Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Dal racconto del russo Gogol, la triste avventura di un umile impiegato comunale (Renato Roscel, alla sua prima prova drammatica) che, ritrovatosi bucato il proprio vecchio cappotto, decide di fare il grande passo e spendere ben cinquantamila lire per farsene confezionare uno nuovo dal sarto. Siamo nella Pavia del Ventennio, il sindaco è un arrogante e i suoi immediati inferiori non sono da meno. Il povero Carmine De Carmine viene trattato come l'ultima ruota del carro (è anche vero che quando lo chiamano per redigere il verbale di una cerimonia combina un autentico disastro), ma quando per caso ascolta un discorso che non avrebbe dovuto ascoltare, viene subito reintegrato nei ranghi...Leggi tutto e beneficiato delle diecimila lire che gli mancavano per comprare il cappotto nuovo. La sua vita (da single) non cambia poi di molto, ma il suo atteggiamento nei confronti della stessa sì. Naturalmente la tragedia è dietro l'angolo, perché anche se non siamo dichiaratamente in ambito neorealista (la sceneggiatura la scrive comunque Zavattini), l'impostazione non è poi di molto differente. Rascel è indubbiamente perfetto per il ruolo, unisce tristezza e determinazione con abilità, sa dosare bene la propria espressività, ma forse serviva al film un soggetto più articolato. Gli ultimi surreali venti minuti sono forzatamente diluiti, così come lo sono altre scene. La bella mano di Lattuada sa in ogni caso ovviare a molti difetti. Indimenticabile la comica lettura da parte di Rascel del verbale da lui stesso compilato.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 7/08/06 DAL DAVINOTTI
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Puppigallo 13/05/07 14:33 - 5334 commenti

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Bella prova di Rascel nel ruolo drammatico di un impiegato che spera in una promozione, tanto da comprare un cappotto costoso per cercare di influenzare positivamente il suo superiore. Un personaggio triste (un primo ma veramente tragico Fantozzi, nonostante la vena qua e là ironica), che sopravvive tra mille difficoltà. Per lui la promozione vorrebbe dire vivere almeno dignitosamente. Ma è come un gattino in una fossa piena di iene e serpenti velenosi (i superiori e le autorità). Un film coinvolgente grazie al protagonista. (commovente, malinconico e vinto). Notevole.
MEMORABILE: Gli appoggiano il manufatto sul tavolino mentre sta scrivendo e lui lo butta via; Cosa ha trascritto dagli scavi; Dal sarto.

Renato 1/07/07 17:47 - 1648 commenti

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Bellissimo. Grande descrizione della burocrazia imperante nell'Italia del dopoguerra (e non solo...) e ottima prova attoriale di Rascel, meravigliosamente in parte come travet umiliato pre-fantozziano, per certi versi. Il tono cambia dal drammatico al grottesco, addirittura con virate sul fantastico (del resto il racconto originario era così) ma il film, pur non prendendo mai una direzione chiara, non ne soffre, anzi.
MEMORABILE: Quando il sarto romano segue Rascel per la città per ammirare la sua creatura.

Cotola 28/01/09 23:01 - 9176 commenti

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Tratto da un ottimo racconto di Gogol (sostanzialmente modificato in fase di sceneggiatura specie nel finale troppo buonista), è un bel film che può contare su una notevole interpretazione di Rascel (a mio avviso la sua migliore) e sulla regia di Lattuada capace di descrivere in maniera efficace e tagliente una certa Italia di allora. Peccato per il notevole calo finale che snatura lo spirito del film e quello delle pagine del grande scrittore russo.

Enricottta 27/08/09 21:12 - 506 commenti

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Giuro che non sapevo fosse tratto da un romanzo di Gogol, ma mi è sembrato proprio di vedere l'atmosfera del grande romanziere. L'operazione riesce perfettamente: Rascel in palla recita la parte in maniera onesta, il film è quanto di più triste si possa immaginare; credetemi, quando è finito, sono andato a guaradre un foto di Totò che ho in cucina e gli ho chiesto: ma come si può fà?.

