È solo la fine del mondo

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Titolo originale: Juste la fin du monde
Anno: 2016
Genere: drammatico (colore)
Note: Aka "E' solo la fine del mondo". Soggetto basato sulla pièce" Juste la fin du monde" dello scrittore e regista francese Jean-Luc Lagarce.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/12/16 DAL BENEMERITO MYVINCENT
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Myvincent 11/12/16 08:26 - 3217 commenti

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Louis, commediografo affermato, torna come figliol prodigo dopo 12 anni di assenza, per "affermare" la propria fine; ma le difficoltà saranno altre, quelle in seno a una famiglia con cui dovrà fare i conti. Quasi sempre primissimi piani per discernere i vari stati d'animo impressi sui volti degli straordinari protagonisti di questo dramma familiare, dove si consumano emozioni e situazioni che ognuno di noi riconoscerà. Tra incomprensioni, sussurri e grida s'insinua ogni tanto la nota di qualche canzone a effetto.
MEMORABILE: "Non ti ho mai capito, ma ti ho sempre voluto bene" (in un momento di verità dalla madre al figlio Louis).

Kinodrop 11/12/16 17:25 - 2270 commenti

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Giovane e famoso drammaturgo, dopo 12 anni torna in famiglia per comunicare di essere irreversibilmente malato ma vi trova un ambiente nevrotico e ostile fino all'isteria. Il dramma però non decolla, spento tra dialoghi privi di senso e silenzi pseudo allusivi in uno sfoggio di teatralità e sterili perfezionismi: lunghi primi piani, tecnicismi fine a se stessi, tic nervosi e irrazionali, sussulti d'ira si susseguono di fronte alla quasi afasia del protagonista. Irritante, noioso e inautentico. Che fine ha fatto la verve del regista di Mommy?
MEMORABILE: Louis sulla soglia di casa "ospite indesiderato"; L'isteria del fratello; La falsa sensibilità della madre.

Ugopiazza 12/12/16 20:40 - 118 commenti

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Considero Dolan uno dei registi più interessanti degli ultimi anni, ma questo suo ultimo lavoro si può definire un gigangesco salto indietro rispetto al precedente Mommy. Il talentuoso cast non riesce a salvare una sceneggiatura pretenziosa e straripante di dialoghi lunghi, ridondanti, mai realistici, dove non si capisce veramente mai dove il regista voglia andare a parare. L'ambiguità del protagonista è fine a se stessa e dopo un po' diventa estenuante; sgradevole e fuori luogo il presonaggio di Cassel. Passo falso, a mio modesto parere.

Paulaster 14/12/16 10:47 - 3641 commenti

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Figliol prodigo torna all'ovile da malato terminale ma l'ambiente che aveva lasciato è tutt'altro che accogliente. Dialoghi troppo carichi di livore stonano e nel caso di Cassel eccedono, tanto da risultare artificiosi. Il pregio di Dolan sta nelle scene d'intimità, nei silenzi e negli sguardi che esprimono stati d'animo sinceri. Ulliel mostra al meglio la parte fragile del protagonista e la Cotillard è l'unica che esprime sentimenti; gli altri sbraitano e già dopo poco annoiano. Conclusione simbolica che, come in Mommy, non è il suo forte.
MEMORABILE: Il ricordo dell'incontro d'amore.

Rebis 14/12/16 10:24 - 2183 commenti

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La famiglia: o il senso del dovere, o il senso di colpa. Tra insurrezioni verbali e apnee silenziose, il kammerspiel di Dolan si dispiega sulla logica dell'assedio – dell'io contro tutti, inaccettabile fuori dal ruolo che gli è stato assegnato. La concentrazione dello spazio, del tempo e dell'azione nelle canoniche unità aristoteliche, esaspera i caratteri, ne spreme la sostanza, costringe a reazioni brucianti, compulsive, senza che l'imprevisto - la morte - possa ricavare spazio per dichiararsi. Cast clamoroso e dimesso, al servizio di un'istanza autobiografica che si fa generazionale.

Nancy 16/12/16 13:11 - 774 commenti

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Dolan fa un kammerspiel a metà tra Fassbinder e Cassavetes (e in voglia di Polanski): primi piani affoganti sulle stesse emozioni su cui si gioca tutto, che neanche ci vengono spiegate, che appaiono solo sui volti dei protagonisti. Ma non si può fare un film di soli silenzi e sospiri e il fatto che non accada nulla (se non la morte di un uccellino tornato al nido, metafora neanche troppo elegante) e che si vomiti sullo spettatore tutta quella tensione fine a se stessa, è snervante. I migliori Cassel e Cotillard. Pessima la soundtrack da lunapark.

