Un condannato a morte è fuggito - Film (1956)

Un condannato a morte è fuggito
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Titolo originale: Un condamné à mort s'est échappé
Anno: 1956
Genere: drammatico (bianco e nero)

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/07/07 DAL BENEMERITO RENATO
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Renato 1/07/07 22:40 - 1648 commenti

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Splendido film di Bresson, uno dei suoi migliori... Definirlo film "carcerario" è ovviamente riduttivo, di certo narra della prigionia di un membro della resistenza francese durante l'occupazione tedesca nel suo paese. Poco parlato come tutti i film di Bresson, riesce con questa apparente secchezza stilistica a raggiungere vette emotive impensabili in qualunque "prison movie" tradizionale, e lo dico da amante del genere. Il finale è uno dei più belli che ricordi in assoluto. Guardate questo film, se non lo conoscete: sarà una splendida sorpresa.

Capannelle 9/12/08 10:11 - 4421 commenti

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Un film emblematico della produzione di Bresson che, come suo stile, rifiuta ogni attitudine romanzesca ma allo stesso tempo sfianca lo spettatore con dettagli scarni e dialoghi scarni. L'atmosfera generale è pure claustrofobicam (siamo infatti fissi dentro al carcere), i personaggi sono intristiti e disperati ma dotati di quel minimo di determinazione che li porterà a contrastare il destino cinico e baro. Un'ambientazione plumbea e dannata, che Bresson avrà pure disegnato con estrema partecipazione ma che lo stesso effetto non fa allo spettatore.

Cotola 17/01/10 23:51 - 9088 commenti

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Ennesimo capolavoro di Bresson che presenta tutte le caratteristiche tipiche del cinema del maestro francese: regia estremamente sobria ma profondamente attenta alla psicologia dei personaggi, sceneggiatura scarna così come pure i dialoghi e le scenografie che sono ridotte all’osso. Su tutto la solita semplicità nonostante la quale (o forse proprio per questo) il regista emoziona continuamente ed intensamente lo spettatore. Vedere per credere.

Mickes2 25/02/11 09:46 - 1670 commenti

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L’intero film si basa sul conflitto tra oppressione e libertà. L’oppressione è quella nazista, nello specifico quella del carcere. E’ un’oppressione onnipresente, ma non plateale, come i passi delle guardie o gli elmetti nazisti, neanche messi a fuoco, quando al mattino i prigionieri svuotano il secchio degli escrementi. L’ambientazione è angusta, squallida, claustrofobica. Anche le inquadrature amplificano l’oppressione: Fontaine e gli altri sono come rinchiusi in inquadrature molto strette con magnifici primi piani. Imperdibile.

Enzus79 12/10/11 15:06 - 2925 commenti

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Capolavoro di Robert Bresson. Film molto introspettivo, dove i sentimenti e le "trame" di un condannato a morte sono ottimamente evidenziate. Attori non professionisti che comunque reputo bravi. Finale più che liberatorio. Uno dei migliori film del genere.

Lythops 5/05/16 08:11 - 1019 commenti

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Bellissimo, asettico eppur partecipato affresco di un episodio della resistenza francese lontano anni luce dalla produzione italiana di genere analogo in cui spesso i toni melodrammatici fanno capolino in modo disturbante. La storia, "narrata senza ornamenti" come nell'introduzione ai titoli di testa, fonde la soggettiva della macchina da presa con gli occhi dello spettatore e diventa un tutt'uno con la voce fuori campo, i gesti, le parole. Cinema come arte del tempo e meditazione oggi impensabile.

Pinhead80 23/05/19 22:16 - 4813 commenti

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Seppur semplice, la storia raccontata da Bresson è coinvolgente e appassionante. Seguiamo la vicenda del protagonista, con le sue ansie, le sue paure, come se fossimo li con lui nella stessa cella. Dall'elaborazione del piano di fuga sino al tentativo vero e proprio, ogni scena è girata con grande maestria. La parte finale metterebbe in tensione chiunque, per come è curata bene. Un gran bel film, non c'è niente da dire.

Paulaster 17/06/20 18:18 - 4460 commenti

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Tenente francese studia come scappare dalla prigionia nazista. Nei moti della Resistenza Bresson mostra una storia “senza orpelli” nel suo rigore stilistico. Tutto passa attraverso i sentimenti del protagonista: affranto, solo, speranzoso e concentrato. Meticolosa la fase della preparazione e capolavoro la fuga vera e propria giocata perfettamente tra i silenzi e le inquadrature fisse. I nazisti sono una presenza oppressiva senza aver bisogno di soggettive sui loro volti.
MEMORABILE: La rete del letto smontata; La treccia coi vestiti; Ad un metro dal soldato di vigilanza.

