Big eyes - Film (2014)

Big eyes
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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Big Eyes
Anno: 2014
Genere: biografico (colore)
Regia: Tim Burton
Note: La storia vera di Walter e Margaret Keane, l'autrice dei quadri con i soggetti dai grandi occhi.
Papiro: elettronico

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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Da una reale vicenda potenzialmente interessante un film che invece non lo è affatto, incapace di rendere con efficacia il dramma di una donna sopraffatta dall'intraprendenza manageriale del marito, che ne sfrutta l'arte spacciando per suoi quadri che per l'appunto appartengono totalmente a lei. E' la storia di Walter e Margaret Keane: lui un semplice plagiario che si arricchisce grazie al talento di lei, lei che si lascia abbindolare dall'abilità di lui nel dare grande visibilità ai suoi quadri vendendoli a cifre sempre più alte. Il benessere soffoca l'orgoglio della donna, che accetta una situazione deprimente dalla quale non trova una via d'uscita. Almeno fino a quando non decide di scappare alle Hawaii con la figlia (avuta dal primo...Leggi tutto matrimonio) e di fare causa al marito ed ex socio. Se la lunga prima parte necessitava di una costruzione più ficcante e in grado di coinvolgere maggiormente, è soprattutto il processo che doveva risultare più articolato e non tirato avanti senza grinta in attesa del colpo di scena; soprattutto considerato che si poteva disporre di un grande istrione come Christoph Waltz nel ruolo di Walter Keane: invece la sfida a due la vince nettamente – e fin dalle prime scene - Amy Adams, molto meno sopra le righe rispetto a un Waltz che gigioneggia nel peggiore dei modi, precipitando più volte in un grottesco fuori luogo, nemmeno stesse dando il volto a un clown. Burton in regia si assopisce e dirige con la mano sinistra, senza mai riuscire a dare la giusta vitalità al film, prigioniero della ricerca di una faticosa dimensione favolistica che ritrova al massimo in un paio di scene una sua alta espressione, e cioè quando gli occhioni grandi dei quadri della Keane si trasferiscono sui volti delle persone. Per il resto siamo piuttosto nell'ambito di una scipita docu-fiction, con scene scelte male tra le tante possibili per illustrare il triste percorso della vicenda. In più di un'occasione lei cerca di far capire al marito quanto ritenga sbagliata l'appropriazione indebita delle sue opere, ma l'abilità di lui sta nel farle credere quanto invece sia solo il perdurare della truffa a poter loro garantire il migliore degli sviluppi possibili. A far saltare tutto è probabilmente l'attacco imprevisto di un critico importante (lo interpreta con l'abituale intensità e sguardo penetrante il redivivo Terence Stamp), che giudica tremendo il nuovo imponente quadro firmato Keane ampliando il discorso all'intera opera dell'artista. Non che manchi qualche buon momento, ma se pensiamo a quale impetuosità Burton aveva utilizzato nel portare in scena il dramma di Ed Wood non si può che rimanere delusi di fronte a una tale piattezza, al fallimento nell'individuazione di un registro convincente per il racconto. Poco cinema (qualche vivace esterno, le musiche di Danny Elfman) per un lavoro che sembra più uno scialbo documentario, forse anche perché la reale vicenda poco aveva da offrire in termini di “spettacolarità”: volendo la si racconta in quattro parole, e dal film lo si intuisce chiaramente...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/01/15 DAL BENEMERITO HARRYS POI DAVINOTTATO IL GIORNO 11/01/15
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Harrys 3/01/15 09:48 - 686 commenti

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Manicheo è l'inganno: lui aspira alla fama scolpita per godersi l'attimo fuggente, lei ambisce all'amor fatuo per crogiolarsi nella purezza dei costumi. Eccessivamente archetipico per parteggiare, esageratamente feuilleton ottocentesco per essere Tim Burton. Furoreggia Waltz, destinato al prêt-à-porter hollywoodiano, intorbidisce Burton, scevro dall'apparato visionario (le visioni "oculari" della protagonista sono sterili). L'incedere è blando e canonico e l'attesa del graffio svanisce quando si realizza che la tigre è rimasta in gabbia.

