Foglie d'autunno

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Titolo originale: Autumn Leaves
Anno: 1956
Genere: drammatico (bianco e nero)
Note: Premio miglior regia al festival di Berlino 1956.
Numero commenti presenti: 6

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 24/05/10 DAL BENEMERITO DANIELA
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Daniela 24/05/10 10:47 - 9522 commenti

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Una modesta impiegata, ormai avanti con gli anni, cede alla corte di un uomo molto più giovane di lei, affascinante ed estroverso. I guai inizieranno dopo il matrimonio, con il manifestarsi delle turbe mentali di lui. Robusto melodramma al femminile per un regista specializzato in storie virili che però si trova a suo agio anche con donne dal carattere determinato come la Crawford (o la Davis). Veicolo divistico, reso interessante dall'eccellente fattura e dalla bella prova d'interprete.

Lupoprezzo 9/10/10 13:09 - 635 commenti

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Il tono crepuscolare di questo dramma al femminile è già suggerito dal titolo. La Crawford è coraggiosamente credibile e la robusta e delicata regia di Aldrich è abile nel seguirla e delinearla: le inquadrature sul suo volto incerto, i silenzi della casa, le lunghe passeggiate. I rimpianti per una vita non vissuta e la conseguente solitudine sono resi bene. Quello che convince meno è il personaggio maschile: troppo schematico e sopra le righe per risultare convincente. Il finale non avvince.

Pinhead80 6/04/12 04:50 - 3969 commenti

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Questa volta Aldrich si misura con una sceneggiatura drammatica che vede come protagonista la bravissima e bellissima Joan Crawford alle prese con un ragazzo molto "particolare" che si innamora di lei. Tutto di questo film mi ha convinto tranne la parte finale, che mi ha lasciato decisamente con l'amaro in bocca. Cliff Robertson con il suo personaggio è spesso "sopra le righe" e questo sicuramente non giova all'opera. Nonostante questo il film si lascia vedere molto piacevolmente.

Myvincent 14/04/15 07:08 - 2575 commenti

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Ancora una straordinaria prova attoriale mette in luce le capacità drammatiche di Joan Crawford in un film dove solitudine, pazzia, ingiustizia, riscatto sono gli elementi per un piatto forte in sapori. Pazienza se la storia è un po'"stereotipata" (lei, lui, il trauma, l'espiazione) e l'approfondimento medico un po' approssimativo; quello che serve per commuovere il pubblico, con una storia in fondo sempre attuale, c'è in abbondanza.
MEMORABILE: Nat King Cole e le sue note evergreen di "Autumn leaves" come sottofondo...

Buiomega71 7/08/19 00:50 - 2282 commenti

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Non il miglior Aldrich, anche se lo zio Bob tira zampate crudeli tipiche del suo cinema (la mano della Crawford colpita violentemente dalla macchina da scrivere pre-Misery, il suocero e la nuora che se la intendono, le crisi di folle aggressività di Robertson) e dona lampi chiaroscuri quasi noir che torneranno in Baby Jane e Carlotta (le riprese sghembe della telefonata). Robertson tra tic e nevrosi pare anticipare la schizofrenia di Norman Bates e le zoccolette con il tacco indossate dalla Crawford sono un must. Peccato per il finale, poco in linea con il nichilismo aldrichiano.
MEMORABILE: Aldrich cita Da qui all'eternità sul bagnasciuga; La nevrotica passeggiata della Crawford per la cucina; Cure a base di elettroschok; Il trauma.

Siska80 28/09/20 18:22 - 750 commenti

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Film che coraggiosamente affronta lo scottante e purtroppo sempre attuale tema della violenza sulle donne servendosi di una protagonista d'eccezione, Joan Crawford, avvezza ai ruoli complessi. Buoni il resto del cast e il ritmo, avvincente la trama che progressivamente si addentra nei meandri della follia del protagonista; finale prevedibile e risolto in maniera semplicistica.
MEMORABILE: Il ferimento di Milly.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Buiomega71 • 7/08/19 10:29
    Pianificazione e progetti - 22015 interventi
    Rassegna estiva: Melò d'agosto-Un'estate melodrammaticamente melodrammatica

    Non il miglior film di Aldrich (o come si suol dire "opera minore"), ma il suo primo dove sonda l'universo complesso, e la solitudine, femminile.

