The addiction

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: The addiction
Anno: 1995
Genere: drammatico (bianco e nero)
Numero commenti presenti: 23
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Abel Ferrara vuole imporsi come autore ad ogni costo e lo fa questa volta con le armi più semplici delle grandi metafore, delle filosofie ad ampio respiro e (naturalmente) del bianco e nero. Ne esce un film noiosissimo; senza dubbio visivamente affascinante, ma che sta a Ferrara come IL CIELO SOPRA BERLINO sta a Wim Wenders. I due film oltretutto hanno dei punti in comune e la Lily Taylor che vediamo qui, voce narrante e riferimento ideologico del regista, ricorda molto l’Otto Sanders del film di Wenders, presenza eterea di ogni fotogramma. Certo, qui i concetti si rovesciano, Male e Bene si invertono le parti,...Leggi tutto ma a monte i progetti si assomigliano. Lili Taylor tuttavia, anziché sorvolare discretamente, si trascina sanguinando per le strade, pronta a “vampirizzare” le sue prede. Fin troppo facile l’identificazione tra vampiro e droga: prima di mordere le sue vittime, la “vampira” (che non di rado si inietta sangue come fosse eroina) lascia la scelta: “Dimmi di andar via... Sì, ma devi dirlo con convinzione!”. La droga è il Male e siamo noi uomini, singolarmente, ad accoglierlo, per nostra precisa scelta. Poi verrà anche Christopher Walken (apparizione di pochi minuti, tutto sommato) a chiarire i concetti, in un lavoro che è prima d'ogni cosa un'opera filosofica, che con l’horror e il mondo dei vampiri c'entra poco o niente. Poco sangue, immagini spesso incredibilmente suggestive esaltate dalla fotografia in bianco e nero di Ken Kelsch e ancor di più dalla colonna sonora di Joe Delia, assolutamente fondamentale (pur nella sua apparente semplicità, spesso solo quattro tasti di pianoforte). A noi non resta che apprezzare la forma, perché i contenuti sono ambiziosi ma mal espressi, con dialoghi quasi inesistenti e una ripetitività di fondo che annoia mortalmente quasi da subito.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Stubby 18/03/07 17:47 - 1147 commenti

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Il grande Abel Ferrara ci offre una storia di vampirismo che sicuramente risulterà eccessivamente lenta e non per tutti. Splendida idea, quella di usare la tecnica del B\N in modo da far risaltare ancora di più la fotografia. Riguardo al film voglio dire solo una cosa: impressionante la sequenza dell'assassinio di massa: solo quella vale la visione del film.

Uomoocchio 23/03/07 21:15 - 40 commenti

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Prima di risalire la china con lo splendido Mary, Ferrara per diversi anni ci ha dato delle ciofeche clamorose, tra cui questo impossibile The addiction. La protagonista, vampira filosofa, è non solo insopportabile ma anche totalmente improbabile. Cinema e filosofia difficilmente stanno bene insieme e sentirla sciorinare banalità sui massimi sistemi sortisce un effetto comico quantomai straniante in un contesto tra il drammatico e l'horror.

Lercio 19/10/07 00:28 - 232 commenti

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Apparentemente un film lento, ma brioso per quanto riguarda il parallelo filosofia-vita di strada unita alla metafora che vuole sottendere tutto il film. Visivamente, rispetto ai canoni del regista, lascia un po' a desiderare. Girato in digitale e bianco e nero. Bravissima come sempre Lili Taylor, che è perfetta e, aggiungerei, necessaria per ricoprire la parte della protagonista.

Herrkinski 14/11/08 17:17 - 5043 commenti

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Ferrara è da sempre un regista controcorrente. Molti dei suoi film sono di una violenza visiva non comune, al servizio di pretese autoriali a volte fuori luogo. È il caso di questo film sul vampirismo, usato peraltro più come metafora della dipendenza dalla droga e dell'aids. La scelta del B/N, il ritmo soporifero, la cura delle immagini, rendono subito chiari gli intenti "alti" del regista, che non vuole confezionare un qualunque horror; ma il risultato finale è vacuo e supponente, a parte l'unica scena veramente splatter del film.

