Tutte le ore feriscono... l'ultima uccide!

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Le deuxième souffle
Anno: 1966
Genere: gangster/noir (bianco e nero)
Note: Aka "Tutte le ore feriscono l'ultima uccide!"
Numero commenti presenti: 18
Papiro: cartaceo

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/11/07 DAL BENEMERITO IL GOBBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 21/11/13
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Il Gobbo 19/11/07 23:20 - 3011 commenti

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Gustave Minda evade di galera, ed è sul punto di espatriare con la sua donna Manouche, quando gli si presenta un'occasione: un grosso colpo organizzato da un amico... Un altro capolavoro di Melville, con i suoi temi classici, la consueta secchezza di stile, attori straordinari con in testa un enorme Ventura. Un film dove i silenzi e i sottintesi dicono tutto, come nello straordinario finale (che contiene già il cinema di John Woo); scabro ed essenziale come un noir RKO anni '40, astratto e stilizzato come un film giapponese. È Melville!

Supervigno 19/11/07 23:40 - 229 commenti

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Film epico, tragico, senza speranza. Fin dall'inizio, dall'atmosfera, dalla quasi totale assenza di colonna sonora di sottofondo, dalle facce dei protagonisti intuiamo che finirà male, per i nostri cattivi eroi e che nessuno si salverà. Attori in grandissimo spolvero, su tutti la maschera tragica e immobile di Ventura, che interpreta magistralmente la parabola discendente di un re della malavita, che lotta fino alla fine solo per veder salva la propria reputazione. Davvero da non perdere.

Renato 16/06/09 10:05 - 1557 commenti

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Buon film di Melville, che ha l'unico vero torto di non essere granché emozionante, almeno per me. La narrazione è perfetta, anche se all'inizio ho brancolato un po' nel buio ma per me è una cosa piuttosto naturale, ed i personaggi sono scritti come dio comanda. L'ironico commissario interpretato da Paul Meurisse mi ha impressionato anche più del Gu di Lino Ventura, ma in ogni caso il cast è complessivamente di gran livello.

Cotola 19/08/10 22:35 - 7525 commenti

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Capolavoro assoluto del polar e più in generale del genere noir. Il miglior film di Melville che il regista francese ha girato secondo il suo stile fatto di scene dai lunghi silenzi, di dialoghi scarni e rarefatti e di sequenze d’azione secche, veloci e piene di patos. I temi della sceneggiatura scritta da Josè Giovanni (futuro regista di Ultimo domicilio conosciuto) sono quelli tipici (il colpo, il tradimento, la vendetta, l’onore, la “missione” suicida) ma a colpire sono le caratterizzazioni di personaggi davvero splendidi. Imperdibile.

Mickes2 26/04/12 11:09 - 1668 commenti

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Opera algida e compassata dove lo stile e la principale poetica Melvilliana - quella fatta di sottrazioni e scarnificazioni degli snodi narrativi - trovano ampio e sublime sfogo. La dignità, la morale, l'onore e il riscatto marchiato col sangue alla base di una pellicola che grazie ai silenzi ostentati e al dinamismo ricco di pathos trasuda epica del racconto. Romanticismo, criminalità, tradimenti e anti-eroismo trovano stupenda alternanza e Ventura è formidabile per personalità e aderenza al personaggio. Grandissimo.

Saintgifts 9/06/13 01:05 - 4098 commenti

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Nonostante si possano riconoscere subito i meriti di una pellicola di qualità (b/n dai contrasti perfetti, attori di grande personalità, regia asciutta e sicura), non ci si riesce a emozionare se non a sprazzi e solo in virtù di qualche scena "forte", ma quasi avulsa da tutto il complesso della storia. La sceneggiatura non è così felice, prolissa e contorta, si dilunga inutilmente smorzando un ritmo che, sebbene non debba necessariamente essere concitato, ha comunque bisogno di essere più serrato per coinvolgere. Polar sì, ma non al cloroformio.

