Intervista a Orchidea De Santis

15 marzo 2021

Uno di quei volti che vedi passare in cento commedie, quello della bella Orchidea De Santis (qui a fianco nella foto di Gabriele Rossetti). Bionda dagli occhi seducenti, comunica radiosa allegria; quella stessa allegria che aveva contribuito a regalarci insieme ai tanti mostri sacri del genere con cui ha lavorato: da Montagnani a Pozzetto, da Giannini a Femi Benussi fino alla sfortunatissima esperienza con i Gatti di Vicolo Miracoli che pose fine alla fase più nota della sua esperienza al cinema (leggerete qui perché, se ancora non lo sapete). Un'intervista schietta realizzata dal nostro sempre affezionatissimo inviato in Germania Giacomo di Nicolò (in arte Geppo) attraverso la quale ripercorrere le tappe di una carriera importante, iniziata da giovanissima come corista al "Musichiere" e per la Disney. Un grande ringraziamento va quindi a un'attrice che orgogliosamente (e giustamente) ha il buon gusto di non rinnegare un passato che è anche il passato (ma pure il presente) di tanti di noi e che si è dimostrata estremamente gentile e disponibile.

GIACOMO: Orchidea, tu sei nata a Bari. Come sei arrivata a Roma nel mondo del cinema?
ORCHIDEA: Allora, io sono salentina ma sono nata a Bari perché mio padre era un ufficiale della Marina quindi girava, ovviamente. La mia famiglia gestiva un albergo a Bari, dopo la guerra. Con mia sorella, che ha 16 anni più di me, qualche anno dopo ci spostammo lì vicino, a Gallipoli. Mia sorella, appena compiuti i suoi 21 anni, disse a mio padre che non voleva restare chiusa in questo piccolo centro perché aveva voglia di andare in giro, come tutti i giovani: aveva voglia di girare, come tutti i giovani. Per cui andò a vivere a Roma, avendovi trovato un lavoro. Successivamente anche tutti noi, la mia famiglia, ci trasferimmo a Roma. E da lì nacque questa mia carriera magica. Perché devi sapere che da piccola frequentavo il cinema del paesino gestito da mio zio, un po' come si vede nel film Nuovo cinema Paradiso... Stavo lì, guardavo tutti i film del momento e sognavo di diventare un'attrice. Avendo avuto poche attenzioni dai miei genitori (erano anni duri e difficili) crescevo con questa grande passione per il cinema che non veniva presa in seria considerazione. Con questo sogno sono arrivata a Roma. Ho iniziato a frequentare la scuola elementare; c'era una bambina, in classe, che si vantava di andare al coro in radio, alla Rai, così le chiesi come si facesse a entrare, cosa bisognasse fare... Mi rispose: "Basta avere una bella voce, del talento... e se passi il provino poi ti prendono". Pensa te: due bambine di sette anni che fanno 'sti discorsi... Convinsi i miei genitori (e non fu molto facile) e andai a fare dei provini. Mi scelse un'insegnante di canto e a sette anni cominciai la mia carriera cantando con tutti i grandi dell'epoca. Andai al "Musichiere" per esempio, che era una trasmissione televisiva di grande successo condotta da Mario Riva. Cantai con Fred Buscaglione, Mina, Renato Rascel, Johnny Dorelli e poi addirittura con Mario Del Monaco! Cantavo alle opere nel coro dei bambini e diventai voce solista di un coro per interpretare tutte le canzoni della Disney. Cominciai insomma a guadagnare i primi soldi a dieci anni: la busta paga ogni settimana per le prove e poi, come extra, i compensi per tutte le registrazioni che facevo negli studi per le trasmissioni televisive. Insomma, ero diventata una bambina ricca!

