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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Alla base del film (prima ancora della storia vera a cui Herzog dice di aver attinto) c'è il famoso caso del "ragazzo di Aveyron", un giovane che venne trovato e riportato alla civiltà dopo aver vissuto selvaggiamente per anni. Le sue difficoltà ad apprendere la lingua umana offirono spunti di riflessione a migliaia di sociologi e la base per un film di Truffaut, IL RAGAZZO SELVAGGIO. A distanza di due anni dal regista francese, Werner Herzog rielabora la storia personalizzandola e creando Kaspar Hauser, un semiritardato di provenienza sconosciuta che in due anni elabora una sua teoria del mondo stupendo giorno dopo giorno i suoi interlocutori. JEDER FÜR SICH UND GOTT GEGEN...Leggi tutto ALLE (questo il titolo originale, e cioè "Ognuno per sé e dio contro tutti") è un film drammatico con frequenti incursioni (involontarie fino ad un certo punto) nella comicità surreale, dovute all'estrema bravura di Brno S., attore non professionista dotato di un'espressività spiritata perfettamente calzante. Si passa così attraverso un cinema insolito, in cui la comprovata bravura di Herzog nel riprendere la natura (fotografata benissimo) si sposa con una sceneggiatura intelligente, che riesce a circondare il protagonista di un alone misterioso dal quale non riusciremo a liberarci nemmeno dopo i titoli di coda. La prima parte è la meno coinvolgente, con lunghi silenzi e quasi totale assenza d'azione. Quando invece Kaspar Hauser comincerà ad interagire con i suoi simili le sorprese non mancheranno, facendoci partecipare maggiormente al suo dramma. Qualche eccessiva concessione alle lacrime per un autore freddo e rude come pochi, ma nel complesso un racconto emozionante, in cui le sequenze dei sogni sono molto suggestive e commentate da efficaci sinfonie classiche e cori angelici.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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B. Legnani 30/07/07 00:26 - 4785 commenti

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Lento, affascinante. Dopo 10’ l’enigma era il capire se il sacrificio (dello spettatore) sarebbe durato ancora per molto tempo. Poi, con la scena di Caspar immobile nella piazza, il film prende, se non ritmo, la capacità di incuriosire, cui si affiancano ben presto la "pietas" per Kaspar e l’ammirazione per la descrizione dei caratteri secondari della pellicola, che, alla fine dei conti, è un’esperienza sì faticosa, ma stimolante, per la vivezza delle descrizioni, l’umanità dei personaggi, la sapienza registica nel muovere le pedine.
MEMORABILE: Kaspar, immobile, nella piazza della bella Dinkelsbühl.

Caesars 30/07/07 10:26 - 2766 commenti

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Herzog non è certo un regista facile, ma i suoi film non sono mai banali e, se si riesce ad entrare in sintonia con essi, sovente regalano emozioni rare da trovare in altri autori. Grande merito della riuscita di del film si deve, oltre a Herzog ovviamente, alla straordinaria interpretazione di Bruno S., attore non professionista di grande sensibilità che incarna perfettamente il personaggio. Chi ama il regista tedesco non deve mancare la visione di questa pellicola.

Pigro 25/06/08 09:55 - 7912 commenti

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In un villaggio tedesco dell’800 compare un giorno un giovane venuto chissà da dove, incapace di comunicare. Il paese è in fibrillazione tra curiosità, morbosità e interesse scientifico. Herzog compone uno splendido ritratto non solo del misterioso ragazzo selvaggio e non solo dell’epoca ben ricostruita, ma un apologo sul mistero della natura umana e sulla sua conoscenza. Straordinario il protagonista Bruno S., non professionista, con una vita sofferta e pazzesca, simile a quella di Kaspar: la scena della sua comparsa è memorabile.

