La fornace di Castel Giubileo

18 maggio 2009

Nota: LA FORNACE DI CASTEL GIUBILEO FA PARTE DEI LUOGHI COMUNI DEL CINEMA ITALIANO (vedi Approfondimento relativo), ovvero di quelle location pluriutilizzate dal nostro cinema (di genere e non).

Tutto ebbe inizio quando Ellerre mi riferì che gli sarebbe piaciuto sapere dov’era la fornace che si vedeva in più film polizieschi e che risultava essere sempre la stessa: un incubo ricorrente, che lo perseguitava da anni, da quando vedeva fin da bambino i film di trucidi, gobbi e sbirri. Tra l’altro proprio il suo speciale sulle location della Banda del Gobbo era fermo per colpa di questo mostro invisibile, nascosto chissà dove nella periferia di Roma (o almeno così ci sembrava all’inizio) e che non sembrava proprio possibile ritrovare. In un primissimo momento Ellerre pensò a tutta la valle tiberina che parte da Tor di Quinto e prosegue ben oltre il Grande Raccordo Anulare, finché si focalizzò sull’area di Saxa-Rubra grazie ai flebili ricordi di un Kuveiller prodigo di consigli ma con le idee non troppo chiare. Dalle diverse telefonate agli addetti ai lavori non si riusciva a ottenere di più: Pino Colizzi riferì ad Ellerre che ricordava una fabbrica di mattoni rossi nei pressi di Tor di Quinto.
Possibile quindi che si riferisse alla vicina Saxa Rubra, visto che Tor di Quinto pareva troppo centrale come zona e non mostrava traccia di fornaci. Si trattava tuttavia di una zona piuttosto ampia e in cui l’unico rudere di fornace ancora esistente è quello della Fornace Mariani in via Enzo Tortora. Ha gli archi, certo, come quella dei film, ma più la guardavamo più Ellerre riusciva facilmente a convincermi che non potesse essere quella. A questo punto soprattutto lui cominciò ad analizzare ogni fotogramma dei film di cui eravamo in possesso sottoponendomi le sue elucubrazioni. Io cercavo di aiutarlo ma mi trovavo un po’ spiazzato. Lenzi, contattato dall’amico Nemesi, aveva fatto sapere che la fornace stava tra la Flaminia e il Grande Raccordo Anulare senza però poter dire dove fosse il luogo esatto (che già egli stesso aveva cercato invano durante le riprese di un documentario).

Saxa Rubra
quindi, Grottarossa... ma dove? Ci saremmo potuti accontentare e dare un’indicazione generica; Ellerre effettivamente spingeva per una chiusura in questo senso, dopo tanto tempo perso in una ricerca che sembrava non portare a nulla e che bloccava il suo splendido speciale, ma come sempre la mia personale ossessione è quella di trovare il punto esatto, anche quando ormai dell’edificio orginario non è rimasto assolutamente nulla, come accadde per La casa dalle finestre che ridono. Non volevo mollare a nessun costo, lo implorai di continuare (da solo non ce l’avrei mai fatta). Ci attaccavamo ai pochi indizi del film: sembrava un posto sperduto, nessuna apparenza di vita nei dintorni... Come venirne a capo? Nella Banda del Gobbo Ellerre aveva individuato che dietro a Tomas Milian in fuga dalla fornace si vedeva sullo sfondo una via di grande scorrimento (ci passavano un camioncino, un auto...), che subito giudicammo dovesse essere la Flaminia.
All’epoca eravamo convinti che la fornace potesse essere dov’è ora Piazzale Sandro Ciotti, a due passi dalla sede Rai. C’era sulla sinistra una collina, che era uno dei pochissimi elementi a disposizione, e forse un edificio che poteva assomigliare ad uno che avevamo individuato in un fotogramma, ripreso quasi per sbaglio mentre Colizzi salta la barricata di mattoni sempre nella Banda del Gobbo. Una ridda di ipotesi si sovrapponevano, ma il posto non riusciva ancora a convincerci. Un’inquadratura notturna mostrava degli edifici sullo sfondo, ma inindividuabili, anche se per un po’ pensai che fossimo proprio sull’argine del Tevere, di fianco alla Mariani o poco più in là, e che le case fossero i palazzi di via Bolognola (ipotesi suffragata dalla presenza di un gran numero di tralicci in zona, presenti anche nei film). In qualche scena avevo poi intravisto di sfuggita quella che poteva essere un’alta ciminiera: doveva essere quella della Mariani tuttora esistente, mi dissi. Ma questo ci diceva che sì, eravamo lì in zona, vicini, ma con un raggio d’investigazione enorme, di 360° attorno alla ciminiera.