Cotola 11/01/15 14:19 - 8507 commenti

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L'avesse girato un altro regista, avremmo detto che non è poi così male. Ma sapendo che dietro la macchina da presa c'è un certo Burton, ci si chiede dove sia mai finito un autore con la sua poetica ed il suo stile. Poiché qui di burtoniano non c'è quasi nulla (giusto gli inutili occhioni grandi di alcune visioni) ma a mancare è anche il nerbo di una pellicola scialba e senza un guizzo che sia uno. Anche sul piano psicologico le cose vanno maluccio: non si capisce perché Margareth abbia accettato per tanto tempo la situazione. Waltz esagera e disturba nel suo eccessivo gigioneggiare. Brutto.

Puppigallo 15/01/15 11:14 - 4966 commenti

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Burton, se ci sei batti un colpo registico. Che fine ha fatto il visionario e talentuoso autore libero da clichè? Perchè qui non ve n'è traccia, purtroppo. Neanche quando, avvicinandosi al suo passato, trasforma i clienti di un supermarket in esseri megaocchiuti, riesce a non essere forzato, più caricaturale che altro. A questo punto il resto passa in secondo piano, perchè nonostante la direzione non sia scadente, la pochezza del contenuto e delle immagini, unita a un Waltz fastidiosamente sopra le righe e macchiettistico (almeno lei è genuinamente ingenua), certificano il filmaccio.
MEMORABILE: I momenti più bassi, che vedono Waltz sempre protagonista: il tentativo quasi parodistico di forchettata e il processo, dove dà il peggio di sè.

Rambo90 15/01/15 00:56 - 7234 commenti

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Una vicenda interessante, condotta spigliatamente da Burton che per una volta rinuncia alle sue bizzarrie (se non fosse per qualche visione e per i colori caramellati in fotografia) per dedicarsi completamente alla costruzione dei personaggi. Incarnati dalla brava Adams e dall'eccezionale Waltz, i due protagonisti funzionano molto bene e fanno arrivare alla fine piuttosto soddisfatti di ciò che si è visto. Si sorride spesso e il risultato è nettamente migliore delle ultime prove del regista.

Daniela 15/01/15 09:39 - 11837 commenti

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Chissà cosa avrà spinto Burton a raccontare sullo schermo la storia di questa artista, divenuta celebre per i suoi bimbi con grandi occhi tristi, complice/vittima di un marito privo di talento artistico ma abile venditore, nonché bugiardo patologico... perché in una sola sequenza ha messo il suo tocco, limitandosi per il resto ad una scialba cronaca a colori pastello che si trascina ripetitiva fino ad un'epilogo moscio. Ulteriore penalizzazione: un Waltz guittesco, che sembra la parodia di se stesso. Film deludentissimo.
MEMORABILE: Le pupille pungenti e gelide di Terence Stamp: ciambella di salvataggio dopo tanti occhioni lacrimosi

Deepred89 15/01/15 17:09 - 3550 commenti

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Tremendo al di là di ogni aspettativa, un film sbagliato in tutto, dalla scelta del soggetto di partenza (buono sì e no per un mediometraggio stiracchiato) ai toni adottati, di fastidiosa ironia e stucchevole amarezza. Come nel peggior rape & revenge, un susseguirsi di umiliazioni subite senza batter ciglio (anche la realtà può risultare poco credibile a volte) nell'attesa di una catarsi e quando questa arriva se ne rimane pure delusi. Insopportabile Waltz, che gigioneggia come il più scatenato Christian De Sica, ma nel genere sbagliato.