Giùan 17/01/15 15:13 - 2991 commenti

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Il capolavoro di Melville: film di sublime ferocia, attraversato da una severa malinconia, dominato da un fato immanente al quale i protagonisti vanno incontro con disperata sicurezza. Melville lo fa procedere con la violenta grazia di una tragedia sofoclea, la cui laconica inesorabilità trova però nelle formidabili "presenze" di Ventura, Meurisse, Fabréga, Constantin un anima etica calda e sussultante. Una di quelle opere rare che invitano a esser parchi di parole e a reiterare la visione per scoprire angoli nuovi e primitivi silenzi.

Tarabas 1/05/15 20:55 - 1702 commenti

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La storia è risaputa, quasi stereotipata. Quel che fa di questo film un gran film sono le facce e l'elegantissima messa in scena di Melville, che apre con un inizio quasi astratto, fatto di linee rette che si rivelano mura di un carcere. I frequentatori del genere conoscono a memoria le regole del milieu, ma Melville gioca con i tempi, prendendosi molte libertà nei dialoghi (fra tutti, quelli con l'ineffabile Commissario Blot) e portando lo spettatore nelle pieghe di un mondo violento, crudele e sinistramente fascinoso.

Fauno 19/07/16 02:02 - 1919 commenti

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La lunghezza la si perdona, vista la storia meditativa, introspettiva, sofferta, che non si svela solo nell'ormai nota espressività del grande Ventura ma anche nelle immagini, negli scorci parigini o marsigliesi. Un eccezionale Meurisse con la sua ironia da ispettore di grande talento (ottimi a tal fine lo stratagemma e la perizia balistica sui proiettili!) riesce a spezzare il ritmo se questo si abbassa, inoltre colluttazioni, estrazioni d'arma da fuoco a velocità supersonica e una lunga serie di rese di conti fan volare alto il film.
MEMORABILE: La svergognata al minore dei due fratelli prima della sparatoria finale; Le deduzioni di Meurisse, tanto incantevoli quanto "taglienti".

Nicola81 24/05/16 09:39 - 1956 commenti

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Senza dubbio un film d'autore, ma di quelli che rischiano di stroncarti. La storia è interessante (la fonte è un romanzo di Josè Giovanni adattato dall'autore), ma Melville si conferma regista tanto profondo e raffinato quanto distaccato e verboso e una pellicola che dura 140 minuti avrebbe bisogno di un ritmo molto più sostenuto per appassionare fino in fondo. Tra i pregi maggiori, al solito, la splendida fotografia e l'ottima prova degli attori, tra cui spicca Paul Meurisse nei panni di un commissario ironico e moderno.
MEMORABILE: Il finale.

Daniela 1/06/16 13:39 - 9401 commenti

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Evaso dal carcere, il gangster Minda per procurarsi i soldi necessari per fuggire all'estero accetta di partecipare ad un colpo grosso: rapinare un furgone blindato che trasporta casse di platino... Noir che costituisce forse la vetta artistica di un maestro del genere: se la trama è scontata, contano i personaggi, tutti ben caratterizzati, e la messa in scena essenziale che ricorda il rigore bressoniano, ricca di sequenze memorabili e culminante in un epilogo di grande potenza. Nel cast, perfettamente in parte, accanto all'iconico Ventura spicca Meurisse, commissario di amaro sarcasmo.
MEMORABILE: La lunga sequenza muta dell'evasione dal carcere; l'assalto al blindato; il finale nell'appartamento ed il successivo "smarrimento" del taccuino

Lythops 15/10/16 12:08 - 972 commenti

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Del film colpisce lo scavo psicologico non solo dei personaggi, ma la tensione e il dramma dal semplice sguardo alle attese, dagli sponstamenti in automobile ai dialoghi destinati a riempire in modo essenziale i generosi spazi lasciati ai silenzi, esterni e interni. Ogni attore è diretto perfettamente, la fotografia si adatta come meglio non potrebbe; più che alla storia, all'essenza, allo stato d'animo che si diffonde dal tutto e non da un solo elemento. Puro.

