Dolor y gloria

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Dolor y gloria
Anno: 2019
Genere: drammatico (colore)
Numero commenti presenti: 16
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Persa lungo la via la frizzantezza degli esordi, Almodóvar (che ha ormai abolito il Pedro dai credits) ha trovato col tempo una dimensione precisa in cui esprimere il proprio stile. Storie uguali a molte altre da riempire di colori e sensazioni, affidate ad attori solidi e quasi sempre ricorrenti (come in questo caso Banderas, che si alterna con la Cruz coprotagonista dei flashback nel ruolo della madre) capaci di riempirli di sostanza. Qui i caratteri parzialmente autobiografici del soggetto principale portano Banderas a interpretare Salvador Mallo, regista di successo oppresso da una salute a dir poco cagionevole, vittima di ogni sorta di malanno a cominciare dalle frequenti cefalee. Fiaccato nel fisico, malconcio, decide di andare a trovare...Leggi tutto a casa, dopo trentadue anni, l'attore di un suo film (Etxeandía) col quale aveva litigato. L'occasione è l'imminente partecipazione a un incontro organizzato in cui i due sono stati chiamati a presenziare e alla quale Mallo, solitamente restio, ha deciso di intervenire. La mente corre nel frattempo indietro agli anni in cui da bambino viveva con i genitori - poveri al punto da abitare in una grotta - mostrando una notevole inclinazione per la scrittura e il disegno. Per questo la madre (Cruz) lo aveva proposto come "insegnante", in cambio d'una imbiancatura, a un conoscente analfabeta ansioso di imparare. Fluttuando tra passato e presente il film ricostruisce il carattere del protagonista, le origini della sua omosessualità, lasciando il "dolor" (ovvero i pesanti acciacchi) sullo sfondo, senza che mai diventino parte integrante della storia. Conta di più il rapporto con l'attore (un tempo amico) ritrovato, che fuma eroina e non riesce inizialmente a risolvere la conflittualità con lui; conta quello con l'amica più cara (Navas) ma contano anche la genuinità e la spontaneità del Salvador bambino (Flores). La delicatezza e la maturità con cui Almodóvar affronta ogni scena è ammirevole; la accompagna con una padronanza invidiabile dei mezzi, pur tuttavia faticando a inserire nel racconto quel qualcosa che possa renderlo davvero interessante. Sparuti tocchi ironici traccia dell'Almodóvar che fu nobilitano dialoghi perlopiù canonici, in cui è difficile rintracciare quella singolarità che solitamente segnava le migliori opere del regista. Per questo il film, esteticamente impeccabile, si fa presto sterile nella sua proposta. Banderas è eccellente, l'intero cast è ammirevolmente diretto eppure il film non comunica molto, senza riuscire a rifuggire una certa banalità di fondo che Almodóvar non pare aver alcun interesse ad evitare. E così si finisce col subire i ritmi blandi, l'incedere soporifero che in una durata superiore alla media (1h53') non maschera i difetti e anzi li aggrava.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 17/05/19 DAL BENEMERITO IL FERRINI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 15/10/19
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Rambo90 22/05/19 20:43 - 6345 commenti

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Un Banderas particolarmente ispirato per un Almodóvar altrettanto ispirato. Un film intimo, che emoziona fin da subito per come i personaggi trasudano veridicità e per alcuni grandi piccoli momenti di sceneggiatura. Il dolore fisico, la depressione e lo sfogo artistico come cura, ben raccontati, che colpiscono soprattutto chi come il protagonista vive con le proprie storie. Notevole.

Il ferrini 17/05/19 23:38 - 1680 commenti

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Senza dubbio l'opera più personale di Almodóvar, quasi un'autobiografia. Un film assolutamente maschile (insolito per lui) e al contempo di grande intimità, con un Banderas forse al ruolo della vita e un Etxeandía altrettanto sorprendente (il suo monologo sulla dipendenza è uno dei momenti più alti). Bellissime le location, soprattutto quelle dell'infanzia in cui si muove una Cruz magnetica. Il dolore, fisico e mentale, è il fulcro di tutto. La gloria l'unica cura possibile.
MEMORABILE: La conferenza via cellulare per "Sabor"; Il monologo "La dipendenza"; Il coup de théâtre finale.

