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Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

LE LOCATIONLE LOCATION

L'IMPRESSIONE DI MMJ

I rapporti (relativamente) tesi tra una dozzina di carcerati e gli agenti di custodia all'interno di un istituto di pena sardo in dismissione (nella realtà la Casa Circondariale di San Sebastiano a Sassari) tendono a sintetizzarsi in quelli tra due rappresentanti delle parti: il secondino Gaetano Gargiulo (Servillo) e il detenuto Carmine Lagioia (Orlando), tra tutti sicuramente le figure più sfumate e interessanti, non solo per merito dei due straordinari attori che le interpretano. Il primo mantiene un rigore difficilmente scalfibile dovuto anche alla responsabilità affidatagli (in sostituzione della direttrice è lui, il più anziano, a dover guidare i colleghi), il secondo mostra – almeno inizialmente...Leggi tutto - un'umanità più piena e una predisposizione all'intelligenza col ”nemico”. Visto come un leader dagli altri detenuti, Lagioia ha il compito di agire quasi da sindacalista, soprattutto quando si tratta di ottenere un vitto migliore. E' l'occasione per mediare, per venire in contatto con Gargiulo, costantemente messo in allarme dai colleghi meno inclini a concedere benefici ai carcerati. Naturalmente attorno a loro si muovono altri personaggi di una certa rilevanza, dal giovane timido e forse un po' tardo (Giuliano) all'anziano (Sechi) che qualcosa di grave deve aver fatto perché viene segnalato come il più pericoloso e dagli altri è inviso. Tra gli agenti l'unico a mettersi davvero in luce è Coletti (Ferracane), incarnazione del meno disposto ad accettare confidenze e leggerezze nei confronti dei detenuti. La situazione in cui i protagonisti si trovano è provvisoria (il carcere avrebbe dovuto essere chiuso, ma l'impossibilità di trasferire gli ultimi dodici altrove costringe tutti a restare lì per un breve tempo imprecisato), rendendo difficile la valutazione di ogni decisione da prendere. Chiamare la direttrice (Ventriglia), quando comincia un inatteso sciopero della fame, o attendere e cercare di sbrogliare da soli la matassa? Non c'è molto altro nel racconto, e l'intero film si regge sull'analisi psicologica dei personaggi, sulle relazioni che si stabiliscono, sulla progressiva malleabilità dovuta alla lenta presa di coscienza di Gargiulo il quale, pur sottolineando con chiarezza come non abbia nulla in comune con Lagioia, accetta il dialogo intuendo quanto possa aiutare. E' la riscoperta – inevitabilmente un po' ovvia – dell'umanità nel carattere di ognuno, senza alcuna pretesa di lanciarsi a raccontare progetti di evasione, secondi fini in ogni dialogo e di conseguenza appiattendo molto ogni evoluzione nella storia. Leonardo Di Costanzo cerca il film d'autore, rallenta i ritmi per permetterci di riflettere, sfrutta la superba espressività di Orlando e Servillo (che mirabilmente mai si rubano la scena) esibendo nel contempo una notevole padronanza tecnica dei mezzi (fluidi e ricercati molti movimenti di macchina). La confezione è di prim'ordine, la recitazione impeccabile. Pur tuttavia una varietà superiore nella sceneggiatura era auspicabile, anche perché il film si chiude senza un vero finale, “limitandosi” a raccontare la vita sintetizzando, anche nel suo lento incedere, il concetto espresso dal titolo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 28/09/21 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 1/04/22
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Cotola 28/09/21 16:39 - 8313 commenti

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In un carcere "in dismissione", alcuni detenuti e guardie penitenziarie sono costretti a vivere insieme per un periodo di tempo indeterminato. La convivenza forzata creerà nuovi equilibri. Di Costanzo continua a fare un cinema personale, interessante e mai banale. Lo fa ancora una volta, attraverso l'ambientazione in un universo "concentrazionario" che gli permette di scandagliare l'animo umano, cercando di farlo poco convenzionalmente ed in modo riuscito. La bella prova di Servillo non meraviglia, mentre Orlando fornisce una prestazione rimarchevole, lontana dai suoi soliti ruoli.