Ad un certo punto mi convinsi che l’unico elemento reale al quale aggrapparsi doveva essere la collina, che pareva assai vicina nei fotogrammi. Lì intorno ce n’è più di una, ma quella che ci assomigliava di più sembrava quella di Castel Giubileo, dall’altra parte del Tevere rispetto a quella dove avevamo sinora guardato. Anche Ellerre diceva di aver precedentemente pensato la stessa cosa, ma lì in zona Giubileo non si trovava nulla. Cercai a lungo ma non capii dove diavolo potesse essere posizionata la maledettissima fornace fantasma. Intanto si faceva spazio l’idea che la strada a grande scorrimento dietro a Milian potesse essere non la Flaminia ma il GRA. Fu Ellerre a dirlo: "troppe auto, quella non può essere la Flaminia"... Valutai che avesse effettivamente ragione e cominciai a guardare tutt’intorno al GRA, da Grottarossa a Castel Giubileo, passando quindi sul ponte. Ma Ellerre mi aveva nel frattempo superato, e seguendo l’idea della collina aveva finalmente trovato il punto esatto, cominciando a individuare gli elementi. Tutto cominciava a corrispondere: la ciminiera della Mariani era proprio dove doveva essere, il GRA dietro anche; in più aveva individuato addirittura la casetta che si vedeva entrando nel sito (unico elemento che aveva resistito, per quanto in parte cambiato, ai cambiamenti del tempo) e i capannoni in lontananza che si vedevano nell’immagine notturna che tanto avevamo studiato. Capii che non c’era più dubbio alcuno: finalmente avevamo in mano il luogo esatto della fornace scomparsa e non restava che far combaciare tutti i pezzi del puzzle. E combaciavano davvero tutti, a questo punto! Uno ad uno...

LA ZONA E L'EVOLUZIONE DELLA FORNACE

Grazie all'abbondanza di argilla e all'acqua del Tevere, la "piana" che va da La Celsa al Labaro era un tempo la zona industriale prediletta per la produzione di laterizi. In particolare le fornaci Mariani erano quelle più importanti per le loro manifatture. Nacquero intorno agli anni '40 o anche prima e tutte finirono la loro attività attorno ai primi anni '70 per diversi motivi, tra cui le mutate tecniche di costruzione dei fabbricati. Nel 1996 Nello Casciotti, classe 1930, lascia la sua testimonianza in merito alle fornaci di quelle zone: "Ho iniziato a lavorare alle fornaci nel 1945, quando avevo sedici anni, terminando nel 1971. A quel tempo esistevano sette od otto fornaci da La Celsa a Grottarossa, alla distanza di otto chilometri l'una dall'altra. La fornace in cui io lavoravo era chiamata Mariani, le altre si chiamavano Nilsa, Molinari, Piramide...
Davano lavoro a circa una settantina di operai (una di quelle citate da Casciotti è con buona probabilità quella di cui ci occuperemo, ndr). La presenza del Tevere era molto importante per le fornaci, perché con l'acqua si lavorava meglio la terra e perché sulle rive del fiume si trovava l'argilla. Era molto importante anche la diga (di Castelgiubileo ndr) perché creava corrente".

