Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: The cook, the thief, his wife & her lover
Anno: 1989
Genere: commedia (colore)
Note: (aka "Il cuoco il ladro sua moglie e l'amante")
Numero commenti presenti: 20
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Quasi interamente ambientato tra le ampie sale di un ristorante francese a Londra, THE COOK, THE THIEF, HIS WIFE AND HER LOVER (notiamo come i pronomi possessivi inglesi chiariscano meglio la situazione) è un coloratissimo incubo di una ferocia incredibile: il ladro (che è poi il direttore del ristorante, un laido ciccione mafioso) fa il brutto e il cattivo tempo, sentenzia e offende tutti compresi il cuoco e la moglie, che proprio lì trova in un cliente colto e raffinato l'amante con cui consumare focosi amplessi tra una portata e l'altra. Straordinaria la messa in scena, con scenografie magnifiche (riprese quasi sempre in campo lungo) alle quali la portentosa fotografia dell'anziano Sacha Vierny dona luce e colori intensissimi, con la sala...Leggi tutto da pranzo rossa che contrasta con il bianco sparato del bagno, il verde delle cucine e il blu dell'esterno. A ogni luogo un colore diverso, mentre la mdp, con movimenti lenti e sinuosi, segue i protagonisti passando attraverso i muri divisori che smascherano la complessa costruzione del set. La storia non esiste: ascoltiamo per due ore i deliri verbali del bravissimo Michael Gambon interrotti dalle scene di sesso della coppia di amanti, il tutto accompagnato dalla colonna sonora splendida del solito Michael Nyman. Greenaway esteticamente al meglio, con un finale fugacemente cannibalico e un profluvio di simbolismi e significati poco nascosti. Non lamentiamoci per la pesantezza di alcune scene, per la stucchevolezza di altre, per la difficile collocazione del film nel cinema d’oggi. Questa è arte. Imperfetta e magari non per tutti, ma arte vera.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Attis78 31/01/07 11:05 - 22 commenti

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Uno dei migliori Greenaway. La pittura fiamminga, sua ossessione, qui si esprime al meglio, anche esplicitata sul muro del ristorante. Notare gli abiti di Gaultier ed il loro cambio di colore in base alle stanze. Un barocco trionfale nei cibi, una cura maniacale nei dettagli: decisamente, Greenaway dipinge (come ha fatto per la prima metà della sua vita del resto), non gira. Uno stop-motion di quadri, al di sopra dei quali agiscono i personaggi.

Flazich 12/03/07 20:11 - 659 commenti

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Film magistralmente girato da Greenaway. Oltre a essere un grande esempio di "esercizio stilistico", il modo con cui è girato ha dell'incredibile: tutto è curato nei minimi particolari e tocchi a dir poco geniali (come l'abito dello stesso colore della stanza) arricchiscono la pellicola. Le musiche sono originali e composte da Nymann. Il finale, del tutto sorprendente, è accompagnato dalla magnifica "Memorial" che l'autore compose in occasione della strage all'Heysel.

D.Laurent 12/07/07 11:13 - 8 commenti

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Siamo quello che mangiamo? Per Greenaway sì, e la sua storia di sesso, morte e cibo è una delle esperienze cinematografiche più allucinanti e grottesche degli ultimi anni. Nonostante la struttura da commedia classica, il film è tipicamente greenawaiano: scandito in giornate e in ambienti, gioca su una regolarità destinata poi a spezzarsi sul finale, con l'introduzione di un nuovo ambiente e la rottura dei rapporti tra i personaggi. Crudele e grottesco all'inverosimile, sempre stemperato da forti dosi di humor nerissimo. Grande.

Pigro 8/07/08 14:04 - 8562 commenti

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Pura allegoria umanista e visionaria, come al solito in Greenaway: questa volta il rigido schema scientifico porta in rotta di collisione carne e pensiero, cibo e libro, arroganza cialtrona e intelletto. Le giornate che nel ristorante scandiscono i pasti del boss, mentre la moglie si innamora del bibliotecario, sono stazioni di una via crucis dell’amore – scandita dall’ipnotica musica incalzante di Nyman e accompagnata da una torbida fotografia – fino al vertiginoso finale, con (ironiche) venature splatter che rimandano alla mitologia arcaica.