GIACOMO: E l'approccio con il cinema, invece, come avvenne? Come entrasti nel tuo primo film Queste pazze, pazze donne?
ORCHIDEA: 
Sono entrata nel mondo del cinema perché frequentavo George Hilton. Un giorno andai a trovarlo sul set, dove lui stava girando il film "L'uomo mascherato contro i pirati". Lui aveva un'agente, che mi vide su una spiaggia di Fregene e rimase folgorata; a quel punto mi chiese se ero interessata a fare cinema perché stavano cercando delle ragazzine. Praticamente dal cantare sono passata a fare quello che veramente volevo, in una maniera abbastanza inconsueta. Mi portò alla De Paolis per un provino. Adesso ti racconto una cosa curiosa: la mia carriera artistica cominciò agli studi De Paolis e lì è finita, con la caduta in una botola mentre giravo Arrivano i gatti. Fu lì che decisi che il cinema era finito, per me.

GIACOMO: Cosa accadde esattamente sul set di Arrivano i gatti?

ORCHIDEA: Dunque, a causa della caduta in questa botola dovettero ricostruirmi completamente il gomito sinistro: non avevo più l'articolazione! Per rimetterlo a posto ci sono voluti due anni e diverse operazioni! Alla fine hanno fatto un lavoro stupendo, ma sono rimasta due anni del tutto ferma, professionalmente parlando. Arrivano i gatti ebbe un successo incredibile, che nessuno si aspettava, ma dopo quella brutta esperienza non trovai più la voglia di fare cinema. Avrei potuto rompermi la schiena dorsale e rimanere sulla sedia a rotelle per tutta la vita, addirittura morire... Cadendo nella botola feci un salto non programmato, visto che avevo la controfigura. Fu un comando sbagliato di Vanzina al momento dell'apertura della botola dove dovevo fingere questa caduta, a causare l'incidente. Si spaccò la botola e caddi giù; ma non esattamente sopra i materassi posizionati, no! Caddi sul pavimento... mi ruppi un braccio ma sarebbe potuta andare molto, molto peggio. E i due anni successivi furono anni di riflessione, per me. Arrivai alla decisione di smettere perché l'occasione di un ruolo importante, nel cinema, sapevo che non sarebbe mai arrivata. Per cui era inutile andare avanti... Io dico sempre che ho avuto dal cinema quello che ho dato, al cinema. Nel senso che non ho mai dato la vita per il cinema... la mia vita l'ho sempre separata, dal cinema. Il cinema l'ho amato tantissimo, questo sì, ma non gli ho dato l'anima. Poi c'è stata anche un po' di sfortuna, perché a me non piace classificare il cinema: il cinema è cinema, punto! D'accordo, esistono anche delle schifezze di film... come si vede anche in televisione... Insomma, chi è che non ha mai partecipato a schifezze nella propria carriera? Capita... magari pensi di girare una bella cosa e ti accorgi solo poi che è uscita una bruttura.
Ho comunque fatto anche film importanti, d'autore, di serie A, come si usa dire oggi... Ricordo per esempio Colpo di stato di Luciano Salce: lui era molto fiero di questo film... ma non ha avuto certo un gran successo. Un altro film che ha incassato poco è L'invasione con Michel Piccoli, Mariangela Melato, Enzo Cerusico, Lisa Gastoni... Eravamo tutti giovanissimi... Un film molto particolare e costoso, purtroppo oggi completamente dimenticato. Io giravo questi film e mi dicevo: "Sarà la mia grande occasione per fare anche dell'altro". In ogni caso non rinnego ciò che ho fatto, né i decameroni né le commedie sexy: non lo farò mai, perché mi hanno dato tanta notorietà e mi sono divertita tantissimo a girarli. Ho dato sempre il meglio di me. Quando facevamo i decameroni noi tutti, ma proprio tutti quelli del cast, dicevamo: "Noi li facciamo, ma tanto non li guarderà nessuno, saranno film dimenticati". Erano film che chiamavamo "marchette": ci pagavano, ci davano un sacco di soldi ed era importante, per vivere. Girarli poi era soprattutto un divertimento. E dire che oggi vengo ricordata proprio come un'attrice di decameroni e di commedie sexy all'italiana...