Capannelle 16/01/15 15:45 - 4131 commenti

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Le prime inquadrature richiamano Burton: le villette anni 50, quella splendida salita a S, l'incontro tra i due, anche la galleria improvvisata nei bagni. Poi il regista va a comprare le sigarette e non torna più. Elfman compone da par suo ma non sempre le musiche sono azzeccate; la fotografia presenta toni troppo mielosi, Waltz non smette mai di fare il pagliaccio e la Adams cerca di reggere la baracca. Insomma, molte potenzialità della storia vengono sprecate e tradotte in qualcosa che sa più di film tv.

Von Leppe 18/01/15 12:08 - 1160 commenti

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I due protagonisti del film non funzionano molto come personaggi maledetti, diversi, tipici del regista. Lei è la solita mogliettina indifesa con delle qualità, però gli fanno comodo i soldi che guadagna attraverso il marito, che è un imbroglione, ma sa vendere l'arte (non sua). I quadri della pittrice non sono capolavori, ma avrebbero potuto - forse - dar luogo a qualcosa di più divertente, inquietante e visionario di questo compitino dai personaggi stereotipati.

Saintgifts 18/01/15 19:34 - 4098 commenti

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Il pallinaggio finale deve essere per il film, ma vorrei salvare Amy Adams, l'unica che dimostri professionalità e bravura in questo lavoro al quale si può aggiungere di buono, oltre alla già citata protagonista, l'ambientazione anni '50, compresa di fotografia azzeccata per il genere. Anche se il soggetto è liquidabile in poche battute, Burton avrebbe potuto fare di molto meglio; intanto proibire a Waltz una prestazione di quel tipo: bastava il personaggio come pagliaccio, non importava calcare la mano per dare il colpo di grazia. Mediocre.
MEMORABILE: Il cameo di Terence Stamp.

Ryo 22/01/15 04:24 - 2169 commenti

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Tratto da una storia vera, la triste e curiosa vicenda della pittrice dei bambini con gli occhioni che divennero molto pop negli anni '60. Molto diverso dallo stile solito del regista, gioca con colori saturati che rimandano ai quadri dell'artista. La storia, scorrevole, è raccontata in maniera adorabile, e non manca di momenti tragici e gag comiche. Eccezionale Waltz nel ruolo del marito, riesce per l'ennesima volta a stupirmi per le sue doti di grande attore.
MEMORABILE: Il siparietto teatrale recitato da Keane al processo; La Keane che vede gli occhioni sulla gente normale; L'autoritratto di lei.

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Galbo 5/04/15 10:11 - 11976 commenti

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Una storia di mistificazione che supplisce lo scarso talento era sulla carta il soggetto ideale per Tim Burton. Peccato che il regista se la giochi male, quasi mettendo da parte la sua personalità, che compare in pochissime sequenze (quella di Margaret al supermercato ad esempio) per adottare uno stile da fiction televisiva, a cui contribuisce la recitazione eccessivamente "caricata" di Waltz, a cui da da contraltare una misurata ed efficace Amy Adams. La prima parte è migliore della seconda ma resta un film al di sotto delle aspettative.

Myvincent 8/06/15 08:00 - 3366 commenti

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Ispirato a una storia vera dei gloriosi tempi di Warhol, il film racconta di quanto bluff ci possa essere dietro al successo di un "prodotto" artistico, manco fosse un detersivo. Ma se la prima parte sembra accattivante, introducendoci nella storia dai colori pastello, il resto delude per lo stanco sviluppo narrativo che nemmeno gli interpreti sembrano volere salvare.

Nando 5/01/16 12:01 - 3691 commenti

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La reale vicenda dei coniugi Keane narrata con garbo e veridicità da un Burton che abbandona le sue visioni e il suo misticismo per offrire qualcosa di più "reale". Buone le ambientazioni, troppo pompata l'interpretazione di Waltz, soprattutto nell'interminabile e a tratti noiosa sequenza del dibattito processuale, più misurata quella dell'Adams. In conclusione una pellicola discreta che illustra una vicenda americana probabilmente poco conosciuta in Italia.

