Il fischio al naso

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MMJ Davinotti jr
Anno: 1967
Genere: commedia (colore)
Note: tratto dal racconto "Sette piani" di Dino Buzzati
Numero commenti presenti: 23
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Per la sua seconda regia Ugo Tognazzi rielabora uno dei più bei racconti mai scritti in Italia: “Sette piani” di Dino Buzzati. Invertendo l'ordine dei piani della clinica (al settimo i degenti più gravi, mentre in Buzzati stavano al primo) il risultato non cambia, ovviamente, e l'idea resta fenomenale: un uomo (Tognazzi) ricoverato per un piccolo disturbo (quello segnalato nel titolo) comincia tragicamente a risalire i piani della lussuosa Salus Bank pur restando convinto che i medici lo trasferiscano solo per errore (così gli dicono, d'altronde). Nel racconto di Buzzati la critica sociale e le riflessioni filosofiche erano di gran lunga più efficaci, la sensazione di angoscia più opprimente, tuttavia Tognazzi è bravo nel descrivere...Leggi tutto gli ambienti e nella caratterizzazione dei personaggi (Gigi Ballista primario al primo piano e Marco Ferreri al terzo su tutti). Manca però nella regia, e dovendo allungare un semplice racconto fino a fargli raggiungere la durata di un film lascia trasparire tutte le sue lacune, crollando miseramente nelle scene “di riempimento”. Pensiamo a quanto sia inutilmente dilatata la tentata fuga dalla clinica, quanto la festa “in pigiama”... Gli gioca un buon servizio la parte relativa ai cinici familiari (divertente l’interpretazione “non professionista” di Gildo Tognazzi, padre di Ugo anche nella vita), ma nel secondo tempo il ritmo rallenta decisamente, la vicenda perde di interesse per via della ripetizione “povera” di alcune situazioni e la mancanza quasi totale di notazioni ironiche o caricaturali. Tognazzi attore dà invece prova eccezionale della propria versatilità offrendo un'interpretazione eccellente, misurata, vero asso nella manica del suo film. Resta in mente “la conta” cantata dalle Pecore Nere: Aulì ulè ch'a ta musee ch'a ta profitta lusinghè, tubilèm blèm blùm...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Caesars 20/02/07 09:40 - 2690 commenti

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Bisogna dirlo: il film non è particolarmente riuscito e probabilmente la colpa è tutta di Tognazzi regista. Lo spunto iniziale infatti è interessante, un uomo apparentemente sano che piano piano, attraverso varie fasi, tende a peggiorare. Ma sono tutte le vicende secondarie che rendono il tutto eccessivamente lungo e pesante. Peccato, perchè invece il Tognazzi attore ci regala una delle sue solite buone interpretazioni e anche i comprimari reggono bene la scena.

Il Gobbo 8/07/08 19:53 - 3011 commenti

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Fatalmente privo dell'inesorabile secchezza del racconto di Buzzati, il film di Tognazzi ne risente nell'andamento, che dopo un'ora si fa faticoso. È il difetto (insiema a una satira un po' sfilacciata) che gli nega lo status di culto, ma non al punto da renderlo un brutto lavoro, anche perchè la chiave grottesco-fantascientifica e pop è piuttosto indovinata. Cast curioso, con Ferreri, il babbo di Tognazzi, i mitici autori degli sketches con Vianello Scarnicci e Tarabusi, la Janine Reynaud di Jess Franco... e Alfredo Pigna sceneggiatore!

Brainiac 21/01/09 16:46 - 1083 commenti

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Dino Buzzati è uno dei più grandi scrittori italiani di sempre, i suoi racconti (per chi non li conoscesse li consiglio molto più che caldamente) sono staffilate satirico-grottesche rapide ma non indolori. Quindi effettivamente trasporle in film è impresa ardua, meglio sarebbe l'episodio (come Primo Soccorso con Alberto Sordi, sicuramente influenzato dallo scrittore). Già un parziale insuccesso fu Il Deserto Dei Tartari, ma questo film, basato su "Sette Piani" è decisamente sfasato, troppo lungo, bizzarro, per esaltare l'asciuttezza del racconto.
MEMORABILE: Un malizioso Tognazzi testa un reggiseno...

