Django il bastardo

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MMJ Davinotti jr
Anno: 1969
Genere: spaghetti western (colore)
Note: Presente una critica anche al vol. 17 n. 71, sempre *!
Numero commenti presenti: 12
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Poco riuscita commistione tra generi, DJANGO IL BASTARDO coniuga la struttura e le ambientazioni western con la figura di un pistolero “fantasma” (Django, per l'appunto, interpretato dall’algido Anthony Steffen) che sembra uscire dai gotici dell'epoca. Appare e scompare d'improvviso, proietta sui muri la sua ombra minacciosa di vendicatore, sembra inafferrabile e di natura quasi soprannaturale come un vero fantasma (e l'equivoco, chiave di lettura principale del film, è destinato a restare irrisolto). Torna in paese per uccidere chi ben sedici anni prima (e lo vedremo in un flashback francamente tirato via) tese un agguato a lui e ai suoi compagni durante la Guerra di Secessione e comincia eliminandone...Leggi tutto gli scagnozzi uno dopo l'altro. Niente di strano che il soggetto sia ridotto all'osso (e facilmente riassunto nel titolo inglese del film THE STRANGER’S COUNTDOWN), ma la regia di Sergio Garrone - il quale prova a movimentare l’azione con inquadrature sghembe e da ogni angolazione - doveva in questo caso possedere tutt'altro ritmo. Così com’è il film è mortalmente noioso e scialbo, ripetitivo e sfibrante nei suoi dialoghi piatti e nei primi piani sugli occhi gelidi di Steffen e della bella Rada Rassimov. Manca vivacità (prova a infondergliela vanamente il buon Luciano Rossi nel ruolo del fratello scemo ed epilettico del cattivo di turno), le scene sembrano assemblate senza una vera logica, la tensione non esiste e tutto scorre senza mai lasciare un segno. Un paio di buone idee, un finale discreto ma un film anonimo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Il Gobbo 4/04/07 09:18 - 3011 commenti

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Western gotico di Garrone che tramuta l'abituale fissità di Steffen, una volta tanto, in valore aggiunto, dato che la maschera dell'attore brasiliano si rivela perfettamente funzionale al mistero che grava sul suo personaggio. Così, paradossalmente, alcuni dei difetti del film si trasformano in pregi che gli conferiscono un fascino bizzarro e uno status di piccolo culto. Difficile poi resistere alla tentazione di notare delle somiglianze fra il film di Garrone e - si parva licet - Lo straniero senza nome di Clint Eastwood......

Homesick 2/06/07 18:37 - 5737 commenti

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Eloquente esempio di western gotico, in cui non è arduo intravedere anticipazioni dell’Eastwood de Lo straniero senza nome e Il cavaliere pallido. La tipica staticità ed inespressività del nerovestito Steffen – pupille spettrali, passo felpato e catatonico - è qui perfettamente congeniale al suo misterioso personaggio di angelo vendicatore che si aggira in scenari sinistri e deserti. Notevoli alcune soggettive e inquadrature inconsuete e la presenza di Luciano Rossi, coprotagonista in uno dei suoi migliori ruoli da psicotico. Arie bondiane nello score d’apertura di Vasco e Mancuso.
MEMORABILE: La croce che preannuncia la morte delle vittime; la bottiglia di whisky e la strage dei sudisti.

Lercio 12/08/07 23:34 - 232 commenti

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Non un western gotico come E Dio disse a Caino, ma la spettralità del protagonista lo avvicina ad essere tale. Anche l'iconografia sacra (i tre crocefissi a cavallo) che si contrappongono ai discorsi senza speranza del protagonista ci spinge in questa direzione. Magro, silenzioso e avvolto da un poncho che sembra quasi un sudario. Ottimi movimenti di camera che sfociano in sequenze davvero ben realizzate. Da non sottovalutare.

Stubby 4/11/07 00:31 - 1147 commenti

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Spaghetti western originale. Django, qui interpretato dall'attore italo-brasiliano Antonio de Teffè, è una figura misteriosa, quasi mistica: appare e scompare come uno spirito ma si scopre che è fatto di carne e sangue. Ritmo lento ma film piacevole. L'inespressività del protagonista giova alla parte. Tanti caratteristi italiani famosi compaiono in ruoli di contorno. Un cult.

Ducaspezzi 7/09/11 04:53 - 222 commenti

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Molto più bastardi del protagonista fissato nel titolo furono coloro che ne cagionarono l'inestinguibile sete di vendetta. È fascinosa assai l'idea di un pistolero che si voglia tratteggiare come una specie di entità ectoplasmica, che fa scoccare la sua mezzanotte di tregenda in qualsiasi ora per poi dileguarsi, facendosi spesso annunciare da croci ineluttabilmente epigrafate. Sì, ma il tenore carismatico? La tensione malsana che pervade il racconto? Dialoghi elettrizzanti a sostegno? Mancano! Regna una sfilacciata e svogliata piattezza.
MEMORABILE: Il biondino esaurito e mortalmente pallido, nella chiesa, con Django: è il personaggio più inquietante e interessante di tutti, Steffen compreso.

