Le due versioni del "Conte Tacchia"

25 novembre 2020

Il presente speciale nasce per fare chiarezza sulle due versioni de "Il Conte Tacchia" (ormai entrambe molto note e viste): quella cinematografica e quella televisiva (più lunga come da tradizione, in questo caso 25' in più). Negli anni le tante differenze, a volte evidenti ma più spesso “nascoste”, talvolta quasi invisibili, hanno creato una certa confusione e solo studiando con attenzione le due versioni si può scoprire come esistano molti tagli anche nella versione televisiva più lunga.

LA TRAMA DEL FILM
Qualche accenno sulla trama per comprendere meglio le scene che andremo a descrivere. Il film è ambientato nella Roma del 1910-1911. Francesco "Checco" Puricelli, in arte "Conte Tacchia" (Montesano), è figlio di un umile falegname, il “maestro” Alvaro Puricelli (Panelli). Aspira ad appartenere un giorno all'aristocrazia e quindi veste elegante indossando bombetta, guanti e scarpe alla moda. E’ legato da una vecchia amicizia di famiglia al Principe Terenzi (Gassman), un nobile ormai caduto in disgrazia costretto a chiedere prestiti per la spesa e a mangiare i propri cavalli da passeggio. Questi, un po’ come faceva Vittorio De Sica con Alberto Sordi nel celeberrimo “conte Max”, gli impartisce lezioni sulla realtà della nobiltà romana, ormai rozza e decadente, penalizzata, anche, dall’affermarsi in Italia del Regno dei Savoia.

La storia ruota intorno all'amore tra la popolana Fernanda (Chauveau) e il Conte Tacchia il quale, pur provando genuini sentimenti per la giovane, non disprezza di corteggiare la duchessina Elisa (Pieroni), figlia del Duca Saverio Savelli (Gora). Quest’ultima, tuttavia, è interessata solo a sposare, per chiari interesse economici e e di blasone, il marchese Lollo D'Alfieri (Pambieri), ahilei già maritato. Il Conte Tacchia, ritrovatosi suo malgrado a sfidare in duello un nobile francese che aveva osato dileggiare la nobiltà italiana, fa scomodare addirittura il Re d’Italia, che nomina Francesco autentico Conte in modo da potergli permettere di partecipare al duello e di difendere l’onore dell’Italia da vero nobile.

Alla morte del padre Alvaro e del Principe Terenzi, il Conte eredita proprietà, titoli nobiliari e debiti dal secondo. Nonostante ciò, la nobiltà romana non riesce a non vedere in lui solo le umili origini di falegname. Convinto a sposarsi per puro interesse con la duchessa Elisa in modo da entrare così a pieno diritto nell’aristocrazia romana, cambia idea sull’altare per amore di Fernanda. Si arruolerà in seguito come volontario nell'esercito per partecipare alla guerra di Libia. L’amicizia con un negretto di nome Alì, conosciuto in un circo itinerante, gli permetterà di sfuggire dalla prigionia dell’esercito libico e tornare in gran segreto in Italia, a Roma. Qui incontrerà di nuovo il suo grande amore, Fernanda, che ormai lo credeva morto (come tutti in città), e con lei deciderà di rifarsi una nuova vita in America, lontano da principi e nobili...

IL VERO CONTE TACCHIA

All’inizio del Novecento, nei rioni più popolari di Roma, è facile trovare l’antica nobiltà più o meno decaduta mescolata ad artigiani, mercanti e popolani, esempi di “vera romanità” che tra strade strette e tortuose non disprezzano usi, costumi e dialetto non esattamente altolocati. Tra questi esempi di nobiltà decaduta possiamo immaginare facilmente la presenza, per citare ancora un esempio sordiano, del Marchese del Grillo, che come si ricorderà non disprezzava l’unirsi in incognito al popolo per godersi la vera Roma. Il film è ispirato alla vita di Adriano Bennicelli, nobile romano vissuto tra il 1860 e il 1925, figlio di Filippo Bennicelli - commerciante di legnami e proprietario di un opificio - soprannominato dal popolo romano “Conte Tacchia". Il termine “tacchia”, che può essere tradotto dal romanesco come “zeppa”, o “cuneo”, è un pezzo di legno utilizzato per sistemare porte o tavoli che traballano (come lo stesso Francesco ricorda al padre falegname nel film). Bennicelli disprezzava il soprannome accettandolo solo perché ormai popolare, mentre il titolo lo aveva ereditato dal padre, insignito da Papa Pio IX. Adriano Bennicelli, dallo spirito generoso e socievole, amava “esibirsi” per strada: lo si incontrava mentre percorreva le strade del centro di Roma a gran velocità con la sua carrozza o la sua vettura indirizzando insulti e pernacchie a chi gli sbarrava la strada. La sua guida creava tali intasamenti alla circolazione che spesso era richiesto l’intervento dei vigili urbani (in dialetto "pizzardoni"), per risolverla. Una volta, si racconta, fu scoperto da un vigile mentre faceva la pipì per strada. Pagò senza replicare la multa rivolgendosi poi al pizzardone per chiedergli se, ripetendo quel gesto, avrebbe dovuto pagare nuovamente. Alla risposta negativa, raggiante invitò alcuni conoscenti che passavano a far pipì, “tanto era tutto pagato”. Per dimostrare che comunque non serbava rancore nei confronti dei pizzardoni, il 26 agosto (giorno del suo onomastico) invitava a pranzo l’intera ufficialità del corpo. Amava i cavalli, il cibo e le belle donne. Nel 1910 intraprese la carriera politica raccogliendo solo 83 voti su 2694 votanti. Morì il 21 dicembre 1925 nel dolore dei romani, che si sentirono privati di una figura altamente rappresentativa.