Onion1973 4/01/09 15:31 - 154 commenti

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Ferrara ha fatto film bellissimi. The addiction non è uno di questi. Una lunga logorroica disquisizione filosofica di una vampira di strada. Riassumerne la trama è pressoché impossibile. Le poche scene d'azione sono divorate dalle ombre del bianco e nero, utile a rendere sopportabile il grigiore didascalico, ma fuori luogo quando finalmente succede qualcosa. Walken appare appena e non incide. Di horror non c'è niente, di drammatico c'è solo la pazienza richiesta allo spettatore. Realmente indigesto e fondamentalmente inutile.

Patrick78 22/01/09 11:47 - 357 commenti

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Ferrara si cala nelle atmosfere cupe della sua New York e le contamina con il vampirismo ottenendo risultati più che catastrofici. Un insieme di scenette in un film sperimentale con una fotografia in b/n da video clip, una protagonista (Taylor) che più anonima sarebbe impossibile scegliere e qualche sequenza tipo l'orgia sanguinolenta del finale con i "succhia sangue" davvero dilettantesca. Sprecato Walken in un ruolo marginale e di una bassezza sconcertante. Inutile cercare metafore o simbolismi sul Bene e il Male. L'unico male è guardare certi aborti!

Rebis 6/05/09 12:45 - 2088 commenti

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Quando si prende tanto sul serio, Abel Ferrara fa proprio ridere: il suo maledettismo di riporto non va oltre la stigmatizzazione della vita messa in atto da un adolescente Emo. Il martirio del vampirismo, compiacente e dipendente, conduce alla consapevolezza che il Male esiste: pensa un po' che originalità. I filosofemi - copiosi, tetri e dozzinali - abbondano e ribadiscono che questo non è un "horror movie": peccato che il poco fascino che il film esercita debba dire tante grazie all'estetica da b-movie romeriano ideologicamente schierato, e pedantemente imitato. Scolastico.
MEMORABILE: La vampira a Lili Taylor dopo il primo morso: "Collaborazionista...."

Daniela 13/01/10 09:02 - 9233 commenti

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Film sicuramente particolare, incentrato sulle vicende di una tristanzuola laureanda in filosofia, iniziata al vampirismo da una donna misteriosa. Sangue a litri, ma "nobilitato" dal bianco e nero e da una marea di citazioni colte... almeno nelle intenzioni, perchè l'effetto, più che di fascinazione orrifica, è soporifero. Lili Taylor, pur brava attrice, non riesce a rendere interessante un personaggio tanto supponente e palloso. Walker di passaggio, molto bella Sciorra, la scena migliore è la festa di laurea, che si trasforma in festino emoglobinico.

Cotola 14/01/10 23:31 - 7461 commenti

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Perla di assoluta e rara bellezza nella carriera di Ferrara. Horror filosofico ed urbano di cui è protagonista una vampira attraverso le cui vicende il regista si interroga (con il fido Nicholas St. John), come già in altre sue opere, su temi epocali come il male ed il libero arbitrio. Notevole prova della Sciorra e smagliante fotografia di Kelsh. In ogni caso non per tutti i gusti: gli sproloqui dei protagonisti hanno, infatti, disturbato ed annoiato più di qualcuno.

Rickblaine 14/02/10 12:19 - 635 commenti

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Parte di quella trilogia del peccato a cui Abel Ferrara si è dedicato. L'oggetto metaforico dei vampiri è straordinariamente originale. Uniforme all'idea di "determinismo" che ben viene presentato con il discorsco chiave del film del professore nella prima parte dell'opera. Riflessioni e citazioni compongono un mosaico autodistruttivo della persona in sè, riscoprendo l'alterniva del fare a meno di sapere di sè stessi. Ottimo il cast. Non è un film horror.
MEMORABILE: "...Anche i demoni soffrono nell'inferno"; La cerimonia post-laurea.

