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TITOLO INSERITO IL GIORNO 21/07/07 DAL BENEMERITO IL GOBBO
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Il Gobbo 21/07/07 11:56 - 3011 commenti

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Boccaccio secondo Pasolini, che per renderlo più aderente alle visioni sessual-politiche sul sotto-proletariato vitalistico lo ambienta a Napoli. Grande ricchezza figurativa, un po' di divertimento in più degli altri due capitoli della "trilogia della vita", molta noia. Intuì, subito, Flaiano: "Pasolini, col suo Decamerone, è la scimmia che ha aperto la gabbia alla tigre. All'antica tigre italiana dei cessi, dei casini, dei corpi di guardia, dei goliardi e, tutto sommato, dei turpi porcaccioni"). Decamerotico fu, se ne faceva anche a meno.

Undying 30/11/07 01:53 - 3819 commenti

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Poco gradevole, per l'utilizzo (a forgia e stile pasoliniana) d'attori reali e verosimilmente collocabili nel periodo (caratterizzato dalla miseria in ogni sua accezione: economica, umana e culturale) di boccaccesca ambientazione, frequentata dal volgo napoletano. A dispetto della bruttezza, forzatamente inserita in corpi e volti chiamati a dare corso a spensierati, giocosi e vitali amplessi privi di qualsivoglia coercizione (etica e sociale), Pasolini contrappone il senso della vita e la bellezza dell'essere umano: quella interiore.

Cotola 29/12/07 19:39 - 8048 commenti

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Primo e migliore capitolo della trilogia della vita in cui Pasolini si confronta con uno dei classicissimi della nostra letteratura. Fondato sull’esaltazione dell’atto sessuale visto come pratica vitale ed assolutamente ludica, suscitò, proprio per questo motivo, un vero e proprio vespaio di polemiche ed ebbe notevolissimi problemi con la censura. Riuscito e a tratti divertente ma, forse, da un regista come Pasolini (vista la materia a disposizione) era lecito aspettarsi qualcosa in più.

Gugly 3/02/08 12:17 - 1036 commenti

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Primo capitolo della trilogia della vita dove il sesso è un atto vitale e senza peccato; è l'anelito personale di Pasolini, che probabilmente si identifica nel personaggio di Lisabetta, l'episodio più poetico del film. Per il resto l'ambientazione a Napoli e gli attori non professionisti donano realismo alla pellicola, ma c'è qualcosa di non risolto e di fastidioso nei corpi nudi continuamente esibiti.

B. Legnani 5/06/08 22:45 - 4994 commenti

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Detto che mal sopporto le inquadrature frontali tipiche di Pasolini (mi paiono afilmiche), che non capisco il motivo d'ambientare gran parte dell'azione a Napoli, che non gradisco il suo cinema fatto più di facce sdentate che di attori (fanno ovviamente eccezione alcuni, come gli ottimi Citti e Angela Luce), è innegabile che il film abbia un notevole fascino, fatto di ambientazioni di grand'effetto e di momenti poeticamente notevoli. Anche qui si vede che P.P.P. era un grande esteta: ma come potessero premiarne i film, per me, resta un mistero.
MEMORABILE: Nella seconda novella, l'interminabile frinire delle cicale.

Pigro 21/06/08 09:40 - 8516 commenti

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Con gusto sapido e provocazione intellettuale Pasolini porta sullo schermo alcune tra le più note novelle di Boccaccio, infrangendo il tabù della rappresentazione del nudo maschile. Le parlate "pasoliniane" degli attori contribuiscono a uno spiazzamento, sottolineato dalla presenza dello stesso regista nelle vesti di un "regista" medievale: un pittore giottesco. Un film corale e magmatico, spensierato e torbido al tempo stesso.

Nando 5/05/10 15:30 - 3583 commenti

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Alcune novelle trecentesche del toscano Boccaccio ambientate in terra partenopea dal genio trasgressivo e scomodo di Pasolini. Narrazione popolana e scandalosa con l'utilizzo di attori di rango e perfetti sconosciuti. Bello spaccato del periodo e indovinate le scene. Si sorride ma soprattutto si criticano le notevoli paure oscurantiste del periodo.

