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LA CASA DI JACK

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La casa di Jack
Titolo originale:The House That Jack Built
Dati:Anno: 2018Genere: horror (colore)
Regia:Lars von Trier
Cast:Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Sofie Gråbøl, Riley Keough, Jeremy Davies, Jack McKenzie, Edward Spleers (Ed Speleers), David Bailie, Mathias Hjelm, Ji-tae Yu, Emil Tholstrup, Marijana Jankovic, Carina Skenhede
Visite:1887
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 15
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/12/18 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 15/7/19
Riprendendo in mano la stessa struttura di NYMPHOMANIAC, ovvero capitoli diversi di una vita raccontata in flashback e intervallati da un faccia a faccia invisibile (nel buio) ricco di dialoghi filosofeggianti come da tradizione, Von Trier affronta il tema serial killer a modo proprio, dando del suo Jack (Dillon) il ritratto di un folle meno lucido del previsto, nonostante le apparenze. Jack è matto davvero, ne è consapevole e segue un percorso personale segnato da tappe “culturali” in cui si sovrappongono pensieri apparentemente antitetici, difficilmente decodificabili secondo logica comune. Quello che percepiamo con facilità è invece il racconto, relativamente lineare, dei diversi episodi. Jack accatasta le sue vittime in una cella frigorifera; a volte le sceglie, altre le incontra casualmente come nel caso della prima (Thurman), donna con l'auto in panne su una strada innevata; lei gioca con lui, gli dà del serial killer senza immaginare di poter aver ragione, scherza col fuoco prima di bruciarsi. E se qui a parlare è soprattutto la donna, le parti si invertono nel capitolo due, dove dopo aver seguito una signora apparentemente insignificante fino a casa, Jack suona il campanello cominciando a inventare una sterminata sequela di balle per entrare nell'appartamento. Una sorta di sfida con se stesso per raggiungere un risultato che avrebbe potuto raggiungere in mille altri modi. Di tanto in tanto poi il ritorno nel buio, nel botta e risposta con la voce che fa da confessore, che ascolta le malefatte di Jack senza mai provare a dissuaderlo dalle sue azioni ma rilanciando, forse nel tentativo di capire. E quando il discorso cade sul concetto di famiglia si apre un terzo capitolo che fra tutti è il più agghiacciante, in cui la ferocia dell'atto coinvolge gli innocenti con sommo sprezzo di ogni convenzione, mostrando quanto la follia non possa fare vera distinzione nella scelta delle sue vittime. Scene di caccia all'uomo che colpiscono più di sempre, più di quando nell'episodio successivo un'altra donna (ancora dipinta come stupida e intellettualmente inferiore) grida aiuto alla finestra spinta dallo stesso Jack a farlo portando alla luce l'indifferenza e l'egoismo che dominano l'animo della maggioranza. Ma non è finita, perché l'ultima parte rinnega ogni iperrealismo per tuffarsi in un incubo infernale cromaticamente sfavillante guidato dal Virgilio idealizzato di Ganz mentre la casa di Jack, ingegnere che sognava di fare l'architetto, viene costruita e abbattuta più volte su un terreno di sua proprietà alla ricerca di una perfezione impossibile; tutti messaggi che provengono da direzioni diverse, alcuni percepibili, altri intuibili, altri inafferrabili per l'ennesimo argomento da "film di genere" sbriciolato e riedificato dall'anarchia di un autore che se anche lo fa manieristicamente, pretestuosamente, come sempre si nasconde consapevole dietro una maschera irridente; e lasciando spazio a molteplici interpretazioni fa ciò che vuole, alza muri e li abbatte senza preoccuparsi di dover fornire spiegazione alcuna. Se non è libertà questa... Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare. Von Trier ci chiede di mostrargli la strada per il prossimo whisky bar (in Alabama?) aprendoci le porte della percezione. A modo suo, s'intende, con il caratteristico lento incedere tra lo sghiribizzo d'autore, la citazione colta e lo sberleffo. Può irritare, indisporre, farsi odiare, ma non è mai banale.
il DAVINOTTI