Capannelle 20/12/16 18:18 - 4052 commenti

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Non si possono negare le capacità di Dolan nel delineare protagonisti e lotte interiori capaci di entrare sottopelle, ma purtroppo il compiacimento di certe scelte, l'innamorarsi dei primi piani e l'amplificazione degli assunti nevrotici di partenza ne limitano le potenzialità e fanno dubitare della genuinità dei caratteri. Prove degli attori sottomesse al copione; spicca comunque la Cotillard.

Xamini 29/12/16 00:49 - 1122 commenti

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Gli spazi si restringono, i tempi si dilatano: qualche parola e una manciata di sguardi diventano interi racconti, narrazioni all'interno della struttura di questo kammerspiel sulla carta semplice, lineare (e irrisolto?). Louis, fringuello di belle speranze in fuga dal nido, è il cuore pulsante e mancante di questo orologio a cucù, ma tale è il suo peso da rendere difficoltoso il successivo innesto. Ottima recitazione, regia vera protagonista.

Galbo 23/05/17 05:55 - 11876 commenti

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Dolan racconta magnificamente una famiglia in cui, come dice uno dei personaggi "non ci si capisce, ma ci si vuole bene". Il talento del regista è evidente nella rappresentazione delle relazioni tra i caratteri, nel seguire le emozioni sul volto e sui corpi di ognuno, coadiuvato dalle belle prove degli attori che in alcuni casi (Cassel ad esempio) "caricano" un po' le interpretazioni ma forniscono in ogni caso una notevole prova di gruppo. Così viene fornita nuova linfa ad un tema (quello del doloroso ritorno) decisamente abusato dal cinema.

Ira72 24/07/17 13:32 - 1180 commenti

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Film pletorico. Sono evidenti le capacità di Dolan nel confezionare un prodotto tutt'altro che mediocre. Eppure il risultato finale è scoraggiante. Figure enfatizzate all'estremo, tanto da diventare la caricatura di se stesse, dialoghi forzati che risultano noiosi e soporiferi (oltre che irritanti), lungaggini infinite intercalate a silenzi eccessivi. E' tutto troppo. Quando il manierismo trabocca, finisce per diventare rigurgitante e grottesco. Dispiace, anche perché apprezzo artisticamente Cassel.

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Decimamusa 30/08/17 16:18 - 99 commenti

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Film velleitario e decisamente sopravvalutato, con un tipo di recitazione che dovrebbe coinvolgere lo spettatore attraverso un mix di parole, silenzi, pieghe del viso, ma che in realtà non tocca nel profondo alcuna corda e non stimola a riflessioni significative. Costantemente in bilico fra implosione ed esplosione, con un Cassel poco credibile e una Cotillard che non emoziona nel personaggio a cui è costretta, presenta un ritratto di famiglia che non aggiunge nulla di nuovo a film di questo tipo.

Nando 9/12/17 14:34 - 3641 commenti

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Dolan narra il ritorno del componente di una famiglia non propriamente perfetta attanagliata da problemi e ripicche. I personaggi vengono scandagliati attentamente, evidenziando ogni piccola forma espressiva nei numerosissimi primi piani. Ottimo il cast, che si avvale di un sorprendente Cassel ben coadiuvato dal resto degli interpreti. Una piccola perla.

Pinhead80 25/01/18 13:14 - 4300 commenti

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Con il cuore a pezzi e le lacrime strozzate in gola, Louis grida silenziosamente l'addio a ciò che ha sempre fuggito in vita. Nessuno vuole vedere la realtà, preferendo sfogare rancori mai sopiti in una serie di monologhi che non lasciano spazio al contraddittorio. Dolan ci regala l'ennesimo capolavoro trasformando la pièce teatrale di Jean-Luc Lagarce in un manifesto dell'incomunicabilità dove gli sguardi cercano incessantemente di tradurre il non detto.

Giùan 23/02/18 10:06 - 3694 commenti

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Dolan mostra di possedere il dono intellettuale e cinematografico di volersi discostare dalle etichette "critiche" nelle quali (a torto o ragione) si è cercato già di incasellarlo. Lo fa con questo film certamente complesso (col rischio però di risultar troppo compresso) e indubbiamente adulto, lontano dalla famelicità dei suoi primi lavori, ma ancora viziato da una supponenza registica che la dolente serenità di Ulliel fatica a mascherare. Bravi gli attori a non farsi sopraffare dai loro personaggi-bolla: Baye madre fassbinderiana, bellissima Seydoux.

Pigro 28/03/18 11:13 - 8792 commenti

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Nella filmografia di Dolan questa versione dell’opera teatrale di Lagarce appare come speculare all’altra opera teatrale di Bouchard: la famiglia, la morte e soprattutto il non detto e il conflitto. Qui il ragazzo che torna dopo tanti anni a casa per dire che sta per morire è al centro di un sistema familiare nevrotico in cui si scatenano frustrazioni insanabili. Il film alterna sofferti dialoghi ad alto tasso emotivo (a tratti eccessivo), in primissimi piani indagatori (dove Ulliel pare meno espressivo), e struggenti divagazioni visive. Forte.