    Lo zio Bob comincia già a tirare zampate ciniche e feroci che verranno nel suo cinema migliore ( la mano della Crawford colpita violentemente dalla macchina da scrivere in un furioso attacco da brutali scene da un matrimonio pre-Misery, la nuora e il suocero che se la intendono, le incontrollate sfuriate aggressive di Robertson ai danni della Crawford, la cura a base di elettroschok, la Crawford con occhi pesti e occhiali da sole, il teso tet a tet tra la Crawford, la Miles e Greene nel vialetto), anticipando, con cipiglio noir e inquadrature sghembe, frammenti delle future Carlotte e Baby Jane (i flashback con la Crawford e il padre malato con lei che telefona di spalle senza mai essere ripresa in volto, la chiamata allo psichiatra, la bellissima sequenza del concerto, dove la Crawford viene isolata e estraniata da Aldrich dal pubblico in sala, e con l'ausilio di un vinile che gira, viene proiettata nei dolorosi ricordi, con una elissi non dissimile da quella degli incubi di Carlotta, i primi piani espressionistici sullo sguardo disperato e in lacrime della Crawford).

    In embrione c'è tutto il cinema del grande regista che verrà, compreso il nervoso camminare sù e giù della Crawford in cucina.

    Robertson, con i suoi tic, le sue nevrosi, la sua schizofrenia che esplode in follia, anticipa gli usi e i costumi di Norman Bates e Aldrich ha tempo pure di citare la famosissima sequenza d'amore sul bagnasciuga di Da quì all'eternità.

    Notevoli, poi, le divine zoccolette con il tacco indossate dalla Crawford, ora bianche, ore nere, per quasi tutto il film, vero e proprio must per ogni feticista che si rispetti.

    Lo zio Bob gioca a rimpiattino con la "detective story" (la Crawford che scopre , nell'albergo di lusso, l'intrallazzo tra il padre di Robertson e la sua ex moglie, in una corsa contro il tempo sù per le scale del motel, sciabattando con le deliziose zoccolette), sfociando, poi, nel psicodramma più cupo (le crisi di Robertson riguardo al suo trauma , che lo portano in una dimensione quasi infantile, nel gran pezzo di regia di Robertson contro l'armadio che si dispera consolato dalla Crawford, dove Aldrich adotta geniali e avanguardistici punti di vista registici, la Crawford che apre l'acqua del rubinetto per non udire le grida di Robertson e le sirene dell'ambulanza che lo stà portando alla casa di cura), in una storia d'amore tra due solitudini (il tema della solitudine tanto caro allo zio Bob, da Baby Jane a Carlotta, passando per la decadenza della diva di Kim Novak, fino a sister George) tanto realistica quanto azzardata (per la differenza di età tra i due, che sfocia in un ambiguo rapporto dai toni velatamente edipici), nel loro, bellissimo, primo incontro nel locale, tra jukebox e insalata di pollo.

    Peccato per il finale debolissimo e conciliatore, addomesticato, forse, per questioni produttive, che cozza con il nichilismo e il pessimismo aldrichiano, lasciando un pò l'amaro in bocca, negando quella chiusa dolorosa che ne avrebbe fatto un opera degna di nota, in perfetta sintonia con lo spirito cinico del suo regista.

    Finale deludente insomma, per un melodramma fin lì intenso, tra solitudine, amore, traumi inconfessabili e follia.

    Bellissima la canzone cantata da Nat King Cole sui titoli di testa.

    Da antologia la terribile scoperta del marito menzognero e impostore da parte della Crawford, su avvisaglia di Vera Miles (in modulazione da bionda dark lady) e il repentino cambiamento d'umore di Robertson, degno del miglior psycho-thriller.

    Da segnalare il bellissimo bianco e nero di Charles Lang.
    Ultima modifica: 7/08/19 19:26 da Buiomega71
  • Homevideo Buiomega71 • 7/08/19 10:41
    Pianificazione e progetti - 22015 interventi
    Buono il dvd edito dalla A & R, a parte qualche fruscio di fondo nell'audio, con rigoroso doppiaggio d'epoca.

    Formato: 1.85:1

    Audio: italiano, inglese, spagnolo

    Sottotitoli: italiano

    Sistema NTSC

    Come extra fotogallery dei manifesti e dei soggettoni d'epoca del film e foto di scena.

    Durata effettiva: 1h, 46m e 06s

    Immagine al minuto 1.19.16. Burt (Cliff Robertson) cambia umore, diventa Norman Bates e sfoga la sua furia su Milly (Joan Crawford).

    Ultima modifica: 7/08/19 17:59 da Buiomega71