Myvincent 26/10/21 09:06 - 3190 commenti

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Un carcere oramai in disfacimento (e in dismissione) diventa, ancora non si sa per quanto, la "casa" per un manipolo di gaglioffi e quattro gatti di carcerieri, in una dimensione continuamente sospesa e in attesa non si sa di cosa di preciso. La diffidenza fra le due parti crea una tensione e una incomprensione continua che, alla fine, non può che cedere all'elemento umano, fuori da ogni logica "terrena". Un film assolutamente straordinario come lo sono un po' tutti, a cominciare dai ben noti Servillo e Orlando.
MEMORABILE: La cena alla luce fioca delle torce, un' "Ultima cena", rivelatrice e indimenticabile.

Kinodrop 8/02/22 19:33 - 2234 commenti

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Ancora una volta Di Costanzo si concentra su una realtà problematica, in questo caso carceraria, in cui per un ritardo burocratico un manipolo di prigionieri e di guardie deve riorganizzarsi in attesa della chiusura definitiva dell'istituto, tra tensioni latenti e soluzioni pragmatiche che in qualche modo uniscono un internato (straordinario Orlando per una parte insolita) e il responsabile penitenziario (Servillo totalmente compreso nel ruolo) all'interno di un ambiente "personaggio a sua volta" di inquietante forza espressiva. Musica evocativa di popoli e paesi del Mediterraneo.
MEMORABILE: Il severo pragmatismo di Gargiulo e l'astuta disponibilità di Lagioia; La cena nella rotonda comune fuori dalle celle; Due parole nell'orto.

Orson 8/01/22 01:20 - 103 commenti

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In un carcere che sta per essere dismesso sopraggiungono per un imprevisto logistico dei nuovi detenuti: uno sparuto gruppo di guardie dovrà rimanere per controllarli. Nel buzzatiano non luogo di Di Costanzo, scandito dai toni astratti dell'attesa, carcerieri e carcerati finiscono per essere gli uni specchio degli altri, smarrendo progressivamente i propri ruoli. Prison movie esistenzialista e d'autore, sorretto da prove notevoli degli attori e da un senso di tensione costante, pur non accadendo nulla. Peccato per un eccesso di buonismo che fa un po' perdere di credibilità al tutto.
MEMORABILE: Forse la migliore interpretazione di Silvio Orlando.

Jandileida 8/01/22 20:50 - 1385 commenti

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Verrebbe da esordire con un bel: finalmente! Finalmente, infatti, un carcerario italico di un certo livello. Condotto da Di Costanzo con un buon senso del ritmo, posato ma coinvolgente, e con alcuni passaggi autoriali ben piazzati e non troppo invadenti, poi innervato dalle sempre solide interpretazioni di Servillo e Orlando (che vanno di mestiere ma è un bell'andare), si tratta di un lavoro che non lascia indifferenti. Sullo sfondo di un carcere in decomposizione, il regista disegna personaggi non banali e poi li tuffa in rapporti non superficiali ma molto, molto umani. Riuscito.

Reeves 9/01/22 13:53 - 1018 commenti

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Leonardo di Costanzo conferma la sua particolare predilezione per gli spazi chiusi e in questo caso il luogo claustrofobico è il carcere, con secondini e detenuti che devono per forza incrociare le loro vite in uno spazio ristrettissimo. Misurato nei toni, splendidamente recitato, un film forte e potente che non si dimentica tanto facilmente. Silvio Orlando su tutti, comunque.

Galbo 9/01/22 19:27 - 11853 commenti

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Un microcosmo carcerario e due gruppi di individui che si confrontano da opposti lati della barricata. C'è apparentemente poco ma in realtà tanto nel film di Leonardo di Costanzo che utilizza luogo e spazio in modo magistrale per descrivere due diversi tipi di prigionia, quella del luogo e quella del ruolo, impersonate da due magnifici attori (Silvio Orlando e Toni Servillo). che si rubano vicendevolmente la scena, assecondati da una regia discreta ma incisiva e da una fotografia suggestiva. Un film che ricorda Buzzati ma sa trovare una sua via personale. 