Cinecologo 11/01/19 13:35 - 51 commenti

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Dolan espone egregiamente l'esistenza di un’urgenza del sé, quantomai viva tanto più si è prossimi alla morte: una necessità di protagonismo che, tuttavia, si scontrerà e verrà frustrata - al climax del proprio egotismo - dalla naturale, per quanto spesso non prevista dal copione della vita, esigenza delle "comparse" di emergere e di sostanziarsi nell’ambito di ogni possibile relazione. Peccato che sul piano formale si ecceda, talvolta, nell'impiego ridondante di elementi drammatici che finiscono per risultare stucchevoli.
MEMORABILE: "Non esistono avventure, solo storie" (Antoine Roquentin).

Daniela 19/05/22 00:48 - 11523 commenti

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Drammaturgo a cui resta poco da vivere va a visitare la famiglia che non vede da 12 anni... Basandosi su un'opera teatrale, Dolan dirige un film che oscilla tra l'ermetismo dolente del laconico protagonista e la platealità sentimentale della madre schizzata, la sorella depressa, il fratello rancoroso che si comportano come personaggi di una replica survoltata di un dramma di Tennessee Williams. Il contrasto è troppo vistoso per non apparire forzato, lasciando una sensazione di incompiutezza. Il cast di valore giustifica la visione ma il film non è tra le opere migliori del regista.
MEMORABILE: In macchina con il fratello maggiore; Il personaggio della cognata, dolce e negletta.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Cinecologo • 11/01/19 12:56
    Galoppino - 29 interventi
    Se il tema centrale che informa il film non sembra particolarmente originale, il modo in cui viene svolto - dipanando le sottotrame, i risvolti psicologici, le dinamiche relazionali - evidenzia una profondità e una complessità della riflessione non comuni. C’è, evidentemente, un’urgenza del sé; quantomai viva tanto più si è prossimi alla morte: una necessità di protagonismo che, tuttavia, si scontrerà e verrà frustrata - al climax del proprio egotismo - dalla naturale, per quanto spesso non prevista dal copione della vita, esigenza delle ‘comparse’ di emergere e di sostanziarsi nell’ambito di ogni possibile relazione. Così Louis, il protagonista, finirà per trovarsi immerso in una rete claustrofobica (che Dolan riesce a far vivere egregiamente allo spettatore) in cui saranno la sorella minore e il fratello maggiore a rivendicare il loro diritto di esistere-per-l’altro; quest’ultimo, in particolare, emerge rifiutando perentoriamente ciò che in Louis i suoi occhi vedono, ossia un’esistenza nutrita di protagonistica finzione (essendo egli romanziere): “non esistono avventure, solo storie”, sosteneva un noto personaggio letterario. Dunque, non c’è nulla da dire, nulla che valga la pena di essere narrato, imbellettato dai vezzi della prosa: si devono semplicemente, velocemente, trarre le conseguenze; in fin dei conti “è solo la fine del mondo”. Tuttavia, per tutta la durata del film (Dolan bravo anche qui) si ha come la sensazione (impressione quanto mai viva nel crescendo drammatico del finale) che tutti ‘sappiano’ - senza esserne realmente consapevoli, o senza volerne prendere realmente consapevolezza - quali siano queste conseguenze che Louis avrebbe dovuto comunicare. Ma, come in un copione, anche la vita, nell’ambito delle relazioni, costringe a volte a recitare una parte (teatralità che viene mostrata bene attraverso l’apparente eccessiva enfasi posta dai membri della famiglia): la necessità di ignorare l’altro per poter, almeno una volta prima che egli si allontani da noi, esistere. Così, paradossalmente, l’unica comparsa che mostrerà di aver compreso e saprà, attraverso il silenzio (che dagli altri è negato), accogliere Louis, sarà la moglie del fratello: l’unica persona con cui, proprio grazie all’assenza di legami e dunque di ruoli, sarà possibile entrare in profonda empatia.
    Questo sul piano contenutistico; sul piano formale resta una certa distanza dai miei gusti: forma che ritengo scadere in una eccessiva abbondanza di elementi drammatici; esplicativa, in tal senso, è la scena finale sull’uscio: l’enfasi, gli archi in sottofondo, il sole che filtra da dietro ecc., ridondando, finiscono per rendere la scena stucchevole anziché commovente. Non capisco, infine, la ragione degli inserti riferiti ai ricordi di gioventù, che formalmente rimandano a quell’estetica videoclippara/pubblicitaria che ora è assai cool, ma che io trovo ripugnante.
  • Discussione Lucius • 12/01/19 14:34
    Scrivano - 8807 interventi
    I primi due film sono da orticaria poi al terzo arriva una certa maturità filmica.