IL FILM
Per l’analisi delle differenze tra la LV (versione lunga televisiva) e la SV (versione corta, quella cioè che uscì al cinema), abbiamo utilizzato le sopracitate abbreviazioni per individuarle subito con facilità. Quindi da ora in poi...
LG = Long Version (quella televisiva)
SV = Short Version (quella cinematografica)

Ogni scena differente, numerata, è anticipata da tali abbreviazioni che permetteranno di capire in quale delle due versioni essa può essere ritrovata. Il minutaggio nella riga sottostante il titolo indica invece quando la scena inizia nelle due versioni, mentre tra parentesi è segnalata la durata del “taglio”.
Complessivamente si nota che la versione lunga è quella montata più grossolanamente, con tagli evidenti nelle sequenze in cui si è preferito (considerata la destinazione televisiva) espungere alcune volgarità o scene che si sarebbero potute giudicare “sconvenienti”. Ogni taglio è al contrario cucito con molta più cura nella versione cinematografica, che come sempre resta quella di riferimento. Le versioni televisive erano approntate spesso con meno attenzione al doppiaggio e ad altri elementi che il pubblico più esigente del cinema avrebbe notato molto di più. Emblematica la scena al tavolo con Gassman e Panelli che bevono e gozzovigliano in evidente stato di (leggera, per carità) alterazione: nella versione cinematografica non potevano trovare spazio... Cominciamo quindi:

• 1) SV: LA SCOMMESSA COL CRONOMETRO

LV: 1:46 – SV: 1:46 (6’’)
I titoli di testa scorrono mentre viene inquadrata una carrozza che corre per le vie strette e lastricate di sanpietrini di Roma. La SV, rispetto alla LV, anticipa (di sei secondi) l’inquadratura sul quadrante dell'orologio da taschino di Ninetto (Davoli) - amico di Francesco (Montesano) e garzone della bottega del Maestro Alvaro (Panelli) - che calcola insieme ad altri giovani il tempo impiegato della carrozza per il tragitto Coronari-Panico-Zoccoletti-Capizucchi (10’27” spaccati). Francesco, detto “il Conte Tacchia”, sceso dal mezzo si vanta della scommessa vinta al cronometro e invita tutti a pagar pegno. E’ un chiaro riferimento alle abitudini del vero Conte.

• 2) SV: PADRE E FIGLIO DISCUTONO IN FALEGNAMERIA

LV: 4:28 – SV: 4:34 (28’’)
Siamo all’interno della bottega del falegname. Francesco, vestito di tutto punto con tanto di guanti bianchi, si mette a disposizione del padre che lo invita a togliersi dalla testa la fissazione per la nobiltà invitandolo a impegnarsi sul lavoro. Lui risponde che il vestirsi bene ti dà una tranquillità dentro, nell'intimo, che nemmanco la religione. "Perché, te fa schifo d'esse' un artigiano?" ribatte il padre. "I signori senza di noi nun c'avrebbero le sedie pe' sede', i banchetti pe' prega', i tavoli pe' magna'..." A questo punto, come segnala Gugly, nella SV Francesco aggiunge "...i letti pe' scopa'...". La LV invece, più pudica, sostituisce la frase con "...i letti pe' riposa'..." alterando quello che si legge dal labiale e rendendo abbastanza incomprensibile il rimprovero del padre che, disgustato, risponde: "Tu sempre a quello pensi!". C'è comunque da portare una pendola al circolo araldico. Il padre gli suggerisce di portarsi qualche "tacchia" per aggiustare in loco eventuali dislivelli e tra i due nasce una discussione sull’uso del termine "tacchia": va chiamato "cuneo" dice Francesco, per rendere il termine meno volgare dal momento che loro forniscono mobili ai principi. La LV qui si ferma, mentre nella SV la discussione tra i due continua: Francesco reputa il padre un po’ “rozzo”, dai modi un po’ volgarucci e glielo dice; quello pensa ri rimando che sia il figlio, il rompiscatole. Entrambe le versioni riprendono con le parole di Francesco: “E poi dici de no?”. Nella LV non si capisce a cosa la frase si riferisca, mentre nella SV il padre aveva appena ribattuto: “Sei un fio fanatico e talvolta, se non t’offendi, dai modi anche un po’ stronzetti”. “Lo vedi che sei volgare?” aveva ribattuto Francesco continuando appunto con “E poi dici de no…”.  Il Maestro Alvaro prorompe allora nel suo famoso motto: "Dovete anna’ a lavorà, capito? Dovete anna’ a lavorà! Dovemo tutti lavorà!".

• 3) SV/LV: AL CIRCOLO ARALDICO

Dovendo portarte l'ingombrante pendola al circolo, Francesco e Ninetto entreranno con gran fatica, ma intanto prima si era vista lì arrivare la Duchessina Elisa (Pieroni) col suo fidanzato, il marchese Lollo D'Alfieri (Pambieri). I tagli all'interno della lunga scena sono più d'uno e qui andiamo ad analizzarli.

A) LV: Arriva al circolo la carrozza della Duchessina Elisa

LV: 5:28 (17’’) – SV: 6:20
Ninetto e Francesco raggiungono il circolo araldico con la pendola riparata. Mentre il primo porta all'interno il pesante orologio, il secondo parcheggia il cavallo nelle vicinanze. Nel frattempo una carrozza si ferma davanti al portone del circolo: è la duchessina Elisa insieme al marchese suo fidanzato. Nella LV l'inquadratura si sofferma sui due all’interno della carrozza: la duchessina sostiene che comprerà un costoso cappello per ogni giorno che dovrà aspettare che lui divorzi dalla moglie, lui si giustifica dicendo che deve attendere l’esito dell’annullamento da parte della Sacra Rota. Nella LV il taglio viene riassunto da una frase presente solo lì. E’ il marchese che dice alla duchessina, riferita alla carrozza: “Riportala a casa tu, io tornerò con tuo fratello.” Le due versioni riprendono con il saluto apparentemente anacronistico di lui: "Adorata… Mi raccomando eh... attenta al traffico".

