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TITOLO INSERITO IL GIORNO 1/10/19 DAL BENEMERITO DIGITAL
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Cotola 2/10/19 22:40 - 7525 commenti

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Trasposizione in celluloide dell'opera di De Filippo che Martone aveva già portato due anni fa a teatro con giovani attori, alcuni dei quali vengono riproposti anche qui. L'origine teatrale è chiara ed evidente, ma ciò non penalizza più di tanto una pellicola molto fedele al testo del drammaturgo partenopeo, prendendosi solo la libertà, più che giustificata, dell'ambientazione contemporanea. La regia è sobria e funzionale al tipo di film, mentre la più lieta sorpresa è un gruppo di attori tutti in parte, capitanati molto bene da un bravo Di Leva. Buono.

Digital 1/10/19 11:58 - 1120 commenti

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Tratto dall'omonima pièce teatrale di Eduardo De Filippo, il film di Mario Martone risente inevitabilmente della destinazione primigenia, con dialoghi talvolta logorroici e pochi ambienti entro cui si muovono i personaggi. Ciò tuttavia, dopo un inizio destabilizzante (tocca abituarsi al diverso approccio filmico), la pellicola inizia a prendere forma e a carburare, coinvolgendo moderatamente. Di Leva si dimostra attore di grande talento nel ruolo del “sindaco” Barracano, ma anche il resto del cast se la cava più che dignitosamente. Non male.

Gugly 5/11/19 23:49 - 1015 commenti

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Martone ferma la sceneggiatura (fedelissima al testo eduardiano) un momento prima del finale originale, rafforzando l'ambiguità di base: "il sindaco" è giovane e ha le movenze di un pugile (la mano fasciata è suggestiva), "il dottore" non può separarsi dal suo contraltare negativo (o che reputa tale, ma il finale lascia intendere un'adesione); l'adattamento contemporaneo non stona e l'atmosfera non deriva eccessivamente da Gomorra e compagnia.
MEMORABILE: La conta dei soldi con l'usuraio; Arturo Santaniello.

Thedude94 7/12/19 09:22 - 563 commenti

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Opera teatrale del grande De Filippo trasposta al cinema da Martone mantenendo lo stile originale dell'opera, accompagnata da scenografie moderne, di una Napoli poco in vista. Difatti il maggior luogo d'azione è la villa del protagonista, ai piedi del Vesuvio, nella quale avvengono le vicende alla base del film. Di Leva è bravissimo nel ruolo di boss che tiene ad avere una certa rilevanza etica e morale; gli altri attori sono ugualmente in parte. Insomma, non un vero e proprio film classico sulla malavita napoletana ma comunque non male.

Myvincent 9/12/19 08:25 - 2553 commenti

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Martone riprende un classico della commedia napoletana riportando la scena nella Napoli contemporanea, sperimentando un registro cinema/teatro che ha il risultato di ipnotizzare. Il "sindaco" non è un boss come ci aspetteremmo ma un uomo superiore che ha la capacità di discernere e applicare la sua esperienza, come i saggi d'un tempo, solo più giovane e pieno di energia fisica. Il dramma, però, si consuma implacabile in questa lunga/breve giornata, regalando ad Antonio tutta la nostra partecipazione emotiva.

Pigro 8/03/20 12:10 - 7789 commenti

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Nel dramma di Eduardo il boss del quartiere popolare che interpreta la giustizia in modo paternalista è un vecchio saggio. Martone lo ambienta nell’oggi para-camorristico e abbassa l’età del protagonista rendendo poco coerenti molti passaggi di senso. Eppure ne esce ugualmente un film potente, grazie al testo originale (ripreso fedelmente) che mette in campo situazioni vivide e figure scolpite nel bronzo, ma soprattutto grazie a un cast corale dalla recitazione perfetta. Due ore incalzanti di dialoghi sferzanti ottimamente orchestrati.

Galbo 6/04/20 06:03 - 11387 commenti

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Trasposizione cinematografica dell’opera teatrale di Eduardo De Filippo, ne segue fedelmente il testo pur mutando l’ambientazione nella Napoli contemporanea e alle falde del Vesuvio. La forza della sceneggiatura è certamente il testo che non ha perso vigore (anzi !) con il tempo ma il contributo del regista si rivela fondamentale nel rendere l’opera più cinematografica e nel sottolinearne la contemporaneità scegliendo un gruppo di ottimi attori, a partire dall’eccellente protagonista Di Leva e da Massimiliano Gallo.

Giùan 30/05/20 09:29 - 2989 commenti

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Lo sguardo di Martone sul tempo che muta (anche le opere teatrali), sui tempi della storia (da Noi credevamo a Leopardi alla comune di Capri) e sulla dialettica dei tempi cinematografico-teatrali (Teatro di guerra), s'arricchisce di questa rivisitazione eduardiana, tanto più ardita quanto più s'applica a un canone, quello del Maestro napoletano, così riguardato da apparire talora sterilmente ossequioso. L'omaggio (ir)riverente qui invece vivifica e salvifica il testo restituendocene però, pure attraverso l'eterogeneo cast, l'eloquenza retorica e stridente.
MEMORABILE: La mano bendata di Antonio; I cani di Barracano; Il confronto con il panettiere Santaniello.

Decimamusa 1/06/20 12:43 - 84 commenti

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Impianto “antigomorristico”: l’azione, pur presente, è secondaria rispetto al fitto tessuto dialogico. Don Antonio è un boss che appare depositario di uno spirito camorristico delle origini o forse mai esistito, ispirato a un senso di giustizia ruvido ma rigoroso – si pensi alla difesa del cane – nelle varie contese che gli si prospettano. Collocando la vicenda nella contemporaneità, si accentua quel sentore di anacronismo, in parte già nella commedia eduardiana: questa scelta è la peculiarità di un film con alcuni limiti ma vigoroso e sincero.
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