Blsabbath 26/07/09 10:32 - 46 commenti

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Discreta trasposizione cinematografica di alcune novelle del Decameron di Boccaccio con l'ormai tipico realismo pasoliniano: l'utilizzo di attori non professionisti rigorosamente sottoproletari, brutti (e diciamolo, anche un po' ebeti). Se da un lato ciò conferisce realismo, dall'altro la non professionalità degli attori alla lunga stanca. Dalla forzatura di alcune inquadrature dei nudi, al limite dell'ossessivo, traspare una certa perversione del regista. Film assai scandaloso, per l'epoca.
MEMORABILE: La caduta di Andreuccio nel liquame, Caterina e "l'usignolo".

Pinhead80 20/12/10 22:43 - 4155 commenti

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Questo è il primo film pasoliniano della cosiddetta trilogia della vita (che vede anche I racconti di Canterbury e Il fiore delle mille e una notte). Le vicende boccaccesche vengono narrate in ambientazione partenopea e utilizzando attori che ben si addicono all'opera trattata. Tra tutti da citare l'episodio con Ninetto Davoli (raggirato a più riprese) e quello dell'otre... È presente pure Pasolini nei panni di un artista famoso.
MEMORABILE: "Ma io mi domando, perché realizzare un'opera quando è così bello sognarla soltanto".

Brainiac 5/02/11 17:05 - 1083 commenti

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Trionfo di location assolate e verdeggianti, immobili come le inquadrature fisse sui volti d'italiani sdentati, scolpiti dal sole e dalla fame. Il Decameron di Pasolini è un nudo frontale, spoglio e brutale come le baracche cadenti e le palizzate sghembe. A volte pecoreccio (la cavalla, la merda), più spesso poetico (la testa mozzata dell'innamorato, la madonna). Racconta l'Italia: il perbenismo, la furbizia, l'arte d'arrangiarsi, i corpi, la vitalità contrapposta all'immobilismo. C'è poco di più, ma è comunque tantissimo.

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Enzus79 6/05/11 15:26 - 2109 commenti

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Satirico e goioso questo Decameron portato sullo schermo dal grande Pier Paolo Pasolini. Solo lui poteva girarlo e scriverlo in questa maniera e renderlo un mezzo capolavoro del cinema italiano. Non ci sono grandissimi attori, ma Davoli e Citti sono più che simpatici.

Giacomovie 3/06/11 15:53 - 1368 commenti

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La versione rimasterizzata e rimixata ha ridato brillantezza ad un grande film di Pasolini. Egli ha saputo ricreare alla perfezione l’ambiente medioevale, evidenziandone sia il degrado rurale che il risplendere della natura. Anche il Boccaccio, uno dei più grandi veri femministi della storia, beneficia di questo film che ne sa mettere in luce i suoi coraggiosi ideali di un mondo di felice libertà dei sensi e di un erotismo senza sensi di colpa; la presa in giro degli ordini clericali e la denuncia dell’infantilismo ottuso del patriarcato.

Luchi78 22/06/11 11:37 - 1521 commenti

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Di molto superiore ai Racconti di Canterbury, questo Decameron pasoliniano ha una coralità che trasmette direttamente allo spettatore la visione d'insieme che il regista aveva a suo tempo concettualizzato: la sporcizia dell'ambientazione, la schiettezza del dialetto napoletano, la spontaneità dell'interpretazione dei soliti attori di strada ci regalano un Decameron diverso, più decadente e povero, esattamente come Pasolini vedeva la società che gli si evolveva attorno.
MEMORABILE: Finale recitato da Pasolini: "Perché realizzare un'opera quando è così bello sognarla soltanto?"

Lythops 4/09/15 14:32 - 980 commenti

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Film serio nonostante la ludicità delle novelle del Boccaccio affrontate con il tipico stile pasoliniano che, fra le righe ma non troppo, depositò il suo personalissimo concetto di "vita", triste, macabro, tetro e disperato come il manifesto con la prevalenza del nero sul colore. Magnifica la fotografia, studio accurato e severo delle location, con "attori" presi dalla strada e preferibilmente inespressivi, con nudi maschili che tanto imbarazzarono l'Italia di allora che ne chiese più volte il sequestro. Opera atipica, amara e affascinante.

Victorvega 6/11/15 19:06 - 416 commenti

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Novelle boccaccesche in una corretta cornice medievale. La scelta di ambientarlo in un'ipotetica Napoli comporta una scelta linguistica improntata al realismo ma non del tutto alla comprensione immediata del pubblico. Ambientazione accurata, alcuni slanci poetici ben realizzati. Tutto sommato discreto, ma non si gridi al capolavoro.
MEMORABILE: Il cameo della Mangano; La frase finale: "Perché realizzare un'opera quando è così bello sognarla soltanto?".