Lupoprezzo 7/10/10 12:54 - 635 commenti

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Probabilmente basterebbero le prime immagini su quei prati modulati dal vento per fare di questo film un capolavoro (l'immediatezza dell'immagine a scapito della parola è una costante nel cinema di Herzog). Kaspar Hauser è l'ennesimo freak che ci osserva, che fa della sua incomunicabilità un chiaro segno di purezza, in netto contrasto con la becera crudeltà umana. Bruno S. è perfetto: la sua vita travagliata spoglia di ogni orpello la sua recitazione.

Giùan 15/11/11 16:04 - 3052 commenti

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Regista dello straordinario e sperimentatore dell'estremo limite del cinema, Herzog ci regala un film spiazzante e tagliente quanto il suo titolo originale, pieno però di quell'afflato umano di cui solo un presunto cuore di pietra è capace. Speculare al Ragazzo selvaggio, la pellicola possiede un calore inusitato: rispetto a Truffaut, il regista tedesco punta sul potere evocativo dell'immagine e della natura, maestra insondabile capace di illuminare del suo mistero il più infelice degli individui, gettando nell'oscurità le sicurezze di ognuno di noi.
MEMORABILE: L'eleganza, la fragilità e la delicatezza fuori dello spazio-tempo di Bruno S., dal suo avvento in scena alla sua epifania fuori scena.

Mickes2 3/05/12 15:48 - 1668 commenti

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Kaspar Hauser, figura affascinante ed enigmatica del XIX secolo. I suoi occhi, tanto ingenui quanto puri e intelligenti dinnanzi al Mondo e all'umanità. Il genio visionario di Werner Herzog si sposa con un racconto profondamente etico che analizza e mette sotto accusa il rapporto sempre sfuggente e insolubile tra "il diverso" e la società. Le atmosfere asettiche e la strabiliante composizione dell'immagine impreziosiscono ulteriormente un'opera dal fascino granitico; l'interpretazione di Bruno S. si staglia nella mente. Mesmerizzante.

Deepred89 24/08/12 19:33 - 3310 commenti

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Simile al truffautiano Ragazzo selvaggio, ma dal punto di vista del ragazzo selvaggio, qui interpretato dall'ottimo Bruno S. La sua presa di coscienza del mondo che lo circonda va di pari passo con l'immersione dello spettatore all'interno dell'universo narrativo, universo che appare inizialmente in modo nebuloso per poi avvolgere progressivamente col passare dei minuti. Esteticamente stupendo, anche se rimane qualche dubbio sull'efficacia degli inserti onirici e della musica classica in colonna sonora. Molto bello.

Fauno 11/10/13 10:11 - 1936 commenti

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Nel voler dare la cronistoria di un personaggio misterioso e realmente esitito, Herzog non è riuscito neanche a sfiorarmi... Il film è scorrevole, ci mancherebbe, ma per fare un esempio l'assistente col pallino del referto medico perfetto, il pianista cieco a seguito di un grave incidente o il magnanimo conte che vorrebbe adottarlo mi hanno colpito infinitamente più di Hauser. E sono tre mere comparse! Meno di zero meritano il cervello gommoso che tenterebbe di dare una spiegazione e il sogno che comincia nel deserto. Mi dispiace ma lo devo bocciare.
MEMORABILE: Il re microscopico e l'apprendimento nel mangiare e nel bere.

Corinne 20/04/14 23:39 - 405 commenti

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Kaspar più che un'enigma è innanzitutto un diverso, un "freak" a cui il piccolo villaggio guarda con curiosità e spesso cinismo, cercando di conformarlo al pensare comune. Herzog ne fa un ritratto umano e toccante, evitando di dare alla storia quei tratti di pietismo e melensaggine tanto frequenti con soggetti di questo tipo. La narrazione fluida, la colonna sonora classica e l'interpretazione di Bruno S. fanno il resto. Bellissimo film.