Rufus68 28/07/17 23:29 - 3087 commenti

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Se le tematiche son quelle classiche (lealtà, onore, vendetta), ovvero i motori eterni dell'arte popolare, lo stile è invece modernissimo: rarefazione dell'incedere, ambientazioni desolate (casali in rovina, appartamenti disabitati), cura estrema nel fine tratteggio psicologico dei vari personaggi. Un fluire disadorno e trattenuto in cui le concessioni all'azione risaltano con intensità di rara purezza (l'assalto al furgone, l'eccezionale sparatoria finale). Grande Ventura, ma Zimmer e Meurisse gli tengono testa.

Myvincent 26/01/19 08:02 - 2553 commenti

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Un'evasione rocambolesca, un'idea per una rapina miliardaria, pallottole come grandine: un po' i soliti ingredienti noir dei polizieschi alla francese, in cui più che le parole valgono i gesti e le deduzioni. Il bianco e nero suscita emozioni vecchio stile, mentre il buon Lino Ventura sa sferrare pugni ben direzionati. Polar freddissimo ma decisamente lento nello svolgimento globale, immancabile tappa per i fan dell'attore italo-francese.
MEMORABILE: La faccia da fesso dell'ispettore di polizia, mai così carogna.

Caesars 6/11/19 09:35 - 2693 commenti

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Buon "noir" francese, asciutto e ben diretto dallo specialista Melville. Sconta una durata eccessiva (quasi due ore e mezza) e un lunga prima parte, di preparazione, nella quale lo spettatore fatica a "orientarsi". Dalla rapina in poi, però, il film sale di livello e riesce a "intrigare". Buono il cast attoriale, ottimo Lino Ventura ma davvero efficace anche Paul Meurisse nel ruolo dell'ispettore. Ottima la scelta del b&n, che dona la giusta atmosfera livida. Titolo italiano sballatissimo, ma a suo modo intrigante.

Rocchiola 1/11/19 16:59 - 864 commenti

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Classico polar di Melville in cui emerge la sua amara visione del destino umano: poliziotti e criminali sono pedine della stessa scacchiera i cui ruoli spesso si invertono. Un film piuttosto lungo e complicato a cui non giova uno stile freddo e poco coinvolgente, ma se ci si mette d’impegno la visione risulterà gratificante grazie ad alcune magistrali sequenze d’azione come l’evasione e la rapina. Ventura è perfetto nei panni del bandito vecchio stampo fedele al suo codice morale. Memorabile anche Meurisse commissario arguto e finanche ironico.
MEMORABILE: L'evasione iniziale; La sparatoria nel locale di Manouche; La rapina al furgone blindato; Il taccuino di Gu “consegnato” da Blot alla stampa.

Faggi 16/04/20 22:12 - 1505 commenti

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Misticismo della mala, misticismo della polizia. Anime dannate in navigazione a vista su un fiume plumbeo - con il Fato, come sempre, in agguato: sua la mossa definitiva, inesorabile, tagliente come una rasoiata. Melville ispirato; Ventura in stato grazia - e il resto della compagnia non è da meno (notevole Meurisse, mesmerica Fabréga). Ultima parte languida e disperata (si considerino la scena dell'addio e la sparatoria nella stanza). Finale di cristallina lucidità (attenzione all'ultima mossa del commissario).

Pessoa 24/06/20 22:22 - 1159 commenti

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Melville firma uno dei punti più alti del polar ritrovando quella cappa di angoscia e disperazione dei migliori noir del periodo d'oro del cinema americano. Su un impianto classico la sceneggiatura di Giovanni ricama silenzi e parole che hanno lo stesso impatto emozionale e un cast di valore assoluto (un immenso Ventura e Costantin su tutti) si impadronisce di personaggi che continuano a stare li anche quando il film è finito. La confezione straordinaria garantita da un cast tecnico di prim'ordine consegna il film alla storia del cinema. Assolutamente imperdibile!
MEMORABILE: La grande attenzione di Melville ai dettagli; La confessione estorta con l'inganno; Il taccuino smarrito.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Nicola81 • 22/07/16 17:06
    Formatore stagisti - 533 interventi
    Fauno ebbe a dire:
    Finalmente l'ho visto...molto valido indubbiamente, ma dico solo che è impossibile paragonare questo genere di film (che fra l'altro che si chiamino polar l'ho imparato sul sito, visto che io oltre la Polarmenta, la pasticca Charms sponsorizzata da due cinesi cammuffate da esquimesi nel '76 non sono mai andato...) coi poliziotteschi italiani, perché sarebbe come paragonare gli irlandesi coi cambogiani: sono due popolazioni abitanti su questo lurido pianeta ed è tutto quello che hanno in comune.