Capannelle 5/10/10 10:58 - 4446 commenti

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Grande Rascel nei panni di un Fantozzi ante litteram, ugualmente sfigato e perseguitato dai colleghi, ma più meritevole di simpatia per il suo tono dimesso e umano. Manca Filini ma Calboni e una sontuosa Mazzamauro sono già in pista. Lattuada cala il tutto in una bruna atmosfera pavese e lo riveste di toni surreali alla Chaplin. A volte un po' lento ma alcune gag (la lettura del verbale, dal sarto, sotto la pioggia, il ballo con la Sanson) sono fantastiche.

Enzus79 8/08/11 16:23 - 2984 commenti

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Renato Rascel, comico che interpreta un ruolo drammatico. Lattuada, prendendo spunto dal racconto omonimo di Gogol, ha girato questo bel film (a Pavia) che ha poco in comune con film tipo Ladri di biciclette o Umberto D., dato che almeno qui si sorride e si assiste a molte scene surreali. Non mancano "critiche" alla burocrazia italiana di allora.

Homesick 9/08/11 11:56 - 5737 commenti

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Il Lattuada migliore, ossia quello amaramente realista di Senza pietà e del successivo La spiaggia torna nell’adattamento del celebre racconto di Gogol, ripetendone l’irrisione tragicomica di gerarchie burocratiche tronfie e meschine e della superficialità borghese che soffocano l’umile travet. La cupa fotografia si addice all’ambientazione in una Pavia invernale e brumosa e al suggestivo Ponte Coperto su cui si svolge l’epilogo fantastique. Eccezionale Rascel, tanto buffo, ingenuo, dimesso e malinconico come Charlot quanto pronto ad esplodere in accessi di dolore, rabbia e disperazione.
MEMORABILE: Rascel che legge lo sconclusionato verbale; in posa dal fotografo; il ballo con la Sanson; la disperazione per il furto del cappotto.

Furetto60 17/02/13 18:05 - 1201 commenti

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Il cappotto è lo status-symbol cui Carmine, oscuro impiegato, tende per elevarsi socialmente e farsi notare da un bella donna. La sua vita è oppressa da un ottuso apparato burocratico che ricorda alcune situazioni del kafkiano Il processo di Wells (del 1962). Rascel inserisce ritmi da avanspettacolo, aumentando il senso del grottesco, in un film in cui anche quando si sorride lo si fa mestamente. Il finale fantastico sancisce la differenza con le precedenti pellicole neorealiste.
MEMORABILE: La lettura del verbale; La ricerca del riparo dalla pioggia; Il ballo alla festa, situazioni in cui Rascel sfoggia il suo tipico humor garbato.

Crains 1/09/13 17:29 - 15 commenti

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Ancora una volta Lattuada ci racconta la storia di un uomo ai margini, innestando il genere (noir e commedia) in un contesto neorealista. In questo caso il fenomenale Rascel è al confine tra due classi sociali: la gente comune di Pavia, alla quale appartiene e l'élite borghese, alla quale tenta di accedere attraverso il cappotto, mezzo con cui si illude di poter sconfiggere le sue frustrazioni di povero uomo. Storia del cinema italiano.
MEMORABILE: La lettura del verbale; Renato Rascel spia Yvonne Sanson dalla finestra; La festa di Capodanno.

Smoker85 2/05/14 22:21 - 491 commenti

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Il film di Lattuada attinge a quel filone letterario russo da cui verrà l'ispirazione - lo stesso anno - per Totò e i re di Roma e - qualche decennio più tardi - per i primi Fantozzi, ossia quello incentrato sulle miserie dell'impiegato statale. Nota per aver offerto il primo ruolo drammatico a Rascel, in effetti la pellicola contiene pochi spunti comici, pendendo maggiormente sui toni drammatici che, a dirla tutta, appaiono più convincenti. Per certi aspetti, il film soffre il peso degli anni e mostra qualche forzatura. Efficace il cast.
MEMORABILE: Il furto del cappotto; Il funerale nel bel mezzo di un discorso dell'odioso sindaco.