B) LV: Roma non è come Parigi!
LV: 7:41 (25’’) – SV: 8:02
Questa scena è presente solo nella LV. Siamo al circolo araldico e tra le mani di Lollo, del suo futuro cognato (il duchessino Gualtiero) e di altri signori lì presenti passano di mano in mano foto di modelle poco vestite (tra cui quella della duchessina Elisa). Il gruppo, prima di allontanarsi per accomodarsi in un’altra stanza, discute sul fatto che a Roma manchino i soldi e pure le modelle con delle belle tette come quelle che si vedono a Parigi. Il marchese fa notare che le tette si trovano e sono solo i soldi, quelli che a Roma mancano.

C) SV: Finiti con la pendola addosso a due signore...

LV: 8:36 – SV: 8:27 (7’’)
Le due versioni riprendono entrambe con Ninetto e Francesco che entrano sbattendo con la pendola tra gli ambienti del circolo, inciampando goffamente tra i nobili intenti a rilassarsi dal “duro lavoro”. Nell'attraversare la stanza finiscono addosso a due signore intente a bere il tè: "Attenti a non rompere le tazzine", li rimproverano quelle. Solo nella SV (come abbiamo visto meno depurata di volgarità rispetto alla LV) si sente Francesco rispondere, spostando il tavolino: “A signò, basta che non rompemo li cojoni”. Le due versioni riprendono con Francesco che chiede a un anziano mezzo sordo dove posare la pendola. Questi, pensando si riferisca a una pentola, risponde: "In cucina!".

• 4) SV: LA DUCHESSINA? UNA FIGA DA STURBO...

LV: 11:05 – SV: 11:00 (4’’)
Francesco, rientrato dalla spesa fatta per il Principe Torquato (Gassman), si ferma con quest'ultimo a parlare di nobiltà all'interno del suo palazzo, spoglio ormai quasi del tutto degli arredi. Francesco chiede come sia possibile che una nobile autentica si faccia fotografare nuda (l’ha vista rubando una sua foto al circolo araldico), il Principe risponde che “più autentica e più se fa fotografa’ nuda”. Solo nella SV è presente la domanda finale del Principe che chiede come sia la duchessina (che Francesco aveva corteggiato fuori dal circolo araldico). Francesco, prendendosi una certa confidenza, risponde subito: “Trattasi di Figa da sturbo sor Principe, mi perdoni l’espressione un tantino audace” (frase del tutto tagliata nella LV). Le due versioni si allineano col Principe che aggiunge altre volgarità sulle donne nobili e continua la discussione con Francesco.

• 5) SV/LV: A COLAZIONE DAL DUCA
La lunga colazione che Francesco è invitato a fare a casa del Duca contiene molte differenze tra le due versioni, che andremo ad analizzare una per una.

A) SV: Il pompelmo al Duca

LV: 30:09 – SV: 30:15 (25’’)
Dopo la festa sull'isola Tiberina dal "Ciriola", durante la quale la duchessina ha inscenato un annegamento nel Tevere per ingelosire Lollo e facendosi salvare da Francesco, ci troviamo all’interno della casa del Duca Saverio Savelli (Gora). Francesco si presenta come il nobile Conte Puricelli Tacchia; viene ringraziato per il coraggioso gesto e invitato a sedersi a colazione. Il duca, per rompere il ghiaccio, gli dice: "La mattina ci vuole proprio un bel pompelmo". “Dice?”, risponde Francesco. La LV qui si ferma, mentre la SV continua con il nostro che, capendo fischi per fiaschi e alludendo ad altro, chiede alla Duchessa se sia lei a fare il… pompelmo al duca. La donna, non capendo l'allusione, risponde che ci pensa la servitù. Le due versioni riprendono con la duchessina che chiede informazioni sulla ragazza presente con lui alla festa.

B) LV: Parlando di nobiltà
LV: 30:45 (18’’) – SV: 31:12
Una sequenza del tutto assente dalla SV mostra la famiglia del Duca, Francesco e il marchesino Lollo che discorrono parlando della parentela di alcuni amici e conoscenti dei nobili.

C) LV: Chi è Elena Baraldo?
LV: 31:25 (1:11’’) – SV: 31:27
Sempre durante la medesima colazione è presente solo nella SV l'allegra chiacchierata tra il Conte Tacchia e la famiglia del Duca riguardante la conoscenza di una certa Elena Baraldo, che Francesco finge di conoscere magnificandone la bellezza prima che tutti gli facciano notare quanto al contrario la poveretta sia indubitabilmente brutta: sì, ma bella in fasce brutta in piazza, cerca di spiegare Francesco per limitare la gaffe aggravando invece presto la situazione...

D) SV: Arrivano le uova!
LV: 32:52 – SV: 31:44 (27’’)
Ancora durante la colazione arriva finalmente il cameriere, che oltre a salvare Francesco a costante rischio d’essere smascherato come plebeo, porta in tavola qualcosa di più appetitoso, un bel vassoio d’uova. La LV qui si ferma, mentre nella SV vediamo il Conte Tacchia che, confondendo l’uovo alla coque con l’uovo sodo, lo spacca sul piatto liberando tuorlo e albume liquidi. Nell'imbarazzo generale, mentre Tacchia sparge l’uovo su tutto il piatto dicendo che lo preferisce così definendolo “l’ovo sfragnato co la coccia”, ci si ricongiunge alla LV, in cui mancando la spiegazione molto si perde, della scena.