Lou 18/05/19 01:04 - 958 commenti

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Il regista spagnolo fa i conti col suo passato in un film intimo e intenso. La crisi espressiva di un regista maturo, bloccato da dolori fisici e da una sindrome depressiva, può essere superata solo elaborando il passato, con un percorso lento e nostalgico che, soprattutto nella seconda parte, si rivela molto coinvolgente. Grande cura dell’immagine, con i consueti colori intensi stavolta usati con garbo. Banderas si rivela perfettamente adeguato nella sua dolente interpretazione.

Bubobubo 18/05/19 20:41 - 1199 commenti

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Giunto alla soglia della mezza età, in occasione della retrospettiva sul proprio esordio cinematografico, per Salvador (un ottimo Banderas) è arrivato il momento di ripercorrere il proprio passato, immergendosi nuovamente nella propria infanzia, negli amori della giovinezza e nel declino degli ultimi tempi. Composito tematicamente, con fin troppa carne al fuoco e un generale sfarzo espositivo che non sempre brilla per puntualità, ha tuttavia il merito di cercare (e trovare) la quadra del cerchio, in un finale poetico e delicato. Buono.
MEMORABILE: Alberto Crespo (Etxeandia) che interpreta il monologo "La Dipendenza" tra giochi di colore e prospettiva; Il finale.

Hearty76 22/05/19 17:41 - 227 commenti

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Film maturo d'un regista complesso ma dal mirabile tocco poetico. Il tema cardine è il dolore in tutte le sue forme, spesso difficili da descrivere e affrontare. Attraverso un percorso di giochi cromatici e di sottintesi, lo spettatore si ritrova trasportato in un piano ove memoria e rappresentazione della stessa si fondono. Un po' metafisico un po' metacinematografico, in ogni caso capace di far riflettere sugli aspetti più crudi della vita e sul concetto di redenzione. Non si ride e non si piange, ma il finale "appaga" le emozioni in sospeso.
MEMORABILE: La predominanza del rosso in vari passaggi e scenari, tinta fortemente iconica della contrapposizione sofferenze e passioni dell'esistenza.

Xamini 22/05/19 10:32 - 1012 commenti

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Un racconto personale, questo di Almodóvar, un mosaico, come la locandina, che il buon Banderas (alter ego del nostro e decisamente in parte) cerca di riallineare ma in cui, come le piastrelle del giovane illetterato, ogni pezzo trova il suo posto solo nel finale, in un delicato percorso catartico. A uno sguardo distratto il film può apparire banale, a tratti lento (la madre anziana), ma è ricco di finezze, dettagli, elementi non casuali e calore umano. Senza dimenticare la maestria dell'autore.

Nancy 27/05/19 18:12 - 774 commenti

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Almodovar mette in scena un'opera dai toni autobiografici, malinconica e auto-commiserativa: non si intravede del reale dolore né nessuna gloria se si esclude l'unico evento della rinnovata ispirazione per il ritrovamento (a ritroso nel tempo) della prima fonte del desiderio del protagonista, che porta a un finale inaspettato ma che tuttavia non spiazza, un po' come l'intero film, che pare più una messa in scena del "malato immaginario" e mette a segno solo un paio di scene. Banderas catatonico non brilla. Ridicola la scena alla "Medicina 33".
MEMORABILE: La scena nella grotta per come è fotografata e per la battuta: "Vi invidio, vivete come i primi cristiani nelle catacombe!"

Digital 5/06/19 12:13 - 1119 commenti

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Il polo d’attrazione principale è un monumentale Banderas, eccellente nel ruolo di regista in declino che abusa di ogni tipo di farmaco e sostanza stupefacente per alleviare i numerosi problemi che lo affliggono. Almodóvar dirige elegantemente e, pur dovendo scontare ritmi talvolta pachidermici, il film riesce a non annoiare neppure per un secondo, riuscendo peraltro a emozionare e, nella parte finale, commuovere. Tra i molteplici pregi, una Cruz, as usual, bravissima. Quando il cinema d'autore può arrivare anche al grande pubblico.

Cotola 19/06/19 11:22 - 7521 commenti

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Uno degli Almodovar meritoriamente più sobri di sempre e non è poco: visto l'alto tasso di autobiografismo avrebbe potuto eccedere col melodramma ed invece si contiene, forse persino troppo. Poiché ciò che si può imputare maggiormente alla pellicola è proprio di essere poco viscerale e quindi coinvolgente. Tutto sembra troppo pulito, asettico. Forse sarebbe stato meglio se il regista avesse almodovareggiato di più. Siamo comunque in presenza di un buon film da cui ci si poteva aspettare di più sul piano emozionale. C'è anche qualche bella scena ma nulla che resti davvero nella memoria.

