Border - Creature di confine

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Più interessante che riuscito, il film di Abbasi si propone di guardare alla diversità con un occhio quasi naturalistico, affrontandola attraverso lo sguardo neutrale di chi non vuole necessariamente porre l'accento sulla stessa ma raccontarne la quotidianità per metterne in luce progressivamente le caratteristiche. Tina (Melander, sottoposta a un pesante trucco che le deforma i lineamenti con straordinaria verosimiglianza) lavora in aeroporto, dove ha modo di sfruttare la sua incredibile capacità di odorare le emozioni traducendola in suggerimenti su chi bloccare al passaggio. Se in chi le si avvicina avverte tensione, vergogna, paura, è il momento di agire e controllare i bagagli: non sbaglia praticamente...Leggi tutto mai! Droga, alcool e non solo. Con la tranquillità propria di chi svolge un mestiere in cui il self-control è obbligatorio, Tina offre un servizio efficace almeno fino a quando di fronte non si trova qualcuno di incredibilmente simile a lei: Vore (Milonoff, anche per lui identico make-up, al punto che i due si direbbero gemelli) sembra irriderla, comunque saperne di più su una condizione di vita che non può essere quella degli altri "umani", come Vore ci definisce. Tina non sembra convinta da quelle parole, eppure quando lui le offre dei vermi da mangiare capisce che la cosa non le provoca ribrezzo, anzi... Ma allora chi sono queste due "creature di confine", che in terra di Svezia si conoscono fino a congiungersi carnalmente in quello che resta uno degli amplessi più singolari che sia dato di ricordare, indubbiamente molto ben girato, consumato nel bosco con selvaggio e spontaneo trasporto? Lo si scoprirà, ma la soluzione ha poca importanza. Conta di più la lenta presa di coscienza di Tina, fin dall'inizio molto più legata della norma alla natura che la circonda. Vive da tempo in casa con un parassita tra l'ubriaco e lo stonato, ha rapporti di tenerezza solo con il padre... L'autore del copione, John Ajvide Lindqvist, è ancora quello di LASCIAMI ENTRARE: stessa attenzione per l'emarginazione dovuta a evidenti anomalie fisiche, stessa ambientazione nordica gelida, pur se qui mitigata da una stagione più calda. La regia di Abbasi punta a colpire senza curarsi di sveltire il ritmo, che anzi incappa soprattutto nella seconda parte in qualche pausa eccessiva. Grande l'abilità nel donare a Tina una dolcezza che non sembrava facile comunicare attraverso simili tratti somatici, ma troppo spesso le sequenze sono costruite senza tagliare il dovuto, moltiplicando le fasi interlocutorie col risultato di dare la sensazione di una ripetitività che in alcuni frangenti rende faticosa la visione. E la stessa figura di Vore non ha la profondità di quella di Tina, ereditando coi tratti più mascolini una superficialità che talvolta stona un po' e ci riavvicina a un approccio quasi fantasy molto meno ricercato, da facile favoletta poi ricusata quando è il caso di tornare a soffermarsi sulla psicologia della protagonista. Non tutto funziona al meglio, la sensazione che ci fosse poco da dire è ben presente, ma almeno un accenno di storia da raccontare esiste e tocca il cuore.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 29/03/19 DAL BENEMERITO DIGITAL POI DAVINOTTATO IL GIORNO 23/06/20
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Digital 29/03/19 22:37 - 1123 commenti

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Un’addetta alla dogana dal fiuto particolarmente sviluppato intreccia una relazione con un uomo con più di una "dòte" in comune. Singolare film scandinavo che ha il pregio di incuriosire sin dalle prime battute, con un considerevole crescendo di tensione e situazioni altamente disturbanti. Talvolta scade nel ridicolo e le quasi due ore si fanno sentire, ma riesce complessivamente a farsi ben volere, anche per merito di una Melander in stato di grazia (notevole il make-up per renderla mostruosa) e di un altrettanto bravo Milonoff. Raccomandabile.