Myvincent 23/07/16 10:24 - 2954 commenti

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Pasolini si lascia contaminare (e contamina) il capolavoro di Boccaccio, distanziandosi dallo stile altolocato e dal fresco, "innocente" erotismo di quest'ultimo, trasponendo la scena alla sua maniera e dipingendo "caravaggescamente", com'è sua abitudine. Volti abbrutiti, corpi giovani, architetture di grande fascino, sono gli sviluppatori di una sua critica alla società, alla Chiesa, al conformismo di sempre. Ad una prima parte omogenea ne segue una seconda meno compatta narrativamente.

Saintgifts 3/08/16 11:06 - 4098 commenti

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Ottimo "canovaccio" il Decameron di Boccaccio, che offre a Pasolini la possibilità di parlare per immagini e con l'uso del dialetto napoletano dei due argomenti che più gli stavano a cuore: il sesso e il sociale (intesi come rapporti sessuali tra esseri umani e la politica, del clero e non). Sfida anche le censure dell'epoca con nudi e peni esibiti o rigonfie calzamaglie medioevali. La solare fotografia di Delli Colli e l'ingenuità degli "attori", assieme alla "sporca" poesia del poliedrico artista, allontanano ogni intento pornografico.

Pessoa 12/03/17 23:07 - 1685 commenti

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Film "pittorico" di Pasolini che si diverte un mondo a portare sullo schermo capolavori di Bellini, Mantegna e Caravaggio, tra gli altri. Lo stesso regista si ritaglia un consistente ruolo nei panni di un pittore famoso allievo di Giotto. Stoico e applicato Davoli, mentre Citti sguazza letteralmente nel suo ruolo. Soggetto a tratti farraginoso e script essenziale ma in un film visivo come questo sono peccati veniali. Una favola per adulti con momenti geniali, intrisa di poesia e spensieratezza, da guardare con l'animo pulito e la mente accesa.
MEMORABILE: La spettacolare fotografia di Delli Colli; Le location.

Thedude94 17/10/18 00:09 - 730 commenti

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Quello di Pasolini è un cinema molto personale, che in quest'opera rivela tutta la sua passione per la vita e per un autore fondamentale per ogni scrittore. La scelta di ambientare il tutto a Napoli rende la storia ancora più popolare di quanto la si possa immaginare: i personaggi sono interpretati da uomini che sembrano far parte di un vero e proprio universo favolistico. Lo stesso regista ha una parte importante nel film e la sua chiosa racchiude forse in sè il vero significato ultimo di questo primo capitolo della "trilogia della vita".
MEMORABILE: "Perché realizzare un'opera quando è così bello sognarla soltanto?"

Renato 22/06/20 11:58 - 1648 commenti

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Libera rielaborazione pasoliniana di alcune novelle del Boccaccio. Pur non essendo il suo film migliore, ha molti pregi: la narrazione è scorrevole, l'utilizzo di volti e luoghi è impeccabile come sempre nei lavori del regista. Resta oggi un film forse più importante che bello, vista la spallata che fu in grado di dare alla censura italiana, con i suoi nudi frontali anche maschili, pressoché inediti fino a quel momento. Talvolta il dialetto napoletano è un po' ostico e avrebbe necessitato qua e là di sottotitoli.

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Deepred89 19/11/20 00:53 - 3407 commenti

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La messinscena primitiva di Pasolini, ancora una volta affiancato dai tecnici migliori sulla piazza, trova nella rappresentazione del sesso - esplicito ma mai provocatorio - un inaspettato punto di forza, mostrato con una leggerezza e un'impacciata spontaneità che risultano oggi ancora più originali di allora, che ben si adattano agli scorci naturalistici di una verosimile Napoli mercantile, popolata da credibili non attori dai volti scavatissimi. Non funzionano i tentativi d'ironia; meglio i frangenti più sinistri, come l'episodio del vaso dal macabro contenuto. Ritmo snellibile.

Alex75 18/12/20 18:49 - 739 commenti

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Pasolini riprende alcune novelle del capolavoro di Boccaccio, spostando l’ambientazione a Napoli e mettendo l’accento sugli aspetti più giocosi della sessualità, senza trascurare momenti grotteschi e ascese liriche. Bozzetti e segmenti di maggior spessore si alternano e il regista si ritaglia un ruolo d’attore (con autoironia e notevole presenza scenica) in un episodio che fa da cornice. Tra attori sconosciuti, quasi iperrealistici nei loro corpi e volti imperfetti, Citti approda alla maturità artistica, Davoli ispira come sempre simpatia e la Mangano è una visione sublime.
MEMORABILE: Andreuccio finisce nella m… (in tutti i sensi); La confessione di Ciappelletto; "Perché realizzare un'opera quando è così bello sognarla soltanto?".