    Ero curioso di leggere il tuo commento e, chissà perché, ero convinto che ti sarebbe piaciuto un pò meno. Resto dell'idea che si tratti di una bella storia allungata però a dismisura.
    D'accordo sul fatto che il polar e il poliziottesco siano difficilmente accostabili. Si tratta di due stili completamente differenti, e personalmente prediligo quello italiano.
  • Curiosità Rufus68 • 28/07/17 23:40
    Gestione sicurezza - 194 interventi
    I tradimenti nelle traduzioni dei titoli in lingua straniera, spesso volgari (Truffaut ne sa qualcosa), sono una costante del cinema italiano. Stavolta, però, il traduttore si concede una estrema raffinatezza, addirittura coerente col tema del film: la versione italiana del motto latino "Omnes feriunt ultima necat", spesso apposto in esergo a meridiane e orologi, a significare la caducità della natura umana.

    Chissà di chi è stata l'idea, chissà perché l'hanno permessa... in ogni caso i miei complimenti (probabilmente postumi) all'autore.
  • Homevideo Digital • 15/08/19 15:43
    Segretario - 3036 interventi
    Dvd Sinister disponibile dal 16/10/2019.
  • Homevideo Rocchiola • 1/11/19 17:19
    Call center Davinotti - 1134 interventi
    Film già uscito qualche anno fa in versione doppio disco con l'altro titolo di Melville "Bob il giocatore", viene ora ripubblicato in versione singola sempre da Sinister. La nuova edizione è restaurata in HD ed infatti il video appare mediamente pulito e dettagliato (qualche puntino qua e là è comunque rimasto), però non ho notato grandi differenze dalla precedente versione che già offriva una qualità più che accettabile. Il problema del rispetto dell’originale formato particolarmente fastidioso per Bob risulta in questo caso meno invasivo in quanto l’adattamento al formato panoramico 1.85 avviene partendo dall’aspect ratio di 1.66 (anziché dall’1.37 di Bob) con conseguente minor perdita d’informazioni nella parte alta e bassa dello schermo. Insomma da 1.66 a 1.85 non ci sono tagli di teste e simili e la visione scorre decisamente meglio rispetto a Bob. La cosa che più m’inquieta e l’iscrizione “restaurato in HD” che appare in copertina, in quanto mi risulta che questo titolo non è mai uscito in bluray nemmeno all’estero, per cui da dove proviene questo master in HD? Inoltre dalla visione mi pare che il master utilizzato sia quello della suddetta edizione doppia che non era restaurata. Qui c’è puzza di presa in giro, secondo me l Sinister ha preso i due film dalla precedente edizione doppia e li ha riconfezionati spacciandoli per una nuova edizione restaurata in HD. Infine due parole sulla durata che non corrisponde ai 150 indicati in copertina e riportati dalla principali fonti, inserito nel lettore la durata indicata è di 144 minuti scarsi. Credo manchi la scena in cui il commissario interpretato d Frankeur vuota in bocca a Paul Ricci dell’acqua tramite un imbuto per farlo parlare, sequenza che non ho capito bene se stata totalmente censurata oppure tagliata solo in alcuni paesi.
    Ultima modifica: 1/11/19 17:25 da Zender
  • Discussione Caesars • 6/11/19 10:19
    Scrivano - 10722 interventi
    Alain Corneau ne ha fatto un remake, nel 2007, dallo stesso titolo "Le deuxième souffle" (dovrebbe anche essere stato trasmesso da RaiMovie col titolo "L'onore delle armi").
    Interpreti:
    Daniel Auteuil, nel ruolo che fu di Ventura, Michel Blanc in quello del commissario Blot e Monica Bellicci in quello di "Manouche". Sarei curioso di vederlo.
    Ultima modifica: 6/11/19 10:22 da Caesars
  • Discussione Caesars • 6/11/19 11:54
    Scrivano - 10722 interventi
    In una scena si vede la locandina del film "La capanna dello zio Tom" (in Francia: "La Case de l'oncle Tom")