Cotola 3/02/09 21:56 - 7517 commenti

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Tratto da uno splendido racconto di Dino Buzzati, non riesce (ma c'era da aspettarselo) a restituire l'angoscia che le poche pagine scritte versavano a fiumi nell'animo di chi le leggeva. Tognazzi cerca di spingere soprattutto sul pedale del grottesco ma il risultato è discontinuo ed anche piuttosto deludente. Tuttavia non è un disastro completo e si lascia guardare. In ogni caso meglio la prova attoriale che quella registica.

Puppigallo 7/02/09 10:08 - 4508 commenti

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Una lenta, tragicomica agonia, che si protrae per troppo tempo, fiaccando la resistenza dello spettatore. Tognazzi se la cava bene, ma la sceneggiatura è troppo annacquata, con elementi banali (la solita moglie che cornifica, il marito non da meno e la figlia che si scopre ribelle). Si salva comunque la notevole idea dell'innocuo fischio al naso, che diventerà la croce del protagonista, nella sua inesorabile scalata dei piani della clinica. Questo però non giustifica 110 minuti abbondanti di pellicola. Mediocre.
MEMORABILE: Il padre del protagonista usa un estratto di unghie di maiale per scurirsi i capelli; L'imbarazzante ritornello "Tulilem tulinemblemblum".

Cif 6/09/09 15:04 - 272 commenti

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Purtroppo Tognazzi regista non funziona. Troppo incentrato su se stesso, Tognazzi finisce per rimanere schiacciato da una storia deboluccia, con una o due intuizioni discrete e niente più, costretto a chiedere tanto a se stesso, persino troppo. Parte come una commedia graffiante e di costume, per finire in maniera stanca, prevedibile e soprattutto senza lasciar nulla. Non fa ridere, non fa sorridere, non scandalizza e non denuncia. Tognazzi è un grandissimo attore, ma quando è diretto dai Ferreri, Monicelli ecc. *½.
MEMORABILE: La presenza del simpatico papà, nel film e nella realtà, di Tognazzi.

Daniela 30/11/09 11:36 - 9385 commenti

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Tognazzi, attore spesso eccellente ma regista sempre mediocre, stiracchia le poche paginette dello stupendo racconto di Buzzati, tentando di piegarne il valore metaforico ad una satira di costume banale e facilotta, tutta poggiata sulle sue spalle come interprete. Ma, a differenza di altre stelle del cinema nostrano (penso soprattutto a Totò, in parte a Sordi), Tognazzi non rappresenta una maschera in grado di prescindere dal contesto, ha invece bisogno di una storia, di una ambientazione, soprattutto di una regia.

Homesick 7/03/10 10:28 - 5737 commenti

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Sprovvisto dell’angosciante, kafkiana inquietudine del racconto di Buzzati, l’adattamento di Tognazzi si semplifica in un grottesco apologo su malfunzionamenti ed abusi della Sanità e in una satira di marca ferreriana sull’avidità borghese, che si accompagnano ad uno spirito burlesco da commedia di costume e ad un clima fantascientifico suggerito dagli interni pop-avveniristici della clinica. Tognazzi è carnale e trainante e la sua regia coglie il meglio dai comprimari: i parenti serpenti (il padre Gildo, Villi, Brandet), l’amante fedele (Bettoja), i medici (Ferreri, Ballista). Dissolvente.

