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CETTO C'è SENZADUBBIAMENTE

All'interno del forum, per questo film:
Cetto c'è senzadubbiamente
Dati:Anno: 2019Genere: commedia (colore)
Regia:Giulio Manfredonia
Cast:Antonio Albanese, Nicola Rignanese, Katsiaryna Shulha, Gianfelice Imparato, Davide Giordano, Lorenza Indovina, Paola Lavini, Maria Rosaria Russo, Manfredi Saavedra, Cesare Capitani, Guido Roncalli, Goffredo Maria Bruno, Livia Cascarano, Giacomo Lorenzi, Aurora Quattrocchi
Note:Terzo capitolo di una triologia di Cetto inziata con "Qualunquemente" (2011).
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M. MJ DAVINOTTI JR: MEDIA VOTO DEGLI UTENTI: N° COMMENTI PRESENTI: 4
Le impressioni del Davinotti non sono vere critiche ma appunti utili a capire che tipo di film si ha di fronte. Scritte dall'età di 18 anni (vintage e ultra baby vintage collection) su quaderno, per i film che Marcel vede al cinema vengono oggi compilate su pc.

TITOLO INSERITO IL GIORNO 23/11/19 DAL DAVINOTTI
Tornato a rappresentare il solo Cetto dopo l'inattesa "autoframmentazione" che aveva confuso le acque nel secondo capitolo della trilogia, Albanese ritrova la forza del suo personaggio ma non un film che riesca a trasferirvi il devastante impatto alla base del successo di QUALUNQUEMENTE. Rifugiatosi in Germania dove vive con la bella Petra (Shulha) un idillio passato glorificando il permissivismo della fiscalità tedesca, Cetto ritorna d'improvviso in patria richiamato dall'aggravarsi delle condizioni di una vecchia zia, che sul letto di morte (in realtà si ristabilirà in fretta) gli racconta di quanto lui sia figlio non di un commerciante come credeva bensì di un principe. Sua madre, ricamatrice a corte, venne una sera invitata da quest'ultimo a collaudare le lenzuola appena confezionate lasciandosi poi sedurre. Da quell'unione occasionale nacque Cetto, le cui origini la donna sempre nascose. Ora però che anche un test del DNA conferma la certa discendenza borbonica del nostro La Qualunque, non c'è tempo da perdere. Grazie a maneggi poco chiari e a una crisi in Italia delle istituzioni democratiche Cetto darà vita al Regno delle Due Calabrie, facendosi nominare Re "in tu culu a Cavour!". L'attenzione alle questioni politiche è questa volta assai poco incidente e la satira solo relativa quanto ovvia; quel che conta e interessa, nel film, è che Cetto può comportarsi da regnante con tutti gli annessi e connessi, concedendosi cioè gli agi previsti e muovendosi a castello tra fidi cortigiani e consiglieri, in definitiva tutte spalle che gli diano modo di debordare esercitando la consueta tirannia virtuale e di liberare quanto più possibile il gretto cinismo caricaturale da sempre cifra stilistica del personaggio. E in questo il film funziona ancora: Albanese conferma una capacità unica di cavare sangue dalle rape, di inventarsi battute laddove quasi non esistono ricorrendo a una mimica e un talento umoristico con pochi eguali. Senza mai salire sopra le righe, mantenendo un'ammirevole serietà che ovviamente amplifica la portata comica delle enormi cretinaggini che spara, Albanese si riaggancia a tutti i tormentoni di Cetto (il "pilu" innanzitutto, come prevedibile) per dominare la scena e coprire i difetti di una regia che ancor più che in precedenza fatica a dare organicità e forma al film. Detto di un espediente abusato come quello del popolano che si ritrova nobile d'improvviso dimostrando agghiacciante inadeguatezza nella nuova posizione, non resta che consolarsi con le singole gag in attesa che un'espressione, una parola, uno sguardo di Albanese le vivifichi nobilitandole. Ci riesce, certo, ma la storia è sfilacciata, poco indicata a reggere la lunga durata, popolata di personaggi che quasi mai si dimostrano all'altezza del mattatore. Si procede per inerzia, accostando le scene come fossero sketch guidati da un attore che catalizza su di sé ogni attenzione, unico vero motivo d'esistere di un'opera che in mano ad altri non reggerebbe mai; e anche il rapporto col figlio Melo, diventato sindaco di Marina di Sopra (il paese un tempo dominato da Cetto), non ha più quei tratti parodisticamente pedagogici che in QUALUNQUEMENTE avevano fatto da delizioso contorno. Resistono il sussiegoso servilismo di Pino (Rignanese), il fascino di certe ambientazioni montane e poco altro, perché il substrato narrativo latita e non ci vuole molto per accorgersene. Però Cetto c'è, senzadubbiamente! E non è poco.
il DAVINOTTI

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Markus 23/11/19 18:26 - 2973 commenti

Terzo capitolo di Cetto La Qualunque, che lasciati i panni della politica vive e lavora in Germania fino a quando dovrà tornare in Calabria... La saga inizia a mostrare stanchezza: Antonio Albanese, pur bravo e su questo non ci sono dubbi, risulta ripetitivo e perfino a tratti scontato. Il "pilu" insomma non fa più ridere, ma sarebbe il meno se la vicenda a supporto fosse più tagliente. La fiacca si traduce in mancata risata (il silenzio in sala è assordante), che per un film comico è un po' come una sciagura che si doveva evitare.
I gusti di Markus (Commedia - Erotico - Giallo)

124c 25/11/19 2:34 - 2710 commenti

Cetto La Qualunque, dopo aver scoperto d'essere figlio illegittimo di un principe grazie alle rivelazioni di una una vecchia zia morente (divertente che questa non muoia mai), si prepara a diventare il re delle Due Calabrie. Se l'intento di Antonio Albanese e Giulio Manfredonia era di far dimenticare il passo falso di Tutto tutto niente niente e di ritornare alle atmosfere e ai personaggi di Qualunquemente ambientando il tutto in un clima monarchico e irriverente, l'operazione è parzialmente riuscita. Adatto per "staccare il cervello".

• MOMENTO O FRASE MEMORABILI: Le consuete battute sul "Pilu"; Il prologo in Germania con moglie bionda, suoceri e figlia piccola; Il discorso del futuro re; La scoperta finale.
I gusti di 124c (Commedia - Fantastico - Poliziesco)

Rambo90 23/11/19 23:32 - 5962 commenti

Migliore del precedente perché più divertente e perché far tornare Cetto unico protagonista è una mossa vincente. Bisogna però dire che, al di là di un'idea di partenza simpatica, il film sconta una sceneggiatura con poche idee vere e che ripropone parecchie battute e gag già viste in Qualunquemente. Comunque si ride e anche tanto, nonostante una costruzione a sketch che alla fine rischia di far dimenticare presto il tutto. Finale un po' a caso, Albanese in palla.
I gusti di Rambo90 (Azione - Musicale - Western)

Digital 26/11/19 22:49 - 1071 commenti

Arrivati al terzo capitolo di Cetto La Qualunque si percepisce una certa monotonia nelle gag, alcune delle quali riprese dai capitoli precedenti. La bravura di Albanese non si discute ma il film, dopo un inizio se non irresistibile quantomeno discreto, finisce per girare a vuoto, con battute che solo sporadicamente mettono di buon umore. Nota di demerito per il finale musicale e il cast di contorno, non proprio all'altezza del protagonista. Si può bypassare tranquillamente senza troppi rimpianti.
I gusti di Digital (Fantascienza - Horror - Thriller)