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RABBIA FURIOSA - ER CANARO

All'interno del forum, per questo film:
Rabbia furiosa - Er canaro
Dati:Anno: 2018Genere: thriller (colore)
Regia:Sergio Stivaletti
Cast:Riccardo De Filippis, Virgilio Olivari, Marco Felli, Gianni Franco, Eleonora Gentileschi, Romuald, Andrzej Klos, Giovanni Lombardo Radice, Emanuele Marchetti, Luis Molteni, Romina Mondello, Eugen Neagu, Rosario Petix, Michelangelo Stivaletti, Ottaviano Dell'Acqua
Note:Ispirato alla nota vicenda di Pietro De Negri, il "canaro della Magliana".
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 5
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 19/12/18 DAL BENEMERITO IL DANDI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 21/5/19
Insieme a DOGMAN esce anche la versione romana (quindi sulla carta più corretta) della celebre vicenda del canaro della Magliana, cogli anni cresciuta nel mito per via di quel finale grottesco e sanguinario che, se nel film di Garrone era in qualche modo stemperato da un approccio più "alto", qui viene riportato alla sua primordiale ferocia da un regista nato e noto come ottimo realizzatore di effetti speciali. Naturale quindi che il clou del film sia rappresentato dagli ultimi minuti, in cui la furia dell'uomo timido e sottomesso (ma molto meno che in DOGMAN) esplode lasciando spazio a una lunga teoria di torture rese graficamente da chi sa che lì può puntare al meglio in un'epoca in cui nel campo già si è osato senza limiti. Manca a Stivaletti la profondità di visione di Garrone, non può essere sostenuto dallo stesso straordinario lavoro sulla fotografia (che anzi qui è piatta e penalizzante) e sulle scenografie che hanno portato DOGMAN a raccogliere premi nel mondo, ma il suo canaro è più vicino alla realtà (difficile da immaginare a Castel Volturno) anche per via di una semplicità e immediatezza che si accosta subito al personaggio. Una storia cruda, un protagonista (De Filippis) decisamente più spregevole rispetto alla controparte garroniana, mite solo in apparenza, sicuramente meno abietto dell'amico/nemico Claudio (Olivari) con cui trascorre buona parte delle scene ma gran consumatore di cocaina e non certo galante con la moglie (Mondello). Sembra invece amare profondamente i cani di cui si occupa: li lava e li cura nel negozio risistemato proprio grazie a Claudio, con cui continuamente si scontra per i motivi più disparati e per ovvie colpe del carattere egocentrista e prepotente di quello. L'aver trasferito la vicenda dagli Anni Ottanta a oggi non pare in fondo aver cambiato troppi particolari nella storia e sicuramente è servito a risparmiare su un budget non certo ampio. Ed è un peccato che l'appeal un po' televisivo dovuto a una confezione modesta danneggi una storia che anche in questa versione meno ambiziosa dimostra di saper comunicare sentimenti forti, che esplodono nel finale delirante tramandato dalle cronache (ma che all'evidenza dei fatti sembra essersi svolto molto diversamente, come stabilì il processo). Ci sono la cocaina, la musica ad alto volume, le martellate e molto di più, in un finale che potremmo facilmente accostare a uno dei tanti torture-porn usciti in questi anni, ma anche un addio al mondo dolce, in controtendenza. La figura di Pietro De Negri (che diventa - nell'interpretazione di De Filippis - Fabio De Nardis) emerge con chiarezza nelle sue sfumature psicologiche e disegna bene il carattere del protagonista, pur all'interno di uno schematismo generale piuttosto puerile che d'altronde non è difficile associare ai veri criminali di allora. Piccola parte per Luis Molteni nel ruolo del cassamortaro.
il DAVINOTTI

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Capannelle 30/5/19 0:22 - 3540 commenti

Non è da queste parti che deve passare il cinema che cerca strade ambiziose o comunque che superino il didascalismo di fondo. Va detto che qualche pillola la regala e che De Filippis fa il suo sporco lavoro. Più pupazzeschi Olivari e il commissario che, insieme a una regia e fotografia poco speciali (in certi frangenti da tv libera) decretano il pendere dell'opera verso la dimenticabilità. Coevo di Dogman ma ogni confronto risulta inopportuno, anche se estremizzando può essere visto come complementare.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Il calcio alla cagnolina, momento veramente basso del film.
I gusti di Capannelle (Commedia - Sentimentale - Thriller)

Didda23 30/5/19 10:41 - 2082 commenti

Stivaletti gira il suo "Dogman" rappresentando la sua versione del canaro, non lesinando in violenza e in effetti gore alquanto truculenti. Non poteva essere altrimenti, perché il regista mette tutte le proprie qualità da notevole artigiano in una pellicola sentita, con picchi di notevole visceralità. Peccato che la fotografia di stampo televisivo annacqui le potenzialità della regia, che offre almeno un paio di sequenze ragguardevoli, soprattutto nel finale. Dell'Acqua e Radice sono comprimari di lusso e fanno tornare in mente il cinema-bis che fu.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le continue vessazioni subite dal canaro; La rimozione del microchip; La sanguinosa vendetta.
I gusti di Didda23 (Commedia - Drammatico - Thriller)

Il Dandi 19/12/18 4:38 - 1537 commenti

Exploitation a tempo di record, proprio come si faceva nei bis di un tempo: il Canaro di Stivaletti è quello più ovvio (anche nella simbologia canina) che però offre al morboso ciò che Garrone non manteneva, ripristinando contorni realistici (che tuttavia non sono neanche qui quelli della Magliana anni '80) e rimettendo al centro gli ingredienti che fecero la mitologia della cronaca (la cocaina come miccia, la tortura splatter come detonazione) e che in Dogman diventavano quasi secondari. Eccessivo, sguaiato, ma per certi versi necessario.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La trappola della chiusura in gabbia.
I gusti di Il Dandi (Giallo - Poliziesco - Thriller)

Pesten 22/5/19 13:31 - 477 commenti

Decisamente più vicino alla realtà del suo simile, uscito quasi in contemporanea. Forse proprio per questo più apprezzabile, nonostante alcuni limiti dovuti sicuramente a un budget neanche lontanamente vicino a quello di Garrone. Come è giusto che sia siamo a Roma, anche se ai giorni nostri e manca quindi quell'atmosfera tipica della Magliana anni 80, ma si sarebbe incappati nel rischio di assomigliare troppo a Romanzo criminale. Stivaletti è maestro degli effetti e dopo una parte lenta ma buona, esplode in un bagno di sangue clamoroso. Bravo.

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: La recitazione di De Filippis, bravo con le due sfaccettature del suo personaggio; L'attenzione al ruolo dei cani nel mondo del protagonista.
I gusti di Pesten (Horror - Poliziesco - Thriller)

Alf62 22/5/19 0:47 - 52 commenti

Versione coatta di Dogman. I personaggi sembrano più una sarabanda di freaks, tutti talmente sopra le righe e continuamente ammiccanti da risultare poco credibili. Lo stile di ripresa si adatta più a uno sceneggiato televisivo. La trasformazione del protagonista sembra saccheggiare la filmografia sui licantropi ma risulta quasi patetica. La virata splatter finale è talmente forzata che pare voglia mettere una pezza alla mediocrità generale ma conferma l'impressione da pessimo B-movie.
I gusti di Alf62 (Drammatico - Fantascienza - Horror)