Galbo 3/12/09 06:53 - 11385 commenti

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Una delle prime regie di Ugo Tognazzi, è tratta da un racconto di Buzzati, già adattato dallo stesso autore per il teatro. Si tratta di un'amara e piuttosto incisiva satira sulla deriva della tecnologia applicata al mondo della medicina. L'ascesa del paziente verso i piani alti della clinica assume il sapore paradossale della progressiva discesa agli inferi della condizione umana. E questo in tempi non sospetti dovrebbe indurre una rivalutazione di un film sempre piuttosto snobbato dalla critica.

Enzus79 23/02/11 11:54 - 1797 commenti

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Che Ugo Tognazzi sia uno dei migliori attori che abbia avuto il cinema italiano è fuor di dubbio. Non si può dire lo stesso di Tognazzi regista. Comunque il film l'ho trovato lento e a tratti noioso: alcuni momenti potevano essere eliminati. Canzonetta ridicola.

B. Legnani 21/08/11 00:54 - 4720 commenti

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Lugubramente efficace. Il miglior film di Tognazzi regista? Dopo una partenza così così, il gonfiaggio del noto racconto di Buzzati ogni tanto funziona bene, anche perché riesce il gioco di far immedesimare lo spettatore nel protagonista, schiacciato dalla [non]metàfora della vita: "ruit hora". Tognazzi azzecca bene molti scatti e il contorno crea delle macchiette talora riuscite. Qua e là qualche lungaggine, ma si fa vedere bene. **½
MEMORABILE: "Non sanno che sono già morti".

Markus 5/11/13 14:40 - 3294 commenti

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Seconda regia per Ugo Tognazzi, che rielabora il "Sette piani" di Dino Buzzati attualizzando il racconto (è degli Anni '30) al 1967. La surreale storia d'ambientazione ospedaliera, nonostante qualche lungaggine di troppo (peraltro tipica delle regie dell'attore cremonese), assume via discorrendo un interessante sviluppo di satira grottesca, talvolta volutamente inquietante ma d'indubbia efficacia.

Ujd1961 29/06/14 11:01 - 31 commenti

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Bello e introspettivo il racconto "Sette piani" di Dino Buzzati, sul quale si basa il lungometraggio. Mediocre e deludente, invece, la regia di Ugo Tognazzi, che, grazie alle sue eccelse doti recitative riesce tuttavia a salvare, in calcio d'angolo, la trama filmica; la quale, apparendo più irreale che surreale, alla fine mette a dura prova la paziente intelligenza dello spettatore. Pessima la canzonetta pseudo-beat de "Le Pecore Nere", che rumoreggia, cacofonicamente, nella colonna sonora. Bravo, comunque, Tognazzi, ma soltanto come attore.

Gabrius79 18/11/14 22:43 - 1192 commenti

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Il binomio Ugo Tognazzi regista e attore stride un po'. Meglio l'attore, perchè la regia lascia a desiderare e pare piuttosto vacua. La storia, tratta da un bel racconto di Dino Buzzati, è passabile, ma ogni tanto diventa noiosa e ripetitiva. Buone la musiche, che fanno molto anni sessanta.

Lythops 15/12/14 11:56 - 972 commenti

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Il film, del racconto originale da cui è tratto conserva solamente l'idea di base, chiaramente individuabile. Il valore del prodotto risiede nella gestione dei sottintesi, nella caricatura dei rapporti umani e dei personaggi, nella sceneggiatura attenta e nel modo in cui viene trattata la parabola discendente del ricco Giuseppe Inzerna che, pilotato opportunamente, giunge quasi inconsapevole al suo destino finale. Tognazzi grande come sempre; unico neo l'irritante commento musicale. Gustosi Ballista e Ferreri.
MEMORABILE: Loro ti rispondono "Prego, prego, vada pure, però..." e con quel "però" ti bloccano.

