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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Badando all'essenziale Lang si concentra soprattutto sulla resa massima dell'intreccio, fondato sulla volontà di dimostrare la profonda ingiustizia della pena di morte, soprattutto in presenza di una condanna per prove indiziarie (come nel caso del povero fulminato sulla sedia elettrica nei titoli di testa). Il procuratore generale però spiega come stanno le cose: "E' mio dover far applicare le leggi di questo Stato, ed esse prevedono che la giuria possa decretare la pena di morte". La responsabilità è di chi in ultima analisi decide, insomma, anche se l'amico gli fa notare come un bravo procuratore e un avvocato difensore non alla sua altezza possano influire pesantemente, sui risultati corretti. Una riflessione etica interessante che un...Leggi tutto giornalista (Blackmer) decide di sviluppare assieme a Tom (Andrews), suo futuro genero e scrittore: insieme organizzano che quest'ultimo dovrà essere il sospettato del fresco omicidio di una ragazza per il quale la polizia brancola nel buio. Spargendo indizi ad hoc sul luogo del delitto, incontrando un'amica della vittima, Tom si prepara così ad essere processato, anche se si è premunito di farsi prima fotografare mentre sistema i falsi indizi in modo da poter dimostrare, una volta accusato, di non essere il vero colpevole. Il procuratore generale (Bourneuf), sempre lo stesso, facilmente casca nel tranello e in udienza spinge la giuria a credere che Tom sia l'unico responsabile dell'omicidio di cui è accusato. Ma naturalmente non tutto finirà qui, perché i colpi di scena, per quanto oggi facilmente prevedibili, non mancheranno fino all'ultimo. Anche all'epoca la storia non era del tutto nuova, ma il rigore hitchcockiano con cui viene messa in scena da Fritz Lang permette di poterla godere appieno, in attesa che ci sorprenda come può. La sicumera con cui Tom affronta il processo fa il paio con quella del procuratore, che accumula indizi per circostanziare ogni accusa, mentre la diva Joan Fontaine, qui promessa sposa del protagonista, resta in disparte per entrare realmente in scena solo nell'ultima fase. Al centro ci sono infatti lo scrittore e il giornalista suo complice, padre della donna, in apparenza non troppo interessato al fatto che il diabolico piano da loro organizzato rischi di compromettere irrimediabilmente il rapporto tra Tom e la figlia (e qui la credibilità va a un po' a farsi benedire...). Dosate bene le fasi di approccio alla ballerina amica della defunta (cui spettano al processo i botta e risposta più divertenti), nessuno spazio è concesso a inutili sentimentalismi, mentre è gestita con la necessaria naturalezza l'ultima parte, in cui il rischio di cadere in forzature evidenti era alta. Merito della mano ferma di un Lang evidentemente a suo agio col tema, intenzionato a mantenere fino all'ultimo una chiarezza esemplare. Poco “vero” cinema, forse: manca il grande respiro che un'opera simile avrebbe potuto presentare; non ci sono il tocco registico che distingue, quell'idea anche solo visiva che Hitchcock avrebbe indubbiamente ricercato per lasciare il segno, ma è comunque garantita un'ora e venti di solido intrattenimento.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/08/07 DAL BENEMERITO B. LEGNANI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 28/09/18
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B. Legnani 30/08/07 18:32 - 4749 commenti

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Curioso poliziesco drammatico, probabilmente molto innovativo per l'epoca, un po' meno adesso. Lang riprende e ribalta la tematica del suo Sono innocente. Interessante la costruzione dei falsi indizi. Notevole Joan Fontaine. Il correttissimo Dana Andrews, oggi noto ai più per la presenza in Airport 75, era all'epoca importante presenza di molti film statunitensi. Presenza di Edward Binns, l'imbianchino de La parola ai giurati.

Cotola 18/12/07 01:57 - 7560 commenti

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Giunto al suo ultimo film americano, Lang costruisce con grande bravura un perfetto meccanismo ad orologeria che tiene inchiodato alla sedia lo spettatore per tutta la sua durata, grazie anche ad una sceneggiatura molto ben congegnata e ricca di colpi di scena, non ultimo il beffardo finale che permette al regista tedesco di mettere ancora una volta in luce alcuni dei temi preferiti di tutta la sua opera: la labilità del concetto di giustizia e la fragilità dell'innocenza umana che, forse, non è mai tale fino in fondo.