Enzus79 14/02/10 10:07 - 1762 commenti

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Abel Ferrara, regista di indiscusso talento, gira questo film filosofico (troppo!) su temi quali il determinismo e il male nella società. I dialoghi si ripetono e le uniche scene veramente da ricordare sono la festa di laurea e quella col sempre bravo Walken. La Taylor, pur brava, è doppiata da cani. Per metabolizzarlo bene, The Addiction va visto almeno due-tre volte.

Giuliam 14/02/10 10:18 - 178 commenti

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Ferrara conclude qui la trilogia del peccato, cominciata qualche anno prima con lo struggente Cattivo Tenente. Diabolica, effimera pellicola. Offre tutta la sua meravigliosità nel teorizzare sul male e su coloro che manifestano fede al determinismo: coloro che Abel Ferrara scruta come vampiri allegoria dei "disinvolti" di questo mondo, dell'infinita tendenza al peccato naturale nell'essere umano e che seminano nient'altro che malvagità.
MEMORABILE: "Il senso di colpa ci dice solo che Dio disegna il nostro destino, ed è da stupidi rifiutarsi di riconoscerlo".

Stefania 17/04/10 03:09 - 1600 commenti

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Il rischio di vampirizzare una filosofa è che costei inizi a riflettere sulla sua condizione, e che ci renda partecipi delle sue riflessioni. Ferrara prende sul serio sia il vampirismo che la filosofia, due cose stupende, ma palesemente non serie (lo dico da filosofa, non da vampiro). Sarebbe stato grazioso se la dottoressa Kathy, invece di citare brani filosofici, avesse riscritto grandi classici, tipo: "Critica della ragion vampiresca", "Prolegomeni ad ogni futuro vampirismo che voglia presentarsi come felice perversione". L'avremmo adorata!
MEMORABILE: Dopo la "rinascita", l'ultima perla di inopportuna saggezza: "la rivelazione del sé è l'annichilimento del sé". Sono annichilita!

Undying 18/04/10 15:22 - 3841 commenti

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Un film indigeribile per il fruitore occasionale, a cominciare dalla scelta anacronistica di realizzarlo in B&N. Ferrara tenta di rendere filosofico un tema di "pancia" e popolare. Già il concetto, ipersfruttato, del vampirismo sociale a metà anni Novanta aveva esaurito le sue potenzialità, e l'idea di affrontarlo in maniera "artistica" e un tantino spocchiosa, non si rivela vincente. Uno dei film più insignificanti (ed è difficile raggiungere tale risultato quando si tratta di succhiasangue) degli anni Novanta.

Myvincent 28/06/10 15:24 - 2526 commenti

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Film complesso, in cui il tema predominante è il male e la sua dipendenza, sotto le forme anche del vampirismo e della tossicodipendenza. Ma il regista trova una chiave morale per quest'assoluto e lugubre nichilismo che porta alla deriva, attraverso la redenzione religiosa e l'annullamento del sè negativo. Una originale rilettura esistenziale e politica del vampirismo, con tinte fosche, sottolineate da un bianco e nero efficace.

Buiomega71 21/02/11 18:38 - 2236 commenti

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Spocchioso e snobistico esercizio di stile di un autore che ha smarrito la sua creatività. Una sequela interminabile e noiosissima di ispezioni cimiteriali che girano a vuoto e visioni estenuanti di filmini sui lager nazisti. Nemmeno il sanguinario (e confuso) banchetto finale risolleva le sorti di questo pastrocchio anti cinematografico. I livori e i furori di Angelo della vendetta sono lontani anni luce. Pessimo.
MEMORABILE: L'incontro con la vampira di Annabella Sciorra.

Didda23 13/09/11 13:53 - 2282 commenti

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Immersa dal candore di un vivido e lucente bianco e nero, l'opera è una summa di arroganza e falsità. Visivamente raggiunge vette di aulico piacere, ma nella sceneggiatura si evince solamente filosofia spiccia e presuntuosa. Il ritmo lento e dilatato fornisce il colpo di grazia definitivo e mortale. Ideale per chi ha problemi difficili da risolvere con Morfeo...

