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TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/10/21 DAL BENEMERITO VICE
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Vice 15/10/21 12:10 - 31 commenti

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Carpignano si dimostra autore maturo e particolarmente adatto a dirigere queste storie che analizzano l'aspetto psicologico dei contesti mafiosi legati alla Calabria. Il film infatti non è propriamente sulla 'ndrangheta, quanto invece un romanzo di formazione, un film che parla di maturità e crescita, come di liberazione dall'oppressione familiare e culturale. Il risultato è eccellente: regia incisiva con momenti poetici, scrittura capace di tenerti legato e lasciarti un senso di amarezza e speranza allo stesso tempo e prove attoriali perfette nella loro naturalezza. Speciale.

Lou 27/10/21 21:07 - 1082 commenti

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Carpignano torna ancora a Gioia Tauro dopo A ciambra per raccontare, con il consueto realismo, la scoperta da parte di una quindicenne dell’appartenenza del padre al mondo della ‘ndrangheta. La macchina da presa a mano segue Chiara nella sua sconvolgente presa di consapevolezza, in un contesto sociale e familiare desolante e malato a cui comunque la ragazza si sente profondamente legata. Un film notevole, molto d’effetto, struggente, che colpisce.

Kinodrop 17/02/22 19:50 - 2327 commenti

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Alla sua terza regia, Carpignano si concentra su una storia di presa di coscienza e di formazione di una ragazza che, gradualmente, si rende conto dei legami della sua famiglia con la 'ndrangheta e cerca di rompere il velo dei silenzi e dell'omertà. Dopo una prima parte tirata per le lunghe, la mdp si appiccica sulla giovane protagonista seguendone didascalicamente le ingenuità e i colpi di testa, mentre la realtà drammatica della malavita resta sullo sfondo. Se in passato il cast non professionista era una forza, in questo caso risulta inadeguato al taglio psicologico del film.
MEMORABILE: Le troppo lunghe feste di compleanno; Il bunker; Al "lavoro" con papà.

Myvincent 31/01/22 08:32 - 3265 commenti

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Benvenuti in "Calabria Saudita": occhi, consuetudini, usi, costumi (come in una policroma kasbah) si dispiegano nel profondo sud, dove appare ogni tanto qualche sagoma imperiosa del porto di Gioia Tauro. I gesti e la parlata sono più che reali e la presa di coscienza di Chiara di come funziona il mondo, al di sotto della superficie, sarà per lei un trauma che la aiuterà a provare a cambiare quelle regole di omertà a cui ognuno deve sottostare per eternarne il sistema. Il regista è bravo nel raccontare e aggiungere qualcosa di più ai cosiddetti film d'accusa.

Paulaster 2/04/22 11:08 - 3699 commenti

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Quindicenne scopre che il padre è affiliato alle andrine calabresi. La confezione da cinema verità ha il pregio della spontaneità e il limite di qualche ruolo recitato così così. L'ampio preambolo descrive la vita odierna calabrese per arrivare al fulcro della situazione: le prese di coscienza (iniziale e finale) della semplicità giovanile, e il non capirne i pericoli. Brava la protagonista, anche se le fughe e la scena in cui lei aiuta il padre latitante sono tra il forzato e l’inverosimile.
MEMORABILE: La scoperta del bunker; La ferita col petardo; I panetti sottovuoto; La famiglia in penombra.

Bubobubo 30/04/22 19:45 - 1722 commenti

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Esiste un filo rosso sotterraneo che lega i tre lungometraggi di Carpignano e che fa incontrare storie (incroci fra marginalità criminose e migratorie), ambientazioni (nuovamente la Calabria) e addirittura personaggi (ricompaiono qui in un cameo, per quanto narrativamente centrale, gli Amato di A ciambra). Pur innervato da una poetica consonante, rispetto al capitolo precedente i personaggi secondari rimangono qui più sfumati sullo sfondo, sovrastati dal volto e dalla personalità dell'ottima protagonista Ruotolo: questo disequilibrio penalizza la cifra dell'introspezione psicologica.
MEMORABILE: Incendio della macchina; L'incontro con gli Amato; Fuga dalla stazione.

Giùan 26/06/22 09:06 - 3806 commenti

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Chiusura volenterosamente farraginosa della trilogia di Gioia Tauro, in cui Carpignano sostituisce alla densità sentimentale e cinematografica di Mediterranea e A ciambra, un ellissi onirica audace ma che sfrangia il racconto, facendoci perdere il contatto non tanto con la realtà dei personaggi (che vabbè chissene) quanto con la loro stessa coerenza interna. Così se l'incipit della festa disegna con precisione allusiva un mondo "naturalmente" omertoso, molte scelte di scrittura (la nottata col padre, il finale) tradiscono scorciatoie inconsistenti. Mezzo punto in più per l'insieme.
MEMORABILE: Gli incontri con Aviya e il clan Amato protagonisti dei primi due capitoli della trilogia.

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