Paulaster 4/06/21 10:11 - 3310 commenti

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Pasolini interpreta le novelle di Boccaccio portandole a un livello popolano genuino e stolto. Quando si tratta di ruberie, tradimenti e inganni vari, il cast non professionista funziona meglio; nelle scene dirette sul sesso si paventano invece tutti i limiti del film, compresa la regia descrittiva. Indubbiamente notevole la cura per i costumi e per le scenografie. L'apparizione della Madonna (con cameo nientemeno che della Mangano) è una scena di grande effetto.
MEMORABILE: Davoli nel sarcofago; Il finto muto che approfitta delle suore; La coda da attaccare alla "cavalla".

Noodles 17/09/21 16:31 - 1247 commenti

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La Trilogia della Vita di Pier Paolo Pasolini si apre con una scelta coraggiosa: trasferire il Decamerone, o almeno le novelle di questo film, tutte in terra campana. Il linguaggio è il napoletano. La scelta è efficace sino a un certo punto, perché i dialoghi non sono sempre comprensibili a un "forestiero" e va comunque a perdersi l'originale varietà del testo. Per il resto, il canone pasoliniano è sempre quello: attori non professionisti ma efficaci, primi piani e volti scelti con cura, qualche piccolo scandalo qua e là. Un bel film, meno criptico di altri ma sempre difficile.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Xamini • 6/02/11 14:54
    Call center Davinotti - 217 interventi
    Ora, in teoria, dovrebbe essere risolto.
    Qualcuno mi segnala tutti i post sbagliati che cerco di correggerli?
  • Discussione Pigro • 6/02/11 15:43
    Consigliere avanzato - 1527 interventi
    B. Legnani ebbe a dire:
    Pigro ebbe a dire:
    .. la malizia sta negli occhi di guarda...

    Talora (spesso?) sì. Ma mica sempre.


    Hai ragione. La frase in sé è eccessiva, ma quel che volevo dire sta nel contesto generale del mio discorso, cioè che il Decameron è un "romanzo del mondo" che racconta l'universo, non un film erotico: ci stanno dentro la vita, la morte, l'amore, il sesso, l'amicizia, il tradimento, la religione, il popolo, Dio, il diavolo... C'è tutto. E' dura ridurlo solo al feticismo sessuale così come vorrebbe fare chi si limita a rilevare solo quegli aspetti che, ripeto, sono parziali all'interno di un affresco ben più vasto. In questo senso dicevo della "malizia".
    E semmai ben più "corporale" ed "erotico" sarebbe Il Fiore delle Mille e una notte, che invece accentua proprio l'aspetto del sesso in senso vitalistico. Ma il Decameron... bisogna proprio andare a estrapolare dei singoli pezzi per definirlo un film di nudi che risponde alle perversioni del regista... e in questo senso parlavo di malizia.
  • Discussione Blsabbath • 14/08/11 14:48
    Galoppino - 11 interventi
    toh! mi sono appena reso conto di aver scatenato un putiferio.. 6 mesi fa. Scusate il ritardo.

    Premetto che non mi aspettavo comunque un "processo" alle recensioni, una volta che queste avessero passato i requisiti per la pubblicazione.. noto che la recensione è rimasta intatta, è un bene. Accetto il disaccordo con le mie opinioni, ci mancherebbe, certo è che darmi del RAZZISTA è un pò troppo, nonchè da perfetti ignoranti, nel senso etimologico del termine. Da quando in qua l'omosessuale fa parte di una razza? ma sorvoliamo.

    La mia era una considerazione sulla persistenza (vado a memoria, visto che son passati 2 anni) dei primi piani del nobile augello del ragazzo, nella scena, appunto, dell'usignolo. Primi piani insistenti e prolungati di un noto regista PEDERASTA omosessuale (e non semplicemente omosessuale). Prima dell'indignazione pavloviana a questa mia frase, con relativa chiusura dei pori della ragione, consiglio una veloce ricerca del termine in maiuscolo su wikipedia.