Ercardo85 16/12/08 18:15 - 81 commenti

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Visionario, manierista, crudele, volutamente rivoltante, è uno dei film più compiuti di Greenaway, che qui risolve la vicenda con un atto (non troppo) metaforico di cannibalismo. Altro apologo sulla società e sul connubio eros/thanatos tanto caro al regista inglese; l'atrocità della materia narrativa è, almeno in parte, riscattata dallo stile.

Deepred89 28/12/08 19:38 - 3429 commenti

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Uno stupendo delirio in cui cibo, amore e morte si fondono per un mix perfetto di raffinatezza e sgradevolezza. La confezione è straordinaria: regia impeccabile, ricca di finezze e di ottimi movimenti di macchina; fotografia dai bellissimi colori accesi; colonna sonora perfetta. La storia, quasi da tragedia greca, è ricca di dettagli grotteschi e truculenti, ma la grandiosa confezione evita di farla scadere nel cattivo gusto fine a sè stesso. Cast notevole. Davvero un grande film.

Capannelle 13/01/09 14:52 - 3954 commenti

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Alta cucina! Il piatto servito da Greenaway all'inizio sembra un tantino indigesto, troppo speziato, ma alla fine la combinazione è riuscita e il palato gode. Scenografia e musiche prelibate, non un attore fuori posto e bravissima la Mirren, pochi primi piani preferendo dare la precedenza all'impianto scenico e ai rapporti tra i personaggi. La trama agrodolce riuscirà a mescolare sopraffazione, romanticismo e trivialità senza andare fuori strada nonostante il rischio sia alto. Manca poco alla perfezione.
MEMORABILE: Le musiche, Georgina e Richard nel retrocucina, il finale.

Undying 21/03/10 16:34 - 3819 commenti

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Ripetuti incontri, in una toilette d'un ristorante, tra un libraio e la moglie di un ladro volgare e potente che pure è titolare del locale. Il rapporto tra necessità alimentare e istinto sessuale viene ribaltato. Al pari de La grande abbuffata l'erotismo viene ridotto a sintomo bulimico, deviato su un processo puramente fisiologico, assimilabile a quello dell'evacuazione (simboleggiata dal luogo deputato agli incontri carnali degli amanti). Il finale cannibalico sembra suggellare l'idea che uno scambio di linguaggio erotico tra i due sessi sia, pressoché, impossibilitato a rendersi concreto.

Daniela 26/06/10 09:41 - 10921 commenti

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Potentemente allegorico, figurativamente splendido, cromaticamente sorprendente, accompagnato dalle note del prediletto Nyman, questo film di Greenaway ne conferma il carattere di regista/pittore, che compone minuziosamente ogni inquadratura come un quadro in movimento. Giorgina, cui Helen Mirren presta il profilo regale e la matura bellezza del corpo nudo, è la moglie del boss volgare e violento, abbigliata con oltraggiosa e cangiante eleganza, che nel finale - di delirante romanticismo - assurge alla statura di eroina da tragedia greca.

Harrys 1/10/10 14:45 - 683 commenti

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Un supermercato ("carrelli" e parecchi alimenti) a luci rosse frequentato da gangster dementi col torpiloquio facile (no, non è un film di Tarantino). Questo è. Pur se realizzato con una tecnica singolare ed inevitabilmente interessante, me ne sfugge il fine e, soprattutto, "l'utilità". Probabilmente il desiderio di dar vita ad una serie d'analogie tra la foga alimentare, la ricerca snobistica del bizzarro ed un certo bigottismo che malcela vizi "storicamente" ascrivibili all'alta borghesia? La Mirren si concede come se niente fosse. Ottima la OST eterea.

