Il Principe di Roma - Film (2022)

Il Principe di Roma

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Ennesima rilettura del "Canto di Natale" di Dickens, con uno “Scrooge” qui chiaramente ispirato all'Alberto Sordi del MARCHESE DEL GRILLO calato però in una Roma di metà Ottocento, in cui la nobiltà è ancora l'unico requisito che conta per farsi davvero rispettare. Così almeno la pensa Bartolomeo Proietti (Giallini), gretto mercante e possidente in procinto di sposare la giovane Domizia (Bottone) per guadagnarne i titoli nobiliari. Un matrimonio combinato e voluto anche dal padre (Rubini) di lei, aristocratico in disgrazia che, pur di mantenere l'alto standard di vita cui è da troppi anni abituato, non...Leggi tutto si preoccupa di dare la propria figlia in moglie a chi lei non ama. Bartolomeo, che vive con la sua governante Teta (Bevilacqua) attorniato dal fido cocchiere (Bannò) e dal contabile di casa (Di Lorenzo), è cinico, sfacciato, sgarbato, e d'improvviso si accorge di non avere a disposizione gli scudi che ha promesso al padre di Domizia "in cambio" della mano di sua figlia. Chi glieli doveva fornire viene ghigliottinato prima di svelare dove ha nascosto il forziere che li contiene e così, pur di ritrovarlo, il protagonista si rivolge a una sacerdotessa dell'occulto che si dice in grado di conversare con i morti; la donna tuttavia, invece di metterlo in comunicazione con il povero decapitato, lo avvisa che sono altri defunti a volerlo fare. Bartolomeo se ne va scocciato, ma a breve si troverà a fare i conti con il primo dei fantasmi "dickensiani", quello del passato. Nel caso specifico sarà Beatrice Cenci (Tantucci) a condurlo all'orfanotrofio dove è cresciuto; toccherà poi a Giordano Bruno (Timi) fargli capire cosa stia realmente accadendogli intorno nel presente e infine il Papa Borgia (Battiston) ad aprirgli gli occhi sul suo infausto futuro portandolo a riconsiderare il suo atteggiamento. Insomma, "Il Canto di Natale" lo conosciamo tutti anche qui in Italia e trasferirlo nella Roma del passato sa tanto di furbata per evitare di inventarsi qualcosa di nuovo che dia un briciolo di sostanza alle smargiassate di un Giallini che peraltro, visto il tema per famiglie, si rivela più contenuto del previsto. Il film non insiste infatti sul versante della commedia preferendogli l'approccio moralisticheggiante, educativo ed edulcorato, nel quale tuttavia affogano miseramente le speranze di farsi qualche sana risata. L'apporto in sceneggiatura di Costella e Martani si avverte poco e l'estrema cupezza della fotografia, che anche nelle rare scene diurne non incontra mai un raggio di sole, diventa sintomo di una pesantezza inattesa che, per un film del genere, si traduce in una scarsa presa delle già rade battute. La lezione di vita che i tre fantasmi danno a Bartolomeo mette in luce una buona cura nella stesura dei dialoghi ma il film è penalizzato da un regia stanca, attenta alla qualità delle riprese (soprattutto in esterni) e in generale alla forma dimenticando di dare ritmo, energia, verve a quella che diventa una buia favola retta da un Giallini sempre bravo ma non al meglio e da tre "spalle" (i fantasmi) che in nessuno dei casi riesce realmente a incidere. Lo stesso dicasi per chi gravita intorno al protagonista, fratello rivoluzionario (Sartoretti) compreso. IL PRINCIPE DI ROMA, insomma, si trascina faticosamente tra sfarzosi scenari che si sarebbero volentieri sostituiti con un po' di comicità in più, perché se il paragone con Sordi sulla carta poteva reggere, all'atto pratico nessun passaggio del film resta impresso. Edoardo Falcone, che aveva esordito con l'ottimo SE DIO VUOLE, pare col tempo aver perso per strada la capacità di divertire in favore di un avvicinamento deludente a commedie misticheggianti o natalizie.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/11/22 DAL DAVINOTTI
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Markus 19/11/22 11:21 - 3555 commenti

I gusti di Markus

La romanità di Giallini e il robusto schema narrativo tratto da "Canto di Natale" di Dickens al servizio d'un personaggio che si rifà - per sommi capi - al Sordi del Marchese del Grillo. Nelle intenzioni (e le aspettative del pubblico...) ilarità a profusione con la consueta irriverenza di certa romanità d’antan, ma all'atto pratico... un film d'una noia persino sfiancante. Cupo, privo di battute, senza un solo momento trascinante; pellicola che si sostiene per la sola professionalità degli attori, che fanno quel che possono. Quasi terribile.

Rambo90 20/11/22 22:59 - 7234 commenti

I gusti di Rambo90

Il Canto di Dickens è una storia che non smette mai di affascinare, seppure declinata in modi diversi. E così anche questa riduzione, con un bravo Giallini che dona al suo Meo contorni presi in prestito dai vari film in costume di Sordi, ha un suo perché. Con una buona messa in scena, momenti divertenti e la parte finale che non manca di toccare gli animi più sensibili. Bene il cast di contorno, con nomi altisonanti, e riuscito l'accompagnamento musicale.

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