Xamini 2/04/19 10:21 - 1026 commenti

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Dall'autore di Lasciami entrare un altro fantastico sulla diversità dai toni nordici, colori freddi (ossia naturali e stagionali) e probabilmente un filo più lungo del necessario. A farla da padrone, qui, è il ripugnante, portato a livelli di bestialità sino a indurre fastidio nello spettatore; pregevole l'astensione dal giudizio di Abbasi, che riesce a inquadrare bene luci e ombre di due vite ai margini e risolve nel migliore dei modi. In ogni caso astenetevi se in un film cercate la bellezza.
MEMORABILE: L'accoppiamento

Fromell 5/04/19 19:49 - 75 commenti

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Ci sono film che diventano capolavori col tempo dopo essere stati rivisti e rivalutati e film che ti accorgi che sono dei capolavori mentre li stai guardando. Come Border. Film dal soggetto talmente eccentrico che nessuna sinossi potrebbe narrarlo a dovere. Tanto eccentrico quanto geniale. Una storia assai più profonda di come appare in superficie. Un atto di coraggio e d’amore verso il diverso e di sfida verso i film fatti con lo stampino. Un’opera sorprendentemente al di là di ogni immaginazione da non lasciarsi assolutamente sfuggire.
MEMORABILE: L’accoppiamento.

Daniela 5/04/19 23:04 - 9651 commenti

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Sulla scorta di un romanzo di Lindqvist, fine esploratore dell'essenza della "mostruosità", l'iraniano trapiantato in Svezia Abbasi racconta una storia di rimescolamento dei confini tra donna ed uomo, umano e animale, essere reale e creatura di fantasia ma anche disgusto e attrazione, bello e brutto, giusto e sbagliato. Al termine di un percorso sorprendente, la protagonista si troverà di fronte alla scelta fra integrazione marginalizzata o rivendicazione della propria alterità. L'epilogo non fornisce risposte ma apre uno spiraglio di speranza. Film strano, affascinante, misterioso.
MEMORABILE: Le scene di sesso boschivo, molto intense; La creaturina in frigorifero

Bubobubo 15/04/19 11:23 - 1231 commenti

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L'evidente cifra politica di questo fantasy orrorifico riflette da vicino la storia personale del regista Abbasi, iraniano trapiantato in Svezia e, come tale, "estraneo" tra i normali, freak tollerato in seno a una società, quella svedese, che cova e culla le peggiori bestialità sotto la coltre del nucleo familiare formato Ikea. A ragionare di marginalità e alterità, tuttavia, i colpi più propriamente thriller (l'affaire dei pedofili) e la cifra identitaria dei protagonisti (...l'orgoglio troll?) vanno a vuoto. Assai discontinuo.
MEMORABILE: Lo Hiisit.

Hiphop 23/04/19 10:15 - 34 commenti

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Poliziotta di dogana svedese "sente" attraverso l'olfatto o qualcosa di simile se qualcuno ha commesso o sta per commettere un crimine. Alla dogana incrocia un suo apparentemente "simile": se son rose fioriranno. Fin qui la parte del film descrivibile in maniera logica, ma da qui in avanti si entra in un mondo in cui tutto viene confuso appositamente creando un crescendo morboso, ripugnante e finanche attraente in modo viscido e pruriginoso. Il film lascia il segno (eccome se lo lascia!), ma la durata è eccessiva.

Corinne 29/08/19 20:33 - 405 commenti

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Il folklore nordico per raccontare la diversità, l'autoaccettazione e la consapevolezza di sé. Tina, come Vore, è una "creatura al confine", esteticamente, biologicamente, sessualmente, ma a differenza di lui si pone il problema di scegliere da che parte stare, si chiede se sia giusto abbracciare in toto la propria diversità e se diverso significhi davvero migliore. Film strano, inclassificabile, una metafora insieme fin troppo semplice, scontata e potente.

Il ferrini 2/09/19 22:56 - 1734 commenti

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Omologazione, discriminazione ponderale, transfobia, alienazione e la lista potrebbe proseguire. Gli spunti di riflessione sono davvero moltissimi e finita la visione non si può fare a meno di rifletterci. Fantastico il trucco, così come le interpretazioni dei due troll e paesaggi che si sposano perfettamente con la poetica del film. Disturbante, a volte perfino disgustoso, ma al contempo ipnotico e in qualche misura perfino romantico. Un'opera di grande fascino che merita assoluta attenzione.

Kinodrop 25/09/19 20:36 - 1601 commenti

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Dalla Scandinavia un racconto così disturbante e inquietante da suscitare attrazione e curiosità. Due creature sospese tra pulsioni viscerali opposte, sulle quali si esercita lo stesso tipo di ambiguità e di pregiudizi da parte dei "normali". Tina, costretta tra istinto "genetico" e accettazione sociale non potrà sciogliere il nodo e il regista "la segue" in questa indecidibilità con un finale e una morale sospesa. Ammirevoli le ambientazioni urbane e boschive e impressiona la prova del duo Melander/Milonoff, resi "selvaggi" da un trucco strabiliante.
MEMORABILE: Tina "fiuta" i malfattori; L'impensabile parto; L'impetuoso eros tra i boschi; La creaturina recapitata a domicilio.