Daniela 25/07/19 01:55 - 9389 commenti

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Regista famoso da tempo in piena decadenza fisica e professionale riesce a risollevarsi facendo i conti con il proprio passato... Almodovar si racconta attraverso il suo alter ego Banderas e lo fa in modo insolitamente sobrio, paradossalmente poco almodovariano, in questo film che lo ha riportato agli allori della critica. La "gloria" ok, ma il "dolor"? Poco percepito per un eccesso di levigatezza che smussa gli spigoli della narrazione, tanto da far preferire altre sue pellicole simil-autobiografiche, certo meno stilisticamente controllate di questa ma più intriganti e forse più sincere.

Magi94 26/08/19 21:49 - 675 commenti

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Almodóvar offre uno spunto più che interessante con l'incontro con il vecchio attore, soprattutto nella scena dopo la proiezione del film. Eppure subito dopo l'attore scompare, si entra nel melodramma più scialbo e tante cose sembrano fatte solo per strappare lacrime: se fai vedere gli ultimi giorni tra madre e figlio causerai di sicuro emozioni, ma che stai dicendo di interessante? Impossibile non pensare a 8 1/2 per i ricordi da bambino, ma a confronto questi sembrano artificiosi e banali (al di là del finale). Belle invece le ultime scene.

Giùan 3/09/19 14:58 - 2989 commenti

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Film col quale Almodóvar prosegue nel suo doloroso percorso di ascesi cinematografica segnandone una tappa che, se si auspica non esser definitiva, certo registra un conchiuso capolavoro della sua carriera. Con coraggiosa abnegazione e un senso della misura che solo probabilmente un Maestro degli eccessi poteva sciorinare, Pedro mette in scena l'anamnesi spietata prima e il percorso riabilitativo poi di un cineasta che per ritrovar se stesso fa i conti metacinematograficamente con le sue paure, il dolore dell'oggi, il preclaro passato. Taumaturgico.
MEMORABILE: L'incontro con Alberto Crespo dopo anni: "Vieni, dammi un bacio frocetto"; Il bagno "rivelatore" del giovane muratore Eduardo.

Galbo 12/09/19 20:26 - 11386 commenti

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Sorta di seduta di autoanalisi per un Pedro Almodovar mai così autobiografico e sobrio nel raccontare la sua vita e i suoi sentimenti, senza filtri e in modo spietatamente sincero. L’opera è apprezzabile ma nello stesso tempo discontinua, con parti riuscite ed altre troppo verbose. Efficace la prova del cast, con un Antonio Banderas sempre più alter ego del regista. Molto piacevole la colonna sonora, dove si ascoltano volentieri vecchi brani di Mina. Pensoso.

Capannelle 13/10/19 00:42 - 3721 commenti

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Quando i registi si raccontano, più o meno esplicitsmente, c'è spesso il rischio di non trovare buoni risultati e in questa pellicola Almodóvar pare seguire un filo narrativo asettico e prevedibile. Dirige bene gli attori ma a parte un Banderas abbastanza contrito e sofferto non vi è nulla di memorabile. Anche fotografia e decori sono sotto le aspettative e la storia scorre con poco brio.

Jandileida 22/12/19 16:20 - 1253 commenti

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Passeggiata nella memoria per Almodovar, che cerca così di raggiungere una catarsi personale e una nuova epifania professionale. Il cinema come terapia non lo inventa certo Pedrito ma gli va stavolta riconosciuta una certa eleganza stilistica e un equilibrio narrativo che non sempre si trovano in altre sue opere. Tutto ciò si traduce in un film compassato ma che ha la capacità di far navigare lo spettatore in un mare di ovattato calore umano, allietato dal racconto trasognato di un'infanzia lontana e lieta da cui emerge una fantastica Penelope.

Paulaster 22/01/20 10:09 - 2779 commenti

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A un regista verrà restaurato un suo vecchio film. Ripasso del cinema di Almodóvar tra sentimentalismi (senza melodrammi), colpi di scena e provocazioni. A differenza di film precedenti stavolta non propone cromatismi vivaci e lascia parlare vecchie locandine o faccende desuete (i panni al fiume, l'uovo di legno). Banderas è bravo nel mostrarsi acciaccato anche se poteva lasciarsi andare un filo di più nell'emotività. Ultima parte con la madre anziana inutile. Conclusione non originale come scelta.
MEMORABILE: Il disegno del bambino che legge; Le mosse con Grace Jones; La narrazione del cinema sui muri.
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