Giùan 16/01/22 10:32 - 3669 commenti

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Il cinema di Di Costanzo continua ad essere discretamente clamoroso, col valore aggiunto di una interna consequenzialità circolare che lo rende ancor più fascinoso e ineludibile. Così eccoci qui di fronte ad un nuovo intervallo in un luogo concentrazionario che, come in Bresson (nome che per attrazione e distanza vien spesso a mente), diventa un ambito così sottilmente visitato da trascendersi in luogo dell'anima. La capacità magnificamente umanista di lasciar "salire" il sostrato comune che nonostante tutto lega detenuti e carcerieri è sostenuta da una tensione filmica impeccabile.
MEMORABILE: Gli sguardi di Orlando e Servillo; Il saluto al ragazzo Fantaccini; Fuori nell'orto.

Daniela 16/01/22 21:42 - 11450 commenti

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In attesa di potersi traferire in nuove sedi, una dozzina di guardie e un numero quasi identico di detenuti si trovano a dover trovare forme di convivenza in un carcere in via di dismissione... La natura del luogo e l'indeterminatezza dei tempi di attesa rendono inevitabile l'accostamento al deserto dei Tartari di Buzzati: riferimento pertinente per un film dalla scrittura rigorosa e dall'ambientazione suggestiva, ottimamente interpretato dai due protagonisti: più ancora di Servillo, al solito impeccabile, stupisce Orlando in una prova pacata da annoverarsi tra le sue migliori. 

Victorvega 17/01/22 17:23 - 458 commenti

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Volutamente scuro, affidato molto alla bravura degli attori: in questo senso il film coglie nel segno. Il punto di forza, infatti, è rappresentato dai due protagonisti principali, personaggi ben delineati e descritti, affidati a due attori straordinari che apportano valore al tutto. La storia è ben sviluppata, ricorda il testo di Buzzati, e le location sono essenziali ed efficaci. Il finale, da un certo punto di vista, un po' delude, però occorre ben considerarlo nell'insieme e nelle intenzioni per giustificare la scelta narrativa.

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Pigro 22/01/22 15:02 - 8756 commenti

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Nel cinema italiano degli ultimi anni il carcere si trasfigura in Fortezza o isola di Sogni. Qui diventa spazio di reciproca costrizione tra agenti e detenuti in un apologo che unisce l’iperrealismo alla favola morale, in un esercizio di sottili dinamiche psicologiche e sprazzi di umanità nello stallo claustrofobico di una prigione in via di abbandono. Come ne L’intervallo Di Costanzo racconta una storia di equilibri ambigui dove le restrizioni stravolgono la realtà in un tempo sospeso di alienazione che diventa rivelazione. Notevole.

Giufox 30/01/22 18:25 - 290 commenti

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Robusto spaccato umano, a margine delle facili condanne del sistema carcerario, che mette alla prova l'esile muro "domestico" tra secondini e detenuti mentre il mondo fuori è andato via. Lo scontro tra capi (Servillo e Orlando) diventa protagonista necessario, che nutre dialoghi equivoci - forse pochi - trovando poi bellissima risoluzione etica in un convivio notturno. Insistenti i contrappunti ostili della guardia Coletti (Ferracane). Di Costanzo si conferma fine indagatore delle relazioni umane.
MEMORABILE: La luce del maestro Bigazzi; La tavolata al centro del carcere; La raccolta delle verdure selvatiche.

Thedude94 2/02/22 23:41 - 841 commenti

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Di Costanzo ci trasporta in un'atmosfera che sembra essere il preludio per un classico prison movie ma che a tutti gli effetti è semplicemente un racconto sull'umanità e sul rapporto tra schiavo e padrone, detenuti e guardie, esse stesse in questo caso quasi del tutto private della propria libertà. Detto ciò, i ritmi non sono altissimi, il regista si prende i suoi tempi e si affida, più che ai dialoghi, all'espressività degli attori e in particolare degli ottimi Servillo e Orlando. Un bel film, con una colonna sonora molto particolare e variegata e un'ambientazione molto cupa.

Paulaster 7/02/22 11:21 - 3603 commenti

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Gruppo di detenuti attende il trasferimento da una prigione in via di dismissione. Film carcerario in cui al dualismo dei protagonisti si preferisce tutto il comparto dei detenuti, che rendono più realistico l'ambiente. Orlando è bravo anche se gli viene concessa qualche frase d'effetto di troppo; Servillo è ordinario in un ruolo che concede poco all'inventiva. Regia che si aiuta con l'escamotage delle poche celle e che usa intelligentemente più suoni, anche sinistri, piuttosto che la musica in sé.
MEMORABILE: Il vino alla cena comune; Lo sciopero della fame; I coltelli chiusi in cucina.