Yamagong 27/12/15 23:12 - 274 commenti

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Quasi vent'anni dopo Ed Wood Burton si cimenta con un nuovo biopic. Ma l'oggetto di trattazione è ben lontano dall'alienante follia del genio dei B-Movies. Così, se si esclude qualche blando spunto satirico (l'arte ai tempi della vendibilità e della mistificazione mediatica), il dramma è tutto incentrato sul conflitto tra una candida Adams e un macchiettistico Waltz, con toni e ritmi narrativi pruriginosi che ammiccano alla soap opera, umiliando così la diegesi a mero pretesto. Tra tanto zucchero, il volto di Stamp rassicura per paradosso.
MEMORABILE: Margaret scopre che i quadri di Walter...; In negativo: il gigionismo parrocchiale di Waltz; Dino Olivetti (con tanto di accento italo-americano!)

Il ferrini 4/03/16 23:23 - 2018 commenti

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La zampata di Tim Burton è palese in questo film, che ha gli stessi colori di Edward mani di forbice e lo stesso rigore narrativo di Ed Wood. Brava la Adams, dirompente Waltz, forte anche di un personaggio completamente nelle sue corde. La storia è assolutamente vera, ma questo non impedisce al regista di raccontarla a suo modo, soprattutto con una scintillante fotografia e il suo immancabile tocco dark nel trucco, specialmente - com'è ovvio - negli occhi delle donne (bellissima Krysten Ritter, la Jane di Breaking bad). Elegante e divertente.

Kinodrop 23/07/16 18:17 - 2429 commenti

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Come rendere fasulla e televisiva una storia realmente accaduta non solo alla protagonista, ma a tantissime altre donne ombra. Burton in questa impresa purtroppo è riuscito benissimo, nonostante qualche piccolo guizzo di stile. Tra i colori tenui e le forme morbide degli anni '50, gli attori si muovono tra l'eccesso istrionico di lui e una lei sempre dimessa e remissiva in un susseguirsi di situazioni senza evoluzione. Per non parlare poi del finale, in cui la soluzione della vicenda è confinata nei titoli di coda. Deludente.

Redeyes 13/03/17 09:12 - 2326 commenti

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Burton gioca quasi, incosciamente, a fare il Walter Keane, rinnegando il suo talento e relegandosi a mero mestierante e poco altro. Sono della corrente di pensiero che non avessi letto il regista avrei dato maggior chance alla pellicola, ma col senno di poi non accetto la totale assenza d'inventiva. La storia viene sviluppata e mostrata alla stregua di un documentario e poco altro, con una Adams troppo frenata e un Waltz oltremodo gigione. Alla fine usciamo con qualche nozione in più, questo è certo, ma con poco sogno nei nostri occhi.

Ira72 14/03/17 16:10 - 1222 commenti

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La storia di questa Cenerentola dell'arte, raccontata da Tim Burton, con una delle mie predilette (Amy Adams) mi affascinava parecchio ed è con questa mole di aspettative che ho dovuto fare i conti. Delusione cocente. Di Burton ho trovato qualcosina di fugace qua e là (gli occhioni caricaturizzati onnipresenti e un'atmosfera grottesca ricorrente). Brava la Adams, ma costretta in un teatrino di coppia al limite del ridicolo che toglie spessore alla storia artistica della pittrice Margaret. Nel complesso noioso e dimenticabile.

Pessoa 22/06/17 23:22 - 2452 commenti

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Burton racconta la vera storia di uno dei suoi artisti preferiti, Margaret Keane, vittima dell'ego di suo marito che la costringeva a dipingere quadri che poi lui firmava. La storia, che riprende le vicende realmente accadute, è sceneggiata con sufficienza e approssimazione e presenta imprecisioni e momenti di stanca. Fra gli attori bene la Adams, mentre Waltz tenta disastrosamente di rimediare alla piattezza dello script con una recitazione istrionica e ridondante che toglie credibilità al personaggio e alla vicenda. Mediocre ed evitabile.