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Saintgifts 9/04/13 11:56 - 4098 commenti

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Difficile cogliere tutte le metafore, le sfumature nascoste in ogni scena come i cani in cerca dei rifiuti, i furgoni pieni di carne e pesce in decomposizione; tutti i colori, non casuali, i personaggi non messi lì per riempire ma a rappresentare qualcosa, come la giovane voce bianca o il cuoco, intelligente, raffinato e uno dei pochi a non temere lo sboccato e violento boss. Tutto è costruito con estrema precisione fin nei minimi dettagli; i dialoghi, anche nella loro scurrilità, arrivano sempre a dire qualcosa, come la vivaldiana musica.
MEMORABILE: I colori della vita materiale, volgare e godereccia, contro il il biancore asettico dei bagni e l'anonimo vestito marron dell'amante intellettuale.

Hackett 7/01/14 11:50 - 1817 commenti

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Impegnativo, intelligente, intenso. Come sempre il cinema di Greenaway spiazza e provoca ma riesce a coinvolgere e invita a più visioni chi ha l'ardire di affrontare le sue simboliche parabole. Denuncia di una società (esce a fine anni '80) che divora tutto arrivando al cannibalismo, il film mostra senza remore e con un impianto decisamente teatrale, miserie e avidità dell'essere umano tipo: Rozzo, volgare e senza morale. La salvezza o meglio la vendetta a ciò può essere un amore puro, ma carnale e viscerale quanto la voracità umana. Fascinoso.

Bizzu 28/01/14 01:11 - 210 commenti

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Difficile da commentare in poche righe: un film che ha la consistenza di un lunghissimo incubo, con un uso della scenografia e della luce che ha dell'incredibile; visionario ma non gratuitamente criptico riesce a catturare l'occhio dello spettatore in ogni momento. Il disegno di fondo è una critica alla società autoritaria tipica del "regime" thatcheriano degli anni '80. In ogni caso a volerlo "studiare" a fondo penso verrebbero fuori tante altre cose in più.

Mickes2 6/04/14 13:16 - 1668 commenti

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Eccessivo, pacchianamente grottesco, smisurato ed eclettico nell’utilizzo di forme e colori, è uno stupefacente apologo melò-horror vacui sull’avidità, l’ingordigia e il degrado umano più ripugnante e disgustoso, pericoloso poiché accompagnato da imprevedibili fragilità. Un banchetto blasfemo dove feci e sangue si mescolano all’eleganza barocca degli interni e alle squisitezza culinarie. Greenaway e Vierny disegnano personaggi che pulsano, mutano assieme alle stanze che li accolgono rappresentando ambienti e stati d’animo diegetici. Opulento.
MEMORABILE: Il monologo-confessione di Helen Mirren; "God! " "It's no God, Albert. It's Michael"; “Cannibal”.

Belfagor 27/04/14 18:44 - 2645 commenti

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Più teatro che cinema, con le lunghe carrellate che trasformano il ristorante in un palcoscenico e i temi (vendetta, catarsi, antropofagia come simbolo di empietà) chiaramente ispirati alla tragedia greca. Greenaway riesce a coniugare in modo perfetto la carnalità delle vicende con la fredda scientificità delle ambientazioni stranianti e dei colori tanto nitidi quanto allegorici. Mai oscurata dalla brutale prova d'attore di Gambon, la Miller emerge in modo lento ma implacabile come una moderna erinni. Fortemente simbolico ma mai artificioso.
MEMORABILE: La discussione sul prezzo dei cibi; Il finale.

Liv 16/12/14 20:49 - 237 commenti

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Come certi film troppo francesi, questo capolavoro formale è troppo inglese, troppo cinema puro; troppi ingredienti intellettuali, troppa provocazione, troppa perfezione formale, troppi "messaggi". Esagerato, truculento, perfezionista. Ammetto: non sono un cinéphile. Vado al cinema per distrarmi, non per farmi tirare per la giacca.