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Daniela 29/09/16 22:53 - 12790 commenti

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Ispirandosi liberamente a uno dei più bei racconti di Gogol, Lattuada trasferisce la storia dalla Pietroburgo dell'Ottocento alla Pavia di metà del Novecento ma, se il cambio dell'ambientazione regge in virtù della somiglianza fra le burocrazie ad ogni latitudine, meno convince l'approccio che attenua la tragicità della figura del protagonista per accentuarne i lati grotteschi. Fortunatamente, il regista può contare su Rascel, qui alla migliore prova, in grado di donare umanità dal suo buffo impiegatuccio, destinato ad essere sempre umiliato ed offeso, senza scadere nella caricatura.
MEMORABILE: Gli espedienti per non bagnare il cappotto sotto la pioggia; Il finale notturno.

Rufus68 12/03/17 18:26 - 3865 commenti

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Alberto Lattuada è un bravo regista; il livello mantenuto è alto: il colpo d'ala verso il capolavoro, tuttavia, manca sempre. Anche qui: apprezzabile il tono caricaturale nel rappresentare il potere, felice il tratteggio del miserabile travet e accattivante la dolce carica fantastica delle ultime sequenze. Il pedale del grottesco non è mai spinto a fondo, però e il finale acconcia al patetismo da commedia di buona lega il ghignante umor nero di Gogol. Adeguato Rascel.

Faggi 15/04/17 10:56 - 1551 commenti

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Traslitterazione di un capolavoro della letteratura russa. La sceneggiatura vampirizza il testo e lo trasfigura, mantenendone lo spirito di sottile satira nera e di umanismo. La regia lavora di evocazione e realismo allucinatorio; trova atmosfere liriche, grottesche, malinconiche e pungenti; e marchia con il fuoco dello stile personale (non calligrafico, non neorealista); la fotografia restituisce suggestivi valori figurativi; Rascel interprete perfetto. I luoghi di Pavia e i personaggi che la abitano sono resi come simboli ambigui e ubiqui.

Paulaster 20/11/19 10:00 - 4528 commenti

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Impiegato comunale vuole comprare un cappotto per avere prestigio. Il clima lavorativo tra governanti vanitosi e colleghi lazzaroni è teatro del ruolo - tra la vittima e l'imbranato - del protagonista. La voglia di avere un’immagine sociale sa di primordiale, anche se qui si parla di dignità. Sceneggiatura ironica nella parte iniziale, vira nel neorealismo (il furto e il funerale) nel finale. Meglio il secondo tempo, in cui anche Rascel è più a suo agio in una maschera dimessa e malinconica. Conclusione “spettrale” efficace solo in parte.
MEMORABILE: “Mezzo minuto di raccoglimento”; I modelli dei cappotti; Il ballo con la Sanson; Lo stupore davanti allo specchio; Da solo dietro alla carrozza.

Pigro 2/12/20 10:39 - 9802 commenti

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Dolceamara versione attualizzata del racconto di Gogol, calata in una fredda e nebbiosa Pavia, dove l’impiegato povero e vessato (che sembra anticipare certo Sordi e certo Fantozzi) vede nel cappotto nuovo uno strumento di affermazione e rivalsa contro il Potere e l’invidia sociale. Bravo Rascel a incarnare un protagonista così umano nelle sue ambiguità, e bravo Lattuada nel costruire una favola morale, tra realismo allusivo e fantastico-grottesco, impregnata di poetica malinconia, dove le situazioni comiche trasmutano nel dramma.