GIACOMO: Del film Il nero di Giovanni Vento cosa ricordi? Film ritrovato e restaurato recentemente.

ORCHIDEA: Era uno dei miei primi film con ambizioni, un film d'autore. Giovanni Vento era un esordiente, era l'aiuto regista di Carlo Lizzani. Il film, invece, era prodotto da Armando Bertuccioli, un folle che successivamente ho incontrato diverse volte in altre produzioni: riusciva a fare anche pellicole di un certo tipo; di qualità voglio dire, era l'organizzatore e direttore di produzione dei film di Lizzani. Quindi sul set de Il nero c'era tutto un gruppo di persone che avevano lavorato con Lizzani. Siamo nel 1966, anni bellissimi. Era un'opera realizzata con soldi cercati in tutti i modi perché Bertuccioli iniziava i film ma a un certo punto si trovava senza soldi. Era il produttore dei film La nipote, Amore e morte nel giardino degli Dei, Il signor ministro li pretese tutti e subito... girati tutti con pochissimi soldi, che poi Bertuccioli cercava di trovare in giro perché finivano. All'improvviso finiva la pellicola perché si doveva pagare... Il nero è stato un lavoro tormentatissimo, sotto questo aspetto. Io avevo grandi aspettative: ero una giovane attrice che stava muovendo i primi passi nel mondo del cinema, ed era un ruolo di grande prestigio perché nel film c'erano Andrea Checchi, Regina Bianchi... Però appunto mancavano i soldi. Noi eravamo giovani e quindi ce ne fregavamo, eravamo in giro per Napoli quando all'improvviso la produzione non riuscì più a pagare il soggiorno. Anzi, la direzione dell'albergo ci disse chiaro: "Qui dovete sloggiare perché non arrivano i soldi" (ride)... e quindi abbiamo continuato il fim in condizioni veramente incredibili... però ne conservo un bellissimo ricordo.

GIACOMO: Con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia fai I due figli di Ringo.

ORCHIDEA: Me li ricordo molto bene Franco e Ciccio. Franco lo trovavo troppo spinto e troppo volgare, per i miei gusti; non ho avuto un buon rapporto, con lui. Ne serbo un'immagine poco gradevole, aveva qualcosa che mi dava fastidio. Invece Ingrassia era un signore. C'era molto contrasto, tra i due: Ingrassia l'ho trovato molto più gradevole. Però di questo film voglio ricordare George Hilton, una persona squisita!

GIACOMO: Con Klaus Kinski fai Sigpress contro Scotland Yard. Cosa ricordi di lui?
ORCHIDEA:
Era un matto; matto, matto, matto completamente! Lì Klaus era ancora agli inizi, non aveva ancora fatto grandi cose. Ma era davvero un personaggio fuori di testa, in tutti i sensi!

GIACOMO: Con Giancarlo Giannini fai invece Una macchia rosa. Siamo nel 1970.

ORCHIDEA: (Ride) Anche questo è un film dimenticato. Un altro film che doveva spaccare e invece... Giancarlo Giannini, Valeria Moriconi, Leopoldo Trieste... c'era di tutto e di più, un cast di tutto rispetto. Era l'opera prima di Enzo Muzii, che era un fotografo. Un film bellissimo con inquadrature splendide, ma essendo un film d'autore era anche un po' mattacchione, come tutti i film d'autore! Sono film dimenticati che solo nei Festival del cinema possono ritornare alla vita.

GIACOMO: Nello stesso anno fai anche Concerto per pistola solista per la regia di Michele Lupo.
ORCHIDEA:
(Ride) Ammazza, stai tirando fuori tutti film dimenticati (ride ancora)! Ti ripeto, sono tutti film di qualità, ricchi di produzione, ricchi di tutto... Come ad esempio Ettore Lo Fusto, una pellicola ricca di attori importanti... eppure anche questa non riuscì a ottenere grande successo. Poi all'improvviso fai Il vizio di famiglia di Mariano Laurenti e arriva il botto di incassi! Poi faccio Tre simpatiche carogne... e vissero insieme felici, imbrogliando e truffando con Gérard Depardieu e Sylvia Kristel e niente... passa inosservato. Io ringrazio la vostra generazione: finalmente date un po' di merito a questi film, perché noi ci abbiamo dato l'anima, per farli!