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Puppigallo 9/8/19 19:30 - 4316 commenti

Inusuale, particolare, con i suoi inciampi, ma che resta piuttosto impresso; e con un finale, sì azzardato, ma coerente e degno della mente, a dir poco disturbata, del protagonista. E' questo il sunto di una pellicola, dove gli "incidenti" segneranno il cammino di un serial killer convinto che gli oggetti abbiano una loro volontà (chiedere al cric). Tra improvvisazione, improbabili discorsi appioppati alle vittime "Ho dimenticato il distintivo, è dall'argentiere", ma anche voglia di migliorare, imparando dai propri errori, Jack farà partecipe lo spettatore del suo delirante cammino. Riuscito.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La famiglia non si sposta nel giusto ordine di cacccia; La ghiacciaia inizia ad essere "un po'" affollata (un proiettile per più teste); La "casetta".
I gusti di Puppigallo (Comico - Fantascienza - Horror)

Schramm 11/8/19 16:34 - 2286 commenti

Ars von Trier, oramai sempre più sbronzo di greenawayano fideismo tassonomico, e sempre più uguale a sé, torna a nymphomaniacare, incistando l'eros in zona thanatos, per farne un neo-eros e un Erostrato. A tutta autoreferenziata smania ESpositiva, ma meno lussuoso ebbro e pravo di quanto ambisca a essere o sembrare (già: quanto!), ben s'atteggia a dequinceyana colonna d'Ercole del 69 arte-eccidio; ma sulla teoretica del togliere la vita quale suprema fiamma vitale creativa e psichica frutta sciaguratamente tardivo: la cianidrica insalata belga ci aveva già stecchiti tutti quasi trent'anni fa.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il "quadretto di famiglia" in aplomb; L'Hannibal-house.
I gusti di Schramm (Drammatico - Fantastico - Horror)

Cotola 18/3/19 22:39 - 6968 commenti

Signore e signori...Lars Von Trier nudo e puro: tecnicamente e visivamente intrigante ed inappuntabile; contenutisticamente (molto) fumo e fuffa e poco arrosto e sostanza. Poca ironia (giusto qualche guizzo); molta verbosità spesso sterile e gratuita, troppa seriosità che sfocia in una insopportabile protervia tipica dello svedese. Ma c'è anche almeno una grandissima qualità, ormai sempre più rara nel cinema contemporaneo: non lascia indifferenti ed apre le porte al dialogo se non alla diatriba. Ed invita, armandosi di pazienza causa ritmi molto dilatati, ad una seconda visione.
I gusti di Cotola (Drammatico - Gangster - Giallo)

Daniela 9/3/19 9:19 - 8008 commenti

Spiazzante non in senso positivo. Da un provocatore come von Trier alle prese con un tale soggetto mi aspettavo un film che mettesse a disagio, magari costringendo a distogliere lo sguardo nei momenti clou. Il disagio c'è stato per l'impudicizia dell'esibizione di un ego registico tanto smisurato ma la tentazione di distogliere non ha riguardato gli occhi (niente di nuovo e/o particolarmente scioccante) ma le orecchie, inondate da un diluvio di chiacchiere autoreferenziali, citazioni colte, brevi cenni dell'universo in senso gramsciano. Fuffa d'autore di incommensurabile noia. Voto politico.
I gusti di Daniela (Azione - Fantascienza - Thriller)

Deepred89 2/2/19 10:53 - 3101 commenti

Von Trier riserva a Jack lo stesso trattamento che riservò alla sua ninfomane: narrazione a capitoli scaturita da un dialogo continuo col personaggio principale, empatia zero, psicologie macchinose con tanto di grafici esplicativi, quintali di chiacchiere (con lunghe parentesi su dittature e architettura) che sommergono la qui piuttosto contenuta (anche in versione integrale) componente exploitation. Certo, Jack dura la metà e non svacca totalmente nel finale (qui naïf ma con qualche bel momento visionario), ma lo sbadiglio è dietro l'angolo.
I gusti di Deepred89 (Commedia - Drammatico - Thriller)

