La paura mangia l'anima

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Titolo originale: Angst essen seele auf
Anno: 1973
Genere: drammatico (colore)
Note: Aka "Tutti gli altri si chiamano Alì". Remake di "Secondo amore" di Sirk.
Numero commenti presenti: 10

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 14/11/09 DAL BENEMERITO LUCIUS
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Lucius 14/11/09 18:22 - 2819 commenti

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Un film sublime che narra di un rapporto d'amore fra un'anziana vedova ed uomo di colore più giovane di lei di venti anni. I due si sposano dando scandalo nel vicinato bigotto. Un film sull'amore, sulla normalità e non solo sul razzismo. Alcune scene di nudo molto forti diedere scandalo, all'epoca. Una Monaco insolita con una delle attrici preferite da Fassbinder. Un film sgradevole ed ottimo.

Homesick 27/10/10 09:21 - 5737 commenti

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L’amore “scandaloso” tra una vedova tedesca (ma oriunda polacca) e un marocchino è scaturigine di un’ampia, amara considerazione sulla vita sociale: la solitudine, il pregiudizio, la difficile integrazione in terra straniera e l’utilitarismo come determinante primaria dei comportamenti individuali e collettivi. Un dramma sobrio, asciutto e insolitamente delicato per Fassbinder, che si rinvigorisce nella concretezza naturalistica di contesti e dialoghi e in figure quotidiane come la Mira, Salem e la Valentin. Remake di Secondo amore di Douglas Sirk, principale ispiratore del regista tedesco.

Harrys 16/06/11 22:48 - 680 commenti

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Un film fortemente ideologicizzato che non lesina toccanti espedienti emotivi per rafforzare il proprio status. Ispirato a Secondo amore di Douglas Sirk (gran punto di riferimento di Fassbinder), ne tramuta la forma di razzismo contestualizzandola nella diffidente ed impaurita Germania del periodo storico. Delicato ed ammiccante, raggiunge la vetta massima nel frangente che vede i due protagonisti prendere coscienza della loro "diversità", divenendo a loro volta xenofobi e terribilmente schietti. Gran location quella del bar "magrebino". ***

Giùan 26/08/11 13:47 - 2884 commenti

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L'omaggio più sfacciato ed esplicito fatto dal grande Rainer al suo Autore feticcio (Sirk). Il film, pseudo-remake di Secondo amore, ne esaspera ovviamente il nucleo tematico: la distanza anagrafica è così ulcerata da quella razziale mentre socialmente i due innamorati son sullo stesso, infelice, piano. La storia si dipana come assalto al fortino sentimentale di Emmi e Alì, portato da un esterno (la famiglia, il condominio, i colleghi, il quartiere), la cui moralità si rivelerà puramente utilitaristica. Geniale opera manicheista di Fassbinder. Intensa la Mira.
MEMORABILE: Il primo incontro al bar tra Emmi ed Alì sotto gli sguardi attoniti degli avventori; uno dei figli di Emmi che le spacca il televisore.

Cotola 3/11/12 00:09 - 7406 commenti

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Remake di una pellicola dell’amato Sirk (da sempre modello di Fassbinder), nasconde dietro il melodramma, come spesso accade nei film del tedesco, un forte interesse per l’analisi sociale. Ed anche qui lo sguardo di Reiner non è certo ottimista e mette in luce tutta la piccineria, il perbenismo, l’ipocrisia e ancora l’egoismo del genere umano (non ne sono esenti del tutto nemmeno di due protagonisti) Tuttavia pur essendo intriso, come da tradizione del regista, di un certo tasso di pessimismo e crudeltà è comunque uno dei film meno amari del cineasta teutonico.

Mickes2 28/11/14 14:18 - 1667 commenti

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Melò a basso profilo per Fassbinder che qui lega la storia d’amore impossibile alle implicazioni sociali e razziali di un paese controverso come la personalità del suo autore. L’abituale spessore di messinscena e direzione attoriale aggiunge valore a una delle sue opere più fruibili e tenere, nella quale tuttavia è onnipresente un sottofondo amaro che se da un lato accentua il lato soggiogatore del mondo, dall’altro mette in luce quello dei protagonisti traditi dal loro stesso egoismo.