Schramm 20/04/15 14:21 - 2450 commenti

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In quella linea che da Truffaut porta a De Heer, Herzog regala al mondo un nato da poco costretto a (ri)vedere i massimi sistemi oltre ogni convenzione/sovradeterminazione psicologica, religiosa, filosofica, legislativa, spirituale e culturale, ponendosi tra i rari portatori sani di innocenza. Lo scardinamento è tanto significante quanto straniante ché tra Bruno e l'incarnato Kaspar non c’è quasi iato biografico. D’intorno, fa da mastice quanto a Herzog preme di più: il reale fattosi sogno e viceversa, con imago di prepotente poeticità che difficilmente abbandoneranno la memoria spettatoriale.
MEMORABILE: "Le mele stanche e astute"

Bruce 10/05/16 10:40 - 1006 commenti

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Per il cinema di Herzog spesso si sprecano le iperboli e anche rispetto a questa singolare opera si è parlato di capolavoro quando non è così. E' senza dubbio un film rigoroso, radicale, che concede molto poco allo spettacolo, privo di azione, con pause e lunghi silenzi che aiutano la rappresentazione del disagio umano del protagonista e la sua purezza in contrasto con il conformismo della società che lo circonda ma rendono assai pesante la visione per lo spettatore. Inserti documentaristici per i momenti onirici e sinfonie classiche a contorno.

Didda23 17/02/16 11:11 - 2297 commenti

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Ad un magnetico e intrigantissimo inizio (che sfiora ripetutamente il capolavoro) segue uno sviluppo non sempre all'altezza che si perde nell'eccessiva ciclicità e ripetitività del messaggio che sta alla base di una sceneggiatura dall'andamento qualitativo serpeggiante. Herzog dipinge meravigliosamente il paesaggio, aiutato da una strepitosa fotografia, ma non incide in quanto a narrazione. Memorabile la prova di Bruno S., perfetto nei panni di Kaspar. Un film di difficile valutazione per l'alternanza di momenti bellissimi ad altri poco felici.
MEMORABILE: Kaspar "mostro" da circo; Il rapporto tenere fra Kaspar e i bambini; Il primo quarto d'ora.

Buiomega71 16/03/16 22:05 - 2298 commenti

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L'enigma è uscire indenni da questa astrusa e narcolettica opera herzoghiana. C'è un'atmosfera onirica e allucinata tipica del regista bavarese di indubbio fascino, così come si respira l'incubotica "vitalità" spoglia ed ermetica del paesello. Ma è davvero difficile restare svegli fino alla fine in una narrazione sospesa in un limbo eccessivo di simbolismi (spesso ardui da cogliere) e ritmo pari allo zero. In più non aiutano le ridicole espressioni di Bruno S. che vergono più al comico che al dramma. Ineccepebile la fotografia di Jörg Schmidt-Reitwen.
MEMORABILE: Bruno S. esaminato da una cricca di cariatidi; Le esilaranti (ma non credo nelle intenzioni di Herzog) espressioni da ebete di Bruno S.; Il ritrovamento.

Minitina80 19/07/16 23:17 - 2400 commenti

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Kaspar è l’essenza del distacco dal conformismo e dai preconcetti; la sua particolare condizione di innocenza mentale lo porterà a relazionarsi con il mondo esterno attraverso una spontaneità e una purezza che riportano l’uomo al suo stato primordiale di essere vivente. La sua verginità intellettuale non potrà che scontrarsi con il clero e con un precettore di una scienza ancora molto miope. È la diversità che disturba, che non tutti accettano per paura, voltando le spalle verso un più rassicurante ordine delle cose.

Daniela 7/08/16 08:35 - 9644 commenti

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Come quella del ragazzo selvaggio, anche la vicenda di Kaspar è ispirata ad un evento di cronaca ottocentesco ed è il racconto di una educazione alla civiltà. Ma mentre Truffaut chiudeva il suo film con una nota positiva (il ritorno di Victor dopo la fuga), Herzog accompagna il suo protagonista dai primi passi nella conoscenza del mondo ai turbamenti provocati dal contrasto fra la sua natura innocentemente animistica e gli insegnamenti che gli vengono imposti come una nuova gabbia, fino al tragico epilogo. Film arduo ma di grande fascino, unico come lo stralunato alieno non-attore Bruno S.