GIACOMO: Del film Le calde notti del Decameron cosa ricordi? Era molto divertente...

ORCHIDEA: Sono rimasta molto scioccata per una mia collega, che voglio ricordare; sto parlando di Krista Nell, che era molto malata e che poi morì. Fu una situazione che mi disturbò parecchio. Era molto giovane, bellissima... purtroppo la leucemia se la portò via... troppo giovane (Orchidea si commuove e gli occhi diventano lucidi).

GIACOMO: In questo film ci sono anche Don Backy e Femi Benussi.
ORCHIDEA:
Don Backy divertente e simpatico da morire. Educato e mai volgare. Poi sai, lui era uno dei miei miti. Ascolto ancora oggi le sue canzoni. Con Femi dopo siamo diventate amiche!

GIACOMO: La frequenti ancora?
ORCHIDEA: 
Ci sentiamo al telefono. Femi è uno strano personaggio, si vergogna tanto della sua carriera... non riesco a capire perché. Però appena inizia a parlarne le brillano gli occhi. Adesso è da un po' che non la sento, non so neanche dove sia... Voleva tornare in Croazia.

GIACOMO: Adesso passiamo a un western spaghetti che a me piace molto, La preda e l'avvoltoio, con Peter Lee Lawrence.

ORCHIDEA:  È passato in TV durante il lockdown non so quante volte (risate). Con Peter Lee Lawrence ho fatto questo e poi anche Amore e morte nel giardino degli Dei. Era una persona riservata, un professionista molto serio, stava sempre per conto suo. La sera non lo vedevi mai insieme a noi a cena; ad un certo punto spariva, dopo le riprese. Lo ricordo proprio così: incredibilmente riservato.

GIACOMO: Allora Orchidea, adesso passiamo a un altro titolo particolare... La padrina di Giuseppe Vari.

ORCHIDEA: Era un film costruito per Lydia Alfonsi, nel senso che un gruppo di amici siciliani benestanti misero insieme un po' di soldi per fare questo film.

GIACOMO: Sai che la videocassetta di La padrina  ha avuto un grandissimo successo di noleggio nelle videoteche italiane in Germania? Sto parlando della metà degli anni '80.
ORCHIDEA: 
Ma dai? (Ride). Incredibile. Evidentemente agli italiani in Germania piaceva il titolo (risate)! Il problema in Italia, caro Giacomo, era la distribuzione. Devi sapere che Lydia Alfonsi era sposata con un ricco siciliano che a un certo punto decise di finanziare questo film. Prese la moglie come protagonista e il film nacque così!

GIACOMO: Dove l'avete girato?
ORCHIDEA:
È stato girato interamente a Siracusa. Però il film non aveva una buona distribuzione. Hanno fatto un errore da principianti, non essendo produttori esperti di cinema, o del mestiere. Produssero il film ma non avevano pensato alla distribuzione.

GIACOMO: Ti diresse anche Marco Vicario in Paolo il caldo.
ORCHIDEA: 
Sì, è vero. Ebbe molto successo. Io interpreto una prostituta che poi viene scambiata con Femi Benussi (siamo nelle scene finali del film). Ci recitava una marea di attrici, nel film. Il mio era un piccolo personaggio, ma stiamo parlando di un'opera di una certa importanza...

GIACOMO: Passiamo a un altro film che mi è piaciuto moltissimo: Prostituzione di Rino Di Silvestro.