Galeon77 30/01/16 12:35 - 14 commenti

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In una grigia Germania, che sembra cancellare ricordi scomodi, una vedova sessantenne sposa un immigrato marocchino molto più giovane. Questo genera scandalo e le procura ostracismi, derisione e opposizione da parte di famigliari e conoscenti, tutti perbenisti e opportunisti. Con ritmo lento e poche ma decise parole, dette da personaggi che sembrano maschere, si narra l'incontro di due solitudini, senza slanci romantici e spesso con sgradevolezza. Pur lasciando raramente idealizzare, il film sottende una visione pessimistica della società.
MEMORABILE: Le inquadrature ricorrenti con archi di porte e figure ferme sullo sfondo, da teatrino di marionette.

Pessoa 10/07/17 08:12 - 1098 commenti

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Uno splendido film sull'amore difficile e sul razzismo che oggi farebbe bene a molti tedeschi, cui gli avvenimenti recenti hanno donato una sconcertante attualità. Der Meister questa volta limita gli eccessi e conduce la storia per linee rette per facilitare la visione allo spettatore medio, che rimane più di una volta a fare i conti con la propria coscienza. Brave la protagonista Mira e l'austriaca Valentin, la Jane Mansfield tedesca, attrice-feticcio del regista già compagna di Freddie Mercury. Una visione molto piacevole, ma non facilissima.
MEMORABILE: Il titolista italiano ha pensato bene di correggere l'errore di grammatica (ovviamente intenzionale) del titolo originale, mutilandolo inesorabilmente.

Fedeerra 31/05/20 04:28 - 401 commenti

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Attraverso lo sguardo profondo e lacerato di Brigitte Mira, Fassbinder compone un’opera contro la più grande deformazione mentale dell’uomo: il razzismo. La regia è pulita, sincera e appassionata, si lasciano da parte i virtuosismi e ci si concentra soprattutto sui volti splendidi e sperduti dei protagonisti. Un film importante, cinico ma non per questo disincantato, spietato ma con un sottofondo speranzoso che illumina gli occhi di chi lo guarda. Notevole.

Daniela 30/06/20 16:42 - 9111 commenti

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Fassbinder si ispira a Secondo amore togliendo glamour ai protagonisti ed immeschinendo il contesto: Emmi non è una vedova ancora piacente come quella impersonata da Wyman ma una donna avanti con gli anni, trascurata nel vestire e modesta d'aspetto; Alì non è un atletico american boy come Hudson, giardiniere più per passione che per necessità, ma un marocchino sfruttato sul lavoro e umiliato per il colore della pelle, l'ambiente non è alto-borghese ma popolare, meno ipocrita nel manifestazioni di  disprezzo e razzismo. Film pessimista ma l'epilogo contiene uno spiraglio di luce.  
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Cotola • 4/11/12 18:10
    Consigliere avanzato - 3607 interventi
    Questo film e "Sei solo agente Vincent" risultano inseriti il 2 novembre. In realtà li ho inseriti il 3 poco dopo le 0.00. E' da attribuire all'ora legale?
  • Discussione Didda23 • 4/11/12 18:14
    Comunicazione esterna - 5713 interventi
    Si, certo.
  • Discussione Zender • 4/11/12 18:21
    Consigliere - 43825 interventi
    Vedi comunicaz. di servizio.
  • Curiosità Pessoa • 11/07/17 23:20
    Call center Davinotti - 153 interventi
    Il titolo originale tedesco del film "Angst essen Seele auf" è stato tradotto in italiano con "La paura mangia l'anima" mentre l'esatta traduzione sarebbe stata "Paura mangiare anima" o al limite "Paura mangiare completamente anima", senza articoli, con il verbo all'infinito. Questo perché il protagonista è un immigrato nordafricano e il titolo tedesco cerca di riprodurre le sue difficoltà linguistiche. Questo è uno di quei film per cui la visione in lingua originale (rispetto alla versione italiana) cambia notevolmente la percezione della storia e sarebbe vivamente consigliata.
  • Homevideo Xtron • 1/02/19 21:57
    Servizio caffè - 1829 interventi
    Il dvd RHV Audio italiano e tedesco Sottotitoli in italiano Formato video 4/3 fullscreen Durata 1h29m16s Extra: cortometraggio "Angst isst seele auf" di Shahbaz Noshir, La storia di Emmi e Alì, booklet di 12 pagine immagine a 64:52