Mickes2 26/06/13 09:25 - 1668 commenti

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“Siamo sull’orlo di un precipizio”. Il Male ci schiaccia col peso della sua croce, ci imprigiona con una catena, sfianca e contagia le vite di tutti. Pensiamo quindi siamo, ma dopo: pecchiamo e quindi siamo, sempre più noi stessi, nell’impossibilità di respingere una dipendenza dal male che è condizione esistenziale in cui Dio abbandona l’uomo perché schiavo di una mentalità nichilista che rade al suolo ogni contatto umano. Siamo soli, sembra dire Ferrara, rimane il “sé” l’unico appiglio di un’autocoscienza liberatoria, pacifica e catartica.
MEMORABILE: Il primo incontro vampiresco; La cerimonia; Il finale.

Bizzu 4/01/14 02:13 - 210 commenti

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Erroneamente spacciato da molti come un'allegoria della dipendenza da droghe, Addiction è invece una riflessione sul male. Purtroppo però questo è il classico film di cui è piu bello parlare e trovare spunti di discussione derivati dalla visione rispetto alla visione stessa: la noia regna sovrana e, come se essa non bastasse a provare lo spettatore, ogni tanto ci dobbiamo sorbire pure un pistolotto di filosofia spicciola. Pessimo Christopher Walken, orgia di sangue finale totalmente sopravvalutata.
MEMORABILE: Bello il primo incontro col vampiro, memorabile la noia durante i discorsi filosofici.

Minitina80 29/04/15 08:40 - 2304 commenti

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Difficile circoscrivere tutto a un’unica chiave di lettura. Il vampirismo appare come una metafora del lato oscuro dell’uomo, che accetta il male (come per esempio una siringa di eroina) perché in fondo egli stesso è malvagio; il risultato è che si finisce per sbranarsi a vicenda. C’è forse di più, ma non è facile districarsi tra le tante citazioni. Il bianco e nero ha sempre il suo fascino e alcune scene sono fotografate veramente bene.

Cinecologo 13/03/18 00:21 - 40 commenti

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"C'è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero". Imbarazzante caricaturizzazione post-adolescenziale di un vampiresco manipolo di esistenzialisti tristi. La stereotipia dilaga irritantemente ben (o mal) veicolata da una Taylor che, decisamente troppo anzianotta per una studentella universitaria, fa l'effetto di una "ragazza della 3a C" in perenne spleen baudelairiano.

Rufus68 17/11/17 22:01 - 3050 commenti

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Più lo si vede più appare come un coacervo di citazioni filosofiche raccogliticce e strampalate. Dove va a parare il film? E chi lo sa. Il Male è insito nell'uomo? Si può dire no a esso? È possibile, con un atto di volontà, evitare "the addiction"? Nella carbonara ci va la cipolla? Si doveva proprio molestare la memoria di Protagora e Feuerbach? Irritante. Il bianco e nero, però, è azzeccato almeno quanto le protagoniste. Inutile Walken. In originale guadagna mezzo pallino, che qui si aggiunge.

Thedude94 23/05/19 18:36 - 542 commenti

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Si coniuga davvero bene la dipendenza dalla droga (in questo caso eroina) con la dipendenza da sangue dei vampiri, che qui vagano in una New York cupissima assetati di sangue e affamati di corpi umani. Molto brava la protagonista Taylor, che riesce a trasmettere la sofferenza generata dall'assenza di quel che è pane per i denti di un non morto e la difficoltà di una studentessa di filosofia nell'affrontare le pene della vita. Tecnicamente buono, bianco e nero solido. Da vedere.
MEMORABILE: L'intervento di Christopher Walken nei panni di vampiro "esperto".
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  • Homevideo Noir • 19/11/09 22:07
    Galoppino - 575 interventi
    Dal 28/01/2010 per Rarovideo