Vitgar 6/05/15 13:42 - 586 commenti

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Tognazzi si impossessa con discreta maestria di una trama di un noto racconto di Buzzati riuscendo a rappresentare in maniera credibile tutti i personaggi che si incontrano. Di suo il grande Ugo ci mette quell'amara ironia che è parte del suo modo sia di essere attore quanto regista. Bene anche gli altri attori del cast, simpatici Franca Bettoia nel ruolo di amante e Marco Ferreri nel ruolo del Dr. Salamoia.

Nando 10/03/16 18:59 - 3472 commenti

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Una grottesca e pungente satira sulla sanità italiana che porta un imprenditore di successo verso una fine amara. Tognazzi è come al solito efficacissimo in questo genere d'interpretazioni nonostante il film si dilunghi spesso in situazioni risibili e poco interessanti. Appropriato il resto del cast, che si avvale di una fascinosa Bettoia e del sorprendente padre dello stesso Tognazzi.

Alex75 24/11/16 09:30 - 676 commenti

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L’angosciosa atmosfera kafkiana del breve racconto di Buzzati viene inevitabilmente molto annacquata nella trasposizione filmica, anche a causa di una regia poco agile e di una colonna sonora fuori luogo. A Tognazzi sono più congeniali i registri grotteschi e le notazioni di costume (la critica al consumismo e alla comunicazione tra medici e pazienti); buone alcune caratterizzazioni (il dottor Salamoia di Ferreri e Tognazzi padre). Da rivalutare.
MEMORABILE: La visita della delegazione africana alla fabbrica; Il reggiseno di carta.

Rufus68 14/05/17 18:17 - 3083 commenti

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La curvatura metafisica del racconto di Buzzati prende qui un tono più scanzonato, da commedia agra (con belle frecciate come in Knock, ovvero il trionfo della medicina). Il contrappasso del protagonista, prima propugnatore e poi vittima del "produci e distruggi", ha un andamento troppo svagato, oltre che appesantito da qualche lungaggine. Solo a tratti (come nelle sequenze con la delegazione del Katanga) si ritrova la feroce sintesi della migliore satira italiana.

Capannelle 14/07/17 23:14 - 3721 commenti

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La rappresentazione di una borghesia ricca e sfaldata come valori non rappresenta nulla di nuovo per l'epoca e credo sia fedele al racconto di Buzzati. La metafora sulla sanità e sulla estraniazione del personaggio potrebbe anche funzionare tuttavia il ritmo non eccelso e l'insistere su certe figure non premia lo spettatore. Anche certe situazioni paradossali sembrano prese a prestito da altri racconti e messi lì come riempitivo.

Panza 3/02/18 17:58 - 1493 commenti

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Tentativo rischioso e difficile riuscita tentare di riprodurre in un lungometraggio il notevole racconto di Buzzati: Tognazzi dimostra di essere un regista con una buona mano anche se in alcuni momenti si sente una certa stanca (la festa fra i degenti nella clinica) accanto invece ad altri frangenti più brillanti. C'è da dire che tutta la caratterizzazione della famiglia di Tognazzi è d'effetto, così come le scenografie che mescolano mobilia anni '60 ad affreschi seicenteschi. Simpatico il ruolo di Ferreri. Non completamente riuscito.

Paulaster 14/11/18 10:24 - 2777 commenti

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Industriale finisce in clinica per curarsi da un fastidioso fischietto. Il racconto di Buzzati viene usato per una critica alla sanità perdendo però il suo lato kafkiano e senza speranza. Tognazzi regge nel suo scontato calvario pur non dando una vera connotazione al suo personaggio (tranne una personale intimità con la Bettoia). Registicamente lo stesso Tognazzi la mette sul tecnologico e sul grottesco producendo dei risultati altalenanti. Ferreri interpreta il medico e riesce a farsi notare.
MEMORABILE: Il pigiama party; Il giro fino alle mura della clinica; Il ritorno entusiasta al quarto piano.