E) LV: L’ovo alla coccia: ricetta

LV: 32:55 (51’’) – SV: 32:16
Chi guarda la SV immagina che l'uovo “con tutto il guscio” se lo mangi solo il Conte Tacchia, ma nella LV è presente invece una scena in cui il Duca, incuriositosi o per semplice galanteria verso l'ospite, decide di sperimentare “l’ovo alla coccia”. Il Conte Tacchia spiega la ricetta al Duca: l'uovo con tutto il guscio, un po' di mollica de biscotto sbriciolato e... tanto zucchero. All'assaggio il Duca non pare granché convinto (“Dica duca”, lo incalza Tacchia citando l'immortale battuta di Totò lascia o raddoppia): “Non gustoso ma interessante”, si limita a osservare. Le due versioni riprendono insieme con Francesco che si appresta a un nuovo boccone quando sente la voce di suo padre in sottofondo...

• 6) LV: L’ARMADIO IN CASA DEL DUCA
Siamo sempre in casa del Duca ma subito dopo la colazione. Anche in questo caso c’è più di una differenza da sottolineare.

A) LV: Quel conticino da saldare...

LV: 36:43 (10’’) – SV: 35:12
Il papà di Francesco arriva, insieme ai suoi garzoni, nella villa del Duca per sostituire una pedana di legno utilizzata per gli allenamenti di scherma del marchesino Lollo. Quasi riconosce suo figlio, che si nasconde nell’armadio di una stanza lì vicino apposta per non farsi da lui smascherare. Ma è proprio l’armadio che deve essere riparato come da vecchi accordi tra il maestro Alvaro e il duca e i due garzoni lo portano via, con Francesco dentro... Nella LV c’è un’aggiunta: il falegname, fermo col duca in mezzo alla stanza, gli ricorda un vecchio conticino da saldare ma questi, seccato, gli risponde di rivolgersi all'amministrazione.

B) LV: Il gatto nell’armadio
LV: 38:00 (29’’) – 36:19
Ninetto chiede che il pesante armadio della scena precedente possa esser trasportato lasciandolo scivolare per le scale del palazzo ("Vabbé va, tanto lo dovemo restaura’", acconsente Alvaro). Un "tacci vostri" di Francesco che si lamenta dall’interno viene confuso con il miagolio di un gatto. Qui la SV chiude la scena, mentre la LV mostra Francesco uscire indolenzito dall'armadio, nascondersi dietro una pianta e miagolare. “Sbrigamose che dovemo anna’ a lavora’” conclude Alvaro convinto che davvero ci fosse un gatto, dentro.

• 7) LV: SPAGHETTATA COL PRINCIPE

LV: 38:29 (3:09’’) – 36:19
La SV non riprende ancora però e, nella LV vediamo Francesco mentre sistema un tavolo in casa del Principe, con il quale si preparara a divorare una spaghettata riprendendo a parlare ancora di nobiltà: gli aristocratici, dice il Principe, si dividono in due categorie: quelli che si sposano tra loro, tra cugini e sono secchi e stronzi, e poi gli altri, che si mischiano coi burini e allora per forza prima o poi sull’albero genealogico... Vuoi che anch’io, in passato, non c’ho  avuto una nonna mignotta?”. In chiusura il Principe chiede a Francesco le chiavi del cavallo (“Tu t’arangi col velocipede”, gli dice, prima di dargli del “plebeo”).
CURIOSITA': Umberto I di Savoia nel 1868 sposerà sua cugina, la principessa Margherita di Savoia, figlia di Ferdinando di Savoia-Genova, fratello del Re. Molte fonti attribuiscono a questo motivo il problemi di statura del futuro Re Vittorio Emanuele III, che nel film viene evidenziata più avanti nella scena 11.

• 8) LV/SV: AL CIRCO
Il Conte Tacchia arriva al “circo di Istanbul” dove incontrerà la Duchessina e il suo fidanzato, il marchese Lollo D’Alfieri, seduti ovviamente sui posti riservati ai nobili. Anche questa lunga scena consta di più differenze, che raccogliamo insieme qui sotto.

A) SV: La gabbia dei leoni

LV: 42:50 – SV: 37:29 (4’’)
Siamo all'interno del circo di Istanbul, dove si erano dati appuntamento la duchessina Elisa, accompagnata dal fidanzato, e il Conte Tacchia, il quale gli aveva promesso che non sarebbe mancato durante la loro chiacchierata a colazione. Al momento di fare i biglietti Francesco scopre che la sua gelosa fidanzata, Fernanda (Chauveau), lavora lì e, senza nascondersi, chiede comunque un biglietto in prima fila vicino ai nobili. Prima di entrare nell'arena, solo la nella SV, ci vengono mostrati per pochi istanti i leoni nella gabbia col domatore che dice “Bueno, bueno”...

B) LV: Il simpatico Alì
LV: 42:55 (1:58’’) – SV: 37:39
Siamo all'interno del circo. Mentre il Conte Tacchia nella SV siede da subito vicino ai nobili, nella LV ci viene mostrato come ci sia arrivato, fin lì… Viene prima fermato da un negretto di nome Alì, il quale gli spiega che deve sedersi sul suo posto numerato, non dove vuole. Raggiunta la parte meno nobile degli spalti, il Conte Tacchia vede che Alì è preso in giro da un signore del pubblico (gli viene tirata una buccia di banana in faccia). Il Conte sfida a questo punto il signore facendogli fare una figuraccia e cacciandolo in malo modo. Alìi, riconoscente, decide che il Conte Tacchia può sedersi con i nobili!

C) LV: Ammiccamenti...

LV: 45:12 (1:01’’) – SV: 37:55
Una sequenza intermedia tagliata nella SV. Mentre al centro dell'arena si esibiscono dei clown, seduto tra la parte nobile del pubblico il Conte Tacchia lancia un’occhiata maliziosa verso la duchessina, che pare ricambiare. Fernanda passa intanto proprio lì accanto a vendere noccioline. Entrambe le versioni riprenderanno con quest’ultima che avvicinandosi a Francesco glielo farà notare...