Bullseye2 30/01/17 01:19 - 132 commenti

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Peccato per la seconda parte quasi non all'altezza della prima, altrimenti Greenaway avrebbe realizzato un vero capolavoro. Ma per chi si aaccontenta" ecco una grande rivisitazione postmoderna della tragedia elisabettiana tra colori baviani e contaminazioni tra cultura alta e bassa dove l'accoppiata cibo-morte-eros la fa da padrona, tra citazioni da Pasolini e Ferreri. Nel cast spiccano Michael Gambon, qui istrionico come pochi e una sorprendente quanto conturbante Helen Mirren. Nonostante il pessimismo cosmico, ci si diverte anche.
MEMORABILE: Cannibal!

Noncha17 22/09/18 15:44 - 87 commenti

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Quanto spreco! Non nel senso di cibo e quant'altro, ma proprio del talento di regista, direttore della fotografia, compositore, attori e troupe. Sarà che questo tipo di surrealismo, atto ad "offendere" la classe abbiente, a qualcuno potrebbe anche non interessare minimamente! Sarà che quei colori e la macchina da presa a "campo lungo", usati in questo contesto, possono anche infastidire! Ma vuoi vedere che, alla fine, l'intento non è quello di schifare letteralmente chi non la vede a modo suo ma chi in queste caratteristiche ci si ritrova?!
MEMORABILE: I menù; Il rutto di Tim Roth; La sorpresa in bagno; "Questa non è una biblioteca!"; Il viaggio in furgone; I titoli di coda.

Paulaster 29/03/19 10:17 - 3370 commenti

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All’interno di un ristorante avverrà un tradimento. Rappresentazione in stile teatrale di una sorta di tragedia amorosa dai toni truculenti. Greenaway contrappone l’amore puro (in un candido bagno) e l’ingordigia umana; accenno anche alla cultura come fondamento di civiltà. Scenografie cupe, abbondanza di cibo e arredi che trasudano sangue per lievi carrellate dove si consuma e spreca l’arte (in questo caso culinaria). Protagonisti in parte aiutati da buone musiche e abiti di Gaultier.
MEMORABILE: La forchettata nella guancia; I libri sono affidabili; Il libro inghiottito dall’amante; L’ultimo piatto.

Fulleffect 16/10/21 16:51 - 106 commenti

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La raffinatezza e il disgusto, l'amore e la perversione, il bianco asettico simbolo di purezza e il rosso sangue simbolo di passione... Greenaway, come ogni chef che si rispetti, gioca con i contrasti e ci dà in pasto uno straordinario trattato sull'ambivalenza umana dagli espliciti riferimenti politici. Nota di merito alla straordinaria composizione dell'immagine (che come sempre nelle opere del regista è di matrice pittorica), esaltata dalla fotografia e dalle lente carrellate laterali. All'epoca aspramente criticato, visto oggi non perde un briciolo della sua potenza radicale.
MEMORABILE: La fuga nel camion con il cibo avariato; L'inusuale portata finale.

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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Musiche Capannelle • 9/03/12 16:36
    Scrivano - 2664 interventi
    Tra le splendide musiche di Nyman segnalo questo pezzo, sottofondo ai momenti di incontro tra i due amanti:

    http://www.youtube.com/watch?v=CrGFGqxWi7k&feature=related

    e il main theme "Memorial":

    http://www.youtube.com/watch?v=m-YLEBO-vi8
    Ultima modifica: 9/03/12 16:37 da Capannelle
  • Discussione Capannelle • 11/03/12 11:36
    Scrivano - 2664 interventi
    4,5 pallini che reggono anche alla seconda visione. Musiche sublimi e un mix favolistico di trivio e tenerezza che era difficile raffigurare così bene.

    E' il film che mi ha fatto conoscere Greenaway ma è stato un percorso in discesa: bello i Giardini di Compton House ma gli altri 4 film che ho visto mi hanno lasciato invece senso di noia e presunzione.

    Regista altamente provocatorio, metaforico ed estetizzante, difficilmente assimilabile ad altri, che può far centro come farsi detestare (e di ciò non gliene frega niente).
    Ultima modifica: 11/03/12 11:36 da Capannelle
  • Discussione Lucius • 11/03/12 11:55
    Scrivano - 8797 interventi
    Tutto stà ad inquadrare il suo stile, è comunque un grande autore all'avanguardia.