Paulaster 11/11/19 10:18 - 2869 commenti

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Doganiera sente l'odore delle sensazioni. Centrato sul tema della natura, con una prima parte più intima (e migliore) a dimostrare che gli umani sono parassiti rispetto alla fauna, che invece segue i propri ritmi. Quando ci si cala nella malvagità e i temi diventano la pedofilia o la vendita di neonati, importante diventa solo come giudicare il co-protagonista, mentre la figura del diverso perde peso. Conclusione che torna al tema iniziale come se fosse un'approvazione della propria condizione. Pecca ogni tanto di compassatezza e neo nella perquisizione senza mandato.
MEMORABILE: Le renne che attraversano la strada; Le urla nell'acqua; Il pedofilo prelevato dalla camionetta.

Didda23 18/11/19 10:08 - 2298 commenti

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Un'opera di un lirismo fuori dal comune, capace al tempo stesso di attrarre e respingere con un amplesso che rimarrà nella storia del cinema. Un'importante e sentita lezione sulla diversità, sull'accettazione di sé e sul ruolo che l'individuo ha nel mondo. La sovrastruttura fantastica permette al regista di sfruttare registri narrativi diversi, raccontando la quotidianità di una giovane "donna" alle prese con consapevolezze sempre nuove e mai esplorate. Un lavoro magnifico di regia, ricerca delle location e prove attoriali. Spiazza e fa riflettere. Imperdibile.
MEMORABILE: Il saper fiutare le emozioni; L'esplorazione della sessualità; Il cimitero.

Giùan 11/03/20 11:53 - 3052 commenti

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Autenticamente disturbante, fino a diventare a tratti respingente, il film di Abbasi ha il grande pregio di metter in chiara difficoltà lo spettatore, costretto a fare i conti col proprio giudizio critico oltreché col proprio senso estetico, messi a dura prova da personaggi, narrazione e contesto scenico/ambientale. Il problema semmai è un non congruo dosaggio tra elementi di genere e un lirismo eccessivo e improvvidamente pervasivo che finisce per giocare contro la questione cruciale della presa di coscienza della propria alterità da parte di Tina.
MEMORABILE: Il fremito del labbro superiore di Tina e Vore.

Galbo 1/01/20 07:59 - 11453 commenti

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Difficilmente catalogabile, Border è un film che mescola i generi, collocandosi tra fantasy e crime movie, nel quale il concetto di confine viene inteso in molteplici modi, il principale quello tra umanità e disumanità declinato con varie sfaccettature. Un film dalla tensione crescente, i cui personaggi principali vivono il loro incontro come una catarsi liberatoria dopo la quale niente sarà come prima. Interpreti e regia impeccabili. Disturbante ma meritevole di visone.

Deepred89 9/06/20 22:13 - 3312 commenti

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Originalissimo racconto iniziatico di origine scandinava che affronta con piglio autoriale un calderone ricco e difficilmente gestibile, che tocca il fantafumetto weird, la commedia di disadattati alla Solondz, l'amour - più che mai - fou e il thriller investigativo. Diverse suggestioni azzeccate, a partire dall'olfatto emozionale, mentre i vari cambi di rotta rischiano a più riprese di portare il tutto alla saturazione. Ottimo il make up dei protagonisti. Un'esperienza rarefatta e straniante, che lascia perplessi e affascinati. 

Jdelarge 29/06/20 21:12 - 886 commenti

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Buon film diretto da Abbasi, che immerge i suoi protagonisti, esseri al confine tra dimensione umana e bestiale, in un'atmosfera soffusa e misteriosa, tenue ma allo stesso tempo feroce. La storia offre molteplici spunti di riflessione sul tema dell'autoconservazione e della sopravvivenza delle specie evidenziando come gli agi e le comodità che caratterizzano le vite degli esseri umani abbiano ridotto, per questi ultimi, la nascita e l'allevamento di un figlio a un semplice passatempo.

Capannelle 31/08/20 00:32 - 3745 commenti

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Ci sono voluti 18 mesi per trovare l'interprete adatta per la protagonista. Il resto lo hanno fatto un makeup straordinario e la mano di Abbasi, che ci fa entrare progressivamente dentro la genesi e le particolarità di Tina. Nessuno scrupolo a mostrare il "poco bello" o "poco comune", il che dona al racconto la sua cifra caratteristica ma a tratti può anche stancare, se ci si indugia troppo. Si può dire che a certi momenti di poesia alta, di scoperta della diversità, se ne affiancano altri che non paiono sviluppati abbastanza o che sembrano non tornare.
MEMORABILE: Guarda cosa ti porta il pacco alla fine.
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