D) LV: C’è da fidarsi, col leone…?
LV: 47:44 (19’’) – SV: 39:28
Il presentatore del circo propone al pubblico una sfida: un premio di 100 lire per il giovane che avrà l'ardire di entrare nella gabbia dei leoni. La duchessina chiede al fidanzato Lollo di entrare, ma lui rifiuta sottolineando quanto sia volgare farlo per soldi. Lei allora getta il proprio guanto: ora il fidanzato ha una buona scusa per entrare! Il Conte Tacchia, a quel punto, per dimostrare il proprio coraggio si offre non solo di entrare ma di raccogliere il guanto lanciato dalla duchessina Elisa. Solo nella LV, il Conte prima di entrare nella gabbia chiede ad Alì come sia la bestia venendo rassicurato da un "Dranquillo Conte Dagghìa, è molto molto mansueta". Rivolto a Fernanda le dice: “Io vado… e coprite che è meglio”. Le due versioni ci mostrano il Conte che coraggiosamente riprende il guanto e regala la vincita ad Alì fuori dal circo.

E) SV: La… canna del Conte

LV: 50:56 – SV: 42:22 (5’’)
Appena fuori dal circo, la duchessina Elisa accompagnata dal marchese chiede al Conte Tacchia con quale mezzo sia venuto fin lì. Lui risponde che ha usato il velocipede (bicicletta) e offre alla duchessina un passaggio dicendole che può accomodarsi sulla sua canna. La SV ancora una volta non si perde un'allusione e infatti, mentre la LV mostra solo la faccia del povero Lollo lasciato da solo davanti alla carrozza, ci fa ascoltare la battuta di lei al fidanzato, pronunciata con voce sensuale: “Lollo caro, non sarai mica geloso della... canna del Conte?”.

• 9) LV: LA FOTO OSE’ TROVATA NELLA GIACCA
LV: 51:49 (38’’) – SV: 43:21
Il Conte Tacchia e la duchessina Elisa arrivano con la bicicletta a casa di lei. Si fermano a parlare davanti al portone ma solo nella LV la duchessina, mostrando al Conte Tacchia la propria foto nuda, ritrovata nella sua giacca quando lui l'aveva salvata dal Tevere, chiede dove l'abbia presa. Ipotizza a Parigi e lui, per non confessare di averla rubata al circolo araldico, non osa contraddirla. Le due versioni riprendono con uno scambio di effusioni tra i due prima che la duchessina, lasciando il Conte in bianco, rientri a casa.

• 10) LV: NON CONVIENE SPACCIARSI PER CONTE...

LV: 1:01:37 (23’’) – SV: 52:31
Incastrato dalla lettera del marchese Lollo che designa lui (capace di affrontare anche i leoni) per sfidare in duello il nobile francese che aveva osato sfidare la nobiltà italiana, Tacchia non può più nascondere i suoi umili natali. L'identità e le origini plebee di Francesco Puricelli vengono così scoperte dalla famiglia del Duca e dalla stampa, che riporta la notizia in prima pagina. Rispetto alla SV, la LV si sofferma di più sull'indignazione del Duca e dei suoi familiari che hanno accolto Tacchia e lo scoprono millantatore. Il marchese si dice disposto a fare da padrino a Francesco, quindi si stacca sugli amici di Francesco, che ridono leggendo il giornale davanti alla bottega del padre: “Ao’ a Nine’, me sa che Checco a forza de fa’ er Conte finto je tocca fa’ er duello vero!”

• 11) LV: A COLLOQUIO COL RE
LV: 1:07:59 (19’’) – SV: 58:31
Francesco è convocato al Quirinale dal Re e questi si complimenta con lui per il coraggio nominandolo ufficialmente autentico Conte, così da permettergli di affrontare il duello e difendere l'onore dell'Italia. La SV si ferma al Re che augura un "in bocca al lupo" a Francesco per il duello mentre la LV, con un veloce cambio di inquadratura, mostra il Re che rivolgendosi gli dice: “Comunque, se dovesse andar male, possiamo sempre coniare una moneta commemorativa per la collezione”... Francesco, con aria triste, si rassegna alla situazione ma non riesce a trattenere un "tiè" (con tanto di corna).

• 12) LV: FRANCESCO CHIEDE INFORMAZIONI SUL FRANCESE...

LV: 1:08:18 (1.17'') – SV: 58:31
La LV continua, dopo il colloquio col re, con un’altra scena assente del tutto dalla SV. Siamo in una villa dove gli amici di Francesco spiano, in lontananza, il francese che si allena dimostrando a tutti la propria bravura. Francesco, poco dopo, chiede loro notizie: “Mbeh?”. “Che preferisci, che te dico na bugia o l’orrenda verità?”. “Preferisco che te stai zitto, ho già capito. Possino ammazzallo…”, il laconico commento di Francesco.

• 13) LV/SV: IL PRINCIPE IN FALEGNAMERIA
Alla falegnameria di Alvaro Francesco le pensa tutte pur di annullare o in qualche modo rimandare il duello, fino a quando entrerà dalla porta il Principe Torquato. Anche qui più di un taglio all'interno della stessa scena.

A) Frattura per rimandare il duello?
LV: 1:09:35 (2.13'') – SV: 58:31

La LV continua, da quando Francesco chiede informazioni sul francese, mostrandoci una terza scena, di seguito, che manca nella SV. Qui siamo nella bottega del maestro Alvaro. Francesco, con il braccio tra due incudini, chiede al padre di rompergli un braccio con un grosso martello del mestiere in modo da rimandare almeno di 60 giorni il duello. Mentre i due parlano entra in bottega il Principe, che incoraggia il giovane e si complimenta per il coraggio ma nel contempo divertendosi a fargli notare le troppe fregnacce combinate. Le due versioni riprendono insieme dalla frase del principe "Checco, tu non c’hai scampo, tu puoi solo scegliere l’arma della carneficina: o spada o sciabola", che riassume tutto quello visto in più in questa parte nella LV.

