Lucio Fulci, il periodo dei mille generi

21 gennaio 2008

Lucio Fulci
nasce a Roma, il 17 giugno del 1927.
La sua, sin dall’inizio, è una vita “condizionata” dai familiari, in particolare dalla madre che lo vorrebbe laureato... Ma Fulci ha un carattere molto particolare, e parecchio disordinato: non è chiaro, difatti, se abbia conseguito (come ha più volte sostenuto) la laurea in medicina o meno. Certo è che alcune conoscenze anatomo-patologhe verranno utilizzate per la realizzazione delle più impressionanti sequenze dei suoi futuri film splatter e gore (avallando quindi l’ipotesi che Fulci abbia comunque frequentato la facoltà). Dopo essere stato allontanato da casa, il giovane regista, come un disadattato, vaga per Roma; i suoi unici averi si limitano all’abbigliamento, peraltro molto “misero”: usa un maglione a due colori (verde fuori e giallo all’interno) che rigira quando vuole cambiare d'abito...

Il giovane Fulci è impegnato anche in politica (scrive addirittura alcuni volantini di “estrema sinistra”) e frequenta personaggi impegnati nell’ambito della pittura e della scrittura. Racimola qualche soldo presentando spettacoli di musica jazz (il suo vero amore, oltre al cinema). Conosce, ad una festa mondana (ma presentandosi malvestito e trasandato) la sua futura moglie Luisa Federici che ad un’amica aveva confidato, dopo averlo visto: “questo te lo regalo!”. Quando Fulci venne messo a conoscenza della frase le stette addosso a tal punto da ottenerne il fidanzamento…. che dura molto poco, a causa delle differenti estrazioni sociali (lei è una nobile borghese, lui uno squattrinato “ideologo”)…
E’ certo che, dopo l’iscrizione al CSC (Centro Sperimentale di Cinematografia) di Roma, le sue frequentazioni con persone coinvolte nell’ambito dello spettacolo vanno ad intensificarsi. E, sempre in questo frangente, collabora con Il Messaggero in veste di critico (di cinema, arte e musica)…
Celebre è la stima, nutrita nei suoi confronti, riservata da alcuni grandi nomi dello spettacolo (deputati a giudicarlo all’esame di ammissione CSC) come Luchino Visconti (in veste di Presidente del Centro) al quale Fulci, interrogato su alcuni film, non esitò a dire che il regista aveva chiaramente realizzato Ossessione (1942) plagiando altri capolavori (in particolare Renoir). Ottenendo il risultato della promozione, con il massimo dei voti! Altri partecipanti alla giuria d’esame rispondono al nome di Antonio Pietrangeli, Pietro Germi e Michelangelo Antonioni
 
IL PRIMO PERIODO: TOTO’  E CELENTANO

Collaborando per una paga mensile di 50 mila lire con Visconti e altri registi, viene coinvolto nella realizzazione di alcuni soggetti che poi diventano sceneggiature e istituisce una stabile relazione con Steno (presentatogli dal regista Bolognini) per il quale aveva scritto una sceneggiatura (mai andata in porto, n.d.r.)…
E’ proprio con Steno che Fulci conosce il celebre Totò, prima in veste di sceneggiatore di alcune sue pellicole (quindici in tutto), compresa quella del celebre film “pirandelliano” interpretato da Orson Welles L’Uomo, la Bestia e la Virtù (ma stando a tante altre testimonianze, il regista era anche impegnato “tecnicamente” sui set, tanto da guadagnarsi stima e fiducia non solo degli operatori del campo, ma anche dello stesso De Curtis), quindi come regista in quello che è il suo debutto ufficiale nel cinema: I Ladri (1959), sceneggiato da Nanni Loy e fortemente sostenuto dal Principe. 
Film disastroso al botteghino, che presenta Totò in un ruolo (commissario) decisamente inadatto, ma che già rivela alcuni “tagli” narrativi e stilistici che poi saranno chiari e definiti nel successivo inserimento nel genere thriller/horror. Come pure elementi di carattere “fantastico” sono inseriti nella sceneggiatura di Totò all’Inferno, dell’anno precedente. Sin dagli esordi Fulci manifesta una tendenza alla “ribellione” e all’anarchia (nonché all’indisciplina) declinando qualunque tipo di compromesso o connivenza con i Grandi Autori e rinunciando, quindi, ad atteggiamenti che sfociano nel servile; tanto che Visconti, dopo la sua prima regia, lo rimproverò dichiarando le sue deluse “aspettative”, proiettate verso un cinema più nobile e autoriale…
Il debutto con il film I Ladri è da imputare alle necessità “alimentari” di Fulci (sorte a seguito del matrimonio) e al forte sodalizio tra il regista e Totò, che andrà ad incrinarsi qualche anno dopo, quando il Principe sospetta che Fulci abbia avuto rapporti con la bella attrice Franca Faldini, il suo grande amore…