Capannelle 19/6/19 23:25 - 3562 commenti

I capitoli, il farsi gioco delle convenzioni e lo stile tanto cari a Von Trier ci conducono attraverso due ore e mezza di trovate simpatiche (alcune) e amenità logorroiche (tante). Matt Dillon è costretto agli straordinari come unica figura narrativa, tanto che alla lunga non risulta più accattivante e i titoli di coda giungono come una liberazione. Sadismo e humor macabro si mescolano con alterne fortune: ci sono passaggi da ricordare (la pioggia lavatrice, brontolo, jack da bambino, il vicinato) ma anche una lunghezza e un epilogo ingiustificati.
I gusti di Capannelle (Commedia - Sentimentale - Thriller)

Herrkinski 17/12/18 3:52 - 4368 commenti

In soldoni, una versione arty di Henry - Pioggia di sangue, perlomeno nella rappresentazione beffarda e sadica della violenza che si avvicina come pochi altri alla realtà di un serial-killer. Sarebbe già stato un gran bel film così, ma Von Trier inserisce costanti riflessioni filosofiche/esistenziali tramite le voci fuori campo, divaga su argomenti come arte, male/bene, nazismo, religione e nel finale metafisico si diverte a rivisitare Dante; nella follia generale il film funziona senza intoppi e Dillon si dimostra attore sempre più talentuoso.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il secondo segmento; Le sculture coi cadaveri surgelati; La caccia alla famiglia.
I gusti di Herrkinski (Azione - Drammatico - Horror)

Minitina80 2/3/19 18:12 - 1972 commenti

Chiunque decida di concedere un’opportunità al film dovrà essere cosciente di immergersi per due ore e mezzo nella putrida mente di un serial killer, senza un attimo di pausa o un bagliore di luce a rendere meno oppressiva la sensazione di disagio che si prova. Gli unici lampi sono rappresentati dallo stile personale di Von Trier e da qualche squarcio visionario che corrobora il finale di fuoco vivo. I tempi sono dilatati e il peso si sente sulle spalle, condizionando il gradimento di un’opera che poteva essere compattata senza perdere nulla.
I gusti di Minitina80 (Comico - Fantastico - Thriller)

Gestarsh99 12/8/19 16:43 - 1173 commenti

Repetita hybris. Nel mezzo del cammin di mala vita il rèprobo Lars, inorpellato da teoreta pluriomicida, s'infossa senza più attenuanti nel suo ossessivismo irrazionalsocialista: cita Speer e gli Stukas, nomina suo "Virgilio" l'ei führer Ganz e, didascaleggiando fra schemini e slides, allude all'Olocausto quale soluzione artistica finale cui tributare deferenza. Come un cane che si morde la coda, la sua sermocinazione teosofico-estetico-antropologica s'involve nell'identico menefregocentrismo del Ferrara più sterile. Un circolo reiterativo, senz'altro ricreativo ma assolutamente non creativo.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Gli andirivieni in furgone con la petulantissima Thurman, che la scampa miracolosamente per ben due volte (alla terza infatti becca il cric fatale).
I gusti di Gestarsh99 (Horror - Poliziesco - Thriller)

Digital 21/3/19 11:25 - 994 commenti

Di film centrati su psicopatici che uccidono come se non ci fosse un domani è colmo il cinema, ma ovviamente trattandosi di una pellicola diretta da Lars von Trier il tutto è ammantato da una patina autoriale, con voli pindarici verso lidi maggiormente inusuali. La parte iniziale è quasi un thriller ordinario, con un monumentale Dillon che rimembra i suoi crimini, mentre nell'ultimo segmento ci si sposta in una dimensione fantastica, ove l’estro del regista danese si fa palese. Un film quasi perfetto che trova nella prolissità l'unico neo.
I gusti di Digital (Fantascienza - Horror - Thriller)