ORCHIDEA: Di Silvestro era un personaggio folle, però sul set aveva le idee chiare: sapeva quello che voleva. Il film non è stato realizzato con grandi mezzi, però tocca un argomento molto importante. Sono contenta di averlo fatto perché non era una commedia, il mio era un ruolo drammatico. Mi ha fatto piacere parteciparvi proprio per differenziare rispetto alle altre mie interpretazioni molto leggere. La mia ambizione era anche quella, e Prostituzione mi ha dato la possibilità di poterlo fare.

GIACOMO: Parlami un po' di Renato Pozzetto e di Per amare Ofelia.
ORCHIDEA: 
Ecco, questo è un film che vorrei venisse cancellato dalla mia filmografia...

GIACOMO: Come mai?
ORCHIDEA: 
Non mi stancherò mai di dire della fregatura che mi ha tirato Flavio Mogherini, il regista. Io sono molto incavolata con lui, non l'ho mai nascosto. Andai a fare il provino (c'era lì anche Pozzetto) e Mogherini mi promise di assegnarmi la parte di Ofelia. Io non avevo letto il copione, perché se avessi letto il copione avrei capito subito che Ofelia non potevo essere io;
perché Ofelia doveva essere una donna matura, per Pozzetto doveva rappresentare l'immagine della madre. Io ero giovanissima, non adatta per un ruolo simile. Ma è l'inganno che mi ha dato fastidio. Se Mogherini mi avesse detto: "Ho un piccolo ruolo per te in un film con Pozzetto" io forse avrei capito. Lui invece mi disse: "Il ruolo della protagonista è tuo...", e la cosa non mi è mai andata giù. Successivamente ha cercato di rimediare dandomi il ruolo dell'amica della Ralli. Ho girato parecchie scene che Mogherini alla fine ha addirittura tagliato. Sono veramente incazzata per quel che successo in questo film, al punto che come ti ho detto vorrei dimenticarlo. L'unica cosa positiva è stata la grande amicizia nata con Renato.

GIACOMO: Ecco, infatti, parlami un po' di Renato Pozzetto.
ORCHIDEA:
Renato è un amico, simpatico e scatenato. Ho avuto la fortuna di stare in mezzo a 'sti matti del Derby di Milano... con Jannacci, Boldi, Teocoli e tutti gli altri. Tutte le sere si faceva casino, ma di brutto proprio (risate). Renato, la sera dopo le riprese di Ofelia, mi diceva sempre: "Sto facendo 'sta cazzata di film...". Renato in quei momenti piangeva, ma veramente... e continuava a dirmi piangendo: "...Se sbaglio 'sto film mi gioco la mia carriera!". Io lo rincuoravo: "...Ma no Renato, stai tranquillo, vedrai che sarà un successo!" Infatti Per amare Ofelia fu veramente un grandissimo successo, e da quel momento cominciarono ad offrirgli parecchie partecipazioni. Iniziò a guadagnare decine e decine di milioni, un vero sogno per lui. Renato è stata una delle persone di cinema che ho frequentato di più.

GIACOMO: Un altro tuo ruolo a mio avviso molto coraggioso, perché lì ti hanno imbruttita, è in Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno con Paolo Villaggio, regia di Luciano Salce.

ORCHIDEA: (Ride) Luciano Salce era una persona speciale; mi offrì la parte dicendomi: "Ho un ruolo per te dove ti imbruttisco un po'!". Gli dico: "Va bene, imbruttiscimi pure!" A Salce non si poteva dire di no: era talmente carino e di grande sensibilità, un vero gentiluomo... per me è stato un grave lutto averlo perso. In ogni caso il mio ruolo è rimasto nella storia del film: era simile a quello di Daniela Rocca in Divorzio all'italiana, considerando che la Rocca era una bellissima donna.