Per un ampio periodo, nascosto dietro alle sceneggiature (o in veste di aiuto regista) dà il suo apporto a copioni ora drammatici, ora comici, ora storici ed appare (nei panni del vicino di Totò nel “vagone letto”) nel primo film italiano girato in technicolor: Totò a Colori (1952), di cui firma anche la sceneggiatura…
 
Anche dopo il debutto in regia continua a firmare interessanti sceneggiature come: Nerone ’71, Il Sangue e la Sfida, La Gabbia (dal cui prenderà spunto per portare sullo schermo la sua versione del soggetto intitolata Il Miele del Diavolo, 1986), Night Club, I Due Crociati e persino un film di Riccardo Freda: A Doppia Faccia (1969).
Affronta poi un paio di musicarelli lanciando Adriano Celentano (e scrivendo i testi delle canzoni “Il tuo bacio è come un rock” e “24.000 baci”!) nel film I Ragazzi del Juke Box (1959), interpretato da Fred Buscaglione, Celentano ed il grande caratterista della commedia sexy (ma non solo) Mario Carotenuto; quindi replica il tema con il simile Urlatori alla Sbarra (1960)….
E’ in questo periodo che Fulci tenta, addirittura, di iscriversi alla celebre trasmissione televisiva Lascia o Raddoppia in qualità di esperto di Proust: non verrà accolto perché parlare di Proust, dichiarato omosessuale, all’epoca era contro ogni logica televisiva (e non solo)….

IL SECONDO PERIODO: FRANCO E CICCIO

Il 1962 rappresenta un’altra data fondamentale nella carriera (malvista dalla critica, ma amata dal pubblico) del regista: con il film Le Massaggiatrici Fulci inaugura una lunga, e proficua, collaborazione lanciando (come è ormai sua consuetudine) il duo Franco Franchi/Ciccio Ingrassia, una coppia conosciuta durante le frequentazioni (assieme ad altri intellettuali) dell’avanspettacolo e per la quale il regista inventa la consolidata (nel tempo) formula: Ciccio “il serioso” e Franco “lo sciocco”…
Nel secondo film imbastito sulle gag del duo comico, I Due della Legione, del medesimo anno, il cast comprende importanti nomi del cinema “di genere” italiano come Aldo Giuffrè e la bella Rosalba Neri, da lì a breve vera e propria icona del thriller/erotico all’italiana.
Seguirà I Maniaci (1964) prima di inforcare la via “alternativa” del western, nel quale il regista profonde tutto il suo senso di pessimismo che ben è rappresentato da sequenze violentissime, per l’epoca, e da tematiche scomode e antisociali.

IL TERZO PERIODO: IL WESTERN

Le Colt Cantarono la Morte e fu…. Tempo di Massacro, datato 1966, è opera definita dallo scrittore Alberto Moravia con il termine “artaudiano”, termine di cui Fulci si appropria, in seguito, per definire il suo periodo horror, che raggiungerà l’apice con … e Tu Vivrai nel Terrore! L’Aldilà (1980).
Alla resa dei conti il Teatro della Crudeltà di Artaud è, in questo caso (come e ancor meglio nel periodo horror) congiunto con cognizione di causa. Si tratta, infatti, di uno dei migliori western italiani, ben interpretato da Franco Nero e Nino Castelnuovo; particolarmente crudo e valorizzato da una colonna sonora cui lo stesso regista dà un contributo.
Gli altri due western diretti da Fulci (I Quattro dell’Apocalisse ’75 e Sella d’Argento ‘78) si mantengono sullo stesso piano narrativo amplificando, nel caso dell’ultimo film interpretato da Tomas Milian, l’aspetto crepuscolare e macabro…

