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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Otto anni dopo la sua fugace apparizione come improbabile Presidente della Repubblica, il buon Giuseppe Garibaldi (Bisio) si è rintanato nel suo paese di montagna dove vive con la moglie Janis (Felberbaum, che ha sostituito la Smutniak del primo film) e la figlia Guevara (Volponi) pescando trote. E' la nuova situazione politica (ricalcata palesemente su quella attuale) a richiedere il suo ritorno, considerato anche l'altissimo gradimento di Giuseppe ricevuto al tempo dagli italiani. La prima a riprendere casa a Roma è però la moglie, stanca di vivere in quella "bolla di vetro" in cui il marito l'ha...Leggi tutto confinata: le propongono di fare da consigliera nientemeno che al Presidente in carica (Petrocelli) e lei accetta, con un "ti lascio" detto in faccia al povero Garibaldi. Questi, per attutire il colpo, accetta pure lui, ma gli alberi nei boschi (è una terapia per calmarsi). Alla fine tuttavia cede e parte con la figlia per la Capitale con l'obiettivo di riconquistare la donna che ama. Chi poteva immaginare che appena giunto lì sarebbe stato spinto prima dai media e poi dai due vicepremier (chiari cloni di Salvini e Di Maio) a ricoprire la carica di primo ministro e a fare il Giuseppe Conte di turno? Quasi un instant-movie, prende spunto dall'originale momento storico conseguente alle elezioni del 4 marzo 2018 (un po' come aveva più marginalmente fatto il telepanettone di Netflix) per imbastire l'ennesima rilettura dell'idiot savant. Se Garibaldi acconsente a guidare il governo è solo per poter entrare indisturbato al Quirinale dove lavora la moglie secondo uno schema di rara ingenuità più accostabile al fiabesco che alla satira. E un po' l'intero film sembra spesso indeciso sulla strada da seguire: blanda denuncia caricaturale o farsa? La superficialità con cui sono affrontati i temi politici sembra far propendere per la seconda ipotesi, con Calabresi/Salvini (ovviamente i nomi utilizzati non sono quelli dei loro omologhi esistenti) a far da rozza cassa di risonanza per gli slogan di destra del suo partito “Precedenza Italia” e Poggi/Di Maio come leader giovane e immacolato del “Movimento candido”. Ma naturalmente a contare sono le scelte politiche di Garibaldi, inizialmente eterodiretto senza che la cosa lo turbi (anzi), poi lentamente convinto dalla moglie a rispolverare le sue idee da folle rivoluzionario di otto anni prima, quando - simbolo di un populismo ante-litteram - aveva sedotto le masse con azioni oneste ed efficaci. La semplicità al potere, contrapposta ai mille intrighi di palazzo, con una spruzzata di sentimento e sparute gag. Il canovaccio è logoro, la regia più debole di quella di Riccardo Milani e non basta inserire tonitruanti musiche unite a un montaggio "creativo" per alterare la percezione di un ritmo in realtà fiacco. Prima di entrare nel vivo tocca già sorbirsi la lunga e scialba parentesi in montagna; arrivati a Roma quel che fa il neopremier è ben poco e il film fatica molto a procedere interessando. Poco chiari gli intrallazzi della supposta talpa a palazzo Chigi, superflui gli innesti extra-storia dell'opposizione, come da scontato copione combattuta su tutto al proprio interno e narcistica negli atteggiamenti del suo leader (Ripoldi) facilmente riconducibile a Renzi. Un quadro semplicizzato e "for dummies" che invece poi si fa caotico senza un perché, arrivando a sciogliersi in un'ultima parte di scarsissimo interesse. Bisio (che al cinema sembra spesso un pesce fuor d'acqua) pare puntare a un pubblico di giovani magari per educarli al bene e all'onestà (il finale ultrabuonista pedagogico è davvero troppo), gli altri fanno da scipito contorno. Qualche inutile ricercatezza formale, una valanga di buoni sentimenti, un debole richiamo luddista (nel bed & breakfast dove abita Giuseppe la tv è in 4:3 e il telefono staccato) da contrapporre alle scontate strategie via social dei due vicepremier.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/03/19 DAL DAVINOTTI
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Markus 30/03/19 10:31 - 3674 commenti

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L'ormai ex Presidente della Repubblica, a otto anni dal suo incarico, per questioni principalmente amorose rincorre la sua amata a Roma. Una volta lì, per fortuite coincidenze, diverrà Presidente del Consiglio. Sequel decisamente malriuscito dell'opera di Riccardo Milani (già di per sé assai fiacca) che, nel tentativo di fare della satira sul clima politico contemporaneo, coglie l'occasione per metterci dentro - come in un cocktail insapore - tutta una serie di messaggi sulla buona politica e un po' di morale spicciola. Tedioso e non fa ridere.

Hiphop 1/04/19 10:05 - 63 commenti

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Debolissimo. Per amore della moglie Bisio torna a Roma accettando incarico politico di altissimo livello (Presidente del Consiglio, nientemeno!). Film povero di idee, privo di gag divertenti, macchiettistico e decisamente lento, non si capisce dove voglia andare a parare. Non è una favola buonista, non è una commedia, non è una satira. due o tre canzoni integralmente proposte riescono a far guadagnare qualche minuto in più in attesa di un finale sdolcinato e improponibile. Parzialmente azzeccati i cloni di Salvini e Di Maio. Sconsigliato.