Daniela 4/09/09 09:47 - 9522 commenti

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Per dimostrare l'assurdità del sistema giudiziario e l'iniquità della pena di morte, un scrittore si mette d'accordo con il proprio editore per fabbricare false prove che lo inchiodano come assassino di una ballerina. La morte improvvisa dell'editore gli farà rischiare davvero la buccia, dato che solo loro due erano a conoscenza del piano. Finale sorprendente, con un rimescolamento di carte fra innocenza e colpevolezza che costituisce tema caro al grande regista tedesco. Ben sfruttata la faccia onesta e pulita di Andrews, trepida Fontaine, thriller originale ed intrigante.

Pigro 26/02/11 15:10 - 7825 commenti

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Lang lascia l'America con un raffinato atto d'accusa: al sistema penale e alla rispettabilità borghese. La storia dello scrittore che finge la colpevolezza per farsi condannare a morte è tanto cervellotica quanto fulminante: ne vien fuori un film illuministicamente antigiustizialista sotto le vesti ora del poliziesco, ora del thriller, ora del giudiziario, con contorno logorroico radical-salottiero e un incedere mozzafiato. Poi, il finale beffardo: la "morale" cambia e mette in scacco l'intera società. Un film maliardo e traditore: geniale.

Saintgifts 12/06/11 15:02 - 4098 commenti

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Fa un po' effetto vedere quanto si fumasse nei film americani (e non solo) di quegli anni. La storia, originale e abbastanza bene congegnata, tanto da tenere lo spettatore con gli occhi puntati dove il regista vuole, come ogni buon prestigiatore fa, in modo da non far vedere il trucco. Qualche incongruenza c'è, ci sono piccole falle qua e là, ma perdonabili ai fini di una causa meritoria.

Homesick 2/04/12 18:12 - 5737 commenti

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Con un’esecuzione capitale come preambolo, Lang si inserisce nel secolare dibattito sulla pena di morte dimostrando un inquietante teorema: un’abile accumulazione di prove indiziarie e l’imprevedibilità del destino possono mettere a repentaglio l’innocenza e la sicurezza di chiunque. La tensione narrativa, ben condotta durante lo svolgersi del processo (d’altronde Lang ne aveva uno esemplare alle spalle) cozza contro un colpo di scena finale artificioso e insulso, seppur pertinente agli assunti di base e al pensiero dell’autore. Regia e interpretazioni essenziali, senza picchi.
MEMORABILE: Il Procuratore a proposito della pena capitale, altrove abolita: «Ma in questo Stato c’è! Ed è mio dovere fare applicare le leggi di QUESTO Stato!».

Graf 25/05/13 21:53 - 699 commenti

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Ultimo film americano per Lang, che chiude la sua stagione hollywoodiana in tono minore nonostante la pellicola risulti avvincente e intrigante. La razionalità geometrica della rappresentazione e le torbide e ambigue strategie narrative dei precedenti film sono, però, un ricordo; la storia, a metà tra il genere "film di giornalisti” e il dramma giudiziario, procede rapida e originale fino a un arzigogolato e artificioso finale che lascia perplessi. Tuttavia il tocco stilizzato e quasi astratto del regista è ancora intatto. Attori poco convincenti.

Giùan 11/02/16 16:37 - 3016 commenti

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Ben meno compatto e polimorfamente perverso rispetto al praticamente coevo Quando la città dorme, è comunque un thriller avvincente in cui Lang, viste anche le vicissitudini produttive, è progressivamente costretto a perdere il controllo della materia filmica. Ne risulta un'opera ambigua, sbilanciata, un po' monolitica nella sua natura di film a tesi e troppo precipitosamente contorta nel finale lambiccato e non proprio onesto. Lascia comunque l'amaro in bocca e negli occhi. Notevolmente controverso Andrews, mai così altezzosa e fragile Joan Fontaine.

