione Mickes2 • 10/12/13 10:10
    Portaborse - 335 interventi
    grazie per la segnalazione Daniela, lo recupererò senz'altro! :)
  • Discussione Schramm • 10/12/13 16:14
    Risorse umane - 6710 interventi
    grazie dany faccio "volentieri" il paio!
  • Discussione Greymouser • 10/12/13 17:15
    Capo call center Davinotti - 561 interventi
    Schramm ebbe a dire:
    non discuto la fierezza e la bellezza sovrana dell'opera.

    ...epperò: solo io ho trovato del tutto innaturale la reazione del protagonista quando gli viene inizialmente comunicato il suo presunto misfatto? non reagisce, non si adira, non si indigna, non gli vengono nemmeno gli occhi di fuori per lo stupore, non fa nulla per difendersi o tutelarsi/opporsi anche legalmente e far notare che è un'assurdità. ne prende stoicamente e supinamente atto e basta, sulla semplice base della fiducia nella propria comunità - e anche quando questa si rivela mal riposta (le sassaiole, il cane ucciso), continua ad accettare tutto con la massima pacatezza. l'ho trovato abbastanza assurdo e implausibile e mi ha un po' sbalzato fuori emotivamente.



    Se conoscessi la mentalità dei Danesi, non lo troveresti affatto implausibile, credimi...
    I Danesi sono persone che hanno una fiducia assoluta nella "collettività", fino ai limiti di quella che noi, Europei più "latini" ed individualisti, chiameremmo fiducia "bovina". Sono inoltre persone poco portate ad esprimere emozioni in modo viscerale o melodrammatico, pur non essendo "freddi" come gli altri Scandinavi.
  • Discussione Schramm • 11/12/13 09:53
    Risorse umane - 6710 interventi
    Greymouser ebbe a dire:
    Sono inoltre persone poco portate ad esprimere emozioni in modo viscerale o melodrammatico

    a giudicare la reazione del volgo e della collettività, come del di lui figlio, non si direbbe affatto. ed è perciò che trovo sperequativa la sua pacatezza. certo è che considerato il lavoro che faccio ultimamente, ho esperito quest'opera sudando granita.
  • Discussione Greymouser • 11/12/13 16:23
    Capo call center Davinotti - 561 interventi
    Schramm ebbe a dire:
    Greymouser ebbe a dire:
    Sono inoltre persone poco portate ad esprimere emozioni in modo viscerale o melodrammatico

    a giudicare la reazione del volgo e della collettività, come del di lui figlio, non si direbbe affatto. ed è perciò che trovo sperequativa la sua pacatezza. certo è che considerato il lavoro che faccio ultimamente, ho esperito quest'opera sudando granita.


    Il film suggerito da Daniela, Presume coupable, indigna molto di più, se possibile. Credo che ci sia da sudar schegge di Iceberg... :)
  • Discussione Schramm • 11/12/13 17:20
    Risorse umane - 6710 interventi
    molto bene, lo vedrò previo collieur di ferri di cavallo e duplice camomilla... :D
  • Discussione Gestarsh99 • 9/08/14 20:12
    Scrivano - 14491 interventi
    Greymouser ebbe a dire:

    I Danesi sono persone che hanno una fiducia assoluta nella "collettività", fino ai limiti di quella che noi, Europei più "latini" ed individualisti, chiameremmo fiducia "bovina". Sono inoltre persone poco portate ad esprimere emozioni in modo viscerale o melodrammatico, pur non essendo "freddi" come gli altri Scandinavi.


    Perfettamente d'accordo.
    Ho conosciuto gente danese (e scandinava in generale) e posso confermare che il tipo di mentalità e carattere medio di queste persone è del tutto aderente a quanto mostrato nel film di Vinterberg.
  • Discussione Raremirko • 19/10/19 23:40
    Addetto riparazione hardware - 3475 interventi
    Capolavoro assoluto di Vinterberg, senza se e senza ma.

    Vicenda a dir poco atroce (e più credibile di quello che si possa pensare), Mikkelsen superbo, mai una sbavatura, tutto ben calibrato, tanto di cappello.

    Sociologicamente è impietoso e fa riflettere su più argomenti.

    Ne esce bene solo il protagonista, alla fin fine.


    Brutta bestia l'isteria, che fa bene il paio con la superficialità.