Nancy 24/07/20 10:39 - 774 commenti

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La storia del "buon selvaggio" è qui trattata da Herzog con raffinatezza e scrupolo filosofico, anche se rimanendo aderente alle cronache dell'epoca piuttosto abbondanti di dettagli (divertente il ruolo del burocrate cui è affidata anche la chiusura del film). Un enigma da risolvere a tutti i costi, sembrerebbe quello di Kaspar, e anche quando "non vi è più alcun dubbio", in realtà non si è risolto niente. Indimenticabile il poetico inizio, col campo di grano spazzato dal vento incessante: qui sta tutta la potenza del cinema di Herzog, sprazzi di poesia in mezzo a un reale surreale.
MEMORABILE: "Mi sembra che la mia comparsa in questo mondo sia stata una rovinosa caduta".

Magi94 25/10/20 20:24 - 704 commenti

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Meraviglioso. Non facile e con un inizio arduo, dal ritmo inesistente, ma man mano che il nostro Kaspar si infila nella società e interagisce con i suoi simili, la grande potenza della narrazione esplode in tutta la sua intensità. Satira verso la società tedesca dell'epoca, con una cura per le ambientazioni, i costumi e i personaggi davvero notevole, ma anche lezione senza tempo impartita dal fanciullo d'Europa all'umanità: lo stato, la scienza e la religione, che spesso si intrecciano e confondono, sono "montagne immaginarie", fatte crollare dalla venuta di un estraneo già adulto.
MEMORABILE: Kaspar che impara a parlare e mangiare; I "diversi" del circo; La risposta ineccepibile alla domanda di logica; Lo scrivano felicissimo del finale.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Kanon • 27/03/13 21:15
    Fotocopista - 816 interventi
    Il pianista che vediamo nella casa del professor Daumer è interpretato da Florian Fricke, tastierista e compositore della band tedesca Popol Vuh. Il brano che esegue è "Agnus Dei", già utilizzata da Herzog per "Aguirre, furore di Dio"

  • Discussione Kanon • 27/03/13 21:19
    Fotocopista - 816 interventi
    Nel papiro il Davinotti traduce il titolo originale con "Ognuno per sé e Dio per tutti"; la traduzione più letterale sarebbe "Ognuno per sé e Dio contro tutti", più cupa ed in sintonia con le vicissitudini di Kaspar.
  • Discussione Quidtum • 27/03/13 21:51
    Servizio caffè - 2188 interventi
    Kanon ebbe a dire:
    Nel papiro il Davinotti traduce il titolo originale con "Ognuno per sé e Dio per tutti"; la traduzione più letterale sarebbe "Ognuno per sé e Dio contro tutti", più cupa ed in sintonia con le vicissitudini di Kaspar.
    Più letterale, direi semplicemente quella corretta, gegen vuol dire "contro" e fur "per".
  • Discussione Zender • 28/03/13 11:23
    Consigliere - 43739 interventi
    Chissà. Non consocendo lui il tedesco l'avrà presa da qualche parte. Comunque gli ho abbattuto il papiro.
  • Curiosità Lucius • 8/06/19 00:34
    Scrivano - 8308 interventi
    Direttamente dall'archivio cartaceo Lucius, il flano originale del film:

  • Curiosità Buiomega71 • 22/01/20 18:59
    Pianificazione e progetti - 22102 interventi
    Direttamente dall'archivio privato di Buiomega71, il flanetto di Tv Sorrisi e Canzoni della Prima Visione Tv (Ciclo: "Autori del nuovo cinema tedesco", giovedì 14 marzo 1985) di L'enigma di Kaspar Hauser: