America Latina

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MMJ Davinotti jr
Anno: 2021
Genere: thriller (colore)
Note: Presentato nel 2021 alla Mostra di Venezia.
Numero commenti presenti: 5
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Già nei due film precedenti i fratelli D'Innocenzo avevano fatto capire quanto il loro cinema lavorasse sulla psicologia di personaggi tormentati, su un gioco d'interazioni capace di mettere in luce i caratteri e i drammi interiori di un'umanità che vive ai margini, nel degrado di una periferia in cui la desolazione esteriore si riflette amplificata in quella interiore. In AMERICA LATINA, con spirito da cinema indipendente e coraggioso, il medesimo disegno assume tratti più estremi concentrandosi su un'unica figura, misura di ogni percezione esterna. La mente e il cuore di Massimo Sisti (Germano) diventano il filtro di ogni disvelamento, catalizzatori di sensazioni vissute nel corpo di chi avvertiamo da subito...Leggi tutto non comportarsi in maniera del tutto logica, razionale. Scendendo nella cantina di casa Massimo trova legata a una sedia, imbavagliata, una ragazza: chi è? Cosa ci fa lì? Chi ce l'ha messa? Da quanto tempo? Una raffica di domande senza risposta stimola in un istante l'immaginazione del protagonista e nel contempo dello spettatore, che si ritrova a condividerne l'incubo, immerso nelle tinte verdastre di una fotografia assolutamente ricercata e d'effetto. Ci si ritrova s'improvviso catapultati in un dramma personale che pare deformare la realtà per precipitarci in un terrore che spiazza, che decolla verso un iperuranio surreale dal quale sarà sempre più difficile ridiscendere. Il lavoro dei registi è quello di catturare i dubbi, le paure, le angosce che si traducono in lunghi silenzi in un film dall'incedere lentissimo, che raccoglie ogni spunto autoriale dei film precedenti per moltiplicarlo a dismisura, chiudendosi a riccio in un viaggio nell'io che non tutti digeriranno facilmente. Per quanto il lavoro psicologico che Germano regge con sapienza dia bella tridimensionalità al suo Massimo sortendo l'effetto voluto, dall'altra non si sa bene come reagire di fronte a una staticità cronica che a lungo andare rischia di indisporre, a quel perenne sguardo nel vuoto mentre nella testa ronzano cattivi pensieri, alle mute tappe in cantina dove attende una ragazza che non parla, che urla, che pare irragionevolmente autocondannarsi e non si capisce perché. D'accordo, la spiegazione arriverà (e non sarà certo questo gran colpo di scena), ma intanto ci si muove nelle aride campagne di Latina tra un amico (Lastrico) la cui presenza non sembra così necessaria e i ritorni alla gelida vita in casa con la moglie e le due figlie, volti enigmatici di un microcosmo da cui nessuno pare mai davvero uscire, affezionate al padre ma senza mostrare grande affetto. Un percorso rivelatore nascosto dietro l'apparenza di un ritratto poco significativo c'è, ma per arrivarci tocca traghettare estenuati nel ristagnare di mezze parole, in un limbo liquido impregnato di eccessi autoriali che non hanno più le sfaccettature multiple delle FAVOLACCE romane e che pretendono troppo senza contraccambiare con sufficiente, visionaria generosità. Non si riescono a rilevare la stessa acutezza d'un tempo, la stessa voglia di trasgredire tagliando e ricucendo. Lo stile è ancora ricco, la messa in scena sobria ed elegante, ma il film si limita a un approfondimento psicologico di maniera, un'ordinarietà di fondo contrabbandata con ruffianeria per straordinaria e calata in un'apatia che difetta del necessario coinvolgimento.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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In attesa di comparire nel box Ultimi commenti: Markus (24/01/22 23:03)
TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/01/22 DAL BENEMERITO REEVES POI DAVINOTTATO IL GIORNO 22/01/22
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Reeves 11/01/22 11:37 - 860 commenti

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Un dentista gode di una vita tranquilla fino a quando, uno stesso giorno... Un viaggio nell'inconscio magistralmente diretto dai D'Innocenzo che cambiano produttore e ambientazione ma giocano molto ancora una volta sull'indagare a fondo nella psiche dei personaggi. Il titolo, che evoca il sogno (l'America) e la realtà (Latina), è veramente geniale e i continui primi piani con i quali vengono inquadrati i protagonisti danno la dimensione del bel lavoro di scavo psicologico.

Leandrino 14/01/22 17:18 - 321 commenti

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I fratelli D'Innocenzo al terzo film propongono un’inquietante vicenda con protagonista il sempre bravo Germano, un dentista di Latina con “un problema” da risolvere. Cercando di sorprendere senza ripetersi, i due costruiscono un meccanismo tensivo dall’estetica straniante e ricercata, in cui (più di) qualcosa non funziona: si punta tutto sul finale  – che però non spiazza del tutto – e si mancano le tante traiettorie possibili offerte dall’interessante soggetto. Quasi impossibile dare un giudizio senza rovinare tutto: altro segno di un'impresa riuscita a metà.

Myvincent 16/01/22 10:24 - 3051 commenti

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Più che un thriller, uno psico-dramma ambientato nella provincia italiana, dove un uomo convive coi suoi fantasmi esistenziali mentre contemporaneamente conduce una vita borghese fatta di lavoro, famiglia, cani, piscina. Poi improvvisamente un fatto nuovo che lo condurrà alla prova del nove. I fratelli D'Innocenzo indugiano sui primi piani, affidandoli ad attori per fortuna capaci, ma risolvendo il tutto in un film che aggiunge poco al tanto a cui miravano.

Xamini 16/01/22 20:23 - 1093 commenti

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Più che la vicenda in sé e i suoi sviluppi, a essere importanti sono le sensazioni: è su questo aspetto che i D'Innocenzo lavorano, inquadratura dopo inquadratura, assieme al direttore della fotografia per allestire un montato che getta lo spettatore nell'angoscia quasi da subito. Ma scelta di colori e forme di grande impatto (le linee della casa preannunciano il film sin dalla prima apparizione), musiche e soprattutto suoni (la torta) sarebbero tecnica vuota senza l'interpretazione del solito Germano, coadiuvato da un ottimo cast. Non guardatelo se cercate un momento sereno.

Markus Ieri 00:21 - 3467 commenti

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"Che noia che barba che barba che noia": questa visione rischia come non mai di farci sentir vicini alla compianta Sandra Mondaini e al suo celebre malcontento serale. Un film inutile, che non racconta nulla e quel poco poteva essere sviluppato in un cortometraggio. Invece, ci si trascina per 90 interminabili minuti in scene che si ripetono in loop e situazioni concepite solo per colpire lo spettatore. Spiace vedere Germano trascinato in un film così, impiegato per mugugni ed espressioni da abete al posto di... fargli recitare un copione. L'impegno si può trovare in ben altri lavori.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Capannelle • 22/01/22 11:24
    Scrivano - 2722 interventi
    Per capire il titolo guardate il commento di Reeves.