GIACOMO: Invece di Paolo Villaggio cosa ricordi?
ORCHIDEA:
Villaggio era un cinico! In quel periodo soffriva di brutto per il grande successo che aveva ottenuto Pozzetto con Per amare Ofelia. Ricordo una sera in taxi con Villaggio, dopo le riprese. Non gli andava giù questo fatto e il film doveva proprio essere la risposta a Per amare Ofelia, che in realtà ebbe molto più successo. Villaggio ne soffrì, fu quasi una tragedia, per lui. Non era un personaggio molto simpatico, Paolo... era un cinico... proprio come certi suoi personaggi. Però, nonostante tutto, ho un buon ricordo di lui; in fin dei conti non mi ha mai messo in difficoltà.

GIACOMO: Dopo allora lo hai più rivisto, Paolo?
ORCHIDEA: 
Qualche anno fa organizzai un omaggio a Salce, per i vent'anni della sua morte, e invitai anche Villaggio. Lui non mi disse che sarebbe venuto, ma alla fine arrivò e mi fece una bella sorpresa, che mi fece molto piacere!

GIACOMO: Passiamo ad un attore che io adoro, Renzo Montagnani. Parlami un po' di lui. Avete girato diversi film insieme, tra questi Il vizio di famiglia.

ORCHIDEA: Renzo era la gioia di vivere, era il divertimento, la spensieratezza... Un piacere averlo come collega! Ci incontravamo anche fuori dal set. Andavamo spesso a pranzo insieme, in un ristorante sulle rive del Tevere, perché era un vero piacere stare insieme a lui. Quando mi incontrava diceva sempre: "Ecco la mia sgnaccherona" (risate)... "sgnacchera" era il termine che lui usava proprio nel Vizio di famiglia. Avevamo lo stesso agente cinematografico, Fausto Ferzetti della N.C.E.! Renzo era molto simpatico ma molto soffriva per il figlio che aveva problemi di salute. Aveva una moglie inglese... Per me è stato un piacevole compagno di lavoro. Se n'è andato via troppo presto... e troppo presto è stato dimenticato. Andai al suo funerale... stavo davvero molto male.

GIACOMO: Il vizio di famiglia era diretto da Mariano Laurenti. Cosa ricordi di lui?
ORCHIDEA:
Un buon tecnico, un buon regista... un professionista che sa il fatto suo. Una persona gradevole, ecco! Un professionista serio... questo posso dire di Mariano. Era un regista che conosceva bene la commedia: sapeva dirigere gli attori, sapeva usare bene la macchina da presa. Era molto in gamba e anche lui... un regista troppo sottovalutato. Mi ricordo che soffriva molto, intimamente, per non aver avuto la grande occasione.

GIACOMO: Nel cast c'era anche Edwige Fenech.
ORCHIDEA: 
L'ho frequentata pochissimo, a parte qualche pranzo durante la pausa del film. Ricordo che era molto carina e gentile, ma nulla di più. Invece, in quella occasione, ho legato molto con Juliette Mayniel, che è la mamma di Alessandro Gassman. Con lei, ad esempio, siamo rimaste amiche.

GIACOMO: Poi con Aldo Maccione fai Tre sotto il lenzuolo.
ORCHIDEA: 
Avevo dei contratti con la P.A.C. per diversi film, tra cui anche questo. Credo per cinque o sei pellicole, se ricordo bene... erano film a episodi. Un episodio durava circa 30 minuti. Sì, era una serie di film che feci per la P.A.C.

GIACOMO: Aldo Maccione che tipo è?
ORCHIDEA:
Anche lui un serio professionista, simpatico, ne ho un buon ricordo. Divertente... era così come lo vedi nei film, non è molto diverso.

GIACOMO: Passiamo al film La dottoressa sotto il lenzuolo con Alvaro Vitali.
ORCHIDEA: Che vuoi che ti dica di Alvaro? Non voglio parlare male di Alvaro... lui è proprio così: cioè, non è che ha interpretato dei ruoli, lui faceva se stesso. Ha avuto il grande culo, chiamiamolo col suo nome, di aver potuto fare quel tipo di cinema che all'epoca andava forte. Ha fatto anche cose diverse come Amarcord di Fellini, ma alla fine viene ricordato per i "Pierini".