Alex1988 8/02/20 18:46 - 651 commenti

I gusti di Alex1988

Da un ottimo soggetto, "rubato" a Dino Buzzati, Tognazzi, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa, realizza un'opera dal sapore "kafkiano"; un industriale viene ricoverato in una clinica per un banale fischio al naso (il titolo); ne uscirà? Idea più che buona, messinscena non proprio riuscita. Validi anche i ruoli di contorno, tra cui il padre del protagonista (padre anche nella vita). Piccolo ruolo anche per Marco Ferreri; guarda caso, il film è co-sceneggiato da Rafael Azcona, storico collaboratore del regista meneghino.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Undying • 5/02/10 21:02
    Scrivano - 7630 interventi
    R.f.e. ebbe a dire:
    (...)la Quinterno, invece, nel doppiare una giovane modella, beh, molto, ma molto meno.

    Concordo.
    Sarebbe come mettere, in un film attuale, la voce della Littizzetto su Monica Bellucci: una catastrofe.
    Era però, come detto da Brainiac, prassi comune quella di demolire la bellezza di un'attrice (ricordo Marisa Mell e Femi Benussi, ad esempio) con un doppiaggio trucido e infame (sovente a cadenza romanesca) soprattutto nelle pellicole più popolari e snobbate dalla critica.
    Ultima modifica: 5/02/10 21:04 da Undying
  • Discussione R.f.e. • 5/02/10 21:09
    Call center Davinotti - 854 interventi
    Undying ebbe a dire:
    R.f.e. ebbe a dire:
    (...)la Quinterno, invece, nel doppiare una giovane modella, beh, molto, ma molto meno.

    Concordo: sarebbe come mettere la voce della Littizzetto su Monica Bellucci: una catastrofe.
    Era però, come detto da Brainiac, prassi comune quella di demolire la bellezza di un'attrice (ricordo Marisa Mell e Femi Benussi, ad esempio) soprattutto nelle pellicole più popolari e snobbate dalla critica.


    Beh, mica del tutto vero. Guarda Raquel Welch in Spara forte, più forte, non capisco o Senta Berger in Amore e ginnastica (entrambe doppiate in torinese). La prima ha la voce di Noemi Gifuni, che doppia spesso attrici belle (di solito brune e "toste", ma doppia anche le "gran signore" mature, sofisticate e le nobildonne, un po' come fa anche Ada Maria Serra Zanetti) e quindi la Welch non perde granché, pur con l'accento torinese. Non è l'accento che frega, è la voce da "casalinga", da "comare" che imbrutisce, volgarizza, rende "popolana" nel senso brutto del termine, almeno come effetto vocale.
    Ultima modifica: 5/02/10 21:12 da R.f.e.
  • Discussione Undying • 5/02/10 21:12
    Scrivano - 7630 interventi
    R.f.e. ebbe a dire:
    b]Undying ebbe a dire:[/b]
    R.f.e. ebbe a dire:
    (...)la Quinterno, invece, nel doppiare una giovane modella, beh, molto, ma molto meno.

    Concordo: sarebbe come mettere la voce della Littizzetto su Monica Bellucci: una catastrofe.
    Era però, come detto da Brainiac, prassi comune quella di demolire la bellezza di un'attrice (ricordo Marisa Mell e Femi Benussi, ad esempio) soprattutto nelle pellicole più popolari e snobbate dalla critica.


    Beh, mica del tutto vero. Guarda Raquel Welch in o in Amore e ginnastica (entrambe doppiate in torinese). La prima ha la voce di Noemi Gifuni, che doppia spesso attrici belle (di solito brune e "toste", ma anche "gran signore" mature, sofisticate e nobildonne, come del resto Ada Maria Serra Zanetti) e quindi la Welch non perde granché, pur con l'accento torinese. Non è l'accento che frega, è la voce da "casalinga", da "comare" che imbrutisce, volgarizza, rende "popolana" nel senso brutto del termine, almeno come effetto vocale.