Tomastich 30/07/19 14:40 - 1255 commenti

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Se parliamo di "instant-movie" questo Bentornato Presidente potrebbe davvero stare ai piani alti di un'ipotetica classifica di questo (non) genere cinematografico. Tuttavia mille altre cose non funzionano: la realtà è uguale alla finzione, la finzione è uguale alla realtà, ma tutto è portato in un limbo da parodia bagaglinesca che non ti fa capire se l'operazione è "contro" o "pro". Per non parlare poi del finale con "Salvini" in lacrime.

Nando 10/10/19 12:56 - 3802 commenti

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Commediola sulla politica italiana in cui Bisio ricalca il personaggio del film precedente con risultati non proprio memorabili; anzi, dopo un discreto inizio si scade nella noia con lungaggini e proclami ridicoli. Il finale poi appare tronco e veramente utopistico. Cast che gigioneggia con becere imitazioni di attuali politici; forse l'unica che non stona è la Felberbaum, ma è poco.

Pessoa 27/07/22 23:54 - 2476 commenti

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Il parvenu della politica Bisio/Garibaldi torna in auge grazie ai contemporanei sviluppi della politica italiana che il film ricalca incerto fra la satira e la parodia farsesca. Ed è proprio la natura ambigua del film, a causa soprattutto di uno script inefficace, a limitare le sue ambizioni; i tentativi di denuncia rimangono generici mentre la comicità si perde per strada fino a un improbabile finale. Buona la prova degli interpreti ma l'operazione resta piuttosto fiacca anche perché, e duole ammetterlo, gli originali in molti casi fanno più ridere dei personaggi della pellicola.
MEMORABILE: "Per cambiare l'Italia bisogna cambiare gli italiani, ma la gente non vuole cambiare, sta bene così!" (Bisio).

Galbo 2/08/22 08:14 - 12369 commenti

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Vorrebbe “stare sul pezzo” e cavalcare l’attualità socio politica del nostro paese, il sequel del film di Milani, che vede ancora sugli scudi un uomo qualunque di nuovo alle prese con l’impegno politico. Purtroppo si vola basso e si peggiora la performance del film precedente, già piuttosto mediocre. Il registro è quello di una satira che però punge poco e si limita a parodiare in superficie. Bisio si impegna ma la sceneggiatura è davvero poca cosa perché ne esca una pellicola almeno accettabile. Da evitare.

Gabrius79 5/09/22 10:38 - 1418 commenti

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Seguito decisamente sbiadito e inutile che praticamente non decolla mai a parte in un paio di situazioni. E' innanzitutto la sceneggiatura (che vuol scimmiottare il periodo politico del 2019) a non funzionare e di conseguenza anche le prove attoriali di Bisio e del resto del cast risultano essere mediocri e il film perde in freschezza. Finale buonista e prevedibile a chiusura di una pellicola stanca.

Rambo90 30/09/23 15:14 - 7634 commenti

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Sequel scarsino, che cerca di sopperire con un montaggio frenetico a una storia che non decolla mai e che si dimostra appendice poco necessaria alle avventure di Peppino Garibaldi. La sceneggiatura non incide come dovrebbe, al di là di facili caricature dei politici del nostro tempo, e anche le risate latitano. Lo stesso Bisio sembra meno convinto e tira via alcune gag potenzialmente simpatiche. Gran folla di personaggi secondari, alcuni messi lì per poche pose e senza veri scopi narrativi, anche questo sintomo di una trama che non sapeva bene dove andare a parare.

Reeves 30/01/24 07:11 - 2119 commenti

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Il film di Milani raccontava con ironia e qualche trovata l'avvento del populismo sulla scena politica italiana. Qui il discorso si fa al tempo stesso più complesso e anche più scontato: mancando l'effetto sorpresa, tutto si risolve con una serie di situazioni assurde spinte all'estremo e qualche volta anche divertenti, ma con un senso di incompiutezza che caratterizza tutto il film nonostante la simpatia di Claudio Bisio.

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  • Curiosità Mauro • 9/12/20 13:54
    Disoccupato - 11879 interventi
    Durante un finto telegiornale mostrato durante il film per dare la notizia di un video politico hackerato che aveva fatto risalire lo spread, in basso viene mostrato di passaggio il titolo di un’altra notizia che sulle prime si potrebbe pensare essere presa da un vero telegiornale oppure scritta a caso. In realtà la notizia “Restauratrice precaria surgela la nonna per riscuotere la pensione. Arresta dalla GdF” pur essendo inventata non è per nulla casuale poiché si tratta del riassunto della trama del film Metti la nonna in freezer, girato l’anno precedente dai medesimi registi di “Bentornato presidente”. C’è, però, un inesattezza: il protagonista maschile di quel film, che effettivamente è il membro della guarda di finanza che scoprirà la truffa, non arresta la restauratrice, ma anzi la copre dopo essersi innamorato di lei.

  • Curiosità Mauro • 12/12/20 09:17
    Disoccupato - 11879 interventi
    Tra i finti titoli di telegiornale mostrati nel film si può leggere “A Cannes ritrovata la pellicola di Andrea Ricciotti. Il nome non è stato messo a caso poiché si tratta dell’assistente al montaggio per questo film

    Le immagini dei tafferugli scaturiti dalla decisione del premier Peppino Garibaldi (Bisio) di far pagare le tasse a tutti non sono state girate apposta per il film ma sono state riprese da telegiornali trasmessi in occasione delle devastazioni provocate dai black bloc a Roma il 15 ottobre 2011