Ma è la testimonianza del proprietario di un laghetto di pesca sportiva nella zona antistante Castel Giubileo a fugare ogni dubbio sulla presenza di una fornace anche in quella zona: "Il mio povero papà ci lavorava (...) Posso dirvi che cinquanta'anni fa tutta Prima Porta e Labaro campavano, per la maggior parte, con il lavoro della fornace di Castelgiubileo". Ed è sicuramente lei la fornace che ci interessa: la Fornace di Castel Giubileo!

Grazie quindi a queste ultime testimonianze si è potuta parzialmente ricostruire la storia della nostra fornace. Ellerre ha raccolto di persona la testimonianza di un vecchio abitante di Castel Giubileo in merito al luogo esatto della nostra fabbrica di mattoni che, a conferma degli studi di ricostruzione, gli ha detto che sorgeva esattamente dov'è oggi Laltramoda srl. Sentiti in merito anche i nuovi gestori del sito, Ellerre ha potuto ricavare l'informazione che i nuovi edifici sono stati costruiti alla fine degli anni '80. Ci si aggiunga poi che in una ortofoto del 1988 del comune di Roma i nuovi capannoni erano già lì e si capirà come presumibilmente la data di abbattimento sia da far risalire a prima del 1988 e a dopo il 1979, data dell'ultimo film (fino a prova contraria) girato lì: Speed Cross.

Ciò che ha dato la conferma definitiva è una bellissima foto dall'alto di quel tempo, rintracciata dall'ultrabenemerito Massimiliano, un simpatico laureando in architettura col quale ho avuto la fortuna di scambiare qualche mail e che ci ha fornito quella che è la prova spaccatutto, la foto che toglie ogni residuo dubbio e conferma l'esattezza delle teorie ellerrozenderiche sull'ubicazione della fornace di Castel Giublieo (vedi tavola 12, qui sopra). A queste si aggiunge qui anche un'ultima (si spera) tavola ricavata da Squadra antifurto, del 1976. Ellerre ha per caso intravisto la fornace anche nel film con Tomas Milian e, dal momento che le immagini del film mostrano spazi fin qui non inquadrati (la misteriosa zona del garage) non mi sono potuto esimere dal costruire la tavola numero 13, che trovate qui allegata. Certo, ad aver potuto vedere prima, con chiarezza, il GRA (Grande Raccordo Anulare) che passa lì dietro col suo traffico pesante ci avrebbe aiutato molto, all'epoca...

Testi: Zender-Ellerre, Foto: Ellerre, Tavole: Zender, Dipinto: Ellerre

• Titoli dei film contenuti nelle tavole esplicative:
Il trucido e lo sbirro (1976) - Squadra antiscippo (1976) - Squadra antifurto (1976) - La banda del gobbo (1977) - Speed Cross (1980)

• Altri film in cui si è poi scoperto esserci la fornace e (sotto) relative foto:
Paura in città (1976) - Il grande racket (1976) - Squadra antitruffa (1977) - Quel maledetto treno blindato (1978) - Il giorno del cobra (1980)







































APPROFONDIMENTO INSERITO DAI BENEMERITI ELLERRE E ZENDER

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commenti (9)

RISULTATI: DI 9
    Nemesi

    18 maggio 2009 08:27

    Lavoro certosino; tutto sembra tornare.
    Complimenti a Zender ed Ellerre, anche per il fantastico dipinto.
    Undying

    18 maggio 2009 10:20

    Altro indispensabile tassello sulle location.
    Tra l'altro La banda del gobbo è un film che merita questo approfondimento.
    Bravi Zender ed Ellerre!
    Don Masino

    19 maggio 2009 11:46

    Altro magnifico lavoro, ragazzi! Trovare edifici non più esistenti con così pochi indizi dev'essere cosa durissima!!! Non vi avrei invidiato, per quei mesi di ricerca :-)
    Caesars

    20 maggio 2009 03:06

    Standing ovation per un lavoro così certosino e all'apperenza "impossibile"... se a ciò aggiungiamo pure la realizzazione del dipinto siamo veramente nel campo dell'incredibile. Bravissimi Zender ed Ellerre
    Ernesto

    20 maggio 2009 03:32

    Rilancio
    In ginocchio ragazzi
    Nemmeno quelli del "R.I.S." o di "C.S.I." avrebbero concepito una roba del genere.