Lou 22/03/19 17:51 - 1092 commenti

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Lo stile di Burton si vede, anche se in modo meno incisivo che in altre occasioni: mancano i suoi tratti più visionari e provocatori, forse per il necessario rispetto di aderenza alla vera storia della pittrice Margaret Keane, i cui quadri divennero famosi col nome del marito. La vicenda è raccontata con molto colore e teatralità, senza però esplorare adeguatamente le dinamiche della colossale frode artistica e umana.

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Pigro 24/03/19 19:27 - 9036 commenti

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La storia del finto pittore che spacciava per suoi i quadri della moglie ottenendo un gran successo non può non sorprendere. Il film sta dalla parte della pittrice negata e complice delle menzogne, indagando maggiormente le dinamiche coniugali e le tappe della vicenda piuttosto che il contesto sociale di pregiudizi maschilisti. Attratto dalla vicenda para-visionaria e para-grottesca, comunque ben raccontata, Burton perde la sua ispirazione personale affondando tra biopic, ottima rievocazione d’epoca, dramma, commedia e caricatura.

Enzus79 3/10/19 22:49 - 2441 commenti

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Tim Burton porta sul grande schermo il celebre caso giudiziario degli anni '60 riguardante la pittrice Margaret Keane. La storia di per sé è molto interessante, ma il film rende il tutto un po' appesantito, da fiction. Da un regista quale Burton ci si aspetta altro. La coppia di attori Waltz/Adams è formidabile (la seconda primeggia). Discrete le musiche di Elfman.

Disorder 1/03/20 12:05 - 1414 commenti

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Si arriva alla sufficienza solo grazie a una scena davvero memorabile e degna del grande genio di Burton (l’incubo-allucinazione al supermarket sulle note divine di Lana Del Rey). Per il resto è un film piuttosto banale, quasi televisivo, lontanissimo dalla qualità a cui il regista ci aveva abituato. I personaggi sono tutti piuttosto sgradevoli e la storia poco intrigante. Si risolleva un po’ nel finale, comunque troppo prevedibile. Guardabile e nulla più.

Giùan 20/08/21 09:38 - 3901 commenti

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Non terribile come troppo unanimemente sottolineato, il film consuma la sua fragilità nella frattura tra la coerenza alla filmografia burtoniana (nello stile visivo come nella dimensione da fiaba nera) e la propria incongruenza interna; la ripetitività delle situazioni, il manierismo caricaturale dei personaggi (il Keane di Waltz principalmente). Burton non riesce a maneggiare il grottesco realismo dello script ma i focus sul mercato dell'arte contemporanea e la "soggiacenza" femminile non son peregrini ed il film non ha cali di ritmo. Brava, bella ma mal servita Amy Adams. Sgranato.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Cotola • 17/01/15 10:56
    Consigliere avanzato - 3759 interventi
    Galbo credo che stavolta il problema sia proprio l'attore e non il suo doppiatore. La mimica di Waltz
    è eccessiva, sfacciata e, a mio parere, sguaiata. Ciò non toglie che il il buon Waltz resti un grande.
    Speriamo solo sia la classica buccia di banana su cui un po' tutti scivolano, prima o poi, almeno una
    volta nella vita.