    Ora, passiamo alla frase incriminata "Dalla forzatura di alcune inquadrature dei nudi, al limite dell'ossessivo, traspare una certa perversione del regista"

    da wikipedia: perversione> Questo termine viene utilizzato per quei comportamenti che si oppongono all'ortodossia ed alla normalità.

    mia considerazione: Pasolini andava con ragazzi NON maggiorenni (ragazzi ad uso e consumo, pagati con il capitale del suo portafoglio, se vogliamo proprio dare l'affondo..), proprio come certi ometti vestiti di nero con il colletto bianco.. Assai al di fuori della normalità.

    Domanda: nella mia frase dove ho sbagliato? A meno che certi comportamenti del nostro amato mister b sdoganino l'andar con minorenni a pagamento.. in quel caso sarebbe normalità e il termine perversione sarebbe sì inadatto.

    in genere sono cordiale e simpatico ma certi neo-fondamentalismi acritici pro-homo a prescindere mi stimolano la bile nonchè il giramento delle sfere..

    razzista. a me. ma per favore.
  • Discussione Gestarsh99 • 14/08/11 15:07
    Scrivano - 18076 interventi
    @Blsabbath: questo genere di atteggiamenti censorii sulle opinioni altrui, soprattutto se parecchio divergenti dalle proprie, sono modus operandi comunissimi in ogni ambito della vita quotidiana. Non meravigliartene più di tanto, le voci fuori dal coro son sempre oggetto di cecchinaggio indiscriminato.
    Ben vengano perciò i giudizi minoritari come il tuo ;)
  • Discussione Neapolis • 22/10/11 12:58
    Fotocopista - 2358 interventi
    Grandi location Orsobalzo. Complimenti davvero
  • Discussione Neapolis • 22/10/11 14:20
    Fotocopista - 2358 interventi
    A me delle abitudini sessuali dei registi, scrittori e artisti non frega assolutamente proprio nulla. Io giudico le opere per quello che sono per queello che rappresentano nella storia dell'arte. Se a girare le stesse scene fosse stata una regista donna avremmo detto lo stesso trattarsi di perversione? Se alcuni capolavori (cito Ultimo tango) li avesse diretti una donna che avremmo detto? Cosa dovremmo dire di alcune sculture capolavoro tipo i bronzi di Riace, il David di Donatello, la Gioconda ed altri? Che gli artisti erano tutti depravati o pervertiti? E se davvero volessimo giudicare gli artisti per le opere che producono come dovremmo giudicare Dario Argento? un visionario ossessionato dall'idea di vedere scorrere sangue a volontà anche nella vita reale?
    Poi quelli degli attori ebeti presi dalla strada te le potevi anche risparmiare. Ma riflettendoci bene forse sai che in fondo hai ragione: in questo sistema gli intelligenti in effetti sono solo i ricchi.
    Ma ci faccia il piacere... avrebbe detto Totò... .
    Ultima modifica: 23/10/11 17:01 da Neapolis
  • Curiosità Zender • 8/03/16 16:39
    Consigliere - 44921 interventi
    Dalla collezione "Sorprese d'epoca Zender" il flano del film:

  • Discussione Renato • 22/06/20 12:23
    Portaborse - 382 interventi
    L'uomo derubato da Franco Citti è (non accreditato) Carmelo Reale (1940-2012), ex culturista e attore, molto presente nei film di Fernando Di Leo.
    Ultima modifica: 22/06/20 16:34 da Zender
  • Musiche Alex75 • 15/02/21 13:38
    Call center Davinotti - 658 interventi
    La canzone "Fenesta ca lucive" (G. Genoino - G. Cottrau - V. Bellini) è sicuramente il brano più noto tra quelli scelti da Pasolini (con la consulenza di Morricone) per la colonna sonora. Pubblicata nel 1842, è il frutto di una tradizione orale almeno bisecolare, che attinge a una melodia napoletana del '600 e a una poesia siciliana del '500, ispirata alla triste vicenda della baronessa di Carini. Nel video si propone la versione di Roberto Murolo:

    https://www.youtube.com/watch?v=92hdBCR5uv0
  • Musiche Alex75 • 15/02/21 13:40
    Call center Davinotti - 658 interventi
    Per un approfondimento sull'uso delle musiche nel Decameron pasoliniano, suggerisco questo saggio in formato PDF scaricabile:
    https://www.researchgate.net/publication/279682391_La_musica_del_Decameron_tra_Boccaccio_e_Pasolini