Il cappotto

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

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PAPIRO DAVINOTTICO INSERITO IL GIORNO 7/08/06
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Puppigallo 13/05/07 14:33 - 4526 commenti

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Ottima prova di Rascel nel ruolo drammatico di un impiegato che spera in una promozione, tanto da comprare un cappotto costoso per cercare di influenzare positivamente il suo superiore. Un personaggio triste, che sopravvive tra mille difficoltà. Per lui la promozione vorrebbe dire vivere almeno dignitosamente. Ma è come un gattino in una fossa piena di iene e serpenti velenosi (i superiori e le autorità). Un film coinvolgente grazie a Rascel (commovente, malinconico e vinto). Il furto e le umiliazioni sul lavoro rappresentano poi l’ingiustizia suprema. Da vedere.

Renato 1/07/07 17:47 - 1595 commenti

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Bellissimo. Grande descrizione della burocrazia imperante nell'Italia del dopoguerra (e non solo...) e ottima prova attoriale di Rascel, meravigliosamente in parte come travet umiliato pre-fantozziano, per certi versi. Il tono cambia dal drammatico al grottesco, addirittura con virate sul fantastico (del resto il racconto originario era così) ma il film, pur non prendendo mai una direzione chiara, non ne soffre, anzi.
MEMORABILE: Quando il sarto romano segue Rascel per la città per ammirare la sua creatura.

Cotola 28/01/09 23:01 - 7630 commenti

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Tratto da un ottimo racconto di Gogol (sostanzialmente modificato in fase di sceneggiatura specie nel finale troppo buonista), è un bel film che può contare su una notevole interpretazione di Rascel (a mio avviso la sua migliore) e sulla regia di Lattuada capace di descrivere in maniera efficace e tagliente una certa Italia di allora. Peccato per il notevole calo finale che snatura lo spirito del film e quello delle pagine del grande scrittore russo.

Enricottta 27/08/09 21:12 - 507 commenti

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Giuro che non sapevo fosse tratto da un romanzo di Gogol, ma mi è sembrato proprio di vedere l'atmosfera del grande romanziere. L'operazione riesce perfettamente: Rascel in palla recita la parte in maniera onesta, il film è quanto di più triste si possa immaginare; credetemi, quando è finito, sono andato a guaradre un foto di Totò che ho in cucina e gli ho chiesto: ma come si può fà?.

Capannelle 5/10/10 10:58 - 3745 commenti

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Grande Rascel nei panni di un Fantozzi ante litteram, ugualmente sfigato e perseguitato dai colleghi, ma più meritevole di simpatia per il suo tono dimesso e umano. Manca Filini ma Calboni e una sontuosa Mazzamauro sono già in pista. Lattuada cala il tutto in una bruna atmosfera pavese e lo riveste di toni surreali alla Chaplin. A volte un po' lento ma alcune gag (la lettura del verbale, dal sarto, sotto la pioggia, il ballo con la Sanson) sono fantastiche.

Enzus79 8/08/11 16:23 - 1847 commenti

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Renato Rascel, comico che interpreta un ruolo drammatico. Lattuada, prendendo spunto dal racconto omonimo di Gogol, ha girato questo bel film (a Pavia) che ha poco in comune con film tipo Ladri di biciclette o Umberto D., dato che almeno qui si sorride e si assiste a molte scene surreali. Non mancano "critiche" alla burocrazia italiana di allora.

Homesick 9/08/11 11:56 - 5737 commenti

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Il Lattuada migliore, ossia quello amaramente realista di Senza pietà e del successivo La spiaggia torna nell’adattamento del celebre racconto di Gogol, ripetendone l’irrisione tragicomica di gerarchie burocratiche tronfie e meschine e della superficialità borghese che soffocano l’umile travet. La cupa fotografia si addice all’ambientazione in una Pavia invernale e brumosa e al suggestivo Ponte Coperto su cui si svolge l’epilogo fantastique. Eccezionale Rascel, tanto buffo, ingenuo, dimesso e malinconico come Charlot quanto pronto ad esplodere in accessi di dolore, rabbia e disperazione.
MEMORABILE: Rascel che legge lo sconclusionato verbale; in posa dal fotografo; il ballo con la Sanson; la disperazione per il furto del cappotto.

Furetto60 17/02/13 18:05 - 1129 commenti

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Il cappotto è lo status-symbol cui Carmine, oscuro impiegato, tende per elevarsi socialmente e farsi notare da un bella donna. La sua vita è oppressa da un ottuso apparato burocratico che ricorda alcune situazioni del kafkiano Il processo di Wells (del 1962). Rascel inserisce ritmi da avanspettacolo, aumentando il senso del grottesco, in un film in cui anche quando si sorride lo si fa mestamente. Il finale fantastico sancisce la differenza con le precedenti pellicole neorealiste.
MEMORABILE: La lettura del verbale; La ricerca del riparo dalla pioggia; Il ballo alla festa, situazioni in cui Rascel sfoggia il suo tipico humor garbato.