B) SV: Occhio al Codice Gelli!

LV: 1:11:57 - SV: 58:38 (9’’)

Subito dopo quella frase, nella SV il Principe spiega chi abbia codificato le regole del duello, ma la LV taglia: “Questo prescrive il codice Gelli”. “E chi è sto Gelli?” domanda Francesco. “Un gran fio de na mignotta”, sentenzia il Principe… Le due versioni riprendono con una bevuta di vino e il proseguimento della lunga chiacchierata tra i tre. Si conclude che il colpo migliore è... il colpo di culo!
CURIOSITA': Jacopo Gelli (1858 – 1935) è stato un militare e scrittore italiano. Convinto sostenitore del principio secondo il quale ogni disputa poteva essere risolta pacificamente senza ricorrere all'uso delle armi e senza alcun danno per l'onore, divenne presidente della Corte internazionale per l'abolizione del duello. Pur senza riuscire mai nel raggiungimento di tale obiettivo, fornì comunque un contributo prezioso alla definizione delle regole dello scontro e della sfida, del concetto d'onore e di cavaliere, tant'è che lavorò assiduamente per ottenere un rigido regolamento in proposito. Scrisse il "Codice cavalleresco", pubblicato per la prima volta nel 1879.

• 14) LV: LA POLIZIA PER BLOCCARE IL DUELLO
LV: 1:27:48 (1:46’’) - SV: 1:14:39
All'ingresso di un grosso parco, inizia il duello tra il Conte Tacchia e lo spadaccino francese, seguendo tutte le regole che la circostanza impone. Il Principe e il maestro Alvaro seguono il duello di Francesco dall'interno di una carrozza, mangiando e bevendo prelibatezze della cucina romana. Hanno tenuto all'oscuro Francesco del loro piano: intervengono infatti d'improvviso i due garzoni travestiti da poliziotti urlando ai partecipanti che c’è il divieto di svolgere il duello, con conseguente fuggi fuggi generale. La SV si ferma alla prima interruzione del duello, mentre la LV riprende lo stesso in un altro punto del parco, vicino a una fontana, per essere poi nuovamente bloccato da un secondo intervento dei finti poliziotti. Le due versioni riprendono insieme con il gruppo che si riunisce nei pressi di un casolare di campagna.

• 15) LV/SV: A TAVOLA IL PRINCIPE E IL FALEGNAME
Anche in questa scena, che vede il Principe Torquato e il maestro Alvaro seduti amichevolmente a tavola parlando e cianciando, esiste più di una differenza. Addirittura la sensazione è che la LV abbia tenuto il primo ciak con la battuta improvvisata di Panelli poi ripetuta per un ciak meglio interpretato per la SV.

A) LV/SV: Una persona… basso locata

LV: 1:32:27 (15’’) – SV: 1:17:33 (15’’)

La battuta è la stessa, come vedremo, ma cambia inquadratura. Questa comincia con una tavola imbandita di ogni ben di Dio. Vi sono seduti il Principe con il maestro Alvaro, intenti a mangiare e bere. Nel descriversi al Principe, il padre di Francesco si definisce persona... “basso locata” (battuta seguita da grosse risate di entrambi). La stessa singola battuta nella due versioni è identica ma ripresa con inquadrature diverse: pare che, come detto, complice anche un vino che non doveva essere solo di scena, Panelli l’abbia improvvisata e che Gassman non riesca a trattenersi dicendo: “E’ carina questa!” mentre guarda verso la troupe! Da qui in avanti prosegue solo la LV, infatti, con un Gassman totalmente fuori giri.

B) LV: Il principe si complimenta col maestro Alvaro
LV: 1:33:42 (25’’) – SV: 1:17:50

La LV continua dalla scena precedente (mentre nella SV si passa direttamente al “Ma che ce fregaaa” di pochi minuti dopo) mostrando un Principe sbracatissimo e ridanciano, che pare davvero preda dell’alcol: fa i complimenti al maestro Alvaro confidandogli di ammirarlo per quanto lavora e fatica: la vera nobiltà è il lavoro, dice. Le due versioni si allineano, come detto, con i due che cantano "Ma che ce fregaaa… Ma che ce 'mportaaa…." e con il Principe che propone un ultimo spaghetti aglio e olio leggeri leggeri…

• 16) LV: FIORI PER FERNANDA

LV: 1:40:49 (1:20’’) – SV: 1:24:35
La stessa scena è presente in due punti diversi delle due versioni. Ninetto si presenta in casa di Fernanda con un grande mazzo di fiori a lei offerto da Francesco insieme a un piccolo diadema. Lei rifiuta, manda al diavolo Ninetto e affacciandosi se la prende con Francesco, che vestito di tutto punto si trova sotto la sua finestra ripetendole quanto ci tenga a lei.

• 17) SV/LV: LA PARTITA  A CARTE AL CIRCOLO ARALDICO
Anche qui una sequenza particolarmente prolungata e pure importante, dal momento che è qui che il Conte vincerà un sacco di soldi e la villa del Duca cominciando una vita completamente diversa. La LV dà molta importanza al tutto prolugandosi decisamente oltre il necessario, la SV al contrario taglia.