Zampanò 26/02/21 18:13 - 383 commenti

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Riuscita trasposizione padana di Gogol, opera d'alta officina. E infatti con Lattuada sceneggiano Prosperi, Malerba, Zavattini e Sinisgalli. Renato Rascel ha il fisico e la tenuta del protofantozziano, drammaticamente sottomesso, sebbene scarti più volte in eccessi buffoneschi (la lettura degli appunti e della supplica). Metaforico e fantastico, ambientato in una Pavia che cerca, pavoneggiandosi, le proprie vestigia longobarde. Il regista non perde occasione di esaltare la Sanson e le sue gambe statuarie. Abborracciato l'epilogo ectoplasmatico, ma del resto Gogol ha voluto così.
MEMORABILE: Lo sguardo del travet allo specchio col cappotto nuovo; Il ballo di Rascel, in cappotto, con la Sanson.

Pessoa 22/07/21 19:49 - 2476 commenti

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Probabilmente il migliore adattamento del capolavoro di Gogol (nonostante l'ambientazione pavese e la non perfetta corrispondenza al testo originale), in grado di cogliere pienamente lo spirito dello scrittore russo. Il merito lo si deve essenzialmente alla maiuscola interpretazione di un inedito Rascel che rende con immenso talento un Akakij Akakievic da antologia. Energica la regia di Lattuada, che trova ritmo e spessore in una narrazione lineare e spietata. Perde qualche punto nell'accomodante finale ma resta comunque un gran bel film, che merita senz'altro una visione.

B. Legnani 16/08/21 21:52 - 5567 commenti

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Film disuguale, che cresce finalmente, ma dopo circa un'ora dall'inizio (prima, il personaggio più azzeccato risultava il sarto di Cali). L'inizio - in effetti - non persuade, con Rascel che disegna un impiegato troppo cretino per risultare simpatico o per generare compassione. Poi le cose cambiano con l'arrivo del famoso cappotto e, con la crescita dell'autostima del personaggio principale, cresce anche il film. Sostanzialmente fedele a Gogol (la trasposizione a Pavia attorno al 1950 funziona benissimo), vanta molte belle facce nel contorno e il sensualissimo corpo di Yvonne Sanson.
MEMORABILE: Il sarto, entusiasta del proprio lavoro, insegue di nascosto il protagonista per rimirare il cappotto, frutto della propria arte.

Minitina80 24/10/21 09:54 - 2998 commenti

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Storia di un piccolo impiegato che ripone le sue speranze di riscatto in un cappotto nuovo, il quale assume significato prevalentemente metaforico in una lettura più ampia. Si registrano pochi momenti di vuoto, in cui il film perde qualche colpo prontamente recuperato da Rascel e dall’enfasi riversata nel personaggio. Suggestive alcune inquadrature, soprattutto quelle in notturna che sfruttano i contrasti di luce nei vicoli e sul Ponte Coperto di Pavia. Vale la pena guardarlo per i suoi lampi folgoranti di grande cinema, nonostante qualche difetto.

Reeves 19/04/23 08:01 - 2393 commenti

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Il film che ha cambiato per sempre l'immagine di Renato Rascel, fino a quel momento famoso soprattutto per il suo umorismo siurreale e da questo momento valutato anche per le sue indubbie qualitrà recitative. Il testo letterario è portato da Alberto Latrtuada in una direzione volutamente onirica da incubo, con un finale degno di un film dell'orrore. Un piccolo capolavoro.

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  • Homevideo Edo • 30/07/11 21:29
    Galoppino - 679 interventi
    Pubblicato in dvd da Minerva Pictures

    Ultima modifica: 30/07/11 21:38 da Edo
  • Curiosità Smoker85 • 2/05/14 22:32
    Custode notturno - 82 interventi
    Lo stesso anno in cui viene girato questo film ispirato a Gogol' venne realizzato Totò e i re di Roma, ispirato a Cechov. In entrambi i casi, dunque, la letteratura russa ha ispirato una vicenda tragicomica affidata ad un grosso nome della comicità (Rascel nel primo caso, Totò nel secondo).

    Le due pellicole condividono anche alcuni membri del cast: in entrambe il politico borioso è interpretato da Giulio Stival, mentre è presente in ruoli diversi (ma non troppo) Anna Carena, nel film di Lattuada come padrona di casa del protagonista, mentre nel film di Steno e Monicelli interpretò la moglie dell'impiegato al centro della vicenda.