    Probabilmente si tratta della versione del 1965 diretta da Géza von Radványi
    Ultima modifica: 6/11/19 13:54 da Zender
  • Discussione Tarabas • 6/11/19 12:12
    Formatore stagisti - 2051 interventi
    Nicola81 ebbe a dire:

    D'accordo sul fatto che il polar e il poliziottesco siano difficilmente accostabili. Si tratta di due stili completamente differenti, e personalmente prediligo quello italiano.


    Va detto che i francesi non hanno mai relegato il polar a genere commerciale, basta vedere i registi e soprattutto i cast, che comprendono il meglio del panorama cinematografico (Gabin, Belmondo, Ventura, Delon, Piccoli, Montand, Blier, Trintignant; attrici come la Schneider, la Girardot, Simone Signoret.

    In Italia, gli attori erano spesso modesti per non dire di peggio (i protagonisti, perchè i caratteristi erano di prim'ordine; poi spesso anche grandi attori come Milian venivano "sprecati").

    I registi, anche se dotati come Di Leo, lavoravano con budget e tempi di produzione risicati.

    Il risultato finale si vede, onestamente.
    Ultima modifica: 6/11/19 12:13 da Tarabas
  • Discussione Caesars • 6/11/19 14:08
    Scrivano - 10722 interventi
    Il ruolo di Orloff doveva essere interpretato da Mel Ferrer (anche Imdb lo riporta nelle curiosità), poi sostituito a causa di incomprensioni con Jean-Pierre Melville.
    In questo filmato (in francese con sottotitoli in inglese), con interviste al regista e a Lino Ventura e a Paul Meurisse, si può vedere proprio come Mel Ferrer venisse accreditato tra gli interpreti e apparisse (con tanto di baffetti) tra gli attori della pellicola
    https://www.youtube.com/watch?v=TAVFRjyxs9w
    Ultima modifica: 6/11/19 14:09 da Caesars
  • Discussione Il Dandi • 7/11/19 20:46
    Contratto a progetto - 1437 interventi
    Tarabas ebbe a dire:

    Va detto che i francesi non hanno mai relegato il polar a genere commerciale (...)


    Su questo non sono d'accordo.

    Credo di essere uno dei pochi "difensori" del poliziesco francese qui fra gli utenti del davinotti, ma la cosa clamorosa semmai è proprio che quei film che a noi appaiono di algida lentezza in quel contesto fossero commerciali eccome.
  • Discussione Tarabas • 12/11/19 13:52
    Formatore stagisti - 2051 interventi
    Il Dandi ebbe a dire:
    Tarabas ebbe a dire:

    Va detto che i francesi non hanno mai relegato il polar a genere commerciale (...)


    Su questo non sono d'accordo.

    Credo di essere uno dei pochi "difensori" del poliziesco francese qui fra gli utenti del davinotti, ma la cosa clamorosa semmai è proprio che quei film che a noi appaiono di algida lentezza in quel contesto fossero commerciali eccome.


    Il fatto che i polar francesi avessero un buon successo di pubblico nulla toglie al mio ragionamento.

    Per commerciale io intendo "industriale", nel senso di privilegiare la quantità a scapito della qualità.

    Registi e attori come quelli che ho citato ai poliziotteschi nostrani non avrebbero mai preso parte.

    Nei rari casi in cui è accaduto che bravi registi avessero a disposizione una buona storia, bravi attori e l'opportunità di lavorare con cura, i risultati sono stati positivi.
    Purtroppo capitava di rado.