A) SV: Tacchia si presenta ubriaco al circolo
LV: 1:47:39 – SV: 1:30:05 (31’’)

Tutto è pronto per la grande festa in cui celebrare l'ingresso nella nobiltà del Conte Tacchia, che ha ereditato i titoli dal purtroppo defunto Principe Torquato. Nella nuova dimora del Conte Tacchia, ovvero il palazzo del Principe, il palazzo è però desolatamente vuoto: da una chiamata del circolo araldico fatta dal marchese Lollo e dalla duchessina Elisa partono una risata e una bella pernacchia! Il Conte decide così, per non sprecare tutto quel cibo, di far salire il popolo a mangiare e bere a spese sue. Stufo di non essere considerato dai nobili, il Conte Tacchia si presenta, completamente ubriaco, al circolo araldico. Solo nella SV, arrivato davanti al portone, discute con il portiere del circolo: cita il lungo elenco di titoli appena ottenuti così da entrare finalmente come nobile. Le due versioni ripartono con il Conte che, dopo aver spiaccicato una torta in faccia al marchese Lollo incontrato all'uscita, si presenta a tutte le persone in sala.

B) LV: Tacchia vince a carte senza sosta

LV: 1:53:17 (2:00’’) – SV: 1:36:14

Siamo nella grande sala del circolo araldico. Il Conte Tacchia comincia a giocare a carte completamente ubriaco. Stupito della prima, grossa vincita (pensava che il banco fosse di 100 lire e non di 100.000 lire!), inizia a sfidare il Duca ripuntando tutto. Il Duca, convinto di poter ritornare dei soldi persi accetta, ma perde di nuovo la posta in gioco e poi ancora. A questo punto la SV cambia inquadratura e, riprendendo la stessa scena dall’alto, la fa continuare per qualche secondo senza che quasi si sentano le parole. La LV invece rimane a riprendere dal basso e continua a documentare la lunga sequenza di vincite del Conte Tacchia, che portano velocemente il Duca a giocarsi la villa fino ad arrivare al fatidico “Mi gioco tutto”. A questo punto anche qui la ripresa inquadra dall’alto e si ricongiunge alla SV, mostrando subito dopo il Duca che, davanti a un notaio, firma una montagna di cambiali. Il Conte Tacchia si concede una bella mangiata di spaghetti...

• 18) LV: PRINCIPE MI MANCHI...
LV: 1:56:22 (3:00’’) – SV: 1:38:40
Mentre la SV si ferma alle cambiali inserendo qui la scena 16 che aveva saltato, la LV aggiunge una sequenza all’interno del palazzo di Tacchia: Questi, rimasto da solo, imita l’amico Principe parlando con un suo ritratto mentre si appresta all’ennesima mangiata. Intristitosi d’improvviso, capisce che la nobiltà non rende felici (ecco perché il Principe lo cercava sempre, per non restare da solo!). Poco dopo lo raggiunge in sala da pranzo Ninetto portandosi dietro l’ennesimo mazzo di fiori appena rifiutato da Fernanda e raccontando di tutti gli oggetti che la donna gli tira dietro ogni volta che prova a consegnarglieli... Il Conte cammina da solo per le grosse stanze lussuosamente arredate del palazzo assorto nei suoi pensieri e mette un disco sul grammofono. Da qui riprende anche la SV, con Ninetto che annuncia al Conte l'arrivo della duchessina Elisa.

• 19) SV/LV: IN INTIMITA’ CON LA DUCHESSINA
Siamo ancora nel palazzo del Principe Torquato, ormai diventato residenza del Conte Francesco Puricelli Tacchia, e in due occasioni le due versioni differiscono.

A) LV: Sei forse qui per la foto?
LV: 2:00:30 (36’’) – SV: 1:39:52

La duchessina e il Conte Tacchia, lasciati soli da Ninetto, siedono su un divanetto a parlare. Solo nella LV il Conte Tacchia chiede alla duchessina Elisa se è lì per riavere indietro la foto in cui è ritratta nuda. La SV ignora del tutto l’eventualità e passa direttamente alla seconda ipotesi (con la quale si riallaccia alla LV), ovvero le cambiali di suo padre il Duca, firmate dopo la (per lui tragica) partita a carte.

B) SV: Per il sesso… attendere il matrimonio!

LV: 2:04:35 – SV: 1:43:24 (1:16’’)

Siamo sempre nel salotto del Conte Tacchia. La duchessina propone a Francesco di sposarla senza nasconderne lo scopo: “Per i soldi e per i tuoi titoli, che se son ben portati non sono mica da buttar via”. Per concederle in poche parole la possibilità di cancellare i debiti del padre. Elisa a questo punto gli si struscia addosso provocandolo; lui vorrebbe anche un po’ d’affetto, ma… “I sentimenti, Francesco, lasciamoli da parte. Sono cose da plebei!” “Ah sì? Eh già, tra nobili non si usa”... La LV a questo punto stacca, ma la SV (al solito più… audace) ci mostra un Conte che, attratto, si lancia addosso alla duchessina: “Famose sta grande scopata aristocratica!”. Lei però, pur lascandosi toccare, proclama: “I contatti fisici... dopo”. Il Conte accetta così di sposarla (cosa che nella LV viene data come fatta senza che nessuno lo dica) dicendo però che anche le cambiali si cancelleranno solo… alla consegna della merce!

