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2000: LA FINE DELL'UOMO

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2000: La fine dell'uomo
Titolo originale:No Blade of Grass
Dati:Anno: 1970Genere: fantascienza (colore)
Regia:Cornel Wilde
Cast:Nigel Davenport, Jean Wallace, John Hamill, Lynne Frederick, Patrick Holt, M.J. Matthews, Anthony May, Wendy Richard
Note:Aka "Anno 2000: la fine dell'uomo". Tratto dal romanzo "Morte Dell'Erba" di John Christopher.
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 10
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/1/10 DAL BENEMERITO BMOVIE POI DAVINOTTATO IL GIORNO 25/5/16
Appartiene a quella schiera di film e romanzi fantascientifici che, profetizzando un futuro in cui le risorse alimentari verranno a mancare, immaginava schiere di viaggiatori senza speranza muoversi tra lande desolate pronti a uccidere il prossimo senza troppi rimorsi. Il prologo - che segue un'introduzione con scene documentaristiche di distruzione e devastazione - è, come quasi sempre accade, piuttosto breve e mostra, confondendo passato e presente senza molta logica e forse solo per il gusto di disorientare, come la crisi – dapprima circoscritta e sottovalutata – sia dilagata fino a generare lotte e disordini. Poi si individuano i protagonisti: John Custance (Davenport), sua moglie Ann (Wallace), la loro figlia sedicenne Mary (Frederick) col suo fidanzato Roger (Hamill) e, incontrati successivamente, il farabuttesco Pirrie (May) con moglie di facili costumi a carico (Richard). Partiti insieme in macchina da Londra, si trovano a proseguire per le campagne incontrando bande di assassini e stupratori, mentre il regista si diverte ad anticipare alcune scene mostrandocene fugacemente brevissimi flash virati in giallo o rosso e continuando quel gioco di spaesamento temporale che nella seconda parte viene per fortuna quasi del tutto abbandonato. Nel frattempo cominciano a delinearsi meglio i caratteri dei personaggi: John Custance è indiscutibilmente il leader, con la capacità di dire e fare sempre ciò che è giusto e un'attitudine da factotum che lo porterà a passare da prete a ostetrico senza batter ciglio (un ciglio solo per l'appunto, perché il secondo occhio è coperto da una benda). Pirrie ci prova con la forza e il fucile a proclamare la sua indipendenza da John, ma capisce pure lui che di fronte a tanta saggezza conviene abbassare la testa. Si limita a far capire a tutti come il vero pretendente della bella Mary sia lui e non più quel pappamolle di Roger, onesto sì ma senza spina dorsale. Un'umanità retrocessa alla barbarie (la radio cita insistentemente episodi di cannibalismo) come nei postatomici ci fa capire che l'ambito in cui ci si muove è in fondo lo stesso; gli sviluppi sono infatti dati dagli sporadici incontri fatti per via, che siano essi motociclisti assassini o povera gente che si barrica in casa difendendo strenuamente il poco che ha. La regia di Cornel Wilde non riesce a dare sempre la necessaria grinta, nonostante qualche sequenza “forte” e la buona performance di Davenport, tuttavia la narrazione è piuttosto fluida e il film, per gli appassionati del genere, godibile.
il DAVINOTTI

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Schramm 18/4/15 15:06 - 2248 commenti

E’ interessante, di certa lontana/vicina sci-fi foriera del planetario catastrofismo più menagramo, come la sua sindrome di Cassandra (si noti la chiusa: “questo film non è un documento di fatti realmente accaduti, ma potrebbe diventarlo”) oggi risuoni più come un ‘ve l’avevo detto’ a riprova dell’obsolescenza fantascientifica. E’ poi considerevole come il variopinto finimondo anticipi alcuni cromosomi romeriani (il lungo scontro coi bikers predoni) e di serie come Survivors (le epidemie) e Walking dead (il succedersi di fortini da conquistare, il tutti-contro-tutti). Finis hominis-Show: 1 a 1.
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Herrkinski 12/5/10 15:04 - 4091 commenti

Non male questo film "catastrofico"; considerando l'anno in cui è stato girato, è notevole come viene affrontato il tema dell'inquinamento e dell'urbanizzazione, così come è coraggiosa la scelta di mostrare alcune sequenze decisamente forti (su tutte la fucilata nella pancia, il parto del neonato morto e certe immagini di repertorio di bambini denutriti). Parte molto bene, caustico ed apocalittico, ma nel secondo tempo si fa un po' troppo lento e verboso; nel tentativo di approfondire la psicologia dei personaggi l'azione perde ritmo.
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Daidae 2/2/19 15:22 - 2517 commenti

