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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Non c'è niente da fare: quando ci si sposta nel Nordest per raccontare le sordide connivenze dell'alta borghesia veneta e i segreti inconfessabili di chi non ci pensa due volte per comportarsi intimamente nel peggiore dei modi, il richiamo a Germi (considerata l'assenza di altri veri punti di riferimento) si fa inevitabile; al di là del suo valore, magari discutibile, SIGNORE & SIGNORI è diventato l'icona di di una mentalità e di un mondo ben precisi, che si riaffacciano qui con l'aggiunta di elementi precipui fortemente drammatici affogati nel nero. I caratteri non sono disegnati con la necessaria efficacia e se funzionano è...Leggi tutto soprattutto grazie al mestiere di chi li interpreta, a cominciare da un Giallini perfetto per il ruolo (peccato venga sfruttato solo marginalmente). Gallo tratteggia con la dovuta, rivoltante ambiguità il suo commissario ma inizialmente gigioneggia troppo in dialetto, Michela Cescon rientra nella norma come madre spaesata e indecisa sul proprio ruolo all'interno della famiglia, la Blanc con altezzoso cipiglio s'incarica di intercettare le sopravvissute tracce di commedia germiana mentre Cristina Flutur, la madre rumena che ha convinto il figlio a raggiungerla in Italia, è eccellente nell'infondere convinzione e straziante realismo al suo personaggio. Verso la metà il registro infatti cambia, virando nel dramma dopo aver navigato fin lì senza una rotta precisa, limitandosi a mostrare il lato oscuro dei protagonisti senza mai troppo insistere e anzi perdendosi un po' nel dilungarsi inutilmente ad approfondire le personalità del gruppo di rumeni. L'unica vera figura germiana, che davvero sembra uscire dall'antico classico, è l'ortopedico dipinto con tracotante levità da Bebo Storti, che rientrerà in scena in un secondo tempo quando nella villetta del titolo convergeranno un po' tutti. A piccoli passi si accede a un kammerspiel livido, saltuariamente agghiacciante, magari un po' forzato e caricaturale negli atteggiamenti dei protagonisti ma capace di coinvolgere appieno (solo il Don Carlo di Vinicio Marchioni sembra sposarsi non troppo bene al contesto). A tratti impacciato, goffo nell'affrontare temi che richiederebbero sempre una lucidità e un'attenzione massima, il secondo tempo ci accompagna nell'abisso senza che si spenda una lacrima in più del necessario, affrontando con cinica freddezza ciò che al cinema siamo abituati a veder trattato con enfasi ben diversa. Ma è chiaramente su questo che il film fonda la sua forza, e visivamente compiaciuti da una fotografia e una regia che tagliano gli spazi della villa come lame riconosciamo in Giallini la figura che offre le maggiori sfaccettature e riassume nelle espressioni cupe dell'attore la gravità del momento. Si può sicuramente eccepire per il finale scarsamente incisivo e piattamente consequenziale, ma è tutto da gustare l'interminabile momento in cui c'è da spiegare di volta in volta l'accaduto a chi sempre più stenta a crederci. Se quindi la prima parte è blandamente derivativa e zoppicante, la seconda recupera centrando il bersaglio e mostrandoci come fin lì ci fossero state fornite solo tracce utili a identificare il carattere dei personaggi, pennellate fugaci più riconducibili a un quadro d'insieme di scarsa inventiva che non si capiva a cosa potesse essere funzionale. Non tutto gira come deve (soprattutto nella prima deludente metà), si avverte una superficialità che sconfina talvolta in un approccio banale evitabile, in un'esposizione facile esageratamente accentuata nella sua grettezza, ma siamo certi che le cose non potrebbero davvero andare così?
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/09/20 DAL BENEMERITO PAULASTER POI DAVINOTTATO IL GIORNO 6/09/20
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Capannelle 6/09/20 00:39 - 3884 commenti

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Si parte con la descrizione del contesto ambientale, classicamente ispirato dalla provincia italiana dove dietro alla rispettabilità e alla carità si celano comportamenti meno nobili e maldicenze assortite. E' una parte filante, con anche coralità dei personaggi ma che sconta un eccessivo didascalismo; tutto è apparecchiato, insomma, tanto che le parti meno prevedibili sono quelle legate alla famiglia dei rumeni. Una volta all'interno della villa parte un dramma senza sconti, di impostazione teatrale ma assai efficace. Gallo e la Cescon sugli scudi, quasi accessorio Giallini.

Markus 5/09/20 16:50 - 3416 commenti

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Parte come una sorta di commedia italica di moderna concezione per tingersi, nella seconda parte, di un dramma piuttosto empatico. L'ambientazione veneta, sempre ben gradita per estetica e suoni vocali (l'ottima Cescon) è qui addizionata - per assecondare un po' tutti i gusti - di romanità (Giallini), "napoletanità" (Gallo) e "milanesità" (Storti). Il delitto per caso è trattato con un certo garbo e il film riesce nel tentativo di rendersi avvincente. Qualche momento superfluo qua e là toglie un po' di smalto.

Paulaster 2/09/20 09:46 - 3202 commenti

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In una villa di facoltosi imprenditori avviene un incidente. Noir ambientato nel Nordest per una storia di provincia. Tema di ordinarie meschinità, tradimenti e corruzione (dai quali i ricchi riescono sempre a scampare). Denuncia poco originale con personaggi scarsamente delineati: l’ipocondriaca Cescon fa qualcosa in più, Giallini è in ombra e la Blanc è l’unica veramente nel personaggio. Inverosimili le dinamiche conclusive tra la presenza del prete e la risoluzione con la madre del ragazzo.
MEMORABILE: La Cescon in crisi per la pioggia alla festa; L’autolesionismo della figlia.

Daniela 12/09/20 23:27 - 10461 commenti

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Il prologo con la festa paesana con il suo contorno di maldicenze e piccoli scandali sembra preludere ad una commedia di costume acida alla Germi ma, dal colpo di pistola in poi, il clima cambia bruscamente ed il film si trasforma in un noir di impianto teatrale schierando una galleria di mostri paradossalmente unitaria nella sua variegata provenienza regionale. L'unico personaggio adulto che conquista la nostra empatia è costretto realisticamente a prendere atto della realtà in un epilogo brusco ma congruo con quanto visto in precedenza.  Bella sorpresa, buona la prova del cast.

Galbo 20/06/21 20:45 - 11639 commenti

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La storia di una ricca famiglia borghese nel nord est italiano non può non richiamare alla memoria anzitutto Germi ma anche un più recente Virzì. Il film del regista De Matteo è purtroppo lontano dai suoi presunti modelli di riferimento per una sceneggiatura poco sviluppata, che rende il film monocorde almeno nella prima parte, laddove nella seconda aumenta la tensione drammatica che rende l'opera maggiormente godibile anche grazie ad una buona ambientazione e ad un cast in forma, Giallini e Gallo anzitutto.

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