Fulleffect 15/10/21 11:39 - 107 commenti

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Ottimo film di Bresson che con il suo stile asciutto e semplice ritrae perfettamente la vita carceraria e il senso di oppressione vissuto dal protagonista. Non c'è spazio per il melò o per altre strizzatine d'occhio al pubblico; il regista porta avanti in maniera secca, eppure partecipata, una storia di fuga e libertà riuscendo a coinvolgere e dovere. Esemplare la (non) recitazione e la gestione degli ambienti, non perfetto invece il montaggio che accentua l'abuso di ellissi temporali. Forse non tra le migliori opere del regista francese, ma comunque da non perdere.
MEMORABILE: Le conversazioni con l'inquilino della cella in fianco, attraverso la grata.

Giufox 8/12/21 22:47 - 324 commenti

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Difficile trovare altrove un film nel quale il processo d'identificazione è talmente profondo contestualmente a un dispiego di mezzi talmente minimo. Qui a Bresson bastano una sedia, due muri incrostati e un paio di ombre sui volti per far aderire totalmente al disagio del protagonista; alla sua voglia di rivalsa generata da un istinto di sopravvivenza comune alla sua generazione. La voce-off (con le sue raffinatezze letterarie) e il ritmo sospeso aiutano a limare i dettagli, facendosi portatori di un film "psicologico" raffinato e insuperabile.

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Daniela 11/12/21 10:12 - 12699 commenti

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Sceneggiatore oltre che regista, Bresson trae spunto da un articolo di giornale in cui un partigiano condannato a morte rievoca la sua fuga da un carcere nazista nella Francia occupata per realizzare uno dei film più belli sulla fede: una fede al cui centro non si trova Dio ma l'uomo e la sua capacità di mantenersi integro e di non perdere la speranza. Una visione morale veicolata da un racconto sobriamente materico, in cui gli oggetti più umili, spogliati dalla loro funzione originaria, diventano preziosi come strumenti di quella fuga mostrata nell'emozionante epilogo. Capolavoro.

Reeves 22/11/22 11:44 - 2272 commenti

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La religiosità elevata al suo livello più alto: non è una questione di devozione o di appartenenza, è una scelta morale che scandisce anche i momenti più importanti nella vita di un uomo, soprattutto quelli più estremi. C'è da restare veramente a bocca aperta di fronte alla capacità di Robert Bresson di coinvolgere anche oggi con una storia forte perché eterna.

Magi94 27/05/23 14:08 - 956 commenti

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Il cinema di Bresson è fatto di elementi grezzi, trama ridotta all'osso, epica mistica e umanista. Può non piacere a tutti. In questa storia vera di resistenza francese si avverte una certa grandezza che viene però appiattita dallo svolgersi un po' monotono delle preparazioni alla fuga dal carcere. La freddezza è il sentimento più frequente a meno che non si entri in perfetta sintonia con la visione del mondo dell'autore e con il suo senso per "l'anti-cinema" (gli attori che dettano le battute). Ci sono però anche grandi scene, come l'evasione dalla tensione mai detta ma palpabile.

Minitina80 5/06/23 21:47 - 2990 commenti

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Emerge fin da subito e con estrema chiarezza che il significato dell’opera vada cercato oltre le immagini in sé. Lo stile scarno e minimalista, infatti, rimanda a riflessioni di più ampio respiro che traggono forza vitale da ogni singolo passo e dai lunghi silenzi. La lentezza narrativa si pone come strumento necessario per stabilire la connessione emotiva con il protagonista e rappresenta il passaggio fondamentale per non scivolare in uno stato di abbandono che potrebbe far travisare la visione d’insieme dell’autore. Rappresenta un’idea di cinema che va cercata negli angoli bui.

Kinodrop 6/03/24 19:08 - 2981 commenti

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La fuga inimmaginabile di un prigioniero da un carcere durante l'occupazione nazista raccontata dal protagonista stesso, che rievoca passo passo tutte le fasi della preparazione e dell'esecuzione del disegno, tra determinazione e dubbi, diffidenze e solidarietà. Bresson ricrea, attraverso un'asciutta e tesa narrazione, il clima oppressivo e tragico della detenzione, a cui si contrappone la caparbia speranza del protagonista generando nello spettatore uno stato ansiogeno al limite che raggiunge l'acme nel finale silenzioso e concentrato della fuga che corona la temeraria impresa.
MEMORABILE: I guardinghi contatti tra i prigionieri; I dialoghi in cella col nuovo arrivato; La corda e il gancio sospesi sopra il cortile; "Se mamma mi vedesse!".
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