B. Legnani 25/08/12 15:16 - 4779 commenti

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Interessante opera di Garrone, western con mezzo fantasma, con tenuta narrativa superiore ad opere consimili e che riesce ad avere una vera originalità (** abbondante). Nella prima ora, poi, riesce pure a resistere alle lusinghe del troppo improbabile. Facce azzeccatissime in molti ruoli, col doppiaggio dell'epoca. Steffen deve recitare solo nel flashback, mentre gli altri (Gozlino, Rossi, Meniconi) ben aderiscono ai personaggi. Irresistibile la Rassimov, la cui guance troppo incavate dan ragione a Kraus ("Per essere perfetta le mancava solo un difetto").

Von Leppe 2/09/12 14:05 - 1046 commenti

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Il fascino che lo eleva da altri western è nel personaggio principale interpretato da Anthony Steffen: alto, magro e completamente vestito di nero, dalle movenze di uno spettro. Per questo, pur non essendo all'altezza di Leone, Corbucci e Margheriti, credo sia l'esempio più caratteristico dello spaghetti western; in più ci sono altri attori dai volti in tema: Luciano Rossi e Rada Rassimov in un'atmosfera violenta e malata. Purtroppo per il resto è un film piatto, ripetitivo e poco curato nell'ambientazione.
MEMORABILE: L'inizio: Django che cammina nel villaggio deserto...

Maik271 7/02/13 23:06 - 436 commenti

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Garrone cerca di rendere questa pellicola più interessante sfruttando immagini ricercate. Buone le immagini in soggettiva dell'inizio, ma in questo Django si sfrutta una storia già vista in precedenza senza mai riuscire a coinvolgere fino in fondo. Da salvare alcune scene, il ritorno dei tre sui cavalli e appoggiati alle tre croci. Poco espressivo il protagonista, ben interpretato il ruolo del fratello psicopatico, da dimenticare alcuni anacronismi, il puzzle o lo champagne con la pellicola di alluminio! Finale atteso e poco più.
MEMORABILE: L'avidità rende gli uomini ciechi!

Jdelarge 8/04/13 02:15 - 886 commenti

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Trama pressoché inesistente in un film che però ha ben altri punti di forza (su tutti la bellissima fotografia, specialmente nelle sequenze notturne). La regia e la scenografia sono di ottima qualità e anche la colonna sonora è riuscita. L'interpretazione di Anthony Steffen è congeniale al tipo di personaggio misterioso voluto da Garrone e un'altra ottima performance è fornita da Luciano Rossi. L'atmosfera gotica e surreale che viene creata con un Django a metà tra fantasma e uomo rende il film molto interessante e godibile.
MEMORABILE: La scena iniziale, con l'arrivo di Django in paese.

Vitgar 20/11/14 19:12 - 586 commenti

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Buon esempio di western all'italiana. La trama non è particolarmente originale ma viene ben raccontata con la presenza di personaggi particolari (il fratello pazzo, la bella di turno che accumula i soldi nella scollatura etc.). Django stesso sfugge dal paradigma dell'eroe tipico del West: si pone quasi come figura ieratica, insensibile a tutto se non al far giustizia per i torti subiti. Da vedere.

Panza 16/03/15 19:46 - 1502 commenti

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Una bella sorpresa, questo western che riesce ad allestire una storia semplice ma avvincente costruita in maniera asciutta ma diretta. Il protagonista è convincente, con uno viso truce e ha l'abitudine di lasciare croci di legno per annunciare la morte del suo nemico (bella trovata, innegabile). Anche gli altri personaggi sono ben caratterizzati, a dimostrazione di come in questo caso il prodotto sia stato curato ottenendo un risultato apprezzabile. Moltissime le somiglianze con il futuro Lo straniero senza nome di Eastwood.

Faggi 3/01/17 11:56 - 1508 commenti

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Spaghetti-western di buona fattura (artigianato nobile e inventivo, capace di intrattenimento puro e momenti vicini al lirismo); tra i più originali del periodo; per nulla fracassone e debortante; atmosfera spettrale, luoghi semidesertici appropriati, personaggi ben caratterizzati e attori che si difendono. Il tema del ritornante (con ambiguità annesse) è in anticipo su Lo straniero senza nome (coincidenza o ispirazione?).
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Il Gobbo • 11/06/09 08:29
    Contratto a progetto - 771 interventi
    Sobrio ma valido dvd di Cecchi Gori per questo quasi-classico di Steffen e Garrone
  • Discussione B. Legnani • 15/08/12 18:00
    Consigliere - 13980 interventi
    In NOTE, che significa "presente una critica anche al vol. 17 n. 71, sempre *!"?
  • Discussione Zender • 15/08/12 18:09
    Consigliere - 43731 interventi
    Che il Davinotti l'ha schedato per errore due volte e devo ricordarglielo (anche se ho notato che gli ha messo entrambe le volte lo stesso voto) :)