Molto ben realizzato e con un messaggio ecologista da prendere in considerazione. Ottima la prova del variegato cast, solida regia e con diverse scene ad effetto. Valida la fotografia; fa una certa impressione vedere che già cinquanta anni fa l'inquinamento fosse così alto, stando almeno alle poco piacevoli immagini di repertorio che introducono il film. Da riscoprire.
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Rufus68 27/1/19 21:20 - 2304 commenti

Probabilmente ispirato dalle cupe previsioni del Club di Roma (nato due anni prima), il film non si distacca da un catastrofismo sociale assai facilone. Il crollo della civiltà è reso con una serie di zuffe tediose e una sfaccettatura psicologica dei personaggi sbozzata con la motosega. Nulla lascia presagire la finis terrae a livello emotivo e di atmosfera: un cast anonimo completa in negativo la scialba rassegna apocalittica.
I gusti di Rufus68 (Drammatico - Fantascienza - Horror)

Myvincent 1/4/15 19:53 - 2190 commenti

A causa di un non meglio precisato virus, l'incolumità della Terra è seriamente messa in discussione, scatenando gli istinti più primordiali e "disumani". Trattasi di cinema-spazzatura vero e proprio, dove la visione di quell'oretta e mezza pare interminabile, tanto assurdi gli sviluppi del racconto (che paiono improvvisati lì per lì). Da evitare deliberatamente.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le interpolazioni di scene sull'inquinamento terracqueo.
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Gestarsh99 24/4/14 18:25 - 1061 commenti

Gli inglesi e le loro inquietanti proiezioni catastrofiche. Il terrore del caos, il panico del disordine sociale e le indifferibili problematiche ecologiche che nei '70 iniziavano ad allarmare le cronache divulgative escernono questa greve post-apocalissi ambientalista, che azzanna "cerbericamente" una pretestuosa e ingolfante cagnara eziologica: inquinamento globale, epidemia virale e pericolo atomico. Il sunto diagnostico però è incontrovertibile: tratteggi psicologici improvvisati, sviluppi comportamentali generici e messinscena a galla nella palude dell'effettismo più sciapo e negletto.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il bellissimo ed emozionante brano di apertura e chiusura, cantato da Roger Whittaker: "No blade of grass".
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Modo 22/2/15 19:16 - 684 commenti

Discreto film eco-catastrofico girato con pochi mezzi e dalla storia senz'altro ben realizzata. Il mondo è colpito da un virus che ditrugge le coltivazioni alimentari. Immagini talvolta crude, altre un po' troppo stravaganti come certi dialoghi. Sicuramente non ci si annoia, nonostante il ritmo segua cadenze sempre lineari.
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Bmovie 11/1/10 1:51 - 110 commenti

La popolazione mondiale, a causa di un virus, muore di fame. Cade qualsiasi legislazione e gli unici a sopravvivere sono i più forti. Questo film riesce a disegnare perfettamente uno scenario post-apocalittico credibile, facendo forza sulla natura dell'uomo e sui suoi possibili comportamenti. L'eterna conflittualità tra primordialità e raziocinio rappresenta il tema principale di questo film di fantascienza crudo e spietato.
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Wonka 31/1/10 13:39 - 31 commenti

Molto sentito negli anni '70, il tema dell'inquinamento e della sopravvivenza della razza umana viene qui esposto in maniera asciutta e lineare. Un gruppo di persone che vaga in cerca di un posto dove poter stare al sicuro, mentre per le strade dilagano guerriglie e atti vandalici. Il ritmo è piuttosto pacato (eccetto alcune impennate) ma si lascia guardare molto volentieri. Non c'è spazio per inutili sentimentalismi o scene troppo isteriche e compiaciute ma è tutto molto essenziale, scarno ma a mio avviso con un buon effetto finale.
I gusti di Wonka (Comico - Fantastico - Guerra)

Wotansvolk 28/7/10 7:02 - 10 commenti

Se nei primi minuti parte come un b-movie ambientalista qualsiasi, ben presto assume toni più personali. L'attore Cornel Wilde (che qui si limita a regia e voce narrante) propone un film scarno e grezzo, stilisticamente non troppo dissimile dalle prime regie di Eastwood, attraverso il quale esprime pessimismo verso i valori sociali condivisi. Il viaggio poi è una sorta di parabola (e Davenport un messiah), durante la quale i personaggi tutti saranno giudicati unicamente per le azioni compiute.
I gusti di Wotansvolk (Animali assassini - Giallo - Horror)