    Grandi
    Finzi

    20 maggio 2009 08:04

    Ce l'ho presentissima!!!Mi ero sempre chiesto anche io dove poteva essere! magnifico specialone. Strepitoso il dipinto di maestro Ellerre e esilarante la descrizione relativa, che se conosco Zender un po' dico che è sua
    Ernesto

    20 maggio 2009 14:51

    Volevo aggiungere ancora una cosa su questa location, molto personale, una specie di aneddoto insomma.
    Anch'io, come molti di voi, guardando vari film di Tomas Milian (Squadra antiscippo, La banda del gobbo etcc..) mi ero sempre chiesto dove fosse ubicata la fornace.
    Essendo anch'io di Roma mi appassiono non poco quando rivedo le inquadrature della mia città, soprattutto nei film degli anni settanta, ovvero il periodo della mia spensieratezza in cui me ne andavo in giro per la città a bordo di quei 'vecchi' autobus verdi che si vedono in molti film. E' curioso vedere come cambia la propria città e i film ne sono quasi un documento unico se vogliamo.
    Relativamente alla fornace mi ero fatto un'idea che la stessa poteva trovarsi a Fiano Romano perché nel film 'La banda del gobbo' alcune scene sono state girate nei pressi. E invece cosa salta fuori? Che la fornace si trovava in via di Castel Giubileo, ovvero una via che io da circa dieci anni percorro una o due volte a settimana per andare a casa di un mio carissimo amico che abita in via Bolognola n. 74, ovvero in uno dei palazzi 'chiave' di questa eccezionale ricostruzione. E come non citare un'altro pezzo 'chiave' della ricerca; praticamente quando esco da casa del mio amico percorro via Grottazzolina per tornare sulla Salaria, ovvero passo proprio sotto, rasente alla fantomatica 'collina'. Incredibile no? Ce l'avevo a due passi e non me ne rendevo conto. C'è da dire, ve ne sarete accorti dalle foto, che il paesaggio è un pò cambiato rispetto alle date dei film e la stessa via di Castel Giubileo che nei film appare come una stradetta di campagna, oggi è una strada asfaltata dove passano camion e autovetture. Cos'altro dire! Che questa scoperta per me vale doppio e da oggi in poi ogni volta che capiterò in zona non potrò fare a meno che pensare che li c'è passato pure il mitico Tomas Milian.
    Un grazie di cuore dunque, ancora una volta, al fantastico Ellerre e al mitico Zender per avermi/ci regalato questa splendida ricostruzione.
    Ellerre

    25 maggio 2009 05:08

    [quote=Ernesto]Un grazie di cuore dunque, ancora una volta, al fantastico Ellerre e al mitico Zender per avermi/ci regalato questa splendida ricostruzione.

    (scusate se mi sono dilungato un pò ma quanno ce vò ce vò)

    Saluti

    Grazie a te Ernesto per i tuoi aneddoti. Tra l'altro hai descritto benissimo quella che è anche la mia curiosità: riscoprire, attraverso vecchi film, luoghi della mia città oggi mutati o spariti come in questo caso.
    Ernesto

    4 giugno 2009 06:09

    Piuttosto, mi sono dimenticato pure di farti i complimenti per il dipinto che in questa ricostruzione è come la ciliegina sulla torta.
    Quindi non solo testardo 'ricercatore di location' ma pure abile pittore...