    E come non dare ragione a Daniela? Dipingendo in questo modo il personaggio del marito, diventa davvero difficile giustificare la moglie e le sue ragioni.
  • Discussione Brainiac • 17/01/15 11:54
    Call center Davinotti - 1466 interventi
    Cotola ebbe a dire:
    Galbo credo che stavolta il problema sia proprio l'attore e non il suo doppiatore.
    Secondo me il problema non sono tanto gli attori quanto il soggetto duro e puro: manca di drammaticità. Il personaggio di Waltz è bugiardo, ok, subdolo, benissimo, ma l'apice dei suoi soprusi cos'è: dar fuoco ad un paio di cerini? A non funzionare è la storia in toto, ed il film alla fine sembra una puntata più elaborata d'un film pomeridiano su canale 5 negli Anni Novanta, un Donne al bivio con gli attori importanti al posto di qualche vecchia gloria attempata. Si lascia guardare, ma l'emozione alberga altrove.
  • Discussione Cotola • 17/01/15 12:00
    Consigliere avanzato - 3759 interventi
    Sì è vero Brain: un film piatto e per nulla emozionante. Sotto certi versi "televisivo". Però mi è sembrato che Waltz esageri un po' troppo. Comunque
    film che è sceso ancor di più nella mia considerazione. Ho chiesto a Zender di abbassare il giudizio da due pallini ed uno e mezzo.
  • Discussione Brainiac • 17/01/15 12:15
    Call center Davinotti - 1466 interventi
    Vero Waltz gigioneggia a go-go, ma lo faceva anche Depp indossando i maglioni di cachemire d'Ed Wood e digrignando la dentierona, solo che lì la vicenda ammantata di fallimenti professionali plurimi, star tossicodipendenti sul viale del tramonto e scalcagnate troupe d'accatto funzionava alla grande. Il patetismo s'ammucchiava col dramma, il dramma col torbido e il film diventava un Capolavoro. Anche per me il film è un **1/2 di puro d'affetto per il buon Tim. Ps: ma solo io considero i quadri della protagonista una monnezza vera?
  • Discussione Daniela • 17/01/15 12:50
    Gran Burattinaio - 5847 interventi
    Ma stai scherzando Brainiac?
    I quadri mostrati nel film sono atroci!
    Alzi la mano chi fra di noi se ne appenderebbe in casa uno...
    Ultima modifica: 17/01/15 12:54 da Daniela
  • Discussione Zender • 17/01/15 14:35
    Pianificazione e progetti - 46431 interventi
    Non so, alcuni quadri invece non mi dispiacciono affatto se devo esser sincero. Certo, se li si avvicina diventano ridondanti, ma presi singolarmente (e almeno quelli che ritengo migliori) hanno una loro forza. Certo, è uno stile che deve piacere, ma sono ben altre le cose che non appenderei in casa. Poi di solito ho sempre stima per chi riesce a imporre uno stile personale e riconoscibile, e questo lo è senz'altro.
  • Discussione Brainiac • 17/01/15 14:59
    Call center Davinotti - 1466 interventi
    Zender ebbe a dire:
    Certo, se li si avvicina diventano ridondanti
    hai ragione, infatti quello per l'Unicef mostrato nel film (composto da una miriade di "occhioni" su sfondo post-atomico) non convinceva nemmeno la Keane stessa.
  • Discussione Daniela • 17/01/15 15:14
    Gran Burattinaio - 5847 interventi
    Beh, Zender, anche a me alcuni dei quadri di questa pittrice non dispiacciono affatto - in particolare quelli con chiari influssi orientali, con tratti netti e molto stilizzati - però nel film sembra concentrato proprio il peggio della sua produzione...
    Comunque, il problema del film non è ovviamente la scarsa qualità artistica di quanto mostrato... come hanno fatto altri, impossibile evitare il confronto con Ed Wood: certo non era un maestro del cinema. Ma credeva in quello che faceva, e questo entusiasmo trascinante Burton è riuscito a rappresentarlo, a trasmetterlo anche a noi. Cosa che non avviene nel caso di Margaret Keane.
  • Discussione Zender • 17/01/15 17:47
    Pianificazione e progetti - 46431 interventi
    Daniela ebbe a dire:
    impossibile evitare il confronto con Ed Wood: certo non era un maestro del cinema. Ma credeva in quello che faceva, e questo entusiasmo trascinante Burton è riuscito a rappresentarlo, a trasmetterlo anche a noi. Cosa che non avviene nel caso di Margaret Keane.
    Ah beh, su questo concordo in pieno. Sì Brainiac, quello postatomico non mi pareva proprio il migliore ecco.
  • Discussione Capannelle • 18/01/15 12:38
    Scrivano - 2969 interventi
    @ Daniela: io alcuni li appenderei, se anche Botero ha avuto successo...

    @ Cotola/Brainiac: anch'io l'ho considerato vicino ai film televisivi.