    Devo decidermi a vedere questo Il fischio al naso, per avere più chiaro il concetto.
    Grazie per la precisazione, Riccardo.
  • Curiosità Daniela • 6/02/10 07:15
    Consigliere massimo - 5125 interventi
    Rispetto al racconto di Buzzati, nel film c'è una inversione di marcia, ossia il percorso a tappe del protagonista, all'interno della clinica di lusso, divente in ascesa invece che in discesa
  • Discussione Zender • 6/02/10 10:36
    Consigliere - 43512 interventi
    Io non ricordo proprio questa distonia, però è anche vero che non vedo il film da molto tempo. Inevitabile che spesso mi sia capitato di trovare delle differenze tra voce e personaggio, nei doppiaggi, ma la cosa soprattutto l'ho sentita quando si tratta di doppiare i bambini (a volte con voci da adulto). Proverò a rivedere il film, appena posso...
  • Discussione Ciavazzaro • 6/02/10 11:52
    Vice capo scrivano - 5599 interventi
    Il film devo procurarmelo anche io.
    Sono d'accordo con te r.f.e. per quanto riguarda la Gifuni.
  • Discussione Brainiac • 6/02/10 13:32
    Addetto riparazione hardware - 1469 interventi
    R.f.e. ebbe a dire:


    La prima ha la voce di Noemi Gifuni, che doppia spesso attrici belle (di solito brune e "toste", ma doppia anche le "gran signore" mature, sofisticate e le nobildonne, un po' come fa anche Ada Maria Serra Zanetti)


    Ecco, questa frase spiega, secondo me, tutta la grandezza del cinema italiano compreso fra gli Anni Cinquanta ed Ottanta.
    La nostra era una vera e propria industria, ma una di quelle modernissime ed intelligenti.
    Non avevamo bisogno di trecento compagnie di doppiaggio (all'americana, per intenderci) ma compensavamo le lacune economiche con la specializzazione.
    Addirittura attrici specializzate in tipologie fisiche...questa mi era sfuggita...
    D'altronde in tutto eravamo così maniacali e dediti: penso ai team di sceneggiatori che lavoravano, meravigliosamente, insieme (devo citare i soliti Age e Scarpelli? Non erano di certo i soli a lavorare in team).
    Una volta ho visto un servizio su (non so se si chiamino così) una famiglia di "rumoristi", che sonorizzavano i rumori dei vari film.
    Ecco, credo che in passato, pur fra mille difficoltà si sapeva lavorare nel cinema come si deve, riconoscendo i talenti e valorizzandoli, come in una squadra affiatata.
  • Discussione Alex75 • 22/03/17 17:45
    Call center Davinotti - 621 interventi
    Gugly ebbe a dire:
    B. Legnani ebbe a dire:
    Forse ho trovato!
    RACCONTI ITALIANI, serie di telefilm/sceneggiati RAI tratti [anche?] da Buzzati. Ricordo LA GIACCA STREGATA con Alberto Lionello.



    cavoli! La giacca stregata l'ho ascoltato come e-book in formato mp3, è un bellissimo racconto, mi piacerebbe proprio vedere Alberto Lionello che lo interpreta.


    Piacerebbe anche a me. Ho sempre considerato i racconti e i romanzi di Buzzati, autore che amo molto, molto adatti a trasposizioni cinematografiche. Leggendo ciò che scrive, spesso sembra di essere dentro la vicenda raccontata e negli ambienti descritti.
  • Musiche Alex75 • 22/03/17 17:49
    Call center Davinotti - 621 interventi
    Titoli di testa con filastrocca musicata da Teo Usuelli
    https://www.youtube.com/watch?v=XOlAEKAyBX8&t=3s
  • Musiche Lucius • 31/01/20 16:49
    Scrivano - 8326 interventi
    Esiste un 45 del film "Ricordo di un ragazzo" cantato da Le pecore nere, il cui video e testo sono dedicati a Tenco.
    Ultima modifica: 31/01/20 16:57 da Lucius