• 20) LV: TUTTI IN ATTESA DEGLI SPOSI

LV: 2:04:35 (18’’) – SV: 1:44:40
Arriva il giorno del matrimonio e la LV si sofferma a inquadrare la facciata della chiesa e la scalinata con tutti gli invitati disposti in ordine ad aspettare gli sposi. Un colpo di clacson e le due versioni mostrano il Conte Tacchia arrivare con un'auto di lusso, nuova di zecca!
CURIOSITA': L'auto che vediamo nel film è, come giustamente dice il Conte Tacchia, una Lancia Beta 909. Terzo modello della casa automobilistica Lancia, aveva il nome di Lancia 15/20H: fu prodotta nel 1909/1910 in soli 150 esemplari. Quella guidata da Montesano è quindi un vero pezzo di storia dell'automobilismo italiano. Nel film si specifica che è stata comprata per 24.000 lire (“Proprio a buon mercato non è… 24.000 lire una sopra l’altra… possino ammazzalli!”), ma in realtà il prezzo di listino di allora era di 10.500 lire, pari a 42.000 euro di oggi (fonte ISTAT). Contestualizzando la spesa (un'auto, nel 1910, era in realtà una cosa unica) è come se il Conte avesse comprato ai giorni nostri una delle prime auto elettriche.

• 21) LV/SV: IN CODA AL DISTRETTO MILITARE

LV: 2:10:38 (32’’) – SV: 1:50:25 (32’’)
Stessa durata ma scena diversa. Lo strillone annuncia la guerra tra Italia e Turchia sul fronte libico e qui le due versioni, inaspettatamente, differiscono molto. Nella LV il Conte aspetta davanti al distretto militare ancora vestito da sposo e triste in volto, quasi assente. L'inquadratura passa dall'ingresso del distretto fino alla gente in fila. Nella SV Tacchia invece aspetta vestito di tutto punto davanti al distretto militare con aria serena, leggendo il giornale. Si noti che da qui in avanti la SV perde molto in termini di scene ed eliminando tutte quelle al fronte non ci fa capire cosa sia successo a Francesco durante la guerra. Si limita, immediatamente dopo la scena al distretto, a inquadrare la targa che lo commemora facendoci capire che viene creduto morto.
CURIOSITA': La guerra italo-turca inizia con la dichiarazione di guerra dell'Italia alla Turchia il 29 settembre 1911 e si conclude il 18 ottobre 1912. Con l'accordo di Francia e Gran Bretagna per la ripartizione delle colonie nell’Africa settentrionale, il governo italiano guidato da Giolitti intima alla Turchia di sgombrare la Libia; al rifiuto segue la dichiarazione di guerra. Nel film il Conte Tacchia si arruola dopo il matrimonio celebrato a ottobre; coerentemente, quindi, dopo le prime partenze dei militari italiani verso la Libia (come detto appunto dal venditore di giornali).

• 22) LV: IN GUERRA SUL FRONTE LIBICO

LV: 2:11:10 (4:45’’) – SV: 1:50:56
La scena è  presente esclusivamente nella LV: siamo in guerra, al fronte libico, in una tenda militare dove il Conte Tacchia si presenta al suo superiore che cerca di convincerlo (gli offre una coppa di champagne) a sacrificare i semplici soldati che sarebbero dovuti rimanere nelle retrovie a proteggere la ritirata degli alti generali. Con grande prova di coraggio, esasperato dalla vigliaccheria del superiore, Francesco manda al diavolo il comandante dicendo che rimarrà lui a difendere la ritirata mettendosi alla mitraglietta. Mentre è di guardia alla mitraglietta, però, si addormenta pensando a Fernanda venendo sorpreso dalle armate libiche; tra le file delle quali, tuttavia, fortuna vuole che combatta il suo amico Alì. Questi, ricordandosi dei soldi datigli dal Conte e che gli avevano permesso di tornare a casa, lo libera.

• 23) LV: FERNANDA ESCE DAL CARCERE
LV 2:15:55 (33’’) – SV: 1:50:56
Prima che nella SV venga inquadrata la lastra in memoria del Conte Tacchia (al valore, poiché lo si crede caduto in LIbia) la LV ci mostra Fernanda mentre esce dal carcere passeggiando tra le strade di Roma incrociando in un vicolo persino un pastore con le sue pecore! Le due versioni riprendono con l'immagine della targa messa in ricordo dell'impresa del Conte Tacchia e gli abitanti della zona che ascoltano gli stornelli der "Sor Capanna". L'assenza della scena 22, come detto, non ci fa capire come sia possibile la presenza di Francesco vestito da marocchino tra i vicoli di Roma.

I titoli di coda cominciano nella LV a 2:22:04 e nella SV a 1:54:35.
La LV dura quindi circa 25 minuti in più, mentre la SV ha circa 2.26" non presenti nella LV.

APPROFONDIMENTO INSERITO DAI BENEMERITI FEDEMELIS E ZENDER

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commenti (5)

RISULTATI: DI 5
    Gugly

    26 novembre 2020 11:18

    Ottimo, solo una cosa: mi sembra che nello speciale manchi un pezzo di dialogo tra padre e figlio cheSV è stato lasciato in presa diretta e nell'altra ridoppiato, ovvero quando Panelli rimprovera al figlio di vergognarsi degli artigiani, senza i quali i nobili non avrebbero, tra gli altri " i tavoli per magnà!"
    Risposta pronta di Ceccho "I letti per scopà!"
    Il padre replica "Tu sempre a quello pensi! Il figlio coerentemente risponde "Perchè, ce sta cosa più bella?"
    Nella long version questo dialogo è stato chiaramente ridoppiato perchè Checco risponde al padre " I letti per riposa'; rimane la risposta piccata di Panelli che in questo modo perde mordente, quasi incomprensibile.
    Fedemelis

    26 novembre 2020 14:26

    Tutto giusto Gugly, ho appena ricontrollato.
    Errore mio che mi sono soffermato solo sulle scene e non sulle piccole differenze nei dialoghi.
    Come hai ulteriormente confermato tu, la SV si presenta più "volgarotta" della LV.

    Zender

    26 novembre 2020 14:37

    Grazie Gugly, aggiunto.
    Gugly

    26 novembre 2020 17:03

    Grazie a voi
    Geppo

    27 novembre 2020 21:08

    Reportage grandioso per un mio CULT personale! Ottimo lavoro, ragazzi!