GIACOMO: Parlami un po' del film Il signor Ministro li pretese tutti e subito. La regia era di Sergio Grieco.

ORCHIDEA: Era la solita produzione di Bertuccioli: faceva i film poi strada facendo non riusciva a trovare i finanziamenti. Di questo ricordo le location, bellissime, e tanto divertimento... poi alla fine non si trovò la distribuzione e di conseguenza non ebbe successo nelle sale cinematografiche.

GIACOMO: Nel 1974 vai in Germania per interpretare Charlys Nichten.
ORCHIDEA: 
Incredibile, ma come fai a ricordarti di questo film che praticamente nessuno ha visto (ride)? In Italia non è mai uscito. Tu lo hai visto?

GIACOMO: Charlys Nichten l'ho visto in tedesco.

ORCHIDEA: Ah ecco. Il mio agente mi disse se volevo fare un film in Germania. Mi voleva questa produzione tedesca. Accettai di farlo perché mi offrirono tanti soldi, ma veramente tanti. Del film però non ricordo nulla... Sul set non c'era neanche il copione, ecco... questo me lo ricordo. Quindi mi trovavo sul set e non sapevo cosa dovevo fare... neanche sapevo di cosa parlasse, il film! Mi ricordo davvero pochissimo perché durante la lavorazione aveva già l'aria di essere un film brutto, ben peggiore delle nostre commedie sexy. Per cui recitavo il mio ruolo così... senza un senso. Il copione non l'ho mai letto perché non c'era!

GIACOMO: Ma quindi, in pratica, le scene del film come venivano organizzate?
ORCHIDEA: 
Guarda, la sera ci incontravamo con la troupe tedesca in una birreria per discutere le scene del giorno successivo, tutto qui! Mi ricordo la Germania, bellissima... piena di prati verdi, meravigliosi, e poi le birrerie con i tedeschi... simpatici quando se 'mbriacavano (risate)... ma io continuo a chiederti, caro Giacomo, sei davvero tremendo... ma come hai fatto a trovare 'sto film? Io credevo che fosse già distrutto (risate).

GIACOMO: Torniamo in Italia (risate)... parlami di Le dolci zie e soprattutto di Marisa Merlini.
ORCHIDEA:
Marisa era una simpaticona, in quel film era già avanti con gli anni.. Poi con lei ho fatto anche Una bella governante di colore. Marisa era un personaggio vero, con tutta la sua romanità... una persona piacevole!

GIACOMO: Del film Attenti... arrivano le collegiali! cosa ricordi?

ORCHIDEA: Altra cagata... (risate). L'unica cosa bella lì era recitare accanto al grande Toni Ucci, una persona meravigliosa: lavorare con lui è stato un vero divertimento!

GIACOMO: Dopo l'incidente sul set del film Arrivano i gatti smetti di fare cinema. Poi all'improvviso arriva Michele Placido, nel 1992, che ti offre un ruolo molto bello nel film Le amiche del cuore.
ORCHIDEA: Dopo Arrivano i gatti avevo perso l'entusiasmo per il cinema, come ti dicevo. Invece arriva Placido e mi offre questo ruolo maturo, diverso dagli altri miei personaggi precedenti. Faccio la mamma di Carlotta Natoli. Dico a Placido: "Va bene, lo accetto volentieri!" Il tema era abbastanza tosto. Michele è stato molto bravo a realizzarlo, poi lui essendo anche attore era capace di condurre gli attori a recitare nella maniera giusta. Considera che molte attrici, in quel film, erano alle prime armi: la Pandolfi, Asia Argento... Quindi molto del merito della riuscita va a Michele. Curava ogni minimo dettaglio tecnico e anche quelli del cast... proprio perché è un attore. In questo era simile a Salce, perché anche Salce era un attore.