IL QUARTO PERIODO: LANDO BUZZANCA

Come già il 1959 (I Ladri) ed il 1962 (Le Massaggiatrici) erano state due date cardine ed indicative di una nuova “tipologia” (o genere che dir si voglia) affrontato e decodificato/stilizzato dal regista, arriva il 1968.
In questo anno Fulci dirige Operazione San Pietro e nasce la sua collaborazione con l’attore Lando Buzzanca. Il film è derivato dal più celebrato Operazione San Gennaro (1966) di Dino Risi.
Con l'attore vengono realizzate tre pellicole solo apparentemente prive di “significato” e spesso incanalate, in maniera impropria, nel calderone della commedia sexy…
All’Onorevole Piacciono le Donne (1972), con Laura Antonelli e Lando Buzzanca, è, se “letto tra i fotogrammi”, una satira politica che mira a denudare vizi e malcostumi tipici, radicati in atteggiamenti (spesso truffaldini) della corrente politica nota come Democrazia Cristiana. E già in questo film iniziano, per Fulci, le grane con la censura e i i tribunali (il regista viene citato da un parlamentare della DC identificatosi nel personaggio di Buzzanca, l’On. Puppis)… grane che si configurano, nella loro massima evidenza, come forme di immotivato accanimento nei confronti dell’autore; un atteggiamento che proseguirà con l’attacco a due thriller (Non si Sevizia un Paperino, ‘72 e Una Lucertola con la Pelle di Donna, ’71).
Il Cavalier Costante Nicosia, ovvero Dracula in Brianza 
(1975), oltre ad avvalersi di una buona serie di caratteristi (tra i quali Ciccio Ingrassia nel ruolo di mago “ciarlatano”) e di atmosfere prettamente oniriche e fantastiche, è una lampante denuncia contro il mondo imprenditoriale, filtrato attraverso gli occhi (lo sguardo) di un ipocrita ed egoista (nonché superstizioso) impresario del Sud, trapiantato al Nord e in forte carriera…. assimilato ad un vampiro su due piani: quello ironico e quello metaforico….
Altra sexy – ma solo in parte - pellicola diretta dal nostro, spesso (purtroppo) dimenticata, è La Pretora (1976), dove Edwige Fenech si sdoppia nei “panni” (come sempre succinti) di una moralista pretora bacchettona e in quelli della di lei sorella, disinvolta ed attrice di fotoromanzi porno che sono la vera ossessione, e obiettivo di azioni censorie, cui la pretora dedica la sua esistenza….
 
Variegata, inclassificabile, indipendente e difficilmente, dunque, confinabile in questo o quel genere, la filmografia di Fulci all’inizio degli anni ’70 stava per incanalarsi in quello stile (horror/thriller/splatter) che avrebbe segnato l’affermazione dell’Autore come “Poeta del macabro”, definizione coniata, sin dagli inizi del suo porcorso nei meandri dell’horror, dalla critica francese, paese in cui il regista ha trovato, sin da subito, una grande accoglienza (di pubblico e critica); poco dopo la sua notorietà divampa anche in Giappone dove, già nei primi anni ’80, a lui vengono dedicate retrospettive tematiche spesso incentrate sulla celeberrima “quadrilogia del terrore”; ma sarebbero dovuti passare ancora anni, in Italia, prima che il suo nome raggiungesse la meritata celebrità e soprattutto prima che la critica (che inizia a volgere un occhio di riguardo a questo “misogino” e strano autore grazie all’onestà intellettuale di Claudio Carabba) rettifichi alcune sue posizioni. Non si vuole ammettere sino in fondo, ancora oggi, l’influenza stilistico/narrativa “generale” che l’attività di Fulci (in 40 anni di carriera) ha imposto a buona parte della cinematografia italiana… ed estera.
 
ARTICOLO SCRITTO DAL BENEMERITO UNDYING

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commenti (2)

RISULTATI: DI 2
    Fabbiu

    22 gennaio 2012 16:20

    non ho capito in quale ruolo appare Fulci nel film Totò a Colori
    Faggi

    4 agosto 2018 19:38

    [quote=Fabbiu]non ho capito in quale ruolo appare Fulci nel film Totò a Colori

    "passeggero infastidito dagli schiamazzi tra Antonio Scannagatti e l'onorevole Trombetta"
    Fonte: Wikipedia