Crains 1/09/13 17:29 - 15 commenti

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Ancora una volta Lattuada ci racconta la storia di un uomo ai margini, innestando il genere (noir e commedia) in un contesto neorealista. In questo caso il fenomenale Rascel è al confine tra due classi sociali: la gente comune di Pavia, alla quale appartiene e l'elite borghese, alla quale tenta di accedere attraverso il cappotto, mezzo con cui si illude di poter sconfiggere le sue frustrazioni (anche sessuali, audace la scena di "masturbazione mascherata" di Rascel alla finestra) di povero uomo. Storia del cinema italiano.
MEMORABILE: La lettura del verbale; Renato Rascel si masturba spiando Yvone Sanson dalla finestra; La festa di capodanno.

Smoker85 2/05/14 22:21 - 393 commenti

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Il film di Lattuada attinge a quel filone letterario russo da cui verrà l'ispirazione - lo stesso anno - per Totò e i re di Roma e - qualche decennio più tardi - per i primi Fantozzi, ossia quello incentrato sulle miserie dell'impiegato statale. Nota per aver offerto il primo ruolo drammatico a Rascel, in effetti la pellicola contiene pochi spunti comici, pendendo maggiormente sui toni drammatici che, a dirla tutta, appaiono più convincenti. Per certi aspetti, il film soffre il peso degli anni e mostra qualche forzatura. Efficace il cast.
MEMORABILE: Il furto del cappotto; Il funerale nel bel mezzo di un discorso dell'odioso sindaco.

Daniela 29/09/16 22:53 - 9646 commenti

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Ispirandosi liberamente ad uno dei più bei racconti di Gogol, Lattuada trasferisce la storia dalla Pietroburg dell'Ottocento alla Pavia degli anni del regime ma, se il cambio dell'ambientazione regge in virtù della somiglianza fra le burocrazie ad ogni latitudine, meno convince l'approccio che attenua la tragicità della figura del protagonista per accentuarne i lati grotteschi. Fortunatamente, il regista può contare su Rascel, qui alla migliore prova, in grado di donare umanità dal suo buffo impiegatuccio, destinato ad essere sempre umiliato ed offeso, senza scadere nella caricatura.
MEMORABILE: Gli espediendi per non bagnare il cappotto sotto la pioggia; Il finale notturno

Rufus68 12/03/17 18:26 - 3152 commenti

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Alberto Lattuada è un bravo regista; il livello mantenuto è alto: il colpo d'ala verso il capolavoro, tuttavia, manca sempre. Anche qui: apprezzabile il tono caricaturale nel rappresentare il potere, felice il tratteggio del miserabile travet e accattivante la dolce carica fantastica delle ultime sequenze. Il pedale del grottesco non è mai spinto a fondo, però e il finale acconcia al patetismo da commedia di buona lega il ghignante umor nero di Gogol. Adeguato Rascel.

Faggi 15/04/17 10:56 - 1509 commenti

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Traslitterazione di un capolavoro della letteratura russa. La sceneggiatura vampirizza il testo e lo trasfigura, mantenendone lo spirito di sottile satira nera e di umanismo. La regia lavora di evocazione e realismo allucinatorio; trova atmosfere liriche, grottesche, malinconiche e pungenti; e marchia con il fuoco dello stile personale (non calligrafico, non neorealista); la fotografia restituisce suggestivi valori figurativi; Rascel interprete perfetto. I luoghi di Pavia e i personaggi che la abitano sono resi come simboli ambigui e ubiqui.

Paulaster 20/11/19 10:00 - 2869 commenti

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Impiegato comunale vuole comprare un cappotto per avere prestigio. Il clima lavorativo tra governanti vanitosi e colleghi lazzaroni è teatro del ruolo - tra la vittima e l'imbranato - del protagonista. La voglia di avere un’immagine sociale sa di primordiale, anche se qui si parla di dignità. Sceneggiatura ironica nella parte iniziale, vira nel neorealismo (il furto e il funerale) nel finale. Meglio il secondo tempo, in cui anche Rascel è più a suo agio in una maschera dimessa e malinconica. Conclusione “spettrale” efficace solo in parte.
MEMORABILE: “Mezzo minuto di raccoglimento”; I modelli dei cappotti; Il ballo con la Sanson; Lo stupore davanti allo specchio; Da solo dietro alla carrozza.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Edo • 30/07/11 21:29
    Galoppino - 680 interventi
    Pubblicato in dvd da Minerva Pictures

    Ultima modifica: 30/07/11 21:38 da Edo
  • Curiosità Smoker85 • 2/05/14 22:32
    Custode notturno - 62 interventi
    Lo stesso anno in cui viene girato questo film ispirato a Gogol' venne realizzato Totò e i re di Roma, ispirato a Cechov. In entrambi i casi, dunque, la letteratura russa ha ispirato una vicenda tragicomica affidata ad un grosso nome della comicità (Rascel nel primo caso, Totò nel secondo).

    Le due pellicole condividono anche alcuni membri del cast: in entrambe il politico borioso è interpretato da Giulio Stival, mentre è presente in ruoli diversi (ma non troppo) Anna Carena, nel film di Lattuada come padrona di casa del protagonista, mentre nel film di Steno e Monicelli interpretò la moglie dell'impiegato al centro della vicenda.