Von Leppe 2/3/19 19:09 - 922 commenti

Un serial killer che di professione fa l'ingegnere ma vuole elevarsi ad architetto. Sono soprattutto i dialoghi interessanti, specie sull'arte, a sollevare il film dal già visto. La prima parte ha un'ambientazione abbastanza tipica dove si svolgono i delitti, mentre la parte finale è notevole e ultraterrena. L'entrata in scena di Bruno Ganz è attesa e non delude, Matt Dillon ha acquistato un'espressione che ricorda Bruce Campbell.
I gusti di Von Leppe (Giallo - Horror - Thriller)

Anthonyvm 19/7/19 17:02 - 919 commenti

Non dissimilmente da Nymphomaniac, Trier dirige un dialogo-monologo-interiore in cui il protagonista si confessa e narra (per capitoli) momenti salienti della propria vita. Qui si parla di un serial killer e ogni capitolo ruoterà attorno a un delitto. Un'opera complessa ma non inaccessibile, che si presta a diverse letture (metafora sul cinema di Trier? Psicanalisi autoreferenziale dell'autore?), una violenta black comedy che passa dall'iperrealismo degli omicidi a un epilogo surreale e dantesco. Ottimo Matt Dillon. Per un pubblico consapevole.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Jack bambino taglia le zampe di un anatroccolo e lo fa affogare; La caccia alla famiglia; Il borsellino fatto con un seno amputato, à la Ed Gein.
I gusti di Anthonyvm (Animazione - Horror - Thriller)

Bubobubo 22/12/18 21:52 - 843 commenti

Impettito e impenitente, Von Trier vontriereggia per 150' (più bonus) in quella che può essere a ragione definita la summa del suo pensiero e del suo linguaggio cinematografico (con tanto di discussioni metafisiche sul valore dell'arte e riprese grafiche letterarie dei suoi precedenti lavori). Succede di tutto, ma il film rimane piuttosto statico, volutamente épater in alcuni frangenti (il terzo incidente) e inconcludente in altri (il secondo, il finale). Se è una casa di corpi l'unica in cui Lars può abitare, meglio controllare le fondamenta.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il quarto incidente, finalmente grottesco e inquietante senza strafare né annoiare.
I gusti di Bubobubo (Drammatico - Horror - Thriller)

Noncha17 1/3/19 13:00 - 85 commenti

Quando l'artista prende il sopravvento sull'uomo e si bea delle proprie opere del passato... In sintesi, questo è il motivo conduttore dell'opera. In realtà, è l'uomo che ha paura di non essere considerato un artista! Diviso in cinque "incidenti" narrati dallo stesso Jack (e dalla sua guida?), il film si dipana tra filosofeggiamenti e una sorta di documentari, atti a spiegare le teorie dello stesso protagonista. A volte pare di essere come l'Alex di Arancia meccanica per la truculenza di alcune immagini alternate a quelle artistico-pittoriche. Deve piacere il personaggio (che sia Jack o Lars)!

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il trip sulla luce; Teoria dei due lampioni; I continui "pensamenti"; Le foto venute male; Il tributo; All'Inferno in negativo; "Hit the Road Jack".
I gusti di Noncha17 (Azione - Fantascienza - Giallo)

Alf62 20/6/19 11:03 - 64 commenti

Didattica filosofica sulle efferatezze di cui solo l'essere umano è capace? Le rovine di Speer, l'albero di Goethe, l'estetica degli Stuka, la caccia e molto altro. La summa dell'iconografia della crudeltà umana in questo viaggio dantesco verso l'inferno. Estremamente divisivo, il film spazia dall'ironia macabra alla spietatezza priva di qualsiasi empatia umana. Jack è un ingegnere che si crede architetto, costruttore artista con l'estetica della morte. Erede di Henry, un Hannibal senza ipocrisie.
I gusti di Alf62 (Drammatico - Fantascienza - Horror)