Nicola81 1/05/17 19:02 - 1980 commenti

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L'ultimo, controverso film americano di Lang ripropone il consueto pessimismo del regista nei confronti della natura umana (nessun personaggio ne esce moralmente bene) e la labilità del confine tra innocenza e colpevolezza. La tanta carne messa al fuoco, però, avrebbe meritato un maggior approfondimento e infatti la pellicola funziona maggiormente sul versante giallo, grazie all'originalità della trama e all'efficacia del colpo di scena conclusiva. Attori un po' monocordi, fatta eccezione per la Fontaine.

Rambo90 23/08/17 15:45 - 6394 commenti

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Lang torna alle origini del suo debutto americano, con una storia che ricorda classici come appunto Furia e Sono innocente, ma che vira di più verso il giallo/poliziesco. Il risultato è buono, svelto e coinvolgente pur senza toccare vette particolari. Bene in parte Andrews ma ancor più brava la Fontaine in un ruolo pieno di sfaccettature. Doppio colpo di scena finale, ma personalmente preferisco la fine del remake del 2009. Da vedere.

Myvincent 9/11/17 08:03 - 2575 commenti

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La costruzione artificiale di un delitto al fine di provare l'artificiosità del sistema giudiziario forcaiolo americano (tuttora in auge) è l'originale messinscena del regista tedesco, che si avvale di star hollywoodiane del calibro di Joan Fontaine e Dana Andrews. Un film un po' verboso e macchinoso ma che ha lo scopo di lanciare una sfida ai governi che si arrogano il diritto di porsi al posto di Dio in materia di giustizia umana.

Didda23 1/08/18 18:40 - 2288 commenti

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Un solidissimo dramma giudiziario che mette alla berlina il sistema americano mischiando genialmente elementi da thriller/giallo ad altri più da critica sociale. La regia di Lang si fa elegante in più di una inquadratura, girando tutto molto classicamente e asservendo la propria tecnica a una sceneggiatura che poggia su buoni dialoghi e pochissimi tempi morti (forse le uniche scene ridondanti sono quelle nel locale). La breve durata (siamo intorno agli ottanta minuti), unita a un ritmo agile e snello, rende la visione ancor più piacevole.
MEMORABILE: Il rapporto fra il protagonista e la "futura" moglie; L'accendino; L'incidente; Il colpo di scena nel finale.

Deepred89 6/03/20 21:09 - 3292 commenti

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Un'idea rischiosa e originale che ha il sapore di un gioco paradossale dalle tragiche, ineluttabili conseguenze. Estetica da b-movie ma regia sicura, che orchestra con un buon senso del ritmo una progressione schematica ma in grado di catturare (specialmente quando il fato inizia a metterci lo zampino). Gli esiti saranno tutt'altro che scontati, seppur al costo di forzature decisamente non impercettibili. Cast notevole.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Daniela • 12/11/09 15:56
    Consigliere massimo - 5224 interventi
    E' in uscita il remake del film di Lang, titolo
    Un alibi perfetto (ma il titolo originale è proprio identico: Beyond a Reasonable Doubt), regia di Peter Hyams.
    Purtroppo il termine "perfetto" accoppiato a Michael Douglas non fa presagire nulla di buono, pensando al fallimentare remake di Delitto perfetto...
  • Discussione B. Legnani • 12/11/09 17:53
    Consigliere - 13910 interventi
    Mah! Staremo a vedere. La vicenda si presta ad una buona modernizzazione.
    La Fontaine era adorabile.
  • Discussione Zender • 12/11/09 17:55
    Consigliere - 43614 interventi
    Mah, a me il remake del delitto perfetto era piaciuto. Certo l'aggiornamento del titolo era inevitabile: "L'alibi era perfetto" era decisamente imperfetto... ad oggi inaccettabile.
  • Homevideo Noir • 15/04/11 22:36
    Galoppino - 575 interventi
    Disponibile in dvd dal 07/06/2011 per Sinister Film

  • Homevideo Galbo • 12/06/11 23:38
    Gran Burattinaio - 3764 interventi
    Specifiche tecniche del dvd (fonte dvd-store)

    Formato video 2,00:1 Anamorfico
    Formato audio 2.0 Mono Dolby Digital: Italiano Inglese
    Sottotitoli Italiano
    Extra Trailer