GIACOMO: Più tardi, nel 1996, fai un film per Rai 1 "Il caso Redoli".
ORCHIDEA: 
Un'altra occasione che ho avuto: ero protagonista di uno dei casi di cronaca. Un ruolo drammatico, solo che purtroppo questa fiction non ha avuto molta visibilità, anche perché in contrapposizione, alla stessa ora, su un altro canale  mandavano in onda una partita di calcio, per dire. Quindi è stata seguita pochissimo.

GIACOMO: So che oggi ti occupi di un progetto molto importantante: il progetto "Comitato Monte Ciocci", luogo a me molto caro perché nel 1976 è stata la location principale del film Brutti, sporchi e cattivi.
ORCHIDEA:
Io sono quella che ha dato vita a questo progetto perché è legato a un ricordo della mia giovinezza. Oltre ad abitarci di fronte, io ho uno studio-casa proprio di fronte a Monte Ciocci. Mi ha motivato alla salvaguardia di questo luogo il fatto che ci stavano facendo quello che volevano... e quindi sarebbe praticamente scomparso, "Monte Ciocci". Ho iniziato questa lotta esattamente trent'anni fa.

GIACOMO: È una storia interessante. Come nacque esattamente questo tuo progetto?

ORCHIDEA: Nel 1976 stavo girando a Sora il film San Pasquale Baylonne protettore delle donne con Lando Buzzanca. Dopo la lavorazione tornai a Roma. Arrivai a casa mia, di sera, e vi trovai dentro una grande luce. Non capivo cosa fossero. Guardai fuori e vidi che stavano girando un film sopra "Monte Ciocci": il film era per l'appunto Brutti, sporchi e cattivi. Io, presa dalla curiosità, andai con i miei cani a vedere cosa stessero facendo. Volevo vedere lì sopra cosa c'era. Cominciai ad esplorare il "monte" per capire come si saliva, perché all'epoca era impossibile arrivare in cima: non c'erano strade o stradine. Solo una stradina militare, lungo la quale m'incamminai. In quel momento mi sono resa conto della bellezza del panorama che si aveva da lì: praticamente avevi davanti tutta Roma.

GIACOMO: Quindi praticamente ti sei trovata anche sul set di Brutti, sporchi e cattivi?
ORCHIDEA:
No, io non stavo sul set. Questo è successo dopo le riprese, quando il film era ormai finito. Io avevo finito di girare il mio film a Sora e Scola terminò il suo. Trovai solo i tecnici che stavano smontando le attrezzature. Quindi il progetto "Parco Monte Ciocci" rappresenta il sogno di salvare questa splendida area. Ho voluto farlo a tutti i costi perché doveva diventare un parco pubblico. L'ho sognato tanto, ho combattuto con tutte le mie forze. Stavano per rovinarlo, Monte Ciocci, cominciavano con gli incendi, i rifiuti e altre schifezze... e io sognavo il parco per Roma. Alla fine ci sono riuscita, un miracolo! Lo faccio anche per rispetto di Ettore Scola, che era un mio amico. Brutti, sporchi e cattivi è uno dei suoi più bei film, anche nel suo orrore drammatico. Poi c'è un Nino Manfredi pazzesco...

GIACOMO: Grazie, Orchidea, per questa meravigliosa intervista e per la tua gentile disponibilità!
ORCHIDEA:
Grazie a te e alla tua splendida simpatia. Ci sentiamo presto allora (ride). Un abbraccio a tutti i tuoi lettori dalla vostra Orchidea!

INTERVISTA RACCOLTA IL 15 MARZO 2021 DAL BENEMERITO GEPPO

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commenti (3)

RISULTATI: DI 3
    B. Legnani

    15 marzo 2021 18:37

    Evviva!
    Digital

    15 marzo 2021 19:07

    Bravo Geppo!
    Herrkinski

    16 marzo 2021 15:29

    Ottima intervista come sempre Geppo, tra l'altro per me Orchidea è stata una delle attrici più belle e naturali del cinema di quegli anni.