Enzus79 9/02/22 22:57 - 2285 commenti

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Per problemi burocratici il trasferimento di dodici detenuti viene bloccato e una nuova atmosfera si respira fra loro e le guardie. Film carcerario abbastanza convincente che riesce a mettere bene in risalto i rapporti umani fra persone che sono agli antipodi una dall'altra. I ritmi lenti fanno un po' pesare la durata di quasi due ore. Più che convincenti Orlando e Servillo.

Gottardi 24/02/22 13:29 - 276 commenti

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Fatiscente carcere in dismissione, rimangono un pugno di guardie a sorvegliare dodici detenuti in attesa dello sgombero definitivo. Senza mezzi, abbandonati a loro stessi. Stupisce e piace questa opera intrisa di umanità, un deserto dei tartari in cui i protagonisti allacciano rapporti altrimenti impensabili. Altamente scenografica l’ambientazione ben sfruttata da una regia attenta a cogliere tutte le sfumature espressive (spicca Servillo, ben attorniato dagli altri). Quadro desolante della situazione carceraria italiana umiliante per chi sconta la pena, frustrante per chi vi lavora.
MEMORABILE: Il dialogo tra Servillo e Orlando in cucina; Le riprese del carcere.

Puppigallo 20/03/22 21:19 - 4858 commenti

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Detenuti (12) in attesa di trasferimento; una situazione quasi più stressante dell'essere in attesa di giudizio per i carcerati, ma non certo migliore per le guardie che devono tenerli d'occhio, col tempo che sembra rallentare. Buona pellicola, che può contare su un Servillo professionale come sempre e su un Orlando che riesce a rubargli la scena, entrando molto bene nella parte (un individuo tranquillo, equilibrato, difficilmente decifrabile). Anche il resto del parco attorico funziona, mentre alcuni interventi dal punto di vista sonoro (un po' fastidiosi) convincono meno.
MEMORABILE: Dice la guardia a Servillo di Orlando: "Quello è un puparo, se fai così gli metti in mano i fili".

Nando 12/05/22 22:25 - 3629 commenti

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Quasi una pellicola teatrale ambientata in un carcere in dismissione che vede protagonisti un manipolo di poliziotti penitenziari e altrettanti detenuti. Il titolo rende bene il clima dello sviluppo narrativo che tende ad implodere ma c'è sempre un qualcosa che cerca di ricondurre tutto a una pseudo normalità. Servillo e Orlando sono monumentali, ma il resto del cast aiuta in maniera determinante la realizzazione del tutto.

Decimamusa 21/05/22 17:55 - 99 commenti

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Solido film carcerario, privo di fronzoli, eccessi e caratterizzazioni di maniera. L’ambiente in cui si muovono in ambigua simbiosi detenuti e agenti è “aria ferma”, nel susseguirsi di riti quotidiani che si snodano sempre uguali. Poi un episodio legato alla somministrazione del cibo scompagina la stanca routine, facendo emergere la ricchezza di una sostanza umana fatta di storie, caratteri, destini. La lieve deriva buonista nella parte finale non inficia la sobria efficacia complessiva della regia e della sceneggiatura. Superbo Toni Servillo, alla sua altezza Silvio Orlando.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Caesars • 15/02/22 15:38
    Scrivano - 15392 interventi
    In uscita, il 22/3 per Cecchi Gori, il bluray e il dvd
    https://www.dvd-store.it/Video/Blu-Ray/ID-76516/Ariaferma
    Ultima modifica: 15/02/22 15:38 da Caesars
  • Discussione Kaciaro • 8/03/22 12:09
    Galoppino - 495 interventi
    veramente un film ben fatto funziona tutto benissimo rapporti detenuti guardie ben sviluppati c'e un sottile confine che noi comuni mortali non credo possiamo capire Servillo Orlando magistrali
  • Curiosità Daniela • 3/05/22 23:30
    Gran Burattinaio - 5804 interventi
    David di Donatello per il migliore attore protagonista a Silvio Orlando per Ariaferma. Per l'attore  si tratta della terza statuetta dopo quelle vinte nel nel 1998 